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Sì, siamo femministe. Ecco perché/3

27 maggio 2011

Pubblichiamo la terza ed ultima parte della relazione che abbiamo tenuto al convegno Corpi e ruoli di genere tra stereotipi e realtà.

Dal personale al politico: un programma per il neo-femminismo

Il video che abbiamo presentato si conclude con una citazione di Simone De Beauvoir: “Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi”. Quanto segue intende spiegare il senso di quella citazione, e il profondo senso politico che – a dispetto dell’apparenza da Bacio Perugina – questa frase ha secondo noi.

Il femminismo degli anni ’70 – prima di essere, o meglio proprio per poter essere il movimento politico che è stato – è passato per un processo fondamentale, che è stata l’autocoscienza, ossia la presa di coscienza, da parte delle donne, di se stesse, del loro corpo, della loro esistenza. In questo senso il personale era politico: perché prima di tutto era necessario che le donne comprendessero che i loro problemi non erano soltanto i loro problemi, non erano cioè problemi individuali, ma avevano piuttosto una forte rilevanza politica in quanto problemi di tutte le donne, problemi di genere.

Oggi la situazione delle donne, la loro vita, il rapporto con il corpo sono completamente cambiate, da un certo punto di vista, perché è cambiato il mondo, è cambiata la nostra società, è cambiato il modo di lavorare ed è cambiato il rapporto tra i sessi: anche se questo non significa certo che le questioni legate alla vita delle donne e al loro ruolo nella società siano risolte. È necessario, tuttavia, passare ancora per quel processo di presa di coscienza che negli anni ’70 ha fatto sorgere e ha nutrito l’ondata dei movimenti femministi. Non abbiamo più bisogno di odiare gli uomini, certamente, ma altrettanto certamente abbiamo bisogno di diventare consapevoli del fatto che il nostro personale, ancora una volta, ha una forte e irrinunciabile valenza politica: è necessario, tanto per cominciare, diventare consapevoli dell’immenso e potente giogo che la dittatura della bellezza – di cui abbiamo parlato nella seconda parte della relazione – impone sulla libera espressione di noi stesse, sul tempo a nostra disposizione, sulle nostre scelte quotidiane, sul modo in cui ci poniamo nei confronti degli altri.

L’ossessione per la bellezza – ma usare il termine bellezza ci mette su una strada che a sua volta non ci piace, perché la bellezza è qualcosa a cui non vogliamo rinunciare, perché è una componente importante della nostra vita, e un diritto – l’ossessione per la bellezza e soprattutto l’imposizione di un unico, specifico modello di bellezza, impedisce di sviluppare un proprio gusto, un proprio modo di essere, impone un’idea di perfezione irraggiungibile che fa sentire costantemente inadeguate (e sempre più spesso inadeguati), conduce a investire moltissimo tempo nella missione impossibile di adeguarvisi, sottraendolo ad  altre attività, e ci pone in una relazione falsata con le persone che ci stanno intorno.

Ciò che però, a nostro avviso, rappresenta il pericolo peggiore, è che queste dinamiche mostrano una connessione molto stretta con la concezione della donna come di un oggetto – di volta in volta oggetto sessuale, decorativo ecc. ecc. E concepire una persona come un oggetto è il primo passo per non considerarla degna di rispetto e di considerazione nella sua interezza. Di qui lo svilimento del ruolo femminile sulla scena pubblica, che è stato al centro delle manifestazioni del 13 febbraio, le quali però si sono concentrate sulla decenza, sul decoro (si veda l’appello che ha lanciato “Se non ora quando”), e non tanto sulla rivendicazione forte e determinata, e dunque tradotta in richieste precise, di diritti e di uno spazio sociale riconosciuto.

Un’azione politica collettiva ed efficace, secondo noi, richiede prima di tutto una presa di coscienza dei singoli rispetto alla loro situazione personale. Uscire dalla convinzione che la propria situazione sia “normale”, o che i nostri problemi con il lavoro, con la mancanza di prospettive o di opportunità, con la violenza o con le pubblicità offensive riguardino solo noi, e farne un discorso politico di ordine generale.

Le rivendicazioni concrete di un movimento femminista oggi potrebbero essere, tanto per cominciare le seguenti:

– imposizione di una regolamentazione delle pubblicità e dei programmi televisivi: penso alla Gran Bretagna (mi pare ne parli Lorella Zanardo ne Il corpo delle donne), dove è vietato usare il corpo di una donna per pubblicizzare prodotti che non abbiano nulla a che fare con esso. Si potrebbe anche imporre, penso, la presenza maschile nelle pubblicità dei prodotti per la pulizia e la cura della casa: tanto per iniziare a pensare in modo diverso;

– promozione di campagne pubbliche contro i disturbi alimentari, che includano la predisposizione di servizi sociali e sanitari capillari su tutto il territorio, un adeguato lavoro di educazione nelle scuole e in tutti i luoghi frequentati dai giovani; naturalmente questa azione andrebbe inserita nel  contesto di un lavoro culturale molto più ampio;

– dura lotta alla pratica delle dimissioni in bianco;

– regolamentazione del lavoro precario: questo vale per uomini e donne, ma chiaramente queste ultime sono le più svantaggiate in termini di tutela della maternità, che anzi diventa un miraggio per la generazione delle attuali trentenni;

– implementazione della rete degli asili nido pubblici: questione annosa ormai da anni, che occorre risolvere;

congedo parentale per entrambi i genitori (e qui ci sarebbero molti esempi positivi, in particolare nei paesi nordici);

– adeguato sostegno sanitario e sociale alle disabilità;

– ripristino e aumento sostanziale dei finanziamenti alla scuola per garantire tempo pieno e insegnanti di sostegno (non così);

educazione sessuale in tutte le scuole, modifica della legge 40 sulla fecondazione assistita, piena applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza (garanzia della possibilità di ricorrere all’aborto, ed effettiva applicazione della parte relativa al sostegno alla maternità, ad esempio predisposizione dei famosi strumenti per “rimuovere gli ostacoli di natura economica”) implementazione dell’uso della RU486 (pillola abortiva), ampliamento e rafforzamento della rete dei consultori (altro che proposta di legge Tarzia LINK);

– assunzione di misure contro la violenza sulle donne da parte dello Stato: centri anti-violenza finanziati con fondi pubblici, forme di supporto all’empowerment femminile (sostegno nell’accesso al lavoro e in generale nell’acquisizione di indipendenza e sicurezza per coloro che escono da situazioni familiari di violenza e sottomissione).

Questo è soltanto un inizio: chiunque voglia intervenire con le sue proposte, è il benvenuto.

Per chi se lo fosse perso, questo è il video:

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32 commenti leave one →
  1. paola permalink
    27 maggio 2011 11:30

    Mi meraviglia che una scaletta di punti così prioritari e condivisibili non sia ancora stata adottata da qualcuna delle associazioni di donne recentemente risvegliatesi. E’ perché manca la coordinazione? oppure perché manca la comunicazione? E’ perché mancano entrambe, insieme all’intenzione di comunicare e di coordinarsi? Ma Senonoraquando dov’è finita? La fantastica “rete” a che serve? Che vogliamo fare? Intanto che continuiamo a discutere ed elaborare, da qualche parte dobbiamo pure cominciare ad agire, almeno dai punti che ci vedono tutte, o quasi tutte, d’accordo.

    • sauerophelia permalink
      1 giugno 2011 20:26

      Cara Paola,
      temo che molti dei movimenti recenti, come “Se non ora quando”, sia nato sotto l’impulso di una grossa spinta legata al momento, ossia di ragioni legate allo sdegno, all’indignazione o alla difesa della “decenza”, più che sulla base di un vero e proprio programma politico.
      Mi sembra che invece un programma politico sia quanto mai urgente: questa era una proposta, e spererei di creare una discussione a partire da qui. Non arrendiamoci!

