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Manuale per principesse

1 giugno 2011

Sottotitolo: Donne si nasce, principesse si diventa?

Dina Goldstein, "Fallen Princesses"

Sul numero 897 di Internazionale  ho letto un bellissimo articolo di Laurie Penny dal titolo “Il culto delle principesse non è una favola“.  Prendendo spunto dal circo mediatico messo in scena per l’ultimo matrimonio reale, l’autrice si sofferma sul modello della principessa come modello negativo non solo per le bambine ma anche per le donne non giovanissime. Il modello della principessa è il seguente: se sei buona, bella e brava un giorno incontrerai un bel principe che ti sposerà e con cui sarai felice per sempre.

Mi sembra che non ci sia modello che più di questo rispecchia e riproduce il ruolo della donna all’interno del patriarcato. Buona, brava, bella e sottomessa, che trae soddisfazione unicamente nell’ordine della casa e nell’approvazione del marito. Più anni ’50 di così si muore.

La Penny inoltre fa un’interessante considerazione sui due modelli, entrambi allo stesso modo svilenti, che vengono offerti alle bambine e alle ragazze: “Alle ragazze vengono offerti due modelli antitetici di femminilità docile e pseudoliberata: la principessa e la pornostar. È un’alternativa che esiste da secoli: vergine o puttana, un bel principe o un bel pappone, chi ti vuoi scopare per conquistare fama e fortuna? Oggi lo spettro colorato delle aspirazioni femminili va solo dal pallido rosa pastello allo sgargiante rosa sexy, con un’occasionale deviazione per il bianco nuziale. Ma lì fuori c’è un intero arcobaleno di esperienze tra cui le ragazze possono scegliere. La mania delle principesse non è solo un fallimento del femminismo, ma un fallimento dell’intera società che non sa rispettare e valorizzare le sue giovani donne offrendogli qualcosa di più di una inconsistente e rosa fantasia da vissero sempre felici e contenti. Non c’è niente di male nel fantasticare un po’, ma per le bambine di tutto il mondo ci sono sogni migliori che voler solo essere carina come una principessa”.

*     *    *

Oggi trovo sul web proprio la riproposizione in carne, ossa e carta stampata di uno di questi due modelli, quello della principessa. Trovo per caso il blog di Costanza Miriano aperto dopo la pubblicazione del suo libro “Sposati e sii sottomessa”. Di certo non ne sentivo la mancanza (giudizio del tutto personale)! In sostanza il suo libro è il manifesto  della perfetta principessa. In un tripudio di luoghi comuni e stereotipi triti e ritriti, la Miriano sostiene una teoria ben precisa: ragazze, riscoprite la vostra naturale e vera vocazione di donne: essere moglie devota e madre adorata, sposatevi un uomo e siate a lui sottomesse forever!

Cito: “Credo comunque che le donne si debbano riappropriare della loro vocazione all’accoglienza della vita, quella che viene dal loro essere morbide, capaci di ricucire i rapporti, di fare spazio, di intessere relazioni, di tirare fuori da tutti il meglio. Che mettano questo loro genio femminile in cima alle priorità. Non c’entra niente con il trovare un marito ricco da (fingere di) sopportare in cambio di sicurezza economica. C’entra invece con la lealtà, la dedizione, la dolcezza.”

E poi ancora: “Sarà per questo che non voglio ribellarmi agli uomini, ma, riconoscendo la loro superiorità in tanti settori (e in altri la nostra), una volta trovato quello giusto ho capito che ascoltare ed ”obbedire” alla sua lucidità, la sua razionalità, non poteva che farmi del bene. E io fare del bene a lui con il mio genio femminile, il mio talento, le mie capacità.”

Insomma il nostro “genio femminile” consiste nel cucinare bene il polpettone e nel raccogliere il vomito dei figli ed essere buone e gentili con tutti, l’uomo invece con la razionalità  e la lucidità  saprà guidare noi, poveri esseri frivoli e stupidini verso un futuro roseo di felicità e ammmore! che bello!

