Skip to content

Specchietto piccolo per allodole molto grandi

3 agosto 2011

Ma secondo voi un parlamentare del centro destra la conosce la differenza tra burqa, niqab e velo? Secondo me proprio no, anzi non la conosce nessuno. Date un’occhiata all’articolo di Repubblica e a quello de L’Unità (perlatro quasi identici) in cui si annuncia il primo si alla legge che intende vietare  “di indossare in luoghi pubblici burqa, niqab o altri caschi e indumenti etnici che rendano non identificabile il volto della persona”. Fin qui tutto chiaro. Poi però, nel corso dell’articolo, si inizia a fare un po’ di confusione parlando di velo che a sentire il divieto posto dalla legge non sarebbe uno degli indumenti vietati. Questo per dire che perfino fonti che dovrebbero cercare di evitare i facili e faziosi fraintendimenti ci cascano con tutte le scarpe.

Di solito una legge viene proposta quando si deve modificare, regolamentare o migliorare una situazione oppure quando si deve risolvere  un problema.  Ma qui dove sta il problema? Quante sono le donne in Italia ad indossare indumenti che coprono integralmente (o quasi) il volto come burqa o niqab? Rappresentano un emergenza per il nostro paese?

Dalle stime presentate negli articoli che ho linkato, le donne che in questo momento in Italia indossano il burqa o il niqab  sarebbero poche unità. Inoltre,  esiste già una legge che regolamenta l’obbligo di farsi riconoscere ed identificare in luoghi pubblici. Quello che mi chiedo dunque è se un provvedimento di questo genere sia veramente necessario.

Siccome la mia risposta è no, mi chiedo allora quali sono le vere ragioni di un provvedimento di questo tipo. Fa parte di una propaganda per accaparrarsi consensi? Cioè, c’è qualcuno che pensa seriamente di prendere voti perchè sta difendendo la sicurezza del paese e nel contempo liberando le povere donne islamiche schiave di cattivi mariti e della loro cattiva religione? Mi sembra un ben piccolo specchietto per allodole moolto grandi.

È evidente che una discussione su questi temi distragga da altre cose ben peggiori come per esempio la chiusura sistematica di molti centri anti-violenza, questi sì luoghi utili per le donne, sia quelle che mettono sia quelle che non mettono il burqa.

Inoltre, rivediamo qui un copione che conosciamo bene. Le donne, il loro corpo, le loro eventuali rivendicazioni vengono strumentalizzati per fini politici altri rispetto a quelli che vengono invocati. Di certo per le pochissime donne che in Italia indossano il niqab o il burqa le cose non cambieranno in meglio anzi probabile peggioreranno, con buona pace dei parlamentari del centro destra che lottano per “l’integrazione delle donne islamiche”.

Annunci
11 commenti leave one →
  1. titti permalink
    3 agosto 2011 14:41

    No, secondo me politici e giornalisti la sanno molto bene la differenza fra i vari capi di abbigliamento. C’è una deliberata volontà a creare confusione e a creare tensione sociale contro i musulmani. Per cui lo stato vieta il burqua e il giorno dopo qualche solerte zdaura si sente in diritto di venirti a chiedere ragione del perchè porti un hijab, o persino qualcosa di più violento del semplice “chiederti ragione”. Parlo per eseperienza personale perchè ho già assistito a scene così.

  2. Paolo1984 permalink
    3 agosto 2011 15:26

    Tra l’altro mi risulta che il corano non prescriva da nessuna parte di coprirsi la faccia, ma indica a donne e uomini di vestirsi in maniera “onorata” e alle donne di coprirsi i capelli comunque penso che ogni religione organizzata con annessi veli, circoncisioni, limitazioni ecc..sia menzogna, tuttavia la gente ha il diritto di credere in ciò che vuole e il discorso sui vestiti, per il quale sono stato tanto criticato vale anche qua: ogni donna ha il diritto in pubblico di coprirsi quanto vuole nei limiti del buonsenso (es: se fai l’insegnante non puoi fare lezione in burqa per lo stesso motivo per cui non puoi farla in bikini)..oltretutto non vedo la necessità di una legge anti-burqa: sia perchè le donne in burqa e in niqab in Italia sono (per fortuna) pochissime, sia perchè come ricordato, c’è già una legge che vieta di coprirsi il volto per motivi diversi da sanità o sicurezza e ovviamente c’è già una legge contro i comportamenti vessatori la riduzione in schiavitù tipo obbligare la figlia o la moglie a mettersi in burqa, e poi perchè allora se vietiamo il burqa ci vorrebbe pure una legge per vietare alle donne cattoliche di rinchiudersi in conventi di clausura e coprirsi dalla testa ai piedi come suggerisce la divertente vignetta. Precisiamo: non parlo dell’hijab, ma burka e niqab sono senza dubbio simboli sessuofobici e maschilisti, in pratica comunicano: “il volto di questa donna non può essere visto da nessun uomo che non sia il padre, il fratello o il marito altrimenti la famiglia cadrebbe nel disonore 8e la cronaca purtroppo già ci dice cosa può succedere a chi “disonora2 la famiglia vedi i casi di Hina Saleem e Sanaa Dafani9, insomma è il simbolo di come l’interesse della famiglia (in particolare degli uomini della famiglia), del clan prevalga, schiacci l’individuo, ma questo simbolo e ciò che significa si combatte con battaglie culturali di laicità e di integrazione (un ruolo primario qui lo gioca la scuola sopratutto verso le giovani generazioni) e non con divieti legislativi, secondo me meno la legge si occupa di abbigliamento meglio è.
    Qualche anno fa, sul blog di Giuliana Sgrena (una delle poche, a sinistra che si occupa della situazione delle donne musulmane), mi sono confrontato con donne musulmane, perlopiù italiane convertite all’islam, e scrivevano di aver scelto liberamente di indossare il velo integrale, io non ho messo in discussione il loro diritto, mi sono solo augurato che così come loro liberamente avevano fatto una scelta, le loro figlie avrebbero potuto fare scelte diverse senza rischiare il ripudio o peggio

