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Il silenzio sulle donne

12 luglio 2011

Lo scorso weekend si è svolta a Siena una due giorni di incontri organizzata da Se non ora quando?

Il tutto si è svolto secondo le previsioni. Massiccia presenza di giornalisti, invocazioni di contenuto politico senza presentare nemmeno una proposta concreta, figura barbina dei partiti. Del Pd, che come sempre si rivela imbarazzante (la Bindi sarebbe stata fischiata) e di Fli che ha mandato la Buongiorno a lisciarsi future elettrici di destra.

Pubblichiamo di seguito un bel post diFemminismo a Sud in cui sono raccolti i pareri e le opinioni di diverse amiche blogger sulla due giorni.

Siena, le donne e la puzza del rosa (altri interventi in rete)

Mentre noi ragionavamo su Siena, le donne e la puzza del rosa, altre donne, sorelle, in rete commentavano con analisi, domande (alle quali non viene data risposta) e descrizioni che vogliamo qui sintetizzare e condividere. Loredana Lipperini in un commento a margine di un suo post diceva “questi sono argomenti, correttamente, postati dopo l’incontro di Siena, per non comprometterne in alcun modo la riuscita.” Perchè prima o poi bisognerà pur discuterne.

E tentiamo di discuterne a partire da Lorella Zanardo che in un dialogo con Marina Terragni, sul suo blog(dove trovate i commenti e la discussione per intero), scrive:

(…) Siena ha goduto di una visibilità imbarazzante, 2000 persone in piazza e decine di inviate di tg e giornali. Penso alle donne che si fanno in dieci per organizzare convegni spesso interessantissimi a cui i giornalisti non vanno. Ecco Siena per me è il conformismo delle giornaliste, e mi rifersico alle tante che hanno detto: oh, guarda cosa fanno le donne! ignorando tutto cio che accade in Italia negli ultimi anni. E’ mio compito dare voce a quelle ragazze che hanno fatto moltissimo perchè le campagne pubblicitarie lesive della nostra dignità fossero ritirate, e sono state ritirate, e non hanno avuto un trafiletto da repubblica e dal corriere. Che vergogna! Non pensi che noi cinquantenni dobbiamo qualcosa a qs ragazze?
E l’invito ad inviare i soldi scusa, proprio no. Mi pare che le organizzatrici siano ben fornite. In giro ci sono ragazze che guadagnano 800 euro al mese e duecento li mettono in progetti per le donne.

e ancora:

A Siena io e tutte le donne che operano per l’innalzamento del livello di consapevolezza in rete, non siamo state invitate. (…) nessuna difficoltà organizzativa ma una precisa scelta. (…) Parlo per le decine di giovani donne che da anni lavorano online per l’innalzamento del livello di consapevolezza delle donne e che non hanno mai goduto dell’attenzione della stampa.
STAMPA ITALIANA che spesso è conformista e conservatrice e che a mio avviso rappresenta il cancro di questa società, e che ha le stesse se non maggiori responsabilità del partito al governo. La quantità di giornaliste a Siena per raccontare di 2000 persone non di 10 milioni, è stata disgustosa. Mi vergogno per qs donne giornaliste che mai, dico mai, hanno raccontato di quanto avviene nelle scuole, che è SCONVOLGENTE. (…) non si abbatte la casa del padrone con gli strumenti del padrone

e poi:

Se non ora quando ha deciso di non invitare NESSUNA donna che ha contibuito a innalzare il livello di consapevolezza delle donne. E’ un loro diritto, lo accettiamo. (…)
network SIGNIFICA FARE RETE. 
LA RETE E’ GENEROSA CON CHI GENEROSAMENTE DA. Noi abbiamo dato gratis un video alla rete e la rete ci ha restituito 4 milioni di visitatori. (…)
Io ho piu visibilità in qs momento di unaltrogeneredicomunicazione e quindi, apprezzando il lavoro d iunaltrogeneredicomunicazione, lo pubblicizzo in tv, sul blog.
Si chiama FARE RETE.

SNOQ ha scelto di non fare rete. E’ una scelta. (…) NON SI SMANTELLA LA CASA DEL PADRONE CON GLI ATTREZZI DEL PADRONE.
(…) Non è tempo di politically correct. (…).

Sullo stesso blog e partecipando alla stessa discussione Loredana Lipperini dice:

Quel che mi sento di dire, e l’ho detto stamattina, è che rivendicazioni sociali e attenzione culturale devono andare di pari passo. E i titoli sulla città “rosa” (ROSA, ancora!) a me non hanno fatto piacere, per esempio. I media sono conformisti: sottoscrivo Lorella. Allora, bisogna chiederci come sfuggire all’abbraccio – temo letale – di media che vogliono piegare il movimento alla loro idea di movimento, palloncini rosa inclusi (e scusate se insisto su questo: ma dopo quattro anni passati a mettere in guardia dal vecchio simbolismo, ricaderci con tutte le scarpe mi sembra pericoloso). Bisogna continuare sulle strade che in questi anni abbiamo percorso: e senza le quali non ci sarebbe stato il movimento stesso. La consapevolezza. Attraverso la rete, attraverso gli incontri, attraverso il lavoro di “scavalcamontagne” che Lorella (e la sottoscritta, e altre) hanno fatto con pazienza, fatica e gratuità. Per me, la piazza va usata con un obiettivo specifico e forte: la prossima volta, chiunque sia a organizzare la presenza delle donne in qualsivoglia luogo, quell’obiettivo deve esserci. E non deve essere a favore di telecamera o di taccuino. Questo, almeno, è il rischio che avverto, ma non da ora.

Giorgia Vezzoli, su Vita da Streghe, tra le altre cose, scrive (il neretto è nostro):

Il 13 febbraio ero in prima linea. Sono scesa in piazza a Milano, ho sponsorizzato la manifestazione prima e pubblicato un ampio reportage dopo.
Non sapevo da dove fossero arrivati i soldi per organizzare una simile manifestazione nazionale (magari li avessimo avuti noi, pensavo, probabilmente ci saremmo mosse molto prima) ma ero contenta che qualcuno finalmente ce li avessi messi. Non avevo neppure capito bene chi ci fosse dietro a questa organizzazione: sicuramente qualcuno legato a La Repubblica (o che aveva una certa influenza su diversi mezzi di informazione), immaginavo, dal momento che la testata, a differenza delle iniziative di noi blogger e altre associazioni, si era addirittura fatta supporter mediatico della cosa. 
A quel tempo avevo deciso di mettere in secondo piano le mie perplessità. 
(…) Ho atteso di capire in che modo l’organizzazione di SNOQ si sarebbe mossa nei nostri confronti, come in quelli di chi era impegnata/o in battaglie a favore delle donne da ben più tempo di noi. Quello che mi sarebbe piaciuto era che, forti delle risorse e della visibilità a loro disposizione, SNOQ mettesse a disposizione questa sua “potenza” a chi risorse e visibilità invece non le aveva mai avute fino a quel momento.
Mi misi in gioco. Avevo già scritto a SNOQ per far sapere di IO NON CI STO agli stereotipi e per l’8 marzo scrissi di nuovo per informarle dell’Operazione Poetry Attack e proporla come una delle possibili iniziative da fare insieme. SNOQ per l’8 marzo invece non organizzò nullama lanciò l’invito alle donne di esporre un fiocco rosa come segno distintivo della protesta. Io, che da due anni mi battevo contro gli stereotipi di genere, tremai alla scelta del colore rosa come rappresentativo delle nostre rivendicazioni e iniziai a dubitare sul livello di consapevolezza in merito a certe tematiche, tuttavia sponsorizzai ugualmente l’iniziativa insieme a diverse altre della Rete.
Poi arrivò l’annuncio dell’incontro di Siena. Una due giorni in una città lontana, che avrebbe comportato un onere economico e lavorativo non indifferente per me. Mi ponevo dei dubbi:come verranno coinvolte le persone che non potranno partecipare? A parte lo streaming e i soliti commenti al blog o alla pagina fb, infatti, non vedevo altri modi sostanziali di coinvolgimento.
Non del movimento ero perplessa, ma delle modalità con le quali stava nascendo. Non della mancanza di visibilità personale mi dispiaceva (mica si può invitare tutt* e poi noi blogger siamo abituate a lavorare nell’ombra e non è certo per il nostro tornaconto che facciamo attivismo), quanto piuttosto della mancanza di coinvolgimento della “base” di questo movimento. (…)
L’ultima cosa di cui questo neonato movimento spontaneo di donne (e di uomini) in Rete, cui anche ma non solo il documentario di Lorella aveva contribuito, aveva bisogno era qualcuno che ci mettesse sopra il proprio cappello, forte di una visibilità che alla rete era stata fino a quel momento pressoché sconosciuta.
(…)
Scrissi di nuovo al comitato SNOQ chiedendo come funzionasse il loro movimentochi prendesse le decisioni e che tipo di dinamiche democratiche avessero pensato di instaurare per accogliere i contributi altrui e prendere le decisioni collettivamente, ma su questo punto non ottenni una risposta per me soddisfacente, se non che la cosa sarebbe stata argomento di discussione all’incontro di Siena. Spero che così sia successo.
Abituata alla filosofia collaborazionista del Web, credo che le rivoluzioni si facciano nei modi, oltre che nei contenuti: tanto piu democraticamente avverrà il cambiamento, tanto più esso sarà reale e duraturo.
Per questo motivo, credo che un movimento che non sappia coinvolgere democraticamenteattrarre e valorizzare le persone e le cose buone fatte fino ad ora non abbia futuro. E siccome in questo futuro ci siamo dentro tutte, la cosa mi riguarda.
(…)
A ottobre, Femminismo a Sud organizzerà un Feminist Blog Camp. Sapete cosa ha fatto come prima cosa? Ha aperto una mailing list per discuterne insieme, creando già una base – nel limite del possibile – allargata. Ecco, questo per me significa agire in una filosofia di Rete, dove non si è “protagonista del cambiamento donando anche solo un euro” ma partecipando attivamente attraverso il proprio personale apporto. (…)

