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The Porn Myth

5 settembre 2011

Pubblichiamo di seguito un articolo di Naomy Wolf, comparso prima nel New York Magazine e poi in traduzione italiana nel 2004 su D di Repubblica, che fornisce una lettura interessante delle motivazioni che stanno dietro alla sempre maggiore diffusione della pornografia.

Il porno che ha ucciso il desiderio

Negli anni Ottanta la femminista Andrea Dworkin sosteneva che, una volta aperta la diga, la pornografia avrebbe inondato il mondo. Per lei, il dilagare delle oscenità avrebbe portato gli uomini a trattare le donne in modo sessualmente degradante. Come delle pornodive. Di conseguenza gli stupri sarebbero aumentati vertiginosamente. La prima parte della profezia si è purtroppo avverata: la pornografia è diventata davvero la carta da parati della nostra vita. Dalle e-mail spam che diffondono immagini oscene di sesso sui computer di ignari utenti a Pornography: The Musical, il programma del martedì sera su Channel 4, il porno è diventato mainstream. Persino Madonna, madre di due figli, indossa T-shirt con la scritta Porn Star, mentre la celeberrima sitcom Friends ha dedicato un intero episodio a Chandler che si masturba davanti a un video porno. Nel frattempo, i club di lap dance prolificano ovunque e dalle pagine dei giornali le starlet si vantano di aver appreso le tecniche dello strip tease da autentiche professioniste. Ma pur avendo ragione a proposito dell’ondata di pornografia, la Dworkin si è sbagliata sui suoi effetti. Ragazzi e ragazze hanno davvero imparato che cos’è il sesso, come si fa, la sua etichetta e le aspettative collegate attraverso la pornografia – e tutto questo ha avuto un enorme effetto sul loro modo di interagire. Ma non nel senso che ha trasformato gli uomini in bestie rozze e affamate, che considerano tutte le donne come pornostar. Anzi, è accaduto praticamente il contrario. Ho scoperto che la pornografia ha affievolito la libido maschile verso le donne reali. Ben lungi dal dover tenere a bada i giovani amanti del porno, le donne in carne ed ossa temono di non riuscire ad attirare, e ancor meno a conservare, la loro attenzione. Recentemente ho parlato con molte giovani donne in alcune università: tutte sostengono di non poter reggere la concorrenza, e ne sono pienamente consapevoli. Perché come fa una donna normale – con i punti neri sul naso, magari la cellulite e un seno naturale, un linguaggio che va al di là del “ancora, ancora, bello stallone”, con emozioni ed esigenze sessuali che sono solo sue – a competere con una cibervisione della perfezione, scaricabile a proprio piacimento, assolutamente sottomessa e confezionata su misura per le esigenze del consumatore? Avete presente Cameron Diaz in Charlie’s Angels? Bastano pochi clic per ritrovarsi il suo bel visino sovrapposto su qualsiasi corpo mozzafiato su tutto lo schermo, pronto a contorcersi in qualsiasi posizione. Per la maggior parte della nostra storia, le immagini erotiche sono state il riflesso, la celebrazione o il sostituto delle donne nude in carne e ossa.

Oggi, per la prima volta, l’allure di quelle immagini ha soppiantato il desiderio per la donna vera. E le donne reali, con tutta la loro umanità e le loro imperfezioni, sono considerate pornografia di serie B. Negli ultimi vent’anni ho osservato come la pornografia abbia svilito l’autostima sessuale delle donne, il loro valore reale o immaginato. Quando sono diventata maggiorenne io – agli inizi degli anni Settanta – era ancora abbastanza eccitante mostrarsi nuda e desiderosa davanti ad un ragazzo. C’erano molti più uomini che sognavano di trovarsi davanti ad una donna nuda rispetto al numero delle donne nude sul mercato. A meno di non avere qualcosa di spaventoso, il solo fatto di mostrarsi scatenava reazioni entusiaste. Magari il tuo ragazzo aveva sbirciato di nascosto le pagine patinate di Playboy, ma di certo non erano niente in confronto al tuo corpo caldo e reale. Trent’anni fa, anche la semplice posizione del missionario per fare l’amore era considerata altamente erotica nel mondo della pornografia tradizionale. Quando nel 1972 è apparso sugli schermi Dietro la porta verde, uno dei primi film porno, la seriosa posizione del missionario risultava ancora incredibilmente eccitante. Bene, ho 40 anni e la mia generazione è stata l’ultima a sentirsi a proprio agio con quello che poteva offrire a letto. Negli anni Ottanta e Novanta, ho visto le mie amiche più giovani competere con le disinibite lesbiche e le pornostar esperte e abbronzate dei video in circolazione. E adesso è ancora peggio. Molte delle ragazze che vedo in palestra sembrano davvero delle pornostar, con le loro tette rifatte e la depilazione “alla brasiliana”. I peli sul pube ce li hanno solo le quarantenni mentre le ventenni li spuntano e li acconciano come le pornostar. Ma questo significa che il sesso è stato davvero liberato? O che i rapporti tra l’industria del porno, la compulsione e l’appetito sessuale sono diventati gli stessi esistenti fra il settore agroindustriale, i cibi trattati, le maxi-porzioni e l’obesità? Se si stimola costantemente l’appetito e lo si alimenta con cibo di scarsa qualità, ci vogliono molte più schifezze per sentirsi sazi.

Con la pornografia, le persone non si ritrovano più vicine ma ancora più distanti; non si entusiasmano di più nella vita di tutti i giorni, ma caso mai perdono ancor più interesse. Le ragazze con cui ho parlato degli effetti della pornografia sulla loro vita privata, mi hanno raccontato di sentirsi inadeguate. Non sono mai riuscite a chiedere quello che davvero volevano e se non erano pronte a offrire quello che proponeva il mondo del porno, avevano ben poche possibilità di tenersi un ragazzo. Dal canto loro, i ragazzi mi hanno spiegato che cosa significa crescere imparando il sesso dalla pornografia e di come non aiuti affatto a immaginare il sesso con una donna vera, per non parlare delle sue esigenze. Quando gli ho chiesto del senso di solitudine – cioè se per caso l’immaginario porno a letto non producesse meno intimità – ho visto scendere un cupo e desolato silenzio su folte schiere di giovani di entrambi i sessi: hanno tutti la sensazione di essere soli, anche quando stanno insieme. Considerano le immagini porno come una componente essenziale di tale solitudine. Perché non sanno più come ritrovarsi eroticamente all’interno della coppia, faccia a faccia con una persona reale. E così Dworkin aveva ragione nel sostenere che la pornografia è incontrollabile e ha un effetto aggravante sulla sessualità umana – soprattutto maschile. Aveva torto però nel ritenere che avrebbe reso gli uomini più rapaci: di fatto, sta costruendo una generazione di uomini eroticamente meno capaci di connettersi alle donne intese come persone. Questo potrebbe spiegare probabilmente perché, in un recente episodio di cronaca di uno stupro di gruppo, i calciatori e tutti quelli coinvolti hanno dichiarato che l’aver fatto a turno per “divertirsi” con una diciassettenne è un comportamento del tutto normale. Uno dei modi per “spegnere” la pornografia potrebbe essere decidere di farlo in base a motivazioni di salute fisica ed emotiva, non di ordine morale. Si potrebbe ripensare al consumo costante del porno nella stessa maniera in cui un atleta pensa ai danni connessi al fumo. Perché una cosa è ovvia: una maggior disponibilità di sostanze stimolanti equivale a ridurre determinate capacità. Dopo tutto la pornografia funziona in modo alquanto elementare sul cervello: è pavloiana. L’orgasmo è uno degli stimoli più potenti che riusciamo a immaginare. Se ci concentriamo e associamo un orgasmo a nostra moglie, un bacio, un profumo, un corpo, con il passare del tempo sarà quel dettaglio ad eccitarci. Se invece associamo l’orgasmo unicamente a un’interminabile scia di immagini impersonali e trasgressive di schiave cibersexy, alla fine avremo bisogno proprio di queste per eccitarci. Essere circondati da immagini di sesso non libera l’Eros, caso mai lo diluisce. Come sanno bene le altre culture. Non sto auspicando un ritorno ai vecchi tempi, quando la sessualità femminile veniva accuratamente nascosta, ma mi sono resa conto che il potere e il fascino del sesso può essere mantenuto solo circondandolo di un alone di sacralità. La sensazione che il sesso non sia disponibile sempre e comunque, come l’acqua corrente, favorisce notevolmente le relazioni. Ecco perché molte culture condannano l’uso indiscriminato ed esagerato delle immagini sessuali. Molte delle culture più tradizionaliste della nostra sembrano comprendere molto meglio della nostra la sessualità maschile. Capiscono quello che occorre a uomini e donne per conservare l’attrazione reciproca nel corso del tempo – per aiutare soprattutto gli uomini, come recita il Vecchio Testamento, ad essere “contenti con il seno della moglie della tua giovinezza”. Queste culture invitano gli uomini a rifiutare la pornografia, perché assegnano un grande valore alla stabilità erotica delle coppie sposate, e sanno benissimo che un forte legame sessuale fra genitori è l’elemento alla base di una famiglia solida. Considerano l’impulso sessuale come la pressione all’interno di un tubo: esporre un uomo o una donna a una miriade di immagini sessuali di altri uomini o donne, è come intaccare un tubo con migliaia di piccolissime incrinature: in pratica tantissime, piccole perdite che disperdono l’energia che andrebbe riposta nel rapporto di coppia. Può darsi che queste culture non siamo molto gentili nei confronti delle donne, ma non si può negare che abbiamo capito il potere dell’Eros. Potremmo insegnare loro qualcosa a proposito dell’uguaglianza, ma loro in cambio potrebbero istruirci sulla sacralità del sesso. Le femministe hanno male interpretato alcuni dei loro divieti. Gli ebrei ortodossi non guardano le donne negli occhi perché sostengono che uno sguardo diretto può essere straordinariamente erotico. E le donne musulmane si coprono i capelli perché sono considerati molto sexy. I denigratori di tali pratiche non hanno considerato i vantaggi che queste culture ottengono riservando la stimolazione sessuale unicamente a beneficio delle coppie sposate: se vi è capitato di vedere le donne marocchine che danzano in occasione di un matrimonio, vi sarete resi conto di quanto possano essere sensuali queste scene fra i mariti musulmani osservanti e le loro mogli. Le ebree osservanti, che si astengono dal sesso per due settimane al mese, mi hanno spiegato di avere rapporti eroticamente più intensi con i propri mariti rispetto alle amiche laiche, i cui compagni tornano a casa stanchi dal lavoro, dopo essere stati sottilmente eccitati da colleghe, annunci, messaggi e foto, e fanno fatica a ritrovare il desiderio di fronte ad una “banale” moglie in camicia di notte. Non dimenticherò mai la volta in cui sono andata a trovare Devorah, una vecchia amica diventata ebrea ortodossa a Gerusalemme: ho scoperto che aveva abbandonato jeans e magliette per indossare lunghi abiti e un foulard sulla testa. Non riuscivo a credere ai miei occhi. Devorah aveva degli splendidi capelli biondi che le arrivavano alla vita. “Ma non posso più vederti nemmeno i capelli?”, le ho chiesto, cercando di scorgere la mia vecchia amica sotto quel foulard. “No”, mi ha risposto dolcemente. “Perché no?”, ho insistito. “Dopo tutto sono una donna”. “Solo mio marito può guardarmi i capelli”, ha replicato lei con calma e sensuale confidenza. Quando mi ha mostrato la sua minuscola casa nell’insediamento sulla collina e ho visto la camera da letto, avvolta in ricchi tessuti mediorientali finemente decorati, che divideva unicamente con il marito (i figli non possono entrarvi), e solo quando era il momento propizio, l’intensità sessuale che si respirava aveva un sapore arcaico, assolutamente potente. Era una cosa privata. Una sensazione di assoluta intensità erotica, molto più profonda rispetto a quella che abbia mai percepito nelle case delle coppie laiche, nell’Occidente emancipato. E ho subito pensato ai nostri uomini, che vedono donne nude dal mattino alla sera – basta andare in Times Square, oppure cliccare su Internet. Suo marito invece non vedeva mai neppure i capelli delle altre donne. Ho immaginato che Devorah dovesse considerarsi estremamente eccitante. Proviamo a paragonare questa sensualità con la conversazione avuta con due diciannovenni della Northwestern University, appena fuori Chicago. “Perché fare sesso subito?”, mi stava spiegando il ragazzo, molto carino. “Le prime volte che esco con una ragazza, la situazione è sempre un po’ tesa, mi sento sempre a disagio”, mi ha detto. “Preferisco fare sesso subito per superare quella fase di stallo. Tanto sai che prima o poi lo devi fare… tanto vale farlo subito e liberarsi della tensione”. “Ma la tensione non può essere anche divertente?”, gli ho chiesto. “Non è importante anche un pizzico di mistero, il fatto di non sapere che cosa accadrà?”. “Mistero?!”, ha biascicato, guardandomi senza capire. Poi, senza un attimo di esitazione, si è affrettato a proseguire: “Non capisco proprio di che cosa stai parlando. Il sesso non ha mistero”.

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11 commenti leave one →
  1. bianca permalink
    5 settembre 2011 10:56

    Grazie per l’articolo! Io sono d’accordo in parte, credo che le conseguenze negative individuate dalla Wolf esistano e si debba stare attenti, ma non vedo la situazione così drammatica. Io di anni ne ho 25 quindi i miei coetanei sono cresciuti con il porno e continuano a guardarlo, ma sanno che è qualcosa di diverso dalla vita sessuale che poi hanno con le proprio ragazze, non pretendono performance strane e le paranoie sui paragoni a letto casomai li fai pensando alla sua ex, mai ti verrebbe in mente un’attrice. Ecco, credo che nonostante il porno ci si possa sentire eccitanti nel proprio corpo e col proprio modo di fare sesso, perché si capisce che da una parte c’è la vita reale e dall’altra qualcosa di costruito.
    Io il porno lo vedo come un problema perché le attrici vengono spesso sfruttate, avevo letto che moltissime giungono a questa “carriera” perché hanno subìto violenze da bambine, quindi per me è difficile considerarle come persone che hanno piena consapevolezza delle loro scelte.

    • Arianna permalink
      5 settembre 2011 11:52

      Ciao! A me invece leggendo questo interessantissimo articolo è subito tornata alla mente una ragazza sedicenne che ho incontrato l’anno scorso che, alle sue prime esperienze sessuali con il suo ragazzo, mi parlava della presenza del porno nella loro storia come di un “terzo” scomodo, onnipresente, quasi persecutorio. A 16 anni!!! Purtroppo le cose vanno in fretta, e, pare, sempre peggio…l’effetto della pornografia quotidiana sulle relazioni sessuali e sentimentali degli adolescenti si fa sentire in modo pesante, e, credo, difficile da immaginare per chi sia nato prima degli anni ’90, era dello sfondamento del soft-porno nella vita quotidiana di tutti e tutte.
      Mi sembra che il risultato, in particolar modo per i più giovani ma in generale per tutte le relazioni uomo-donna nella nostra società, sia una scissione esasperata fra il mondo del sesso e quello degli affetti, la creazione di un vuoto, di una distanza (in cui impera l’ideale irraggiungibile di corpi perfetti, sempre disponibili, gaudenti e godibili) che fa ritrovare soli proprio nel momento dell’unione, lì dove dovrebbe nascere e nutrirsi il senso dell’intimità.
      Non so se la via percorribile per ritrovare una maggiore vicinanza, un maggior desiderio, sia quella illustrata dall’articolo, il guardare ad altre culture che hanno conservato un’aura di sacralità intorno al sesso, sempre a scapito però della libertà delle donne.
      Credo che basterebbe liberare il sesso e i corpi dal vincolo del consumo che li ha totalmente inglobati.
      E’ il consumo, il degradare i corpi a merce, ciò che ha distorto dal di dentro le relazioni.
      Non credo che la chiave sia nel “nascondere”, come sembrano suggerire altre culture, ma semplicemente nel “non sovraesporre”, perché, come spiega anche la Wolff: “La sensazione che il sesso non sia disponibile sempre e comunque, come l’acqua corrente, favorisce notevolmente le relazioni.”
      Ottimi spunti di riflessione, grazie!

  2. missgvanderrohe permalink
    5 settembre 2011 11:21

    “Potremmo insegnare loro qualcosa a proposito dell’uguaglianza, ma loro in cambio potrebbero istruirci sulla sacralità del sesso.” Questo mi sembra essere un punto cruciale dell’articolo, sarebbe interessante trovare una media di questi due approcci alla sessualità che trovo entrambi forse rischiosi. Da una parte c’è il rischio di porre dei limiti alla libertà di una donna, dall’altra la liberalizzazione totale e a reti unificate del corpo femminile mette a rischio quella che è la percezione di questo corpo rispetto a quello maschile e viceversa.
    La sessualità è sempre a contatto con quella dell’altro, il partner, che ovviamente la influenza e a sua volta viene influenzato. Punto cruciale è quindi quello di capire le esigenze l’uno dell’altro (altrimenti trovo che il sesso rischi di divenire masturbazione, anche se con un partner). Quello che mi preoccupa della maggior parte pornografia attuale è che essendo un prodotto per le masse vada ad appiattire quelle che possono essere le esigenze sessuali della persona e vadano a ridurre il sesso ad una semplice esperienza estetica, ipnotizzati come siamo, dalla mattina alla sera, nella contemplazione (magari anche inconsapevole) di corpi perfetti. Ci si eccita con l’occhio ma si trascura tutto quello che accade nella reale esperienza sessuale e si dimentica. La nostra sessualità quindi viene sedata, ne viene sedato il rapporto ed il contatto con l’altro.
    Forse la parola ‘intimità’ sta cessando di avere un senso e ciò che è sesso troppo spesso è solo ‘ginnastica da letto’.

