Skip to content

Una legge non fa primavera

16 novembre 2011

Il 15 Novembre il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato un inasprimento delle pene nei confronti della pedofilia. Ovviamente apprezzo i nobili intenti di chi cerca di fermare, o almeno scoraggiare, il diffondersi di reati sessuali perpetrati nei confronti dei minori. Tuttavia, non sono per niente convinto che un semplice aumento dell’entità delle punizioni possa effettivamente funzionare come deterrente: se è giusto che chi commette questo tipo di crimine, particolarmente odioso, sia oggetto di una punizione severa (ma per favore non parliamo di castrazione chimica come fanno i leghisti, non siamo nel Medioevo), non bisogna al tempo stesso dimenticare che il fenomeno della pedofilia deriva da dinamiche molto complesse, ignorando le quali è pressochè impossibile trovare una soluzione che possa essere definitiva.

Nello specifico, mi riferisco ad una “erotizzazione” a cui il corpo dei bambini è sottoposta nella società contemporanea. Casi come quello dei reggiseni push-up pensati per le bambine entrati in commercio poco tempo fa e quello, simile, della lingerie per bambini lanciata sul mercato lo scorso agosto, non sono infatti dei casi isolati di “cattivo gusto“, ma sono gli esempi più lampanti di una visione, imposta dal mercato, dei bambini come di un oggetto fruibile dal punto di vista erotico. Questa operazione viene fatta nei confronti dei bambini stessi per insegnare loro, fin dai primi anni di età, che il proprio corpo, e soprattutto l’immagine che di esso viene fornita, possiede un’importanza cruciale per quella che sarà la loro vita futura. “Abbellisci il tuo corpo, usalo per ottenere consenso ed apprezzamento”: questo è il messaggio che viene fatto passare attraverso le immagini che presentano le bambine in atteggiamenti ambigui, ammiccanti, truccate e pettinate come precoci stelle del cinema. Si insegna alle bambine che lo sguardo, non il cervello, è l’arma più efficace della quale dispongono. Se la pubblicità ha lo scopo fondamentale di educare il fruitore non solo nel senso di proporre la propria merce come la migliore sul mercato, ma anche e soprattutto nel senso di fornirgli un’immagine falsificata della realtà, quella a cui ci riferiamo ha proprio come obbiettivo quello di rendere i bambini coscienti dei vantaggi che lo sfruttamento del proprio corpo in senso erotico potrà dare loro, sia nell’immediato che in futuro.
Ma questa erotizzazione del corpo non è ovviamente rivolta esclusivamente ai bambini, ma anche agli adulti: d’altronde sono i genitori a scegliere cosa fare indossare al figlio, almeno durante l’infanzia. Dunque si insegna anche ai genitori come il considerare il proprio figlio un corpo da addobbare in ogni maniera possibile, anche con indumenti che in definitiva richiamano l’attenzione sulle componenti più spiccatamente erotiche del corpo, non sia assolutamente qualcosa di cui vergognarsi, ma anzi implichi un adeguarsi, da parte del genitore, allo spirito del tempo contemporaneo che impone l’abbellimento fittizio di ogni cosa che si voglia vendere, anche se la “cosa” in questione è un figlio e il “mercato” è il successo nella società contemporanea.
Il problema a questo punto è che questa dinamica non ha come unico effetto quello di invitare i genitori a considerare il corpo dei bambini in senso erotico, ma stuzzica e fomenta le fantasie di chi ha già una predisposizione per la pedofilia. Non ho la presunzione di indicare con questa denuncia l’unica ed esclusiva fonte del problema, che sicuramente ha origini psