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Femminilità

1 maggio 2011

 Il tema della femminilità mi interessa molto.  L’idea di femminilità, costruita dall’uomo, per l’uomo e a scapito della donna, è un’arma che risulta essere molto efficace. La sua efficacia sta nella sua apparente appartenenza alla sfera della naturalità (Ne avevamo già parlato qui). L’immagine del maschile e del femminile più che essere originari alla natura dell’umano sono “diventati” naturali per effetto del modo in cui hanno agito direttamente nei corpi. Le donne hanno interiorizzato così tanto e per così lungo tempo quell’idea di femminile, che ora essa è davvero  qualcosa di naturale, ma non nel senso dell’originario. Questa idea di femminile non si costituisce intorno all’essere donna ma intorno all’essere uomo e in rapporto ad esso. Così essere femminile vuol dire innanzitutto apparire come femminile. Ma questa apparenza, questo centralità del proprio essere rispetto a ciò che da altri viene visto, viene interiorizzato, diventa parte della nostra natura. Ciò significa che rivendicare un nuovo ruolo per le donne nella società vuol dire in qualche modo andare anche “contro” se stesse, contro quelle abitudini e comportamenti che crediamo siano “nostri”, ma che non lo sono. Ciò è necessario soprattutto per riappropriarci davvero del nostro corpo, riappropriazione che significa in primo luogo liberare il nostro rapporto con esso dallo sguardo degli altri. Solo le donne infatti vivono il loro corpo innanzitutto come corpo visto, analizzato, valutato da altri e costruiscono il loro essere a partire da questa valutazione esteriore.

Scrive così Pierre Bourdieu ne Il dominio maschile, p. 81:

«Il rapporto di dipendenza delle donne nei confronti degli altri diventa costitutivo del loro stesso essere (…) Continuamente sotto lo sguardo degli altri, le donne sono condannate a provare costantemente lo scarto tra il corpo reale, cui sono incatenate, e il corpo ideale cui si sforzano senza sosta di avvicinarsi. Avendo bisogno dello sguardo altrui per costituirsi, esse sono continuamente orientate nella loro pratica dalla valutazione anticipata del prezzo che la loro apparenza corporea, il loro modo di atteggiare il corpo e di presentarlo, si vedrà riconoscere sul mercato dei beni simbolici; di qui una propensione più o meno accentuata all’autodenigrazione e all’incorporazione del giudizio maschile sotto forma di imbarazzo corporeo e di timidezza. »

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25 commenti leave one →
  1. unaltradonna permalink
    2 maggio 2011 08:24

    Grazie, quello individuato da Bordieau e poi ripreso da Berger nei suoi scritti su arte e pubblicità è un nodo centrale, di cui si parla sempre troppo poco.
    Per un’analisi della femminilità costruita vale la pena di leggere anche il vecchio “Femminilità” di Susan Brownmiller.

  2. Paolo1984 permalink
    2 maggio 2011 13:04

    Sarò ingenuo, ma siamo animali sociali e culturali quindi nessuno di noi, uomo o donna, può fare a meno dello sguardo altrui o prescindere da esso (a meno di non essere eremiti). Certo l’importante è non farsene ossessionare.

    • Paolo1984 permalink
      2 maggio 2011 18:40

      se poi lo sguardo appartiene ad una persona che ci piace, che ci interessa e su cui vogliamo far colpo..,,prescindere da esso sarà ancora più difficile, anche in quel caso però l’importante è non essere ossessionati dallo sguardo altrui, trovare l’equilibrio. Se poi la persona è quella giusta, se ricambia i nostri sentimenti, saprà accettarci come siamo.

  3. 2 maggio 2011 23:52

    @Paolo mi spiace ma non capisci nulla del discorso se non accetti la premessa che il discorso qui non è che l’essere-animale-è-un-animale-sociale-e-che-quindi-è-sempre-in-relazione-con-l’altro-e-con-il-suo-giudizio… eccettera eccetera. Si tratta di un discorso più preciso e più sessuato, e cioè che – detto terra terra – ciò che è femminile è modellato sul desiderio maschile, o presunto tale, fino a diventare per le donne una seconda natura.
    Peraltro potrebbe essere frutto della mia fantasia ma mi capita spesso passeggiando per strada di notare come ragazze tiratissime – jeans attillati, tacchi alti, trucco perfetto e capelli lucenti – abbiano una smorfia straziante di insicurezza e direi di dolore sul volto. Provare a incarnare un cartellone pubblicitario non dev’essere facile, e mi pare renda parecchio insicure di sé.
    Aggiungo due questioni: a) mi pare che il processo oggi sia in atto anche per gli uomini, per ragioni commerciali via via sempre più esposti al “corpo ideale”. E’ possibile che si arrivi anche per loro al livello a cui siamo già da molto arrivati con le donne? b) io da etero apprezzo la bellezza maschile, e anche quella femminile mi emoziona. Credo che quella della bellezza sia un’esperienza preziosa e umana, e non vorrei buttare la bellezza reale con l’acqua sporca dei modelli irraggiungibili. Dobbiamo condannare la bellezza tout court? E se non fosse così, allora come si distingue?

    • antigonexxx permalink*
      3 maggio 2011 11:05

      Se ho capito il discorso che fa Bourdieu il problema non è la bellezza in quanto tale, ma il fatto che tu in quanto donna costituisca il tuo stesso essere a partire dallo sguardo che gli altri hanno su di te. Non è solo questione di bellezza anzi, si tratta del modo in cui le donne si comportano, parlano, si muovano, agiscano secondo delle modalità specifiche legate al fatto di essere “viste”, “analizzate”, “giudicate”. Si trattava quindi dell’eleganza che una donna deve avere, del modo in cui dovrebbe sedersi, del tono di voce che dovrebbe usare, etc. etc. Quindi al di là della bellezza che è comunque qualcosa di esteriore, è l’interiorizzazione nei comportamenti e nel tuo modo di essere, il primo scoglio di fronte ad una “liberazione”. E’ evidente poi che l’idea di bellezza costituita socialmente è agita sempre in senso penalizzante nei confronti delle donne. Faceva l’esempio della gonna e di come essa sia un capo di abbigliamento che limita i movimenti e la libertà…come i tacchi ad esempio. Magari ci sentiamo più belle indissandoli, ma è solo perchè abbiamo interiorizzato un modello che con la bellezza alla fine ha poco a che fare.

  4. paola permalink
    3 maggio 2011 00:49

    L’ “incorporazione del giudizio maschile” come variante dell'”introiezione del punto di vista maschile” mi piace proprio. Sarebbe così facile da capire: è questo che significa l’espressione “donna-oggetto”, significa che il soggetto, il soggetto della parola, del giudizio, del ragionamento, della cultura, della storia, è l’essere umano di genere maschile. Le donne sono state, fino a poco fa, pensate, dette, definite, giudicate, messe al loro posto, dagli uomini, sono state l’oggetto di queste azioni, e loro stesse si sono pensate, definite, giudicate, e adeguate al ruolo, secondo quanto dettato dagli uomini. Molto spesso lo facciamo ancora oggi, quando ci preoccupiamo di piacere agli uomini, rinunciando a qualcosa di nostro che potrebbe, non sia mai, infastidirli e farci perdere la loro approvazione. Sul piano dell’immagine corporea questa dinamica è particolarmente lampante. Scusate le banalità, ma il post era invitante 😉

  5. Paolo1984 permalink
    3 maggio 2011 12:00

    tra le ragazze che incontro all’università ben poche hanno la gonna e i tacchi e ben poche hanno una “espressione di dolore” sul volto e se sono insicure…bè tra i giovani lo siamo un po’ tutti e non soltanto per ciò che concerne il corpo Ok magari mettono gonna e tacchi per uscire la sera, ma comunque sia io non mi permetterei mai di dire che una donna in gonna e tacchi è una serva inconsapevole” del patriarcato o dello sguardo maschile..sarò ingenuo, forse non capisco le vostre premesse..ma io parto sempre dal presupposto che una persona adulta, dotata di capacità di intendere e di volere è comunque in grado di gestirsi il proprio corpo autonomamente anche riguardo a come si veste. Se si mette gonna e tacchi presumo che si voglia vestire così per piacere a se stessa prima di tutto e poi pure agli altri.
    Ora non voglio fare paragoni, ma io quando mi faccio la barba la faccio sia perchè mi sento meglio sbarbato sia perchè presumo di essere più attraente senza barba. Ma chi lo sa, se volessi far colpo su una ragazza a cui piacciono i tipi con la barba lunga potrei pure farmela crescere..
    La dipendenza assoluta dallo sguardo altrui è sempre una cosa da superare..in questo credo che sia importantissimo il modo in cui i tuoi genitori ti hanno educato.

    • antigonexxx permalink*
      3 maggio 2011 12:13

      Caro Paolo, non hai capito proprio il discorso e nemmeno le sue conseguenze. Detta in maniera semplice semplice il post diceva questo: le donne interiorizzano dei comportamenti prodotti dall’idea originaria di una subordinazione della donna rispetto all’uomo. Una donna può vedersi bella con i tacchi, ma il vedersi così è il risultato di un’idea di donna che ha interiorizzato, è diventata parte di sè. La libertà di scegliere è qualcosa di più originario. Come puoi dire che una persona è libera di scegliere quando le sue scelte sono frutto di un condizionamento esterno che dura da così tanto tempo da essere diventato parte del suo modo di vedersi e percepirsi??Per essere libere davvero occorrerebbe riuscire a liberarsi di quei modelli. Non è che perchè una persona è adulta allora è libera…hai un’idea di libertà un po’ troppo semplicistica e non hai capito niente del post. Rileggilo attentamente e riflettici un po’ che magari ci arrivi.

      • Paolo1984 permalink
        3 maggio 2011 12:22

        Vivere nel mondo vuol dire essere immersi in condizionamenti di ogni tipo (sociali, culturali, economici, caratteriali, familiari), l’importante è esserne consapevoli.
        Comunque mi rifiuto di considerare una donna coi tacchi e la gonna meno libera di un’altra vestita in modo diverso. Entrambe sono libere nella misura in cui ognuno di noi lo è in una società capitalistica
        e giudicare la libertà di una persona dalle sue scelte di vestiario lo trovo preoccupante..e poi quali sono i criteri per dire che una persona è meno condizionata di un’altra? io ad esempio penso che i credenti siano meno liberi degli atei, ma un credente la vede in modo diverso. La cosa importante è garantire a tutti/e il diritto di credere o non credre, di “mettersi la gonna” o i pantaloni.

    • Paolo1984 permalink
      3 maggio 2011 12:14

      Insomma mi preme dire che una donna può esser bella coi tacchi o senza, con la gonna o coi pantaloni,..insomma ognuno di noi ha il diritto di scegliere a quale ideale di bellezza rifarsi (tenendo presente che ogni epoca e ogni cultura stabilisce i suoi canoni di “bello” e “brutto”) o anche di fregarsene.

  6. donatella permalink
    3 maggio 2011 13:11

    Un conto è percepirsi nella relazione, un altro è costituirsi a partire da uno sguardo che ha già fissato i canoni della “bellezza” quando questi sono il frutto di un desiderio che il più delle volte non è affatto rivolto all’essere di sesso femminile che si ha davanti ma a se stessi.
    Percepirsi nella relazione è percepire sé così come si è e lo sguardo è rivolto nient’altro che all’autenticità dell’uomo o della donna che abbiamo davanti. Altrimenti di che libertà stiamo parlando? Di quella di scegliere, tra diverse gamme di mascheramenti, quale adottare per comunicare con qualcuno che sa già cosa vuole che io dica di me?

    • Paolo1984 permalink
      3 maggio 2011 13:58

      temo di non capire bene. Tutti noi abbiamo dei canoni estetici 8che variano a seconda dell’epoca, della cultura, addirittura da persona a persona), e quando incontriamo una persona la prima cosa che ci colpisce è inevitabilmente il suo aspetto esteriore poi conoscendola meglio (sempre se abbiamo voglia di conoscerla) scopriremo la sua autenticità anche se io penso che non si possa mai dire di conoscere qualcuno totalmente. Poi forse potremmo anche innamorarci di quella persona (ma per questo è necessaria, anche se non sufficiente, l’attrazione fisica)

  7. 3 maggio 2011 14:28

    Se il punto di Bourdieu sono i modelli che introiettiamo allora forse si può distinguere tra bellezza libera / bellezza schiava. Come dicevo sono convinta che certe ragazze e donne troppo concentrate sul piacere a tutti i costi stiano malissimo. Ma non per questo la bellezza deve essere rifiutata in toto.

    • Paolo1984 permalink
      3 maggio 2011 16:20

      voler piacere a se stessi/e e agli altri/e è normale, “voler piacere a tutti i costi” è deleterio, come tutte le esagerazioni, ma se il discrimine diventa “te c’hai la gonna e i tacchi quindi sei schiava te c’hai i pantaloni larghi e le scarpe basse quindi sei libera” o anche viceversa..allora mi sembra un modo di ragionare altrettanto prescrittivo di quei “modelli” che si vogliono criticare.
      Modelli estetici e non solo estetici di mascolinità e femminilità, condizionamenti economici e socio-culturali, familiari ecc..ci sono sempre stati e sempre ci saranno, l’importante è riconoscerli e decidere se vogliamo adeguarci ad essi o sfidarli, se ci piacciono o no senza giudicare chi fa scelte diverse dalle nostre. io sarò ingenuo ma tendo a fidarmi della capacità di giudizio delle persone.
      Tra l’altro in molte serie tv USA come the big bang theory si ironizza molto bene su modelli e stereotipi.

  8. lucrezia permalink
    3 maggio 2011 17:42

    Sono s’accordo con l’articolo. I condizionamenti estetici imposti alle donne sono non dico evidenti, ma invadenti e onnipresenti. Così tanto che mi soprende come non si sia già passate a fare qualche salutare opera di “disinfestazione” e di “manomissione”, a distruggere un bel po’ di tale ciarpame. Si tratta, in fondo, di armi di distruzione psicologica di massa.
    E’ assolutamente impossibile andare in qualsiasi luogo – che non sia aperta campagna o zone poco antropizzate – senza essere sommerse da gigantografie su come e cosa una donna deve essere. E’ banale dirlo, ma sappiamo tutti come – anche solo per pubblicizzare una borsetta – ci debba essere una modella a fare da “sfondo”. E chi guarda la borsetta? Gli uomini certamente no e le donne solo nella speranza che l’acquisto della borsetta le faccia assomigliare alla modella. E’ la modella l’ideale, forse molto più per le donne che per gli uomini. Su quanto sia poi “reale” la modella, è tutto da discutere… Sappiamo tutti cosa può fare photoshop.

    Le donne in genere, poi, mi sembrano particolarmente supine nel recepire i dettami della moda e le definizioni imposte di “bellezza”: pochissime si distinguono, emergono dalla massa. Io vado ogni giorno all’università, e anche lì, che pure dovrebbe raccogliere persone istruite, indipendenti dalla cultura di massa del consumismo, originali nelle loro idee e nel modo di esperire il mondo, ne vedo moltissime con la stessa pettinatura, lo stesso modo di annodare la sciarpa, le fuseaux o come si chiamano con la maglietta-vestitino lungo sopra, le scarpe tipo ballerina, il trucco ben fatto, gioielli e scarpe abbinati tra loro e con la borsa e così via…
    Possibile che non ci sia una sana capacità di fregarsene? Di indossare quello che viene, quello che è più comodo? Non credo che chi si “sistema” lo faccia perché “si piace”: quante di loro sono truccate e pettinate a casa, dove non le vede nessuno? Chi si prenderebbe una tal briga se non per gli altri, chiunque siano tali altri? Sappiamo tutti che lo fanno perché si sentono obbligate a farlo, anche se è ovvio che non c’è nessuno che in effetti le obblighi. Ma il sistema è sempre lì, pronto a far sentire il suo potere latente e coercitivo…

    Il problema delle donne è che, letteralmente, non usano gli occhi. Non guardano il mondo e non lo giudicano. Guardano se stesse, cercando di vedersi come gli uomini, o il mondo, le vede. Si sentono sempre su un palcoscenico con le luci puntate contro, a mettere impietosamente in risalto ogni loro imperfezione.
    Un primo passo per sconfiggere la fabbrica della bellezza artificiale è smettere di guardare il sé e passare a guardare il mondo. Smettere di essere concentrate su come si appare, smettere di avere paura di non essere “belle”, tanto un vestito nuovo o un nuovo taglio di capelli (per non parlare di labbra o seni nuovi) non ci daranno quella bellezza che sappiamo non appartenerci. Ci daranno frustrazione, ulteriore senso di inadeguatezza e ci toglieranno due cose molto importanti: tempo e denaro. Fondamentalmente, non ci sentiamo belle non perché non assomigliamo a Claudia Schiffer, ma perché abbiamo perso la capacità di valutarci come un unico, come un individuo, e ci vediamo solo come oggetti da prezzare. Ovvio che se siamo solo quello, di fronte al prodotto Claudia Schiffer siamo meno di zero.

    Quanto tempo e quanto denaro spendono le donne per cercare di adeguarsi a canoni estetici impossibili? Quel tempo e quel denaro non potrebbe essere speso per cose molto più nobili?
    Moralmente parlando, non è tutto sommato degradante per l’intero genere femminile la facilità con cui moltissime donne sono disposte a buttare via risorse personali ed economiche per un fine del genere?

    Come si può recuperare un concetto vero di bellezza? Secondo me, solo negando in tutto e per tutto qualsiasi valore alla bellezza massificata, il che si traduce – nella pratica – nel boicottarne la visione, nel fare il contrario di quanto impone, anche a livello minimo: è di moda il taglio x? Io mi faccio l’y, o meglio ancora, mi lascio i capelli naturali. Vanno di moda le ballerine? Io riesumo le zeppe… E così via…

    La rivoluzione, io credo, parte sempre da sé.

  9. Paolo1984 permalink
    3 maggio 2011 19:19

    Che molti prodotti cosmetici siano inutili questo può esser vero a me però non piace giudicare il modo in cui gli altri vivono il loro corpo, e non mi piace chi lo fa.
    Una studentessa può avere le scarpe da ballerina, i fuseaux e il taglio “alla moda” ed essere comunque intelligente, originale, acuta ecc… non so in quale università va Lucrezia ma io al Polo Universitario di Prato tutte queste modaiole truccatissime e ingioiellate non le vedo, vedo ragazze carine, mediamente attente al loro aspetto come siamo tutti, ma senza esagerare. Una persona ha il diritto di vestirsi alla moda o non alla moda, con le scarpe da ballerina o con le zeppe senza per questo essere ritenuta a priori una povera scema teleguidata dal consumismo e incapace di decidere per se stessa se una cosa le piace o no.
    l’importante è essere coscienti che esiste (è sempre esistita) la moda e decidere, rispettando le scelte di tutti, se ci piace o no, se e quanto vogliamo seguirla..perchè chi dice “me ne infischio della moda” poi può finire come il cameriere Antonio.

    • Paolo1984 permalink
      3 maggio 2011 19:28

      poi è chiaro che ci possono essere e ci sono donne particolarmente frivole e fissate con l’esteriorità, ma ci sono anche uomini che sono così. Non siamo diversi, quanto a vanità.
      Poi vabbè si può essere un po’ vanitosi/e e comunque intelligenti. Anche quanto a intelligenza e stupidità uomini e donne sono pari. vabbè, mi fermo qua.

  10. lucrezia permalink
    3 maggio 2011 21:02

    Nessuno ha parlato di stupidità o di essere sceme, né tantomeno si è sostenuto che non si abbia il diritto di verstirsi come pare e piace.

    Ma credo che chiunque si guardi un po’ intorno non possa fare a meno di notare come, allo scoccare della moda di turno, le donne che passano per la strada ne ripropongano in genere la loro versione, che gira e rigira consiste nell’indossarne i 4-5 modelli disponibili. Passata la moda, quei capi spariscono. Letteralmente. Qualcuno vede in giro donne con le scarpe con la zeppa o con quelle a punta che erano “in” solo un paio di anni fa? Io vedo una marea di “ballerine”: sono diventate improvvisamente le uniche scarpe adatte a uscire. Come mai invece l’uomo può indossare per 20 anni lo stesso tipo di scarpe senza apparire “out”? Parlo delle scarpe, ma il discorso può valere per ogni altro aspetto di ciò che si indossa o di come ci si sistema.

    La moda per l’uomo, che si può compendiare nel detto “il classico va sempre bene”, va di pari passo con l’idea che vede l’uomo che invecchia come migliore dell’uomo troppo giovane, più maturo, più sexy, più “vissuto”.
    La moda per la donna, che cambia ad ogni stagione, è coerente con il motto che, secondo il sistema, dovrebbe guidare la vita di una donna: “Giovane/Nuovo è bello. Vecchio/Usato è brutto”. La donna è spinta a consumare, l’uomo a conservare. Come penso si fosse già sottolineato in questo sito, George Clooney invecchia bene, mentre Sharon Stone invecchia male.