Francesca Sanzo, scrive, tra le altre cose, su Donne Pensanti:

“(…) Da tempo si rifletteva con tutti loro (blogger e militanti online ndb) e altri sull’esigenza di trovare un collettore, una manifestazione corale, un modo per fare “massa critica” e diventare davvero rappresentativi. Poi è arrivata la Comencini, il sito sul suo spettacolo Libere Di Nuovo e successivamente il movimento Se non ora quando che il 13 febbraio ha convogliato il lavoro e il sentimento collettivo di disagio maturato in questi anni e lo ha portato in piazza grazie ai mezzi mediatici di cui dispone un gruppo che ha visibilità maggiore di quanto non possono avere i vari movimenti e associazioni “zittite” dall’anonimato. Quest’inverno, pur con tutte le perplessità, ero molto felice (…) Ora però – dopo questa due giorni senese – a cui ho scelto di non partecipare, le perplessità sono tantissime.

Perché il Movimento della Rete non è stato coinvolto nel processo decisionale e di obiettivi che ha portato a Siena? Perché si ignorano tutte quelle donne che fanno da tanto tempo ma non hanno la possibilità di dare rilievo alle proprie iniziative perché sono sostanzialmente ignorate dai Media? In che modo SNOQ si vuole fare portatore delle tematiche collettive? Perché scegliere una città difficile (cito un’amica che ho sentito recentemente e ha fatto un’analisi logistica davvero efficace) come Sienadove una camera d’albergo costa ben oltre quello che si possono permettere le donne precarie italiane? (E ovviamente non penso alla Bellucci e Pandolfi che fanno le precarie nello spot di Se non ora quando ma alle precarie VERE, le tantissime che forse avrebbero potuto esprimere in maniera più vera ed efficace lo stato dell’arte italiano). Mi piacerebbe che il movimento Se non ora quando scendesse dal suo predellino e si calasse nella realtà reale delle donne e valorizzasse DAVVERO ciò che si sta facendo e sta succedendo. E non mi riferisco alla nostra associazione che esiste da ben poco, ma ai tanti che tanti anni stanno facendo e di cui i giornali, in questi giorni non hanno parlato. Il movimento delle donne italiane non è nato con uno spettacolo teatrale della Comencini, come qualche quotidiano ha scritto recentemente, il movimento delle donne è nato con le tante che si sono stancate di essere rappresentate in maniera granitica, con le riunioni nelle case, con le mailing list, con i post infuocati, con i video dirompenti, con i viaggi (AUTOFINANZIATI) in giro per l’Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi.

E se leggo un’altra volta la parola “rivoluzione” associata a “rosa” mi viene il vomito.

Noi tutti continueremo a fare nel silenzio, quanti volessero partecipare attivamente possono usare i canali che sempre proponiamo (nel caso specifico di DP per esempio c’è una community) o iscriversi alla mailing list di Femminismo a Sud per partecipare al FEM CAMP e elaborare strategie comuni, condivise ma rispettose delle diversità.

Da una nota di una sorella su facebook:

Quando la piazza reale si riempie, oggi nel 2011, non accade per caso, accade grazie alla rete. Quando gli Old Media ignorano, i New Media li scavalcano con la potenza che viene dal basso. (…) Quando famosi blog di donne portavano avanti campagne di sensibilizzazione contro l’uso strumentale del corpo delle donne e contro il sistema totale che zittisce e annulla le donne ad ogni livello, il movimento Se Non Ora Quando non esisteva. Quando centinaia di donne nella rete diffondevano pensieri e azioni in un rimbalzo continuo di condivisioni tra blog e  social network, tra virtuale e reale, per la creazione di un nuovo immaginario collettivo sulle donne, il movimento se non ora quando non esisteva. (…)

Anche i Cyberstalker si sono resi conto di quanto sia potente questo mezzo luminoso per l’empowerment delle donne. (…)

Ed ora che esiste il movimento Se Non Ora Quando,

Chi ne sta parlando del web?

Che fine ha fatto tutto questo?

Vi rispondo anche: c’è, c’è ancora perchè c’è sempre stato ed è grazie alla piazza virtuale se la piazza reale si è riempita.

Cavalcare il fermento virtuale che diffonde conoscenza e consapevolezza, contagiando grazie alla sua velocità di fruizione, senza citarlo, nominarlo e proporsi come qualcosa che nasce dalla mente eccelsa di qualche nome famoso, e farsi interpreti illuminate ed esclusive non solo è una bugia, ma un grande, grandissimo errore.

Perchè è il modo migliore per ridurre la reale entità dell’agire quotidiano delle donne, che troppo spesso, a vanvera è stato definito inesistente o silente.

“il silenzio delle donne non esiste, esiste il silenzio SULLE donne.” (cit. di Mac, mia cara amica)“.

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13 commenti leave one →
  1. donatella permalink
    13 luglio 2011 16:35

    A me è dspiaciuto molto che si mettesse a tema la rappresentazione dell’immagine delle donne e non si invitassero a parlare coloro che con grande competenza se ne stanno occupando da almeno un paio d’anni. Tanto che avevo deciso di non andare a Siena per questa mancanza di riconoscimento, uno dei mali che ci affligge come sesso e che fa il paio con quella che Marina Terragni ha definito la peste dell’invidia. Non ci sono comunue andata per altri problemi ma lo avrei fatto perché nel programma avevo letto almeno il nome di Lorella Zanardo.
    Penso che dobbiamo andare a fondo nei problemi che abbiamo fra di noi ma penso anche che dobbiamo trovare il modo di non dividerci più di quanto non lo siamo già. Noi siamo divise dal patriarcato, non va dimenticato e, soprattutto, non va alimentata questa maledetta divisione.
    Allora va bene dirci, via web, tutto il male che ci fa una inziativa imprefetta che ferisce profondamente molte di noi ma teniamo conto che il web è una piazza frequentata anche da chi ci vuole divise e che non gli parrà vero di ritorcerci contro, prima o poi i nostri stessi argomenti. E poi troviamo una sintesi! Una sintesi possibile fra quella che viene vissuta come una scorrettezza (lo è, il disconoscimento lo è ed è gravissimo) e il fatto di aver mobilitato pezzi di mondo politico (istituzionale, informale) in un paese mezzo morto che non riesce a rendere visibile la grande consapevolezza delle donne, di tutte le generazioni. Ho sentito racconti magnifici, quello si Marina Terragni su tutti, nei quali si dà conto di come le giovani, non formate al femminismo, abbiano una coscienza intuitiva dei problemi quasi pari a quella di chi il femminismo lo ha fondato. Puntiamo sul valore.

  2. 13 luglio 2011 21:41

    Grazie, vi inserisco fra i post in calce al mio!

    PS: ma voi vi siete iscritte alla mailing del fem blog camp? 🙂

  3. paola permalink
    14 luglio 2011 01:32

    @femminileplurale, donatella, stavo pensando ad un commento articolato, ma sono stanchissima, e il web, i blogs, la rete, senonoraquando, le polemiche, le incomprensioni, le reciproche esclusioni etc. etc. hanno già sottratto moltissimo tempo al mio lavoro, quindi, per ora, vado a nanna, perché domani vorrei essere efficente. Ci risentiamo, se permettete, con affetto 🙂

  4. donatella permalink
    14 luglio 2011 08:00

    Continuiamo a parlarne, è molto importante. Commenterò questo articolo più tardi, se ci riuscirò, ma dice moltissimo di ciò che anch’io penso e in parte ho già detto.
    http://www.altracitta.org/2011/07/12/le-donne-di-siena-hanno-il-cuore-in-movimento/

    • Laura Capuzzo permalink*
      14 luglio 2011 09:30

      Cara Donatella, ho letto l’articolo che ci hai segnalato e devo dire che grosso modo sono abbastanza d’accordo con la visione generale e i contenuti. Una cosa però: già per il 13 febbraio si parlava di risveglio delle donne, cose del tipo finalmente le donne si sono stancate ecc ecc, sono cose che vengono ripetute anche per questa manifestazione. Ma quanto ci mettono le donne a svegliarsi? A mio avviso questo risveglio è avvenuto ben prima del 13 febbraio, e persone come Loredana Lipperini e Lorella Zanardo hanno fatto molto in merito.
      Come ho detto nell’introduzione al post di Femminismo a Sud quello che più mi rende perplessa rispetto a Siena è la mancanza di contenuto politico, nel senso che mancano le proposte concrete e volontà di azione immediata. Infine, quello che non mi piace del movimento è uno dei presupposti su cui si basa e su cui si basava anche il 13 febbraio: ridare DIGNITÀ alle donne che nel nostro paese la avrebbero persa a causa dei comportamenti del premier. Ecco questo mi da veramente fastidio: numero 1 ci sono altre cose prima della dignità per cui posso scendere in piazza a protestare, cose che ledono o accrescono effettivamente la MIA dignità, numero 2 la mia dignità non viene certo lenita dal comportamento di un vecchio pervertito che sarà pure il premier ma sempre un vecchio pervertito è, e lo sanno tutti. Questo per dire che con tutte le cose per cui ci sarebbe da lavorare in Italia su questi temi, cose concrete che potrebbero realmente cambiare la vita di molte donne sentire un movimento che si fonda sulla necessità di recuperare la “lesa” dignità e poi mi tinge una città di rosa mi sembra un po’ ridicolo. Tuttavia, non mi sentirei di escludere alcun tipo di collaborazione, ma come è emerso dalle discussioni in rete quello che manca veramente a questo movimento è la volontà di coinvolgere più realtà possibile. Speriamo se ne accorgano. 🙂

  5. donatella permalink
    14 luglio 2011 09:37

    Laura, sono completamente d’accordo con te e ho da aggiungere anch’io qualcosa che sto scrivendo e cercando di non rendere troppo lungo :-). A presto. ma quanti stimoli, però, stanno arrivando! Sono in subbuglio, da un lato mi arrabbio , dall’altro dico: finalmente! E non perché io sia sensibile ai “risvegli” ( personalmente mi sento sveglia dal primo collettivo femminista di cui ho fatto parte, dal 77) ma perché ci stiamo dando l’opportunità di mettere insieme i tanti approcci, le tante poszioni e anche i tanti sentimenti che accompagnano la politica, quella delle donne la più viva.

  6. paola permalink
    14 luglio 2011 12:55

    @Laura, anche a me non piacciono tante cose di Senonoraquando, mentre altre le apprezzo, e le trovo utili e positive. Siccome pure adesso ho pochissimo tempo, solo qualche punto:
    1) La “dignità”, in quanto concetto utilizzabile in modo ambiguo, non mi piaceva affatto, ma chi lo aveva proposto aveva lo svantaggio iniziale di una scarsa o nulla cultura femminista, che ne avrebbe scoraggiata l’adozione. La parola, difatti, non è stata più usata da Senonoraquando, né a Siena, né altrove, e se le donne di Foggia l’hanno recuperata nel loro striscione in riferimento al “paese” (“Le donne di Foggia difendono la dignità del paese”), frase in cui mi sembra che la parola acquisisca un diverso significato che se riferita a “donne”, nessuno poteva nè doveva impedirglielo. Io non l’arei comunque usata.
    2) Cose concrete: a Siena se ne è parlato moltissimo, e da parte di donne diversissime tra loro. Che poi non sia scaturita una serie di punti programmatici da votare in funzione del loro perseguimento “politico”, è un’altra cosa. Ma sarà dipeso dalla malafede delle organizzatrici, che volevano fare solo un po’ di vetrina e di polverone? oppure dalla condizione pratica, dalla modalità dell’incontro, che impediva, in quel momento, di realizzare qualcosa di simile? In questo secondo caso potremmo imputare alle organizzatrici solo un po’ di approssimazione e di disorganizzazione.
    3) Il dirigismo delle organizzatrici e l’eterodirezione occulta da parte di partiti o di sindacati: queste sono due cose diverse, che possono occasionalmente convergere nella pratica.
    3/1) Il dirigismo c’è: imputiamolo alla scarsa dimestichezza con le modalità della democrazia partecipata, di cui si è persa traccia in questi lunghi anni di desuetudine alla vita “politica”? Tali modalità comportano una serie di gradi, attraverso i quali si arriva alle decisioni condivise: bisogna che i gruppi singoli, o le singole, si confrontino al loro interno e tra loro, che portino proposte, che queste proposte vengano discusse inter-gruppi etc. etc. Insomma, è una cosa lunga, ma che si può fare, anche in tempi accettabili, ma bisogna volerla e saperla organizzare. Le organizzatrici non vogliono, per loro imperscrutabili attitudini dirigisttiche e/o partitiche? oppure non sanno, per desuetudine storica? Ebbene, facciamolo noi. Le tante donne che hanno parlato sul palco di Siena mi sembrano ben determinate a non farsi eterodirigere.
    3/2) detto fuori dai denti: un palco e tutto il sistema di amplificazione, ripresa, comunicazione, logistico vario, etc. etc., al di là del volontariato, costa un sacco di soldi. Questi soldi sono stati messi a disposizone da singole private assai facoltose? oppure da uno o più partiti e/o da uno o più sindacati? Direi la seconda, epperò la cosa non mi turba affatto. E in due sensi: primo, io pretendo che il sindacato cui mi riferisco, bene o male, ed il partito, chiunque, per cui voto, facciano qualcosa di “politico” per me, per rispondere alla fiducia che ho dato loro per es. votandoli. Senno’ che ci stanno a fare? Ciò non significa che di conseguenza io porto acqua al loro mulino privato, ma che loro sono tenuti a sostenere le nostre iniziative pubbliche. Secondo senso: la nostra autonomia, se siamo determinate a difenderla (ecco, difendiamo l’auto-nomìa, non la “dignità”) nessuna struttura patriarcale partitica o sindacale potrà togliercela. E molte donne di Siena, ripeto, mi sembravano ben determinate in questo senso.
    4) L’unanimismo: nessuna lo ha invocato. Convergere su obiettivi pratici comuni, a partire da esperienze diversissime ed incompatibili tra loro, non significa “volemose bene”. Significa che siamo d’accordo su alcuni punti. Sugli altri ci divideremo, a seconda delle nostre esperienze, delle nostre convinzioni etc. etc. Non dobbiamo fare un unico movimento monolitico, o composito, dobbiamo tentare di collegare tra loro le cose più diverse, le più diverse realtà aggregative ed elaborative, in modo da realizzare un potenziale di impatto “poitico”, dove è possibile. Mentre dove non è possibile, né auspicabile, potremo tranquillamente tirarci pomodorate metaforiche e sputazzarci. Scusate la brutalità, ma era per fami capire. Certo, se partiamo dal presupposto che io con te non ci parlo perché sei butta e cattiva, non sarà possibile.
    5) Destra e sinistra: embé? E premesso che dalla “destra” escludo tutto ciò che è fascista, perché in Italia non si sa mai, direi: lo sappiamo che, per es., su temi di politica economica una donna “di sinistra” e una donna “di destra” avranno progetti diversi: qui si divideranno. Ma se su alcuni temi per es. attinenti ai diritti civili la pensano nello stesso modo, perché non dovrebbero convergere? Non unirsi eh, convergere occasionalmente, è diverso. Se poi PD FLI ordiscono governi di unità nazionale usando Senonoraquando, mi sembra che hanno sbagliato i conti. L’emersione dei movimenti delle donne, webbici e non, che Senonraquando ha intercettato, e che magari ha preteso di rappresentare monopolisticamente, è molto di più di una realtà gestibile da calcoli politici. Cerchiamo di non sprecare l’occasione storica.
    Con affetto 🙂

  7. donatella permalink
    14 luglio 2011 14:14

    Per fortuna tante donne si stanno esprimendo su quanto accade nel Movimento e, specialmente, sul dopo Siena. Lo sto facendo anch’io nei blog che frequento e la mia riflessione si aggiorna via via che leggo le altre. Mi colpisce particolarmente l’articolo di Francesca Conti che dà voce in modo netto ad una mia preoccupazione che non posso sintetizzare in una frase e che provo a dire.
    Si scontrano in queste ore le posizioni delle promotrici di snoq con quelle di alcune blogger, fra queste Lorella Zanardo (la quale precisa la sua posizione come da suo blog). Non partecipano allo scontro coloro che affermano che il movimento delle donne non nasce né a Siena né il 13 febbraio e, personalmente mi colloco insieme a loro considerandomi parte del femminismo storico. Nemmeno loro sono state invitate a parlare all’iniziativa di Siena, chi lo ha fatto lo ha voluto e potuto fare, con qualche difficoltà, sappiamo, ma non per tutte.
    Ovunque sto invitando a trovare una sintesi tra le posizioni ma a cercarla nelle profondità delle ragioni del conflitto poiché considero quest’ultimo una potenziale risorsa, particolarmente per le donne che non hanno mai sviluppato una cultura compiuta né del conflitto, né dell’amicizia fra di loro. Però hanno elaborato molto sul concetto e sulla pratica della relazione politica. Marina Terragni al proposito suggerisce di trovare un modo per far conoscere alle neofite del movimento quanto già pensato, elaborato, praticato ed io credo che questa sia una vera necessità sia per chi ha come riferimento le giovani e meno giovani blogger, sia per coloro che si ritrovano in snoq e, in generale per coloro che si avvicinano ora al Movimento. Pensavo poco fa con una mia collega a forme adeguate ai tempi e ai mezzi per fare questo: siamo di fronte a una ricchezza immensa! Di contenuti e di strumenti.
    Imparare dalle donne non può essere un’esortazione rivolta soltanto agli uomini e alle donne a loro fedeli ma vale per tutte noi e per gli uomini che sono in relazione costruttiva con il Movimento. Su questo io non medio e non lo faccio perché la ragione, in questo conflitto, ce l’abbiamo tutte, il che non equivale a dire che non ce l’ha nessuna.
    Io non condivido del tutto gli esiti del lavoro teatrale “Libere” perché sento incompiuto il messaggio del riconoscimento delle più grandi, ciascuna delle più grandi del femminismo storico, mentre percepisco un imputare a loro la causa di alcune sconfitte. Lo stanno facendo in molte, anche la Camusso in materia di lavoro femminile, per non parlare del vergognoso attacco mosso circa un anno fa da Susanna Tamaro. Ma vorrei sottolineare come la dicitura stessa “silenzio delle donne” contenga un’accusa non meno violenta argomentata come egoismo di chi si sarebbe tratta fuori mentre accadeva lo scempio sul corpo delle donne e non solo sul corpo. No, il silenzio c’è stato ma da parte di coloro che sono nei partiti e che non hanno aperto bocca avendo i mezzi per fermare un processo di degrado senza paragoni nel mondo e senza precedenti nella storia. Mentre si costruiva la vergogna che sta facendo precipitare l’Italia, le altre hanno sempre parlato., con più o meno risonanza ma hanno parlato e sono appena tornate a precisare ciò che rischiava di andare un po’ dimenticato/occultato dai mezzi di comunicazione di massa. Anche per questo concordo con Terragni: rendiamo disponibile l’immenso patrimonio prodotto dal femminismo italiano. In realtà lo è già, è sui libri e negli archivi ma ora c’è la rete e da lì può raggiungere di più e meglio le coscienze di chi si sta impegnando ma senza sapere del tutto di non essere orfana. Non siamo orfane, non solo perché molte delle madri sono ancora in vita e parlano e insegnano, ma perché, ripeto, hanno lasciato un’eredità scritta, sui libri, nei documenti, ora su supporti elettronici e poi nei corpi e nelle coscienze di moltissime donne italiane.
    Tuttavia non mi sfugge nemmeno un po’ e vi partecipo con anima e corpo al lavoro cui ha dato avvio Lorella Zanardo seguita con grande competenza dalle giovani blogger. Tutto il mio appoggio, anche concreto dal luogo in cui opero, un ufficio della Pubblica Amministrazione che sostiene in molti modi questo pregiatissimo lavoro nelle scuole, nelle nostre città. Ma sento che a tutto questo lavoro talvolta manca un bagaglio storico (culturale e politico) che se fosse affiancato a quello, chiamiamolo intuitivo, sarebbe una potenza difficilmente contrastabile da parte della politica politicante. La quale politica politicante non è tutta “seconda” come l’ha chiamata il femminismo milanese, dal momento che ve n’è una, la più praticata nel Paese, non qualificabile nemmeno come politica: essa è sopruso. Sopruso che coinvolge il corpo, l’immagine, il lavoro e tutto ciò che riguarda le donne e anche gli uomini.
    Nel particolare dello scontro in atto mi astengo dal commentare oltre riconoscendomi bene in ciò che ha scritto Paola, che ringrazio. Dico solo che dobbiamo essere pronte a confrontarci più da vicino con la politica istituzionale dal momento che, mi sembra, vogliamo cambiarla. Nel frattempo non dobbiamo mai e poi mai rinunciare al nostro giudizio su quella ancora in opera, anche quella che mostra di accoglierci che ha bisogno dei nostri no e dei nostri sì per entrare a sua volta attivamente e coscientemente nel cambiamento che stiamo determinando. Pertanto la nostra critica va portata più vicino possibile alle istituzioni centrali e locali, non basta dire della nostra estraneità, ora dobbiamo dire che siamo qui, che abbiamo visto (amatissima Carla Lonzi!), che continuiamo a vedere, che vediamo sempre meglio e sempre di più nel particolare. Così si prepareranno anche loro, e in fretta perché il momento storico, economico, sociale e culturale lo richiede, a confrontarsi con la nostra soggettività.

  8. Laura Capuzzo permalink*
    15 luglio 2011 12:37

    @Paola: sono d’accordo, come dice Donatella io mi sto formando l’opinione su questo movimento un po’ alla volta, leggendo post e contributi di altri, per cui sì, ci possono essere cose che non mi piacciono, ma come dici tu non bisogna perdersi quest’occasione, e se la politica istituzionale la si vuole cambiare bisogna lavorarci a stretto contatto, magari tappandosi un po’ il naso. 😉

    @ Paola e Donatella: Grazie ragazze!!!! Avete fornito numerosissimi spunti di riflessione. avete dato vita ad una discussione interessantissima (che spero continui). 🙂
    un abbraccio

  9. donatella permalink
    15 luglio 2011 13:53

    Ho ricevuto in fb questo articolo di una brava amministratrice umbra. Donna del PD, a metà circa del suo racconto, fa intendere delle difficoltà che noi che non facciamo politica istituzionale, probabilmente non conosciamo e forse nemmeno comprendiamo. Lo posto qui perché conoscendo Rita Zampolini per il mio lavoro e avendo collaborato con lei per iniziative di Lorella Zanardo, conosco anche la sua profonda autenticità, oltre alla qualità del suo impegno.
    Ecco, lei ci dà una versione dell’evento di Siena che secondo me va letto con tanta attenzione e tanta attenzione dovremmo dare alle donne che affrontano molti ostacoli all’interno degli enti pubblici quando si presentano con la loro volontà di praticare politiche con le donne e per le donne, visto che la fanno da luoghi di potere. Vi parlo da una Regione, l’Umbria, dove la Presidente stessa sta impostando un percorso fortemente innovativo del quale potremo parlare ma che, vi anticipo, vede coinvolte esponenti del femminismo italiano per le loro forti competenze nella politica delle donne con la quale si vorrebbe “illuminare” l’azione di governo.

    http://ritazampolini.word
    press.com/2011/07/12/impressioni-da-siena-%e2%80%9cse-non-ora-quando%e2%80%9d/

  10. paola permalink
    15 luglio 2011 16:08

    @Donatella, i links non funzionano 😦 ce li riposti? 🙂

  11. donatella proietti permalink
    15 luglio 2011 18:06

    Andate sul suo sito:http/ritazampolini.wordpress.com. Il post è: Impressioni da Siena. Se volete copio e incollo ma è molto lungo.

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