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Genealogia dell’apolitico

3 luglio 2011

Stiamo vivendo un momento di cambiamento profondo, che interessa la coscienza civile di molti cittadini. La gente si informa, ascolta chi parla di tematiche che vanno al di là della pura quotidianità, cominciano a pensarsi come membri di una società che ha un passato ed avrà un futuro, e per questo si mobilitano. Pensano addirittura la realtà in modo critico, propositivo. Una simile presa di coscienza ha sicuramente dei risvolti positivi, perchè il modo più efficiente per evitare le maglie stringenti in cui il tardo capitalismo contemporaneo ci vuole a tutti i costi inserire è proprio la presa d’atto che, al di là delle monadi create dal potere per poter esercitare un controllo più efficace e capillare, ci troviamo tutti a dover fare i conti con un enorme processo narcotico globale. Detto in altri termini, è notevole osservare come un numero sempre maggiore di persone comincino a capire la menzogna nascosta dietro alla voce rassicurante che, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, ripete costantemente la forumla del “va tutto bene”.  Ma vogliamo veramente indagare la genealogia di una simile presa d’atto della realtà? E siamo sicuri che si tratti di una “presa d’atto”?

Alla prima domanda possiamo rispondere, a mio parere, abbastanza facilmente. Nonostante certi toni trionfalistici infatili e vagamente inquietanti che si sono usati per descrivere questo evento, non ci vuole un genio per capire che il processo di cui parlo non è causato da una sorta di illuminazione divina che ha improvvisamente attraversato la società civile del 2011, ma è un processo naturale di reazione da parte di chi è sempre stato nutrito a sogni confezionati e a belle parole. Se il capitalismo si è da sempre autoalimentato e nascosto sotto la falsa bandiera del “tutti possono diventare ricchie famosi, basta volontà ed un pò di fortuna”, è stato d’altra parte sempre soggetto a crisi più o meno estese che, proprio a seconda della loro ampiezza, hanno obbligato sfere più o meno importanti della popolazione a fare i conti con la dura realtà dei fatti: pochi ce la fanno, e se hai la sventura di appartenere ad una di quelle categorie che vengono definite “sacrificabili”, il sogno con il quale sei stato nutrito si trasforma in un incubo di cambiali, sfratti e LIDL. Questo meccanismo porta automaticamente gli uomini alla mobilitazione e al manifestare il proprio dissenso, che come è sempre avvenuto si manifesta nelle piazze e nelle strade (se oggi la rivolta viagga sulla rete è solo una questione di mezzi, non di contenuti, come Chiara ha giustamente spiegato. Oggi si parla di “rivolta di internet”, ma a me sembra veramente ridicolo, è come parlare di “rivolta dei piccioni viaggiatori” o “rivolta delle lettere scritte a macchina”. Cari miei barbuti e strapagati editorialisti, forse alle vostre scuole di giornalismo non vi hanno mai spiegato che ogni rivolta è una rivolta per il pane e per i beni di consumo).

Ma come ho accennato prima, questo movimento della società è reazionario, non rivoluzionario. Ed è in questo campo che si trova la risposta alla seconda domanda che ho posto. La gente protesta non in nome di una società più giusta ed equa, o addirittura per un diverso sistema di gestione del potere, ma scende in piazza perchè vuole che sia ripristinato quel sogno con il quale è cresciuta, sulla quale si è alimentata. La gente vuole un nuovo boom economico, beni di consumo accessibili, belle case con affitti sostenibili. Io vedo una conferma di questo significato profondamente reazionario nel rifiuto della dicitura “di sinistra” da parte di movimenti e partiti che cavalcano il malcontento proveniente dalla crisi economica degli ultimi anni. Per questo non mi stupisce vedere Di Pietro che flirta con Berlusconi, gettando nel panico i suoi ingenui seguaci che avevano visto in lui una sorta di messìa della “critica non ideologica al potere”. Ora forse qualcuno capirà che o si sta da una parte o si sta dall’atra, e in politica queste due parti sono “destra e sinistra“. Forse Gaber si starà rivoltando nella tomba, e so bene che sotto queste due definizioni si può trovare una varietà di opinioni e idee così diverse da confondersi, ma se vogliamo creare qualcosa che sia veramente costruttivo dovremo metterci bene in testa che una “terza via” non esiste.

Il “buon capitalismo” degli aiuti statali e del socialismo progressista dura, e la crisi attuale lo dimostra, solo finchè c’è così tanta disposizione di risorse che il potere si può permettere di dare una mano ai “meno fortunati”. Però guarda caso, appena la cinghia si stringe, sono proprio le fasce meno protette della società ad essere gentilmente liquidate, e si arriva così all’azienda lombarda che licenzia le donne perchè così possono “fare le mamme”. Come dire che si mandano i soldati in guerra affinchè, morendo, liberino posti di lavoro. Se si vuole evitare che questo accada, si dovrebbe unificare il movimento di protesta sotto l’egida di un cambiamento che sia veramente rivoluzionario, nel senso di trasformazione di un ordinamento in un nuovo ordinamento, più libero e più umano. Ma questo viene impedito dal processo di sterilizzazione politica che da sempre è in atto nei confronti della popolazione, ed alimentato dai nostri bravi politologi che, peccando infantilmente di romanticismo, si commuovono di fronte a gente che scende in piazza perchè danno per scontato che sotto le bandiere arancioni, viola, arcobaleno che si vedono sventolare, ci sia in realtà una bandiera rossa.

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20 commenti leave one →
  1. Ilaria Durigon permalink*
    4 luglio 2011 11:24

    Utilizzando una terminologia obsoleta direi: non si tratta di una lotta contro la borghesia, ma una lotta per diventarne parte.

    • giovannino118 permalink*
      4 luglio 2011 16:44

      una terminologia obsoleta ma squisitamente attuale.

  2. arkadijkirsanov permalink
    4 luglio 2011 16:19

    Oltre alla loro miopia in questo caso particolare, le analisi politologiche mi provocano sempre una sensazione molto fastidiosa, non so quanto sensata: la sensazione che, con la scusa dell’analisi oggettiva, sfugga sempre una comprensione vera (o almeno un’interpretazione plausibile), intendo una comprensione che porti a un giudizio sulla questione. Appiattendosi sui fatti, illudendosi che osservare equivalga a comprendere, risulta, mi pare, un’accettazzione più o meno inerte di quello che accade, e/o giudizi buttati lì un po’ così, a simpatia. La sobrietà dell’analisi porta all’intorpidimento della capacità di giudizio, e a cosa serve la verità (la verità dei fatti, dico) se non solo non porta a un giudizio, ma addirittura lo vanifica? Potremmo dire di tanti “osservatori”, analisti, giornalisti, opinionisti, quello che Nietzsche diceva degli storici (del resto capita che costoro siano anche degli storici, e comunque sono sempre, per così dire, degli “storici dell’oggi”):

    “Pochi servono la verità, in verità, poichè solo pochi hanno la pura volontà di essere giusti, e anche di questi, pochissimi hanno poi la forza per poter essere giusti. […] Ma assai più numerosi sono quelli che giungono solo alla tolleranza, al riconoscimento di ciò che ormai non si può negare, a un aggiustamento e a un moderato e benevolo abbellimento. Ma solo la forza superiore può giudicare; la debolezza deve tollerare”.

  3. giovannino118 permalink*
    4 luglio 2011 16:43

    “il riconoscimento di ciò che ormai non si può più negare”. Questo è il punto. Come Nietzsche afferma in questa splendida citazione, ci vuole coraggio per negare e mettere in questione, per esercitare attivamente il ruolo di critici della società. La critica va bene ed è uniformemente accettata finchè si tratta di una moralistica lezione di “buona politica” nei confronti di questo o quello statista, ma guai a sfoderare un pò di coraggio nelle opinioni. I nostri editorialisti mi ricordano i cortigiani di un impero akllo sfacelo, che si affannano ad imporporare l’improbabile sovrano di turno che disporrà, a suo piacimento, della loro sorte.

  4. alessiox permalink
    5 luglio 2011 09:24

    mi dispiace ma siete cadaveri , e il comunismo è morto col crollo del muro di berlino nel 1989.

  5. Valentina Ricci permalink
    5 luglio 2011 13:40

    Dunque?

    • Omofiliaco permalink
      6 luglio 2011 11:32

      Già…Dunque?
      A parte il fatto che se il comunismo è morto non lo sono necessariamente le idee di Marx, ma non solo sue, “nel senso di trasformazione di un ordinamento in un nuovo ordinamento, più libero e più umano”, tenuto conto di come ragionano i vivi, ben vengano i cadaveri. Sembrano, infatti, ragionare in modo assi più stimolante. Fra l’altro, è curioso come si ricordi sempre la caduta del muro come atto di morte del comunismo ma non si pensi mai che possa essere un termine ad quem per una deriva patologica e antiegualitaria del capitalismo – fermo restando il più che ragionevole dubbio che fra le componenti del capitalismo sia mai stata presente una spinta egualitaria – figlia dell’errata convinzione che la caduta del muro abbia rappresentato inequivocabilmente la vittoria di un modello sull’altro, ovvero che il collasso dell’Unione Sovietica rechi seco necessariamente la conferma del capitalismo come “buono e giusto”. Finalmente, se il comunismo si è configurato come una dittatura ad ampio raggio, o meglio strutturale, il capitalismo ha da sempre mostrato i connotati di una oligarchia dell’aristocrazia del denaro, ergo necessariamente ingiusta, quando non anche criminale; tacendo la circostanza, piuttosto evidente di questi tempi, che come modello economico prima ancora che sociologico o antropologico è drammaticamente in crisi da molto molto tempo. E allora, Alessiox, versata una distratta lacrima sul comunismo schiacciato dalle macerie del muro, vogliamo davvero estenuarci nell’elogio di un modello economico che, palesemente, non funziona più? O, parafrasando Giovannino, vogliamo veramente tornare indietro invece di cercare di andare avanti? Sotto le macerie del muro è sepolta anche l’idea di progresso, l’idea che si possa comunque sempre tentare di operare per il meglio? E’ comunismo anche questo?

      • Omofiliaco permalink
        6 luglio 2011 11:35

        Bah, i ricordi di latino si annebbiano. Naturlamente il temine è ab quo, non ad quem.

      • alessiox permalink
        6 luglio 2011 12:00

        forse non hai mai sentito parlare di un signore chiamato franklin delano roosevelt l’ uomo che salvò il capitalismo, e poi il comunismo dove è stato applicato a solo portato a dittature ,eravate contenti che gli americani se ne andasserò dal vietnam, ma non penso che nessuno di voi voglia vivere li, oppure ci sarebbe il laos , la corea del nord chissa perche voi parlate solo di cuba e venezuela piccolo dettaglio cuba a da poco apperto alla proprieta privata e alla liberta d’ impresa senza considerare le nazioni finto comuniste come la cina,poi il capitalismo è l unico sistema dove il nipote di pastore kenyota o un attore di film di serie b può diventare presidente degli USA, il comunismo dice solo che dobbiamo essere tutti poveri operai che se la prendono in quel posto, non riconosce che se qualcuno ottiene degli importanti meriti quadagni di più, esempio se un medico riesce a sconfiggere una pericolosa malattia trovo normale che li venga aumentato lo stipendio,e poi la propieta privata è un principio sacrosanta ,se uno si vuole comprare un appartamento o una macchina perche non lo potrebbe fare, e nel comunismo non esiste il dissenso o la pensi come il regime oppure farai una brutta fine.

        • missgvanderrohe permalink
          6 luglio 2011 12:55

          Alessio, credo che la visione che hai del comunismo marxista sia un po’ semplicistica. Ad ogni modo, trovo che le obiezioni che fece Marx al capitalismo siano tutt’ora attuali, anche se più o meno condivisibili. Il capitalismo così come le idee nate dalle ceneri di quel comunismo, che dicono essere morto con la caduta del muro, si sono evoluti.
          Oltretutto, in ogni regime si prevede l’adeguamento di chi è governato alla linea del governo/governante.
          In un blog in cui si criticano costantemente le politiche di regime e la censura, vedere questo tuo commento mi ha fatto pensare a quanto spesso si generalizzi rispetto a delle idee che derivano direttamente dal comunismo marxista che vengono regolarmente marchiate come idee in disuso, fuori moda. E’ un modo facile di liquidare un’idea senza parlare dei contenuti.
          Insomma posso capire le critiche che si possono fare alle idee di ciascuno di noi quando ci ritroviamo in questo spazio, ma credo che in questo blog non ci sia regime o censura di idee e nemmeno di grossolani errori di italiano.

        • Omofiliaco permalink
          6 luglio 2011 14:57

          Mmm…sì, di F.D. Roosevelt ho sentito parlare; non mi pare, invece, di aver fatto riferimento a guerre in Vietnam, o al Laos, a Cuba, al Venezuela e a tutto quanto hai scritto. Per quanto riguarda la definizione della Cina come “paese finto comunista”, beh è simpatica ma poco calzante. Inoltre, guarda un po’, io sono un entusiasta sostenitore della libera iniziativa, della proprietà privata – pur essendo fermamente convinto che alcuni beni primari e alcune infrastrutture dovrebbero essere di proprietà dello stato e cioè, in definitiva, dei cittadini (guarda un po’: la pensava così anche Charles De Gaulle, che spero tu non voglia annoverare nella sempre più ricca schiera dei comunisti) – e anche, lo troverai sorprendente, della retribuzione in base al merito – nei limiti dell’etica, però; altrimenti diventa un abuso anche quello. Incidentalmente ti faccio notare che sì, gli USA sono il paese nel quale un Barack Obama è diventato presidente; ma sono anche il paese in cui la sua riforma della sanità è stata definita socialista – chissà mai in base a quali criteri – ed è stata pesantemente ridimensionata dal Congresso. E, nota bene, non si trattava di impedire ai medici di arricchirsi esercitando la propria professione; si trattava di garantire a tutti i cittadini statunitensi un livello minimo di assistenza sanitaria garantito dalla stato. Tanto per fare un esempio: il nostro sistema sanitario, per quanto perfettibile come ogni cosa, garantisce a qualsiasi cittadino le cure che le sue condizioni di salute rendono necessarie. Negli Stati Uniti questo non accade. Ora, posso essere d’accordo con te che non si debba costringere le persone a essere uguali difronte alle possibilità di lavoro, carriera e realizzazione personale (ciò però non deve concretizzarsi in discriminazione, quanto piuttosto in un “a parità di possibilità possono seguire risultati diversi”) ma mi concederai il lusso di desiderare che lo siano almeno difronte alla malattia? O è comunismo anche questo? Poi tu dici che il capitalismo funziona in tutto l’occidente a parte l’anomalia italiana: ne sei sicuro? E poi, quand’anche fosse, è l’anomalia italiana che pesa sulla nostra pelle e sul nostro futuro e quindi è di quella che dobbiamo occuparci. E ancora: la chiamata alle armi, se vogliamo definirla così, di Giovannino mi sembra da intendersi principalmente come una scossa al modo di pensare. Non credo che ci voglia suggerire di rifondare le BR e andare a gambizzare Minzolini o Fede. Forse tu non ci crederai, ma un pensiero forte e condiviso può veramente fare la differenza nella coscienza civile di un paese. Un simpatico signore che risponde al nome di Etienne De la Boétie, vissuto se non erro nel cinquecento, ha scritto un libello che si intitola, molto significativamente, “Discorso sulla servitù volontaria”. Fra le varie illuminanti idee che offre al lettore, una è particolarmente interessante per noi italiani di oggi e risponde alla domanda “Come ci liberiamo di un tiranno?”: “Questo tiranno non è necessario combatterlo, né abbatterlo. Si dissolve da sé, purché il paese non accetti di essergli asservito. Non si tratta di togliergli qualcosa, ma di non dargli nulla”. Ora, forse ho preso un abbaglio, ma mi ostino a credere che la rivoluzione proposta da Giovannino sia principalmente una rivoluzione di pensiero: riscopriamo la forza che la nostra capacità di pensare può darci e togliamo al nostro personale tiranno – san Silvio martire della magistratura – il potere che, innegabilmente, esercita su un paese in buona parte consenziente. E’ comunismo questo? O è solo pensare che è tempo di creare un’alternativa di pensiero forte alla totale assenza di pensiero che Silvio rappresenta – aiutato con zelo degno di miglior causa dalla stessa opposizione, intendiamoci: distribuiamo le colpe con equità -? Se per te questo atteggiamento mentale è comunismo, allora concordo con Missgvanderrohe: devi seriamente rivedere la tua definizione di comunismo, perché allo stato attuale è un po’ un concetto omnibus: ci sta dentro tutto, anche l’invito della Chiesa ad assistere e soccorrere i poveri.

  6. alessiox permalink
    6 luglio 2011 13:32

    missgvanderrohe sto solo dicendo che l’ applicazione del comunismo ha solo prodotto effetti deleteri e che la disintregrazione dell’ URSS è stata causata non tanto da presidente Gorbaciov ma dal sistema comunista stesso,riguardo alla censura io mi riferivo ai regimi mica ai blog,senza considerare essendo che dovremmo essere in un blog femminista che nazioni con un buon posto nella classifica gender gap sono tutte nazioni capitaliste occidentali, senza considerare il nostro paese per colpa di b,le altre nazioni occidentali sono nazioni dove è garantita la liberta di stampa e di espressione, e parliamo di persone ellette democraticamente , quindi la vostra idea di “rivoluzione” violenta a senso in posti guidati dalla dittatura ma non in occidente,perche sarebbe eversione e sarebbe paragonabile ad un colpodi stato o alla marcia su roma dei fasci nel 1922.

    • missgvanderrohe permalink
      6 luglio 2011 14:07

      Non riesco a capire di cosa parli quando dici ‘la nostra idea di rivoluzione’. Davvero, non è la mia idea quella che descrivi e tanto più non capisco di quale ‘noi’ stai parlando.
      Vorrei capirlo.
      Come Giovannino ha detto poi:
      “(…) Cari miei barbuti e strapagati editorialisti, forse alle vostre scuole di giornalismo non vi hanno mai spiegato che ogni rivolta è una rivolta per il pane e per i beni di consumo).
      Ma come ho accennato prima, questo movimento della società è reazionario, non rivoluzionario.”
      Io concordo con lui e credo che tu stia dicendo la stessa cosa o sbaglio?
      Poi “riguardo alla censura io mi riferivo ai regimi mica ai blog”.
      Siamo d’accordo, chiarisco il mio pensiero: dalle persone che scrivono sul blog e che stanno commentando questo articolo, che si scagliano contro censure e regimi, non puoi aspettarti che approvino un’ideologia puramente totalitarista (persone che tu stesso hai definito cadaveri quindi immagino comunisti, mi dirai tu se ho interpretato male ‘mi dispiace ma siete cadaveri , e il comunismo è morto col crollo del muro di berlino nel 1989’).
      Dare dei cadaveri mi pareva del tutto fuori luogo, tutto qua.

  7. alessiox permalink
    6 luglio 2011 14:20

    missgvanderrohe volete fare fuori il comunismo e le rivoluzioni che prendete come base sono quella dell’ ottobre 1917 in russia e quella del 1959 a Cuba, ma non si può mica paragonare governi democraticamente eletti con delle elezioni Sarkò,Merkel,Cameron con lo zar o con Battista
    “Dare dei cadaveri mi pareva del tutto fuori luogo, tutto qua.”
    ti sembra reallizabile eliminare la propieta privata e la liberta d’ impresa , un conto e agire contro il mondo finanziario nazionalizando le banche, un altro e pensare di poter ricreare un paese comunista, perche per fare tale cosa ci vorebbe un potere assoluto, e tornando a parlare del venezuela penso che un autore
    che leggete molto Noam Chomsky a scritto un lettera in cui critica pesantemente il presidente Hugo Chavez.