    • 3 agosto 2011 15:41

      io sono d’accordo con Paolo, indossare il velo non è molto diverso dall’indossare cappello e sciarpa. il burqua e il niqab sono cosa ben diversa. comunque se fosse per me “una legge per vietare alle donne cattoliche di rinchiudersi in conventi di clausura” non sarebbe del tutto sbagliata.

    • wilfred permalink
      3 agosto 2011 16:07

      perfettamente d’accordo.

  3. wilfred permalink
    3 agosto 2011 15:38

    vi allego una riflessione di Maryam Namazie:

    RIFLESSIONE. MARYAM NAMAZIE: IL RELATIVISMO CULTURALE, FASCISMO ODIERNO
    [Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: dirienzo@tvol.it) per averci
    messo a disposizione nella sua traduzione questo intervento
    dell’intellettuale democratica iraniana Maryam Namazie]
    Nell’agosto 1997, in Germania, una giovane donna di 18 anni fu arsa viva dal
    padre perche’ aveva rifiutato di sposare l’uomo che il padre aveva scelto
    per lei. Il tribunale tedesco riconobbe al padre delle attenuanti poiche’,
    disse, “egli stava praticando la propria cultura e la propria religione”.
    In Iran, le donne e le fanciulle sono forzate a portare il velo sotto la
    minaccia della prigione e della frusta, e i relativisti culturali dicono che
    questa “e’ la loro religione, e va rispettata”. Il Ministro degli Esteri
    olandese ha affermato che le prigioni iraniane sono “soddisfacenti, per gli
    standard del terzo mondo”, ed ha forzato il ritorno in patria di coloro che
    cercavano asilo.
    Il relativismo culturale serve a questi crimini. Legittima e mantiene
    situazioni incivili. Esso dice che i diritti umani di qualcuno nato in Iran,
    Iraq o Afghanistan sono differenti da quelli di chi e’ nato negli Usa, in
    Canada o in Svezia.
    I relativisti culturali dicono che la societa’ iraniana e’ musulmana,
    implicando che le persone hanno scelto di vivere nel modo in cui sono
    costrette.
    E’ come se non ci fossero differenze nelle fedi in Iran, nessuna lotta,
    nessun comunista, nessun socialista, e nessuno che ami la liberta’. E se e’
    cosi’, perche’ 150.000 persone sono state mandate a morte per essersi
    opposte alla Repubblica Islamica dell’Iran? Se essa esprime totalmente la
    cultura e la religione di una societa’, perche’ il regime islamico ha
    necessita’ di usare mezzi cosi’ estesi di repressione? Se questo e’ cio’ in
    cui la gente crede, perche’ il regime controlla le loro vite private, dalle
    loro attivita’ sessuali a cio’ che vedono in televisione, e persino la
    musica che ascoltano?
    Se l’intera societa’ e’ musulmana, perche’ Zoleykhah Kadkhoda ha intrapreso
    volontariamente una relazione sessuale per la quale e’ stata conficcata in
    una buca e destinata a morire lapidata? Se questa e’ la cultura del popolo,
    perche’ i residenti del Bukan si sono ribellati alla lapidazione ed hanno
    salvato la vita di questa donna? Perche’ ci sono migliaia di donne picchiate
    per strada a causa del loro abbigliamento “improprio”, se queste sono la
    loro cultura e la loro religione? E come succede, dopo due decadi di terrore
    e brutalita’, che le Universita’ non siano ancora islamiche (come ammettono
    i resoconti di regime)?
    Sebbene sia falso che ogni persona in Iran abbia credo reazionari, anche se
    fosse vero cio’ non renderebbe le violazioni accettabili. Se tutti credono
    che la propria razza sia superiore, questo convincimento diventa “giusto”?
    I relativisti culturali dicono che dobbiamo rispettare le culture e le
    religioni, non importa quanto esse siano deprecabili. Questo e’ assurdo, e’
    chiedere il rispetto della crudelta’. Ogni essere umano e’ degno di
    rispetto, ma non tutti i convincimenti devono essere rispettati. Se una
    cultura permette che una donna sia mutilata e uccisa per salvare l'”onore”
    della famiglia, questo non ha scusanti.
    Nella Repubblica Islamica dell’Iran le regole religiose sono diventate
    strumenti per omicidi di massa. Se la religione dice che le donne
    disobbedienti devono essere battute, che frustarle e’ accettabile e che in
    genere le donne sono deficienti, questo va condannato, e a questo ci si deve
    opporre.
    La lotta contro governi misogini e reazionari e’ inseparabile dalla lotta
    contro i credo reazionari e misogini. Naturalmente ciascun individuo ha il
    diritto di credere cio’ che vuole, per quanto offensivo sia, ma chi ama la
    liberta’ ha il dovere di testimoniare e condannare i credo reazionari, sino
    a che essi spariranno dalla storia.
    I relativisti culturali si spingono sino a dire che i diritti umani
    universali sono un concetto occidentale. Ma come mai quando usa un telefono
    o un’automobile il mullah non dice che si tratta di roba occidentale
    incompatibile con la societa’ islamica? Come mai quando si tratta di
    sfruttare i lavoratori le innovazioni tecnologiche diventano universali?
    Pero’, se parliamo dell’universalita’ dei diritti umani, ecco che diventano
    occidentali. Ebbene, persino se lo fossero, e’ del tutto assurdo dire che
    “gli altri” non ne sono degni.
    Persino a sinistra c’e’ qualcuno che dice che condannare le fedi reazionarie
    alimenta il razzismo. Opporsi allo stupro di una bambina di 9 anni costretta
    a sposarsi non serve il razzismo. Opporsi all’abuso sessuale di una bambina,
    sebbene il Tribunale della Repubblica Islamica dell’Iran abbia sentenziato
    che il padre fu costretto ad abusare di lei, perche’ la moglie non lo
    soddisfaceva adeguatamente, non e’ servire il razzismo. Le culture non sono
    sacre.
    Il razzismo ed il fascismo hanno le loro proprie culture. Lottare per i
    diritti umani significa condannare i credo reazionari, non osservarli. La
    sconfitta del nazismo e delle sue teorie biologiche ha contribuito al
    discredito del concetto di “superiorita’ razziale”, tuttavia, il pregiudizio
    che ci stava dietro ha trovato forme di espressione piu’ “accettabili” per
    il nostro periodo storico. I relativisti culturali difendono gli olocausti
    dei nostri giorni.
    Chiunque rispetti l’umanita’ deve impegnarsi per l’abolizione di cio’ che e’
    incompatibile con la liberta’ umana.

    • lucrezia permalink
      3 agosto 2011 20:00

      Sono d’accordo con wilfred e aggiungo una mia riflessione che ho già scritto in modo ben più succinto in un altro commento a un articolo sul burka.
      Parto con una provocazione: se ci preme tanto la “libertà” religiosa o culturale o quello che è, se siamo così sicuri che, eccetto che alle povere donne islamiche che ci tengono tantissimo a seppellirsi sotto un burka, a tutti gli altri sia sempre e comunque concessa questa “libertà” di abbigliarsi come pare e piace, com’è che – per esempio – ai naturisti-nudisti non è legalmente permesso di andare in giro nudi? Non è anche quella, se non una religione, almeno una forte convinzione ideologico-filosofica? Com’è che mi arrestano se decido di andar nuda in luoghi pubblici? E se la mia religione “mi obbligasse” a ciò? Per una serie di motivi, giusti o sbagliati che siano, questo non è legale. Ora mi chiedo, perché invece un motivo religioso (islamico) deve avere la forza di sovvertire le leggi e il comune buon senso (non fa molto testo che le donne col burka siano “poche”, la legge è la legge e poi non è detto che nel futuro non aumentino)? Qui non si tratta di garantire a tutti la possibilità di esprimere attraverso il proprio abbigliamento una propria appartenenza religiosa, etnica o culturale: questo è già possibile farlo col velo. Le suore e le donne islamiche col velo esprimono bene la loro appartenenza, lanciano un messaggio chiaro a chiunque le guardi che esprime con chiarezza quali sono i valori che hanno scelto o che sono stati loro imposti. Ma il burka è qualcosa di più di un velo: non esprime tanto (o soltanto) sottomissione, castità, ubbidienza e simili al volere del maschio padrone. Esprime qualcosa di ancora peggio: la totale negazione dell’individualità. Sotto un burka sappiamo solo che ci deve essere una donna: meglio, una femmina. Intercambiabile e scambiabile con qualunque altra. La negazione del volto – che è l’interfaccia con cui interagiamo nei contatti con gli altri – è la prima forma di negazione dell’intera persona; infatti, tutta la personalità è racchiusa nel volto, è dal volto che capiamo chi ci sta di fronte, è dal volto che notiamo come ogni singolo individuo sia unico e irripetibile. La nostra cultura dà valore al volto, sia dell’uomo che della donna: io, ma penso tutti, mi sentirei a disagio nel dover interagire a lungo con qualcuno di cui percepisco a stento gli occhi.
      La cultura del burka vuole invece togliere valore al volto femminile per negare in toto una qualsiasi differenziazione tra “femmina” e “femmina”. Sembra dire: osservatore esterno, ti basti sapere che qui sotto c’è un prodotto-merce di sesso femminile, col quale non ti conviene cercare di entrare in contatto. Da un punto di vista legale ciò non è accettabile, ma soprattutto non lo è da un punto di vista umano: l’essere umano si compie nel quotidiano grazie al e per mezzo del volto. Toglierlo, è reificarlo, renderlo oggetto. Nessuna nazione laica e umanista dovrebbe accettare una degradazione del genere dei membri che ne fanno parte: non lo deve accettare per questioni di sicurezza, ma men che meno lo deve accettare per “garantire” insulsi “valori religiosi” a chicchessia.

    • 3 agosto 2011 22:01

      Ma io mi sono commossa da quest’intervento. Davvero. Da copincollare in ogni dove!

  4. paola permalink
    3 agosto 2011 23:09

    Mie care vi devo ancora leggere tutte, e questa volta riconosco u po’ di buon senso anche al nostro petulantissimo Paolo 1984, di solito OT, ma vi dico subito che sono in grande ambascia, la questione ha molti capi da districare, ma io di cuore sto con le donne musulmane che rifiutano il velo come simbolo di oppressione, intanto vi posto Ileana Montini, che su questi temi si interroga da sempre. D’accordo comunque con lo “specchietto”, quello è evidente.

  5. tartaruga permalink
    4 agosto 2011 17:49

    Complimenti a Lucrezia per l`intervento bello ed intellogente.

    Due punti: Capisco la vignetta sia scherzosa, ma non credo che si possa paragonare una suora ad una donna Islamica che sceglie/e` obbligata a corprirs `head to toe`. Le suore sono donne che volutamente rinunciano alla vita della carne-sesso, matrimonio, figli e altro-per servire Dio. Il loro abbigliamento simbolizza e segnala la scelta di una vita in castita.

    Ma le donne Islamiche non vivono in castita` per serivire Dio; anzi spesso sono tenute/obbligate a sposarsi e a sfornare quanta piu` progenie possibile. La giustificazione del loro abbigliamento e`: evitare, con la loro bellezza, di provocare gli uomini.

    Cioe: perche` gli uomini sono tutti degli arrappati irrucuperabili, loro devono vestirsi da fantasma formaggino. C`e` da chiedersi, secondo questa mentalita`, come facciano gli uomini occidentali, a contatto con tante donne non velate, a non morire di aneurisma cerebrale dovuto al continuo afflusso di sangue alle loro erezioni.

    Secondo: a volte mi pare che questo voler diffendere a tutti i costi il multiculturalismo sia un ottima scusa per mettersi un velo sugli occhi. Insomma, e` vero che una donna ha il diritto di vestirsi come le pare…ma come fa una rahazza a crescere con un sano rapporto col proprio corpo-e si, persino con la sua sessualita`-se fin dall`infazia le viene inculcato che il corpo femminile e` qualcosa di peccaminoso e da coprire, e causa di male?

    La legge anti-burka fa schifo,perche` danneggia le donne. Ma e` tempo che si riconosca che il pluralismo culturale non e` una scusa per pratiche che provichino danni fisici, psicologici e morali alle donne.

    • Laura Capuzzo permalink*
      5 agosto 2011 17:27

      “La legge anti-burka fa schifo,perche` danneggia le donne. Ma e` tempo che si riconosca che il pluralismo culturale non e` una scusa per pratiche che provichino danni fisici, psicologici e morali alle donne.”. Sono perfettamente d’accordo, e il post si concentrava solo sulla legge italiana, non sulla legittimità o meno del burqa. Credo anche io che il burqa sia uno strumento di dominazione patriarcale e religiosa, e quando contesto la proposta di legge italiana non la contesto in nome del pluralismo culturale, ma perchè appunto danneggia le donne.
      Per quanto riguarda la vignetta era veramente del tutto ironica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: