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Non c’est non!

2 ottobre 2011

 

Da New York a Parigi, le donne in questi giorni si sono dovute mobilitare per difendere il diritto di ognuna di decidere liberamente come vestirsi. A quanto pare infatti, di fronte all’aumento del numero di stupri, la polizia si è rivolta alle donne invitandole a scegliere abbigliamenti meno “provocanti”, quasi che l’inizio di ogni stupro fosse individuabile a partire dall’osservazione del comportamento di una donna. Il messaggio che, infatti, sembra mandare la polizia con simili dichiarazioni è che lo stupro inizia nel momento in cui c’è una provocazione. Una volta eliminata la provocazione è eliminato pure lo stupro. L’origine ultima dello stupro sarebbe quindi tutta interna al corpo delle donne, al suo modo di esporsi e di atteggiarsi. Le donne dovrebbero quindi,  se non vogliono essere stuprate, stare molto attente a non incorrere in simili comportamenti provocatori. Non dovrebbero vestirsi in un certo modo, ma magari non dovrebbero neppure sorridere, toccarsi i capelli, camminare in un certo modo, parlare in un altro. Forse sarebbe meglio che stessero chiuse in casa. E forse è proprio questo che in fondo si vuole.

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  1. 4 ottobre 2011 14:11

    “L’atteggiamento mentale che emergeva in aula era che una donna «di buoni costumi» non poteva essere violentata; che se c’era stata una violenza, questa doveva evidentemente essere stata provocata da un atteggiamento sconveniente da parte della donna; che se non c’era una dimostrazione di avvenuta violenza fisica o di ribellione, la vittima doveva essere consenziente”
    Processo per stupro 1979

    Purtroppo come si vede non siamo andate molto avanti.

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