  2. missgvanderrohe permalink
    27 maggio 2011 11:34

    Interessante l’articolo, mi associo pienamente alla scaletta delle proposte.
    Stavo giusto pensando agli stereotipi legati alla donna trasmessi dai media.

    http://www.youtube.com/user/rockmoda?blend=8&ob=5#p/u/0/pubCOysznOE

    Questo è un singolo dei Modà. Vi consiglio anche il video “vedo nero” di Zucchero.
    Credo che si commentino da soli.

    • Paolo1984 permalink
      27 maggio 2011 15:18

      Aspetta, Zucchero e i Modà sono artisti, l’arte ha il diritto anche di essere spiacevole e offensiva. Se non ti piacciono nessuno ti obbliga ad ascoltarli o vogliamo tornare alla censura? Nel video dei Modà ho visto donne giovani,belle e sensuali (pure loro sono giovani e belli) ma non sottomesse. E nessuno ti obbliga a sentire i Modà. Agli artisti va data libertà assoluta, anche di offendere la sensibilità altrui. I divieti ai minori bastano e avanzano.
      Vedo Nero artisticamente mi sembra una bella canzone, se poi ti danno fastidio le allusioni agli organi sessuali femminili..ti ripeto che nessuno ti obbliga ad ascoltare Zucchero.
      Comunque posso solo immaginare cosa pensi di Disperato erotico stomp 8meravigliosa canzone!) di Lucio Dalla dove oltre che di fica e di sesso si parla pure di masturbazione (maschile):

    • Paolo1984 permalink
      27 maggio 2011 15:23

      se dovesse passare il principio che un artista è da evitare perchè ha offeso la sensibilità di qualcuno, di questo o quel gruppo umano (le donne, gli uomini, i cristiani, i bianchi,i neri, gli ebrei, i gay, i musulmani, ecc..) sarebbe un vulnus alla libertà artistica.

      • sauerophelia permalink
        27 maggio 2011 22:26

        Caro Paolo,
        nessuna libertà si traduce nel banalissimo e sterile principio del “ognuno fa quel cavolo che gli pare”. Abbi pazienza, ma mi pare proprio una considerazione qualunquista. Offendere non mi sembra una cosa positiva in nessun caso. E sì, se un artista offende gli ebrei o i neri, per me è una persona dalla sensibilità limitata, se non proprio una persona di scarso valore. Non è che l’espressione di stupidaggini in libertà sia sempre da giustificare se etichettata (con quale legittimità, peraltro, mi chiedo) come “arte”. Anche perché vorrei poter pensare che nell’arte trovino espressione le forme più alte dell’umano, non le più basse. Ti consiglio una lettura: G.F.W. Hegel, Lezioni di estetica.