    Due visioni del mondo. Una per gli “utilizzatori finali”, l’altra per la merce sulla piazza.

    • Paolo1984 permalink
      3 maggio 2011 21:34

      “Nessuno ha parlato di stupidità o di essere sceme, né tantomeno si è sostenuto che non si abbia il diritto di verstirsi come pare e piace.” lucrezia

      sono felice di questa precisazione . Fai osservazioni interessanti comunque ribadisco ciò che ho scritto e continuo a ritenere che le ragazze in generale non siano così superficiali come si crede..e confesso di non badare molto a che scarpe portano le persone (ma ragazze truccate e iper- ingioiellate in università non ne vedo, magari si truccheranno in altre occasioni ma in uni no)
      Aggiungo che secondo me Sharon Stone è ancora molto bella, se vogliamo limitarci allo spettacolo ci sono molte donne non più giovanissime che sono rimaste belle, come ad esempio Lorella Cuccarini.

      • lucrezia permalink
        4 maggio 2011 17:46

        @Paolo
        In realtà, forse non mi spiego bene, ma non ho mai parlato di superficialità. Superficialità è secondo me una parola vuota, che non significa nulla. Chi è superficiale? Cosa ne sappiamo della “superficialità” o “profondità” altrui?
        Non ritengo chi segue la moda “superficiale”. Li/le ritengo non liberi/e.

        Poi, non è che ogni cosa deve essere presa letteralmente: le scarpe sono solo un esempio, valgono tanto quanto qualsiasi altro aspetto. Ho parlato dell’università perché ci vado spesso, ma non volevo dire che lì si concentrano le modaiole e fuori da lì non ce ne sono…

        Infine, Sharon Stone è sempre un’esempio della tendenza generale a giudicare con 2 metri diversi l’età e l’estetica di uomini e donne. Non mi interessa minimamente discutere se sia + o – bella di altre. Ovvio che poi ognuno ha i suoi gusti.

        • Paolo1984 permalink
          4 maggio 2011 18:12

          “Li/le ritengo non liberi/e”
          probabile che siano davvero non liberi, io del resto penso la stessa cosa dei credenti, specie i tradizionalisti, però ci potrebbero ribattere “e che ne sappiamo noi della libertà o non libertà altrui?”
          Comunque grazie per le precisazioni sulla superficialità.

        • Paolo1984 permalink
          4 maggio 2011 19:07

          “però ci potrebbero ribattere “e che ne sapete voi della libertà o non libertà altrui?”

          ecco così è più corretto..penso comunque che sia sempre bene aver fiducia nella capacità di giudizio delle persone per quel che concerne il loro corpo, la loro vita.

    • donatella permalink
      4 maggio 2011 12:21

      E’ proprio così, Lucrezia. L’induzione (ingiunzione) al consumo è rivolta principalmente alle donne nella consapevolezza che ad esse è assegnato frequentemente il compito degli acquisti per il resto della famiglia. Il tutto avviene nel contesto di una mole di lavoro che già si è abbondamente dimostrato essere superiore a quello svolto mediamente dagli uomini per cui è sempre alle donne che spetta il compito di distinguere, scegliere, informarsi sulla qualità dei prodotti. Non mi piacciono le posizioni vittimistico-rivendicative e non è in virtù di questo che parlo, ma mi è abbastanza insopportabile dover sentir parlare di libertà di scelta quando la maggior parte di noi esercita questa libertà in condizioni che ne incoraggiano il contrario.

      • lucrezia permalink
        4 maggio 2011 17:59

        Infatti, Donatella.
        La libertà di scelta negli acquisti è estremamente ridotta, soprattutto nell’era degli ipermercati, che vogliono illuderci di avere tutto a portata di mano e “in offerta”, mentre in realtà possiamo scegliere solo se farci fregare da una multinazionale o dalla sua concorrente…
        E non abbiamo il tempo di valutare bene a chi diamo i nostri soldi. So che è OT, ma pensiamo solo alle banane chiquita: http://www.ccsnews.it/dettaglio.asp?id=3465&titolo=LE%20BANANE%20CHIQUITA%20INSANGUINANO%20LA%20COLOMBIA che, per un minimo di umanità, dovremmo tutti evitare di comprare/consumare.

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