Ovviamente la Miriano fornisce il presupposto teorico che sta alla base dei una teoria così innovativa, eccolo qua: “Perché la donna? Perché abbiamo nel nostro equipaggiamento base un radar più sofisticato sui bisogni degli altri. Non siamo più buone, ma abbiamo il germe della nascita. Siamo noi che diamo la vita, quella del corpo e quell’altra.”

Insomma è presto detto, ragazze ce l’abbiamo nel DNA, che lo vogliate o no, siete voi quelle che figliano e perciò siete voi che vi dovete occuparvi della casa, dei marmocchi, è questo il vostro destino ed è questo quello che vi riesce meglio.  La Miriano ci tiene a sottolineare che nella sua visione non si tratta di chi fa cosa in casa, ci tiene a precisare che la sottomissione è un atteggiamento all’interno della coppia o della famiglia, tuttavia gli esempi che fa sono tutti e sempre legati alla dimensione domestica in cui evidentemente ci sta solo la donna, non l’uomo.

Se sentisse queste idiozie, Simone de Beauvoir si rivolterebbe nella tomba. Credo sia molto pericoloso, avventato nonchè controproducente parlare come fa la Miriano per modelli di genere. E credo che sia ancora più pericoloso impiegare ruoli inventati dall’essere umano (anche se moltissimo tempo fa) come espressione dell’essenza dell’uomo e della donna. La donna non possiede naturalmente  in maggior misura rispetto all’uomo caratteri quali la capacità di prendersi cura degli altri, bontà, pazienza eccetera, così come l’uomo non possiede naturalmente in maggior misura intelligenza, razionalità, capacità attiva. Queste sono caratteristiche che derivano dalla cultura, dalla società, dalla struttura in cui tutti donne e uomini siamo immersi ma non sono caratteri essenziali, perciò (e per fortuna) se non ci piacciono li possiamo rifiutare.

I ruoli che la donna e l’uomo hanno ricoperto da sempre non sono ruoli naturali scelti o imposti in base alle maggiori o minori capacità di fare una cosa o l’altra. Proporre una visione di questo tipo ci fa tornare non agli anni ’50, ma dritti dritti al Medioevo!

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27 commenti leave one →
  1. 1 giugno 2011 12:09

    Che peccato affibbiare a se stessi e agli altri aggettivi che definiscono a prescindere i nostri confini, senza oggettive riprove. Io in quanto donna non posso fare questo ma sono più brava a fare quest’altro. Tu in quanto uomo sei più portato per fare queste cose ma è inutile che tenti di farne altre perché non sono nella tua natura. A volte credo che siano palizzate che le persone, soprattutto le donne, creano attorno a se stesse, per paura di scoprire che, in realtà, è eccitante e piacevole diventare qualcosa di diverso da quello che gli stereotipi di genere ci fanno credere di essere. Rischioso e doloroso a volte, magari, ma liberatorio.
    La parola sottomissione poi mi mette i brividi, se pronunciata all’intero di un contesto, quale un rapporto d’amore, che dovrebbe essere paritario per sua stessa natura. Eppure temo non sia una voce isolata ma che moltissime persone, uomini e donne, la pensino ancora esattamente come la blogger citata nel post. In genere, quando parlo con persone che sono convinte che le differenze siano biologiche e non “imposte”, auguro loro scherzosamente, giusto per terrorizzarli un po’, di avere una figlia che faccia la agguerritissima capitana di industria e che lasci a casa, a curare i figli, un amorevole marito, bravissimo in cucina, in stucchevole atmosfera rosa.

  2. guido permalink
    1 giugno 2011 12:11

    “Credo sia molto pericoloso, avventato nonchè controproducente parlare come fa la Miriano per modelli di genere.”
    perchè non si può pensare, vivere e scrivere quel che si vuole?

    ” tuttavia gli esempi che fa sono tutti e sempre legati alla dimensione domestica in cui evidentemente ci sta solo la donna, non l’uomo”
    riportare gli esempi, prego (se ce ne sono).
    e leggere il libro (se lo si vuole giudicare)

    • varvarapetrovna permalink*
      1 giugno 2011 12:40

      Caro Guido: certo che si può pensare, vivere e scrivere quello che si vuole, ma nel momento in cui si scrive qualcosa in uno spazio fruibile a tutti, si può essere soggetti a critiche o ad osservazioni, come io ho fatto in questo post e come tu hai fatto con me.
      In secondo luogo, se si leggono alcuni post del blog di Costanza Miriano ed in particolare la presentazione del suo libro, anche se la giornalista afferma che il discorso della sottomissione non è legato all’ambito della cura della casa, tuttavia mi sembra che il modello che lei propone sia sempre lo stesso. Il marito va a lavorare, la donna fa la mamma e sta in casa con i bambini. Di per sè non è riprovevole, beninteso, ma il problema fondamentale è che questa divisione dei compiti viene fondata sul genere di appartenenza, richiamandosi a dei caratteri che dovrebbero appartenere all’essenza dell’uomo e della donna (esempio: uomo razionalità/ donna bontà). E questo, francamente, mi sembra riprovevole e perdonami se lo dico anche senza avere letto il libro. Non sono le conclusioni a cui Miriano arriva a preoccuparmi (ognuno ed ognuna nella vita può e DEVE fare quello che vuole), sono i presupposti che mi spaventano. Grazie del commento 🙂

      • guido permalink
        1 giugno 2011 14:57

        non è riprovevole certo ma la questione non è questa: quello che riporti non è il pensiero di Costanza Miriano semmai una parodia del pensiero della Miriano, se leggessi il libro (ma anche più attentamente il blog) senza pregiudizi te ne accorgeresti. Tutto qui.
        In ogni caso grazie a te dell’ospitalità.

        PS volevo solo segnalarti nella rassegna stampa del blog di Costanza Miriano la recensione de “Il fatto quotidiano” di una giornalista che critica il punto di vista della Miriano ma in maniera, a mio parere, molto onesta.

        • varvarapetrovna permalink*
          1 giugno 2011 15:16

          Guido, sono arrivata al blog della Miriano per purissimo caso. E ho letto per o con curiosità. Cerco di fare sempre uno sforzo per non essere influenzata dai pregiudizi (che tutti abbiamo del resto), ma quando sento parlare di cose come il maschio si realizza nella libertà e la femmina ha bisogno di una guida, scusami ma mi viene l’orticaria. Inoltre, speravo non fosse necessario sottolinearlo ma il mio post voleva essere un po’ ironico, forse non ci sono riuscita, pardon.
          Se mi permetti vorrei farti una domanda, Guido: mi pare di aver capito che sei abbastanza in linea con le tesi e i modelli proposti da Costanza Miriano. Sarei molto interessata a capire per quali ragioni (e lo dico senza ironia). Grazie del link, me lo leggo molto volentieri.

  3. paola permalink
    1 giugno 2011 14:16

    Che pazienza che avete care ragazze. Ovvio che condivido tutto e c’è ben poco da aggiungere. Anzi, no, aggiungo che per me vale sempre il motto “l’obbedienza non è più una virtù”. E con questo passo e chiudo 😉

    • varvarapetrovna permalink*
      1 giugno 2011 14:20

      Sono perfettamente d’accordo! 😉

  4. lucrezia permalink
    1 giugno 2011 14:23

    Che patetica sfilza di cretinate.
    Questa si è persa secoli di pensiero.

    O peggio: dato che ormai il mercato editoriale propone qualsiasi scemenza in termini di “idee” e “teorie”, avrà pensato bene di cogliere la palla al balzo e, dopo gli uomini da marte e le donne da venere nonché le bad girls che vanno dappertutto, avrà voluto fare “l’alternativa” riproponendo i “valori tradizionali”. Tutto, pur di far soldi evitando però di pensare e produrre qualcosa di nuovo.

    • antigonexxx permalink*
      1 giugno 2011 19:25

      già…sostenere tesi “forti” fa vendere molti libri! e chissenefrega se poi c’è gente che li prende sul serio. Non posso che concordare con l’idea che si tratti di una”patetica sfilza di cretinate”…

  5. guido permalink
    1 giugno 2011 17:06

    volentieri:
    parto dal presupposto che donne e uomini sono diversi, se non sei d’accordo puoi anche evitare di leggere il resto.
    credo anche che il femminismo ha svolto un ruolo importante nella conquista della pari dignità femminile ma ad un certo punto ha smarrito la strada concentrandosi sulla strada della competizione e dell’uguaglianza, snaturando completamente ciò che la donna ha di unico rispetto all’uomo: dare la vita. Ancora oggi le cosiddette battaglie di genere sono di fatto per la soffocazione di qualsiasi identità femminile in quanto tale, e si concentrano solo sulle donne che intraprendono questa strada; ad esempio le quote rosa rigurdano donne che ambiscono (legittimamente per carità) a ruoli di potere ma nessuno si proccupa delle povere donne-madri costrette a lavorare (per il salario e non per realizzarsi, come succede anche a tanti uomini) costrette ad abdicare al loro ruolo di madre perchè senza tutele e diritti e ostaggio di logiche del lavoro quelle sì maschili. Ben vengano le donne che lavorano ma combattiamo tutti perchè non debbano rinunciare ad essere anche madri con permessi, congedi, orari ridotti senza mortificazioni sul lavoro ma anche senza abbandonare i figli a sconosciuti (asili nido) o nonni, almeno fino a quando il figlio è piccolo e ha BISOGNO della madre (del padre avrà bisogno in altre occasioni e in altri modi). Quella di crescere i figli non è un ripiego è forse il ruolo più importante e delicato della società, rigurda la continuazione del genere umano e il suo futuro, non capisco come una donne non si senta fiera di questo. Per quanto rigurda i lavori domestici è un argomento che non mi interessa affatto è come discutere di Dio e disquisire sulle scomodità delle panche della chiesa. Io con mia moglie ci dividiamo qualsiasi compito in casa ma non è quello che fa o non fa la differenza.

    • Paolo1984 permalink
      1 giugno 2011 17:28

      Guido, appunto; tanti uomini e donne fanno lavori che non amano solo per il salario, se i soldi cadessero giù dal cielo sarebbe molto bello ma così non è quindi bisogna lavorare che vuoi fare?
      Detto questo, se una donna può e vuole smettere di lavorare per dedicarsi alla famiglia è libera di farlo e nessuno deve permettersi di giudicare (però in caso di separazione rischia di trovarsi a dover essere mantenuta dall’ex marito e non è una bella situazione), ma una donna che fa un figlio ha tutto il diritto di non rinunciare alla sua carriera quindi ben vengano tutte le misure che aiutano a conciliare lavoro e famiglia compresi gli asili nido che semmai in Italia sono pochi e troppo cari, io sono dell’idea che i congedi andrebbero estesi anche al lavoratore padre (in scandinavia i periodi di congedo dal lavoro sono molto lunghi e i due genitori se li possono gestire come vogliono compatibilmente con il loro lavoro e i bisogni della prole).
      Ti faccio notare guido, che Costanza Miriano è giornalista e non ha certo abbandonato la carriera quando è diventata madre. Dopodichè io credo che uomini e donne siano moralmente e intellettualmente pari nel bene come nel male, le diversità tra uomini e donne sono fisiche, anatomiche e biologiche, ma non intaccano la pari dignità morale e intellettuale.

      • guido permalink
        1 giugno 2011 18:19

        “Detto questo, se una donna può e vuole smettere di lavorare per dedicarsi alla famiglia è libera di farlo”
        ma perchè secondo te una donna o lavora o fa la mamma? sei tu fermo agli anni 50,
        ma perchè non dare la possibilità alle donne di essere donne che lavorano e COMPIUTAMENTE madri (non solo biologicamente)?
        ma secondo te non ci sono donne che vorrebbero scegliere di non lavorare e non se lo possono permettere (non se lo può più permettere praticamente nessuno), e lasciano tutti i giorni i figli con le lacrime agli occhi?
        ma no, pensiamo solo alle quote nei consigli di amministrazione….

        • Paolo1984 permalink
          1 giugno 2011 19:36

          Forse non mi sono spiegato, una madre se può e vuole lasciare il lavoro ha tutto il diritto di farlo, ma se non vuole o non può smettere di lavorare allora ha diritto ad usufruire di tutte le misure che aiutano a conciliare famiglia e lavoro come congedi e asili nido e i congedi dovrebbero prenderli pure i padri perchè se entrambi hanno voluto il pupo è giusto che entrambi se ne occupino in maniera paritaria per quanto è possibile (è ovvio che un uomo non può allattare al seno)
          Quanto alle madri che tutti i giorni lasciano i figli con le lacrime agli occhi, certamente esistono, ma io sono dell’idea che sia un distacco salutare per entrambi, il pupo prima viene in contatto con i coetanei (e la scuola materna permette anche questo) e meglio è piuttosto che starsene nella campana di vetro con papà e mammà..ma quello che dico non deve sembrare prescrittivo, sono pareri personali, ogni genitore educhi il figlio come vuole.

    • antigonexxx permalink*
      1 giugno 2011 17:38

      correggimi se sbaglio: dal tuo discorso risulta che l’identità femminile coincida con l’essere madri…anni di femminismo e siamo ancora a questo punto??? al punto di identificare donna e mamma? non ho parole…peraltro il tuo discorso non c’entra un granché con la difesa che fai della Mariano. Il punto, se non l’hai capito è la sua idea di sottomissione. Illuminaci sulla profondità di questa idea senza tergiversare su mamme & co.

      • guido permalink
        1 giugno 2011 18:11

        si chiama Miriano, o fai come Emilio Fede?

      • guido permalink
        1 giugno 2011 18:26

        se vuoi essere illuminata non devi far altro che leggere il libro, ma ho come il sospetto che tu non lo voglia sul serio…

        • antigonexxx permalink*
          1 giugno 2011 19:21

          No infatti, non mi interessa sapere come la pensa chi dice che la donna deve essere sottomessa, con tutte le spiegazioni e i chiarimenti del caso…sarebbe davvero tempo perso…

    • varvarapetrovna permalink*
      1 giugno 2011 17:52

      Caro Guido, ti ringrazio della tua risposta. Anche io penso che donne e uomini siano diversi in primo luogo fisiologicamente, come dici tu il compito di mettere al mondo i figli è stato assegnato dalla natura alla donna. Detto questo però non mi sento nè di andarne fiera nè di vergognarmene, lo prendo come un fatto.
      Penso che se una donna non sceglie di avere dei figli non sia meno donna di una che sceglie di averne e penso anche che il crescere un figlio anche piccolissimo possa essere un compito che un uomo/un padre può svolgere in maniera eccellente, con amore e dedizione.
      Per questo non sono d’accordo quando si dice che la naturale disposizione della donna, cioè quel compito che realizza completamente la donna come individuo è fare la mamma, perchè non è così. Si riduce (e uso questo termine consapevolmente) la donna solo a quel ruolo, che la natura le ha imposto. Perchè l’uomo può fare il papà e contemporaneamente può fare anche il banchiere, il giornalista l’operaio, l’astronauta, lo scrittore ecc ecc, e la donna che fa la mamma deve fare solo la mamma? E qui veniamo a due punti fondamentali a cui tu stesso accennavi: 1. aiuto alle donne che hanno figli sia che vogliano lavorare sia che non vogliano (di questo abbiamo parlato molto in questo blog ), 2. divisione del lavoro domestico a casa.
      Sono felice per tua moglie che tu faccia metà del lavoro domestico, ma lo sai anche tu che rappresenti l’eccezione. 🙂
      Questo per dire che c’è ancora molto lavoro a livello culturale che bisogna fare.
      E’ per questo che le cose che scrive la Miriano non mi piacciono. Appiattisce la donna e il suo valore al dato biologico sancendo senza ombra di dubbio che questo è il suo destino. Una donna può essere mamma, ma può essere anche altro, può essere quello che vuole.
      Per quanto riguarda il tema delle lotte di genere, non credo che si voglia appiattire l’identità femminile, non so nemmeno bene cos’è…e non credo che nemmeno che esista. Ci sono individui che sono nati e si sono trovati ad essere o uomini o donne e che devono essere liberi di scegliere cosa voler fare nella propria vita in maniera uguale ovvero con la certezza di avere le medesime possibilità. Per rendere possibile ciò, servono le lotte di genere e serve il femminismo.
      ti ringrazio ancora per i commenti 🙂

      • guido permalink
        1 giugno 2011 18:24

        grazie a te, continuo a non essere d’accordo quasi su nulla (ma mi capita spesso forse perchè tento di vedere le cose da una prospettiva un po’ inusuale) ma sono contento che tu sia una persona con la quale ci si può confrontare
        buonasera

  6. lucrezia permalink
    1 giugno 2011 18:08

    “…snaturando completamente ciò che la donna ha di unico rispetto all’uomo: dare la vita”

    E come la mettiamo con le donne che non vogliono essere madri?
    Sono donne di serie B? Non-donne?

  7. 2 giugno 2011 10:18

    Beh…secondo me la peculiarità della donna non è ‘dare la vita’, perchè senza spermatozoo niente vita; semmai è quella di fare il lavoro doloroso, per dirla in modo un po’ grezzo.

    Per il resto il dibattito sviluppato è interessante: vorrei aggiungere solo uno spunto in più.
    Ma in una società come quella odierna in cui tra i nuovi poveri c’è anche chi ha un lavoro, perchè spesso con un solo stipendio non si riesce ad andare avanti, non vi pare astratto già il presupposto di dire che la donna può scegliere se lavorare o stare a casa?
    E’ una scelta spesso obbligata di base quella di lavorare, a parte quelle che nascono già ricche e privilegiate o che si sposano con un privilegiato (le principesse), le quali poi nemmeno lavorano a casa perchè hanno la servitù che lo fa per loro.

    Ciò detto, io penso che nel 2011, potesse bastare un solo stipendio, non ci sarebbe nulla di male o strano che l’uomo faccia il casalingo e la donna lavori (cosa che peraltro già avviene).

    Un caro saluto a tutte/i.

  8. 3 giugno 2011 10:38

    Parlando poi di lavoratrici e non di principesse (di cui non mi interesso), io credo che anche le casalinghe dovrebbero ricevere un salario, o un parziale salario, dallo Stato (che, con quel che sperpera per i privilegi della sola classe politica potrebbe far tranquillamente questo ed altro).
    La nostra Costituzione stabilisce in fin dei conti che il lavoro ha sempre un’utilità sociale, e se una casalinga è utile alla sua famiglia, il fatto che un lavoratore possa andare in fabbrica o in ufficio in condizioni agevoli perchè ha la partner che gli migliora la qualità della vita col lavoro domestico dovrebbe essere socialmente riconosciuto.
    Ovvio, ciò vale anche a sessi invertiti.
    Si aprirebbe un problema di giustizia verso i single, questo è vero, tuttavia il principio della tassazione non è in base alla prestazione che si riceve direttamente (altrimenti sarebbe un rapporto privato) ma a quel che ne riceve la società (un single potrebbe poi non esserlo più, e allo stesso modo uno che magari non si ammalerà mai paga per chi passerà anni in ospedale, visto che la sorte non è un merito).
    A quel punto quello di lavorare in casa o all’esterno potrebbe essere una scelta per tutte e tutti i membri di una coppia.

  9. paola permalink
    4 giugno 2011 12:23

    Ah, Guido, tieni presente che oggidì si potrebbe teoricamente, ed è stato sperimentato praticamente, creare (non uso apposta il verbo “produrre”) un embrione umano con il corredo cromosomico di due gameti femminili (ovuli), il che fa vacillare una delle tue ultime asserzioni. Buona fine settimana.

  10. guido permalink
    5 giugno 2011 19:35

    W LA SCIENZA!!!!

  11. unaltradonna permalink
    6 giugno 2011 21:26

    quando vidi il titolo di questo libro in una recensione su una rivista pensai “è uno scherzo…”
    poi ho letto e ho capito che non era, e mi si è accapponata la pelle.

  12. Pino permalink
    24 giugno 2015 13:41

    Io credo che quello che ognuno di noi cerca (uomo o donna…e nient’altro) è la felicità! Cosa vi fa felici? A me la Miriano sembra felice e voi che la criticate mi sembrate incazzate! La cosa mi fa pensare…..

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