        • Paolo1984 permalink
          27 maggio 2011 23:59

          Nell’arte possono trovare spazio tutte le forme di espressione dell’umano, le più alte come le più basse e tutto quello che c’è in mezzo, con buona pace di Hegel.
          Nascita di una nazione di D. W. Griffith è una delle pietre miliari della storia del cinema e anche un film razzista che da’ un’immagine distorta del Ku Klux Klan, lo disprezzo ideologicamente ma non posso negarne il valore tecnico e artistico, stesso discorso per i documentari di quella nazista di Leni Riefenstahl, mi fanno schifo politicamente, capisco benissimo chi si offende, ma se scrivo un’antologia delle registe donne più importanti della storia, la Riefenstahl non posso ignorarla. Se parlo di come è nato il cinema narrativo che conosciamo Nascita di una nazione non lo posso buttare via.
          E se scrivo una recensione di un film devo cercare di non badare alla ideologia politica di cui è eventualmente è portatore…perchè allora dovrei stroncare tutti i western con gli indiani cattivi anche se esteticamente sono grandi film.
          Su internet ci sono movimenti anti-femministi che si sentono offesi da molte serie tv americane che, a loro dire, offenderebbero gli uomini, c’è chi dice che Homer Simpson denigra la figura paterna..che facciamo vietiamo i Simpson per questo? Io dico di no
          Conoscete il cartoonist afro-americano Aaron Mcgruder? il suo cartoon per adulti The Boondocks è una satira feroce e amara della cultura popolare afro-americana (la sua cultura, tra l’altro) e di sicuro non piace a tutti gli afro-americani…vuol dire che McGruder doveva essere più cauto? Secondo me no, trovo che i Boondocks siano geniali come è geniale il modo in cui i comici ebrei scherzano sulla Shoah, sull’antisemitismo, sulla loro stessa religione anche se possono offendere qualcuno.
          E potei citarvi South Park o i Griffin il cui umorismo “politicamente scorretto” di sicuro può offendere un bel po’ di gente…bè io vi dico che una persona che pretende di vivere senza che una qualche espressione artistica urti la sua sensibilità, pretende troppo.
          Dopodichè se una espressione artistica non vi piace niente vi obbliga a tacere il vostro disappunto, l’unica cosa che non si può fare è dire “quel tal libro/film/canzone/fumetto/artista mi offende quindi non deve esistere”

    • antigonexxx permalink*
      27 maggio 2011 17:07

      @missgvanderrohe: il video fa davvero pena…ma sicuramente farà vendere molto. Credo che ci voglia un bel coraggio a definire queste cose “arte” (vedi qui sotto Paolo1984) proprio perchè con l’arte non hanno nulla a che fare. Sono piuttosto un modo, abbastanza becero, di vendere più copie. Business quindi e non arte. Tanto più che mi sembrano proprio il risultato di un’assoluta mancanza di creatività…

      • Paolo1984 permalink
        27 maggio 2011 17:40

        I Modà sono artisti commerciali e quella è musica commerciale, magari brutta, ma è comunque musica e ha il diritto di esistere accanto ovviamente ad opere più ambiziose
        Comunque mi pare che Zucchero e Lucio Dalla (ma potrei citarvi pure Elio e le storie tese o anche il grande Roberto Vecchioni che ai tempi di Voglio una donna suscitò polemiche) non siano i Modà e una maggior qualità autoriale e artistica la posseggano. io facevo solo un discorso generale sul diritto di un prodotto artistico (commerciale o meno, brutto o bello, ambizioso o no) di urtare la sensibilità di una persona o una collettività
        Quanto poi ai confini tra arte e business possono essere più labili di quanto si creda. Se per business s’intende la necessità di vendere le proprie opere ad un pubblico più vasto possibile fermo restando che ognuno ha il suo target di riferimento..bè anche il più “duro e puro” deve almeno un po’ sporcarsi le mani con il “business”..pure i cantanti e i cantautori devono mangiare.

      • Paolo1984 permalink
        27 maggio 2011 18:00

        E in campo letterario ci sono autori come Stephen King e Isabel Allende, in campo cinematografico autori come Quentin Tarantino le cui opere sono estremamente popolari o “commerciali” (nel senso di molto vendute) e tengono comunque alta la qualità (King e Allende non sempre, ma vabbè). Arte e business non sono incompatibili come dimostrano anche molte ottime serie tv USA
        tra l’altro i tre nomi che ho fatto è difficile accusarli di offendere le donne

  3. paola permalink
    28 maggio 2011 00:44

    Scusami Paolo 1984, ma i tuoi interventi sono costantemente caratterizzati dallo spostare i termini della questione, e dal costringerce le interlocutrici ad una spossante replica sulla “lana caprina”, come dicevano gli antichi, e forse i nostri bisnonni. Dunque: nessuna ha detto che il tale o il tal altro non possono esprimersi, abbiamo detto che le loro produzioni fanno schifo, che nella migliore delle ipotesi sono l’opera di stolidi inconsapevoli. Così è più chiaro? grazie, e andiamo avanti.

    • Paolo1984 permalink
      28 maggio 2011 08:56

      Ok, mi scuso. Tra l’altro rivedendo il video dei Modà devo dire che è davvero banale e pure la canzone è bruttarella

      • missgvanderrohe permalink
        28 maggio 2011 12:14

        Paolo,
        io mi appassiono ogni giorno all’arte e l’architettura. Sono giovane e gli anni che ho vissuto fino ad ora credo di poter dire di averli dedicati all’80% a cercare di capire, interpretare, studiare, amare questi campi.
        Da quel poco che so ho cercato di costruirmi un’opinione che continua a modificarsi.
        Ora io sono assolutamente d’accordo col fatto che non vi debba essere censura, fatta eccezione per eventuali manifestazioni estreme di odio e/o offensive.
        Credo però che qui la questione sia un’altra.
        Io sono dispostissima a includere il videoclip musicale come forma d’arte.
        Il problema è l’uso che si fa degli strumenti espressivi: il corpo della donna è quindi qui uno strumento espressivo. Nulla di sbagliato fin qui secondo me. Nel momento in cui esso viene relegato ad uno specifico immaginario ovvero 1.autoreggenti e pizzo; 2.la bella ed ammiccante campagnola…beh, ho qualcosa da ridire.
        Il corpo della donna qui cosa esprime? Una sensualità banale, stereotipata e lasciami dire svilente.
        Sono cresciuta con Zucchero, Dalla, Mina, De Gregori, De Andrè, Battisti come probabilmente la maggior parte di voi. E come tu potrai confermarmi, nei loro testi non mancano di certo espliciti riferimenti al sessuali. Che non trovo riprovevoli in se.
        C’è infinita bellezza nel sesso raccontato da Mina, ad esempio, e non c’è volgarità.
        Il problema sorge, almeno secondo me, quando il corpo, che in questo caso è quello femminile, viene sfruttato nella maniera più banale e svilente dandolo in sacrificio al profitto. Perdonami l’espressione drammatica ma sono convinta che si tratti di questo.
        Se poi Zucchero o i Modà volessero spiegarmi i profondi significati che sono celati IN QUESTI loro video (e che magari io non ho colto) sono disponibilissima ad ascoltare e a cambiare idea. Mi spiace, ora non vedo molto altro rispetto a quello che ho detto.

        • Paolo1984 permalink
          28 maggio 2011 13:14

          Se una canzone, un videoclip o qualsiasi prodotto artistico, commerciale o non commerciale,ti offende (e non tutti/e si offendono per le stesse cose) non seguirlo.
          Lasciami dire però che chi pretende di vivere senza essere mai offeso da niente pretende un po’ troppo.
          se una band femminile facesse un video circondata da fustaccioni sexy, magari mezzi nudi io non avrei nulla da ridire e anche se ce l’avessi la band ha comunque il diritto di fare i videoclip che vuole. e chi se li vuol guardare se li guarda Stiamo parlando di un videoclip non di un programma per famiglie.
          Se hai abbastanza talento puoi fare una versione ironica di ciò che ti offende: la cantautice Alanis Morissette ha girato una parodia di un videoclip dei Black Eyed Peas da lei giudicato sessista (ma per alcuni/e potrebbe essere ironico pure quello, di sicuro lo è per Fergie che l’ha realizzato), My Humps
          Qui l’originale: http://www.youtube.com/watch?v=iEe_eraFWWs&feature=related
          Qui la parodia di Morissette: http://www.youtube.com/watch?v=pRmYfVCH2UA

        • Paolo1984 permalink
          28 maggio 2011 13:47

          Scusa eh, ma Zucchero, Mina e i Modà appartengono a mondi musicali (e pure epoche in un certo senso) decisamente diversi tra loro..ciascuno ha il suo modo di raccontare il sesso e l’eros in base alla sua sensibilità e alle sue ambizioni
          Pretendere di trovare nei Modà le stesse cose di Mina mi pare un po’ eccessivo.
          Ma ce la vedi Mina che canta “Diavolo in me”? o Zucchero che canta “Ancora ancora ancora” di Malgioglio?
          A te piace Mina e ti fan schifo i Modà ok Son d’accordo tra l’altro.
          Vedo Nero musicalmente mi sembra una bella canzone, ironica, con un bel ritmo anche poetica a suo modo, il significato mi pare evidente: lui è attratto da una donna,ma ha anche paura di ciò che prova, mi sembra una cosa che tantissimi cantanti hanno espresso in tanti modi, zucchero ha scelto un modo esplicito, ma non volgare..poi ognuno la pensi come vuole, se non ti piace non ascoltarla.
          poi sai il significato di una canzone ci può pure non essere, ceti pezzi di Cochi e Renato sono puro nonsense e anche certe canzoni degli Elii, il già citato Disperato erotico stomp è molto surreale.

        • Paolo1984 permalink
          28 maggio 2011 13:54

          poi magari pure il nonsense può avere un suo significato, ma è un tema complesso e comunque OT

  4. missgvanderrohe permalink
    28 maggio 2011 17:13

    Paolo,
    io non sto giudicando i contenuti, gli stili ed il peso qualitativo della musica. Ho parlato del tema del sesso nella musica per darti conferma del fatto che non lo trovo strano, che ci sta e va benissimo. E non sto facendo il critico musicale, non rientra nelle mie competenze. Lungi da me.
    Quello che non mi piace di quei videoclip è il modo in cui viene utilizzato il corpo femminile perché OVUNQUE viene rappresentata SOLO UN CERTO TIPO DI DONNA, quella resa oggetto.
    Certo, hanno tutta la libertà di poterlo fare, non lo metto in dubbio.
    Mi lamento “solo” di come i mass media appiattiscano l’immagine della donna a degli stereotipi in maniera sistematica.

  5. missgvanderrohe permalink
    28 maggio 2011 17:27

    Paolo,
    tutto per te, a conferma.

    • Paolo1984 permalink
      28 maggio 2011 18:33

      Ma i contenuti e le atmosfere del rap sono queste (di solito), nel video di Turi mi sembra tutto volutamente provocatorio e condotto sul filo dell’ironia e del paradosso (lo stesso fatto che all’inizio del video Turi si auto-accusi di maschilismo è una provocazione ironica) come spesso accade, un po’ come in certe canzoni di Elio e le storie tese come Servi della gleba, Cara ti amo e La follia della donna che però non sono rap e sono musicalmente superiori a questa roba. Sono canzoni che ironizzano sui rapporti uomo-donna da un punto di vista maschile essendo maschi gli autori, ma non necessariamente è offensivo per le donne..poi ognuno si offenda per quel che vuole.
      Se vuoi un rap più ambizioso, con contenuti diversi e anche artisticamente migliore dei Turi o dei Fabri Fibra ti consiglio caldamente di ascoltare Caparezza.
      Guarda, sarà che io quando mi accosto ad un prodotto artistico musicale o di altro tipo sono portato a valutarlo dal punto di vista della riuscita estetica e artistica mettendo in secondo piano le questioni etiche come l’eventuale sessismo dei contenuti, morali e politiche..ma davvero se questa musica, questi videoclip ti offendono nessuno ti obbliga a guardarli, nessuno ti obbliga a parlarne bene.
      Turi è maschilista? C’è sempre Caparezza che maschilista non è ed è pure più bravo.
      Davvero non vedo il problema, se una musica o una data espressione artistica non ti piace non la ascolti. Punto. Ti da’ fastidio che la musica rap sia prettamente maschile? Bè è vero, ciò non toglie che in USA siano emerse donne rapper e hip hop, ci sono rapper donne anche in Italia, ma poco note e a questo proposito ti metto un link che ti interesserà:
      http://donnerap.splinder.com/
      Una pluralità anche nel rap sta emergendo.
      Turi ha il diritto di esprimere ciò che vuole nelle modalità che vuole tu hai tutto il diritto di dire che ti fa schifo. Ma permettimi di fare ancora il critico da strapazzo: se i tuoi miti musicali sono Mina, Dalla e De Andrè (e gli ultimi due piacciono pure a me) è difficile che Turi ti possa dare ciò che cerchi, se vuoi accostarti al rap ti consiglio ancora Caparezza che sta su un livello un po’ più alto.

    • Paolo1984 permalink
      28 maggio 2011 18:56

      a me di un brano musicale interessa la qualità artistica, lo stile,le ambizioni, i contenuti,invece le questioni etico-morali sui videoclip mi lasciano indifferente, forse è per questo che non ci capiamo comunque se come mi pare di aver capito il tuo problema sono i videoclip, in quelli di Caparezza sessismo non ce n’è.
      Ti posto l’ultimo:

    • Paolo1984 permalink
      28 maggio 2011 19:29

      Mi correggo l’ultimo videoclip di Capa è questo.Ottimo:

      • missgvanderrohe permalink
        29 maggio 2011 12:36

        Paolo,
        trovo le nostre discordanze si basino sul mettere in primo piano o meno la questione etica. Certa musica ha cambiato il mondo secondo me anche attraverso i contenuti.
        Caparezza lo conosco bene comunque.
        Il video di Turi non lo vedo molto ironico francamente ma su Elio siamo d’accordo.
        Comunque lascio la conversazione, qui si parla di contenuti politici.
        Grazie per lo scambio di idee.

  6. sauerophelia permalink
    29 maggio 2011 09:33

    Paolo, quoto Paola. Siamo fuori tema. Mi spieghi come si va a finire a linkare l’ultimo video di Caparezza dopo un post che contiene un programma politico?!
    Forse hai sbagliato blog e io inizio a stancarmi di NON parlare dei temi che mi interessano. Se vuoi parlare di serie tv USa di ottima qualità o della natura intrinseca del rap o dell’hip hop, davvero non è questo il luogo adatto.
    Ti pregherei perciò, per cortesia, di smettere di sviare ogni discussione che appaia su questo blog. Grazie

  7. laura permalink
    30 maggio 2011 00:23

    Venivo in questo blog molto volentieri fino a quando mi sono stancata di sopportare la pedanteria (stasera sono gentile, domani potrei usare un’altra parola) di Paolo. Il quale gira in tutti i blog femministi con lo stesso atteggiamento. E, naturalmente, dice sempre la stessa cosa, ovunque. Io non ho la vostra pazienza. Perché mi piacerebbe parlare di politica in un blog che di questo si occupa, invece tocca sorbirsi menate insopportabili che fanno pensare pure male. O no?

    • antigonexxx permalink*
      30 maggio 2011 08:53

      @Laura: Abbiamo cercato in tutti i modi (buoni e cattivi) di spiegare a Paolo1984 che le sue tirate su serie tv e musica commerciale non ci interessano. Glielo abbiamo spiegato con le buone e con le cattive senza sortire il minimo effetto. Ora iniziamo a pensar male pure noi, soprattutto se ci dici che fa lo stesso anche in altri blog femministi…

      • laura permalink
        30 maggio 2011 09:31

        Magari ha solo un grande bisogno di dire la sua, e posso comprenderlo, ma è sempre e soltanto la stessa e soprattutto crea interruzione nel normale svolgersi del confronto. Sappiamo già cosa c’è dietro e dentro questa pratica dello sviare dal nucleo del tema e ho paura che siamo proprio di fronte a questo. Magari involontariamente, o forse piuttosto abilmente, tanto che viene di pensare se questa non sia la sua attività principale.

  8. Paolo1984 permalink
    30 maggio 2011 12:06

    Sì, ho un grande bisogno di dire la mia, questo è vero, ma faccio rispettosamente notare che non sono stato io a postare il videoclip dei Modà che ha dato il via alla discussione, nè sono stato io il primo a tirare in ballo la musica rap.
    Faccio anche notare che non mi pare di essere stato volgare o offensivo verso nessuno, ma se risulto tanto insopportabile, le padrone del blog possono bannarmi. E’ un loro diritto

  9. sauerophelia permalink
    30 maggio 2011 12:37

    Paolo, orsù: non hai certo bisogno di stimoli “altri” per far prendere alla discussione direzioni del tutto estranee al tema, e tutti i tuoi interventi su questo blog lo dimostrano. Nessuno dice che tu sia stato offensivo né volgare, però i tuoi commenti sono sempre fuori luogo e fuori tema: non ci va di dover affrontare discussioni infinite su questioni che con questo blog e i suoi argomenti non hanno nulla a che fare (serie tv americane, tanto per fare un esempio). La rete è fatta per esprimersi, ma nei luoghi pertinenti rispetto a ciò che si vuole esprimere. Questo blog non è una sala d’attesa dove si parla del più e del meno. Se continuerai su questa linea sì, temo che sarai bannato: non vogliamo che i lettori davvero interessati come Laura si stanchino di venire a leggerci soltanto perché tu hai bisogno di dire la tua su quello che ti passa per la testa di volta in volta.

  10. laura permalink
    30 maggio 2011 13:13

    La verità è che io vi leggo, ma il più delle volte salto i commenti sapendo cosa devo aspettarmi se vedo il nome di Paolo. Perché il Paolopensiero mi è chiaro, chiarissimo e mi interessa davvero molto poco, quello che ho il piacere di scoprire, invece, è il pensiero che illumina questo meraviglioso blog.
    Ah, Paolo: butta espressione “le padrone del blog”. Se fossi paranoica penserei che si tratta di un sottile, subdolo modo di indurre…,ma non sono paranoica e quindi penso che devi solo raffinare il tuo linguaggio, auspicabilmente altrove 🙂

  11. sauerophelia permalink
    30 maggio 2011 18:21

    Grazie Laura per l’apprezzamento 🙂

  12. 23 novembre 2011 23:23

    Cosa sono, proteste per la parità:

    “La cosa più misericordiosa che una famiglia numerosa possa fare ad uno dei suoi bambini più piccoli è ucciderlo”. –Margaret Sanger, autrice di “Women and the New Race,” p. 67

    “Gli uomini sono geneticamente inferiori alle donne.” –Andrea Lynne

    “Tutti gli uomini sono qualcosa di ridicolo e grottesco, proprio perchè son uomini.” –Friedrich Von Schlegel

    “Il sesso è la croce nel quale le donne vengono crocifisse. Il sesso può quindi solamente essere definito come stupro universale” –Hodee Edwards

    “UOMO: … una obsoleta forma di vita, una creatura ordinaria che ha bisogno di essere controllata. Un polemico uomo-bambino.” –Estratto da un Dizionario Femminista (ed. Kramarae and Triechler, Pandora Press, 1985)

    Una visita psichiatrica no, ehh?
    Oh Dio … quando finisce questa pazzia?

    • Laura Capuzzo permalink*
      24 novembre 2011 09:53

      Eccoti qua, ti aspettavamo. Caro Jan, devi sapere che ogni tanto arriva sul blog un commentatore come te, che invece di leggere quello che c’è scritto sui post sfoga la sua frustrazione su questi spazi.
      E quelle 4 frasi farlocche (che tu forse pensi siano “femministe”, mah!) che hai scritto qui sopra non servono a nulla. Sul post che hai commentato (e sul blog) non c’è scritto e non è mai stato scritto nulla di simile.
      E spero vivamente che tu ora non ti metta a tirare fuori la solita tiritera della libertà di espressione, perchè in questo blog sei libero di commentare solo se dici qualcosa che accresca la discussione e la renda interessante, non la solita sfilza di argomentazioni non cogenti con cui pensi di metterci in difficoltà.
      Grazie per i tuoi commenti, siamo felici di averti dato la possibilità di fare pubblicità al tuo blog. A mai più. 🙂

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