  8. alessiox permalink
    6 luglio 2011 17:04

    Omofiliaco non confondo il comunismo con la solidarieta , poi è normale che ci siano cose dei pirvati e cose che sono dello stato (ferrovie,dighe,autostrade,monumenti,teatri,impianti energetici ecc….), poi se sei comunista come fai ad essere un sostenitore della libera impresa e della propieta privata? la vostra idee non è di essere tipo tutti con una sola macchina di un solo tipo tutto un popolo in case tutte uguali e griggie in palazzi tutti uguali, riguardo la riforma sanitaria è un primo passo non l’ ultimo ,riguardo al capitalismo alcune nazioni europe si sono riprese dalla crisi,e poi quando citi le br io piuttosto pensavo a Marchionne,Marcegaglia,Montezemolo,Draghi ecc…., riguardo ad un tiranno come diceva George Washinton dopo la pubblicazione della costituzione degli Stati uniti d’ america,se un governante non rispetta questa carte il popolo è autorizzato ad usare la violenza per i propi diritti e decidere la forma di governo che essi preferiscono,e su mister B io non sono affatto suo simpattizante se no non leggerei il fatto quotidiano , mi vedrei l’ infedele,annozero e ballaro.

    • Omofiliaco permalink
      6 luglio 2011 17:50

      Il fatto che io sia comunista lo hai deciso tu in assoluta autonomia. La mia idea non ha niente a che fare col grigiore architettonico o con le automobili mono marca, né tantomeno con l’abolizione della proprietà privata o con l’impedimento a norma di legge della libera impresa. Le ferrovie, le autostrade, gli impianti energetici, la telefonia, i teatri in Italia non sono più appannaggio unico dello stato da diversi anni. La riforma sanitaria è un primo passo non l’ultimo? Non capisco cosa intendi dire. Io intendevo dire che l’esasperato capitalismo statunitense ha sostanzialmente impedito la realizzazione di una riforma che garantisse uguale status di malato a ogni cittadino e questo solo per tutelare alcuni centri di potere economico come le assicurazioni, tanto per fare un esempio.
      Poi che posso dire? Mi arrendo alla tua capacità di leggere nell’intervento di Giovannino sottotesti che riguardano Cuba, Chavez, gli USA, Chomsky, Washington, lo zar, Batista e Castro e quant’altro. Io, pensa un po’ quanto sono ingenuo, pensavo che intendesse riflettere su un probelma specifico dell’Italia e cioè sulla difficoltà di uscire da una dinamica politica deteriore che non aiuterà di certo il paese a risollevarsi dalla crisi, che è economica ma non solo. Evidentemente sono un lettore più superficiale di quanto pensassi. Bravo tu; e complimenti per le tue visioni televisive: io i talk show di carattere politico non riesco a vederli, mi nauseano.
      A te l’onore delle armi. Io mi ritiro in buon ordine.

  9. alessiox permalink
    6 luglio 2011 18:39

    Omofiliaco mi avete quiesto di fare un analisi approfondita del comunismo , e di come è stato applicato punto.

  10. giovannino118 permalink*
    6 luglio 2011 19:14

    Mi sono tenuto finora nell’ombra per ammirare lo svolgersi di questa virtuosa discussione, che mi ha lasciato proprio soddisfatto. Faccio i miei complimenti ai partecipanti: nonostante la diversità di opinione, siamo riusciti a mantenere un livello di civiltà invidiabile. Non sto qui a riscrivere il mio post perchè sarebbe sconveniente, mi limito dunque ad alcune osservazioni. Caro alessio, se hai interpretato il mio post come un richiamo alla rivoluzione, precisamente in nome delle rivoluzioni del 17 e del 59, permettimi di dirti che ti sbagli di grosso. Lungi da me urlare fanfaronate a proposito di una rivoluzione che, se attuata adesso, sarebbe una cura ben peggiore del male, credimi: se sai perchè Adorno definì in senso spregiativo “azionisti” i sesantottini, capisci cosa intendo. Detto in due parole. prima di urlare “rivoluzione!” bisogna capire che cosa si sta criticando, in nome di quali principi (non ideologie) va mossa la suddetta critica, e quale sarebbe il tipo di ordine verso il quale questo movimento rivoluzionario dovrebbe essere diretto. Nel mio post ho cercato di spiegare come questo apparente “movimento rivoluzionario” delle piazze di cui sento parlare in ogni mezzo di comunicazione di massa mi sembri in realtà tutt’altro, il suo opposto, ovvero un movimento reazionario. Se c’è una rivoluzione che auspico, è quella di pensiero, come giustamente dice Omofiliaco. La critica alla società è volta a rivelare il suo lato negativo, a mostrare come sotto la maschera felice della democrazia si celi il volto del dominio. Ma lungi da me auspicare il “ritorno” di un regime “comunista” (diciamo di “socialismo reale”, per favore!)…avrebbe la stessa valenza storica di auspicare un ritorno al feudalesimo. No caro alessio, la storia va sempre avanti e mai indietro, e per me che vivo a berlino rimpiangere la DDR sarebbe veramente come rimpiangere il Kaiser. Ma auspicare che le coscienze degli uomini si sveglino dal docile sonno che il capitalismo impone, e che possano capire qual’è il vero significato che il sistema che si trovano di fronte, non coincide in alcun modo con la fiducia pseudo-religiosa nell’accadere di una rivoluzione, ma significa sperare che gli uomini cessino di essere cadaveri ambulanti e tornino ad essere uomini.

  11. missgvanderrohe permalink
    6 luglio 2011 22:51

    “Il fatto che io sia comunista lo hai deciso tu in assoluta autonomia” (Omofiliaco), proprio a questo volevo arrivare. Mi sembra che nessuno qui si sia dichiarato comunista. E forse è per questo che tanto mi sono intestardita nel cercare di capire che cosa volesse dire quel ‘noi’.
    Mi pare che ognuno abbia cercato di parlare della questione e si, magari di esporre un’idea, ma sempre in modo critico ed indipendente. Se posso pensare di essere d’accordo con alcuni principi legati all’ideologia comunista questo non vuol dire che io automaticamente sia comunista (pare quasi infantile doverlo dire). Come dice Giovannino, ‘la storia va sempre avanti’.
    Quindi Alessiox, non sono mi troverai a difendere strenuamente l’abolizione della proprietà privata o della libertà d’impresa.
    Trovo invece che l’industria prima e ora ancor di più la finanza abbiano fatto soccombere la politica dei singoli paesi che hanno dovuto piegarsi a logiche di mercato.
    Industria e finanza che ragionano solo secondo il principio del reddito, fanno i loro porci comodi non curandosi di essere responsabili verso la società civile, soggiogandola costantemente alle loro prerogative.
    Il commento di Giovannino ha riassunto magistralmente quello che penso di questa questione. Concordo appieno con voi, Giovannino ed Omofiliaco, quando auspicate una rivoluzione si, ma del pensiero.
    In più non posso che concordare l’efficace affermazione di Ilaria, all’inizio della discussione, che scrive: “non si tratta di una lotta contro la borghesia, ma una lotta per diventarne parte”.
    Grazie per l’interessante spunto, Giovannino.
    Grazie a chi è intervenuto per la discussione.

  12. alessiox permalink
    7 luglio 2011 08:44

    giovannino118 , ma ok se parliamo di risvegliare le coscienze ma se si vuole cambiare l’ attuale sistema economico, bisogna pensare come e con cosa, ora la politica discende tra tre via , capitalismo,comunismo e fascismo tutto si è generato da queste tre correnti, e quindi per semplificare possiamo parlare di estrema destra,centro destra,centristi,centro sinistra e estrema sinistra, tornando al discorso del sistema economico un conto è modificare il capitalismo un altro e pensare di farlo fuori, come dire modificare le istituzioni e diverso dall’ anarchia.

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