  3. 5 settembre 2011 13:36

    Articolo interessante, condivisibile in diverse parti.Trovo che l’equivoco maggiore sulla pornografia sta nel considerarla “liberatoria, liberante”. Mentre invece si tratta di una sottile e spesso virulenta intromissione da parte di specifiche lobby, mosse da semplice interesse economico, nella libertà delle persone di sperimentare e scoprire la propria individuale, personalissima sessualità e di scoprire il corpo e la sessualità dell’altra/o con cui si è in relazione. Non è un caso che il bacchettonismo sessuofobico e la pornografia nella forma ampiamente prevalente oggi hanno il tratto in comune di considerare il sesso qualcosa di sporco. Il problema dell’affievolimento del desiderio soprattutto maschile è confermato da numerose inchieste (consiglio anche Pornopotere della statunitense Pamela Paul) mentre aumentano i divorzi causati dalla pornodipendenza (negli USA ci sono avvocati specializzati per questo tipo di cause). L’aspetto più grave a mio parere è il fatto che i ragazzini imparino spesso il sesso invece che dalle proprie personali esperienze dal porno, che tra l’altro non è neutro, ma veicola per lo più forti aspetti sessisti quando non vera e propria violenza, stereotipi, rigidità di ruoli. A torto si crede che guardare porno sia un segno di libertà sessuale. Trovo che la libertà si possa meglio manifestare nel mantenersi lontani da condizionamenti e scoprire in prima persona l’universo del sesso nelle proprie relazioni senza pregiudizi. Non condivido dell’articolo la contrapposizione tra il velarsi e lo scoprire troppo. Penso che la costrizione a cui sono sottoposte le donne nel dover coprire il loro corpo in alcune società e la pornocrazia delle nostre società occidentali abbiano un potente tratto in comune: sono figlie della società patriarcale che ha messo sempre al centro il desiderio maschile e relegato la donna nel ruolo dell’oggetto, ipermostrato o nascosto che sia. Una vera libertà sessuale non c’è ancora, è tutta da scoprire e si può dare solo in una società che si lasci alle spalle le discriminazioni di genere, riscoprendo tutto il potenziale erotico possibile in una relazione davvero paritaria e priva di desideri indotti e ruoli stereotipati. Un’altra osservazione che volevo fare sta nel fatto che a mio parere la profezia di Dworkin si è avverata in parte nella violenza particolarmente feroce che viene esercitata sulle prostitute da gruppi di ragazzi ispirati dai film porno: ho letto molte testimonianze di donne in tal senso.

  4. paola permalink
    5 settembre 2011 17:24

    “la costrizione a cui sono sottoposte le donne nel dover coprire il loro corpo in alcune società e la pornocrazia delle nostre società occidentali” hanno “un potente tratto in comune: sono figlie della società patriarcale che ha messo sempre al centro il desiderio maschile e relegato la donna nel ruolo dell’oggetto, ipermostrato o nascosto che sia. Una vera libertà sessuale non c’è ancora, è tutta da scoprire e si può dare solo in una società che si lasci alle spalle le discriminazioni di genere, riscoprendo tutto il potenziale erotico possibile in una relazione davvero paritaria e priva di desideri indotti e ruoli stereotipati.”
    Ecco, volevo dirlo io, ma Valentina S. mi ha preceduta! 🙂

  5. paola permalink
    5 settembre 2011 17:33

    E aggiungerei: in entrambi i casi, donne coperte o donne scoperte, si tratta di un’imposizione normativa collettiva, che nel primo caso può diventare una legge scritta, oltre che un uso, ma che comunque mette al centro la necessità di normare il corpo delle donne in funzione di una fruizione della norma diretta a rassicurare gli uomini del loro potere.
    La normativa del corpo delle donne è sempre funzionale al mantenimento delle strutture di potere maschili. Lo notate che stiamo sempre parlando come dovrebbero o non dovrebbero vestirsi le donne, e non di come dovrebbero o non dovrebbero vestirsi gli uomini? E per favore, cari commentatori, non ditemi che nelle versioni fondamentaliste di alcune religioni ci sono prescrizioni relative all’abbigliamento maschile. Sono due cose diverse: l’abbigliamento maschile rinforza il potere maschile, e l’abbigliamento femminile rinforza il potere maschile.

  6. 8 settembre 2011 14:12

    Sì, condivisibile, va bene, ma concretamente che si fa? Torniamo ai divieti ed alle censure? Incateniamo i pc? Nascondiamo le chiavette? Intraprendiamo una campagna denigratoria contro la masturbazione?

    • 9 settembre 2011 09:16

      @Pisacane
      Intanto non confonderei: la masturbazione non c’entra nulla con la pornografia, che è un prodotto commerciale relativamente recente, mentre la prima è una pratica naturale come il rapporto sessuale.
      Sul che fare, penso la risposta non sia la censura, ma una valida educazione sessuale per bambini e adolescenti che li aiuti innanzitutto a capire e a poter poi essere più attrezzati, senza subire passivamente tutti i contenuti sessuali da cui vengono bombardati quotidianamente. In Spagna hanno introdotto un’educazione alla parità di genere nelle scuole, attraverso la quale si insegna innanzitutto il rispetto per l’altro come persona. Un’educazione sessuale valida, innanzitutto, è imprenscindibile. C’è un passo del libro di Pamela Paul che mi ha molto colpito sull’ipocrisia statunitense per cui l’educazione sessuale se esiste si riduce a educazione alla castità secondo i dettami vetero-cattolici e poi dall’altro lato il porno è incoraggiato, di fatto gli è dato un grande spazio, perché ovviamente fa business e anche molto. A mio avviso sono le due facce della stessa medaglia, la libertà sessuale è da un’altra parte.

  7. 9 settembre 2011 19:37

    come diceva Annie Sprinkle, il problema non é LA pornografia, ma il fatto che ci sia una marea di “cattiva” pornografia.
    si puó fare di meglio ed é vitale lavorare su nuovi immaginari erotici…
    altrimenti il rischio é quello di arrivare a idealizzare… il velo?
    (?????? scusate ma io veramente questa non l’ho capita – a parte che per un mio problema forse personale mi sento proprio male a immaginare l’amica ebrea ortodossa e la sua vita sessuale felice nell’insediamento – sará che quando sono stata in Palestina ero dall’altra parte, ospite da una famiglia con 10 figli e senza acqua corrente – quella con cui si lava i capelli Devorah, forse…)

    che poi il fondamento della famiglia sia un’intesa sessuale potente tra i genitori mi sembra un concetto questionabile, altamente questionabile.
    il sesso é scoperta e conoscenza e vincolarlo cosí strettamente all’Amore e al sistema famiglia crea degli scompensi sociali notevoli (quelli che il mercato cerca di tamponare con la pornografia).

    ah ovviamente parlo da occidentale, viziata delle mie libertá, sostenitrice dell’utilitá sociale del lavoro sessuale e nudista.
    la Dworkin con me non ci avrebbe preso neanche un caffé…

  8. 10 settembre 2011 10:27

    Io credo che il problema fondamentale non sia la pornografia (come Slavina suggerisce soprattutto la cattiva pornografia) ma di tutta una serie di messaggi a sfondo sessuale che riceviamo quotidianamente.
    La pubblicità è forse il mittente principale: attraverso il sesso si catalizza molto facilmente l’attenzione di chiunque su di uno schermo od un manifesto. Altra ‘piaga’ è ovviamente la televisione. Come non ricordare i vestitini succinti di Victoria Silvstedt (che nulla ha da invidiare alle conigliette di Hefner) o i nudi quasi integrali di Raffaella Fico (tra le donne più cliccate del web) nei programmi di Papi IN PRIMA SERATA?
    Ok, è difficile controllare quanta buona o quanta cattiva pornografia si produca ma davvero, eliminare il soft porno dalle prime serate ed il nudo ammiccante dai cartelloni pubblicitari sulle strade dove campeggiano costantemente sarebbe già un buon primo passo. Il problema appunto è l’uso strumentale che si fa del sesso e della sessualità: a tutto spiano e in qualsiasi contesto, indiscriminatamente.
    Fa vendere, eccome!..ma come si vende il prodotto si vendono anche le immagini ad esso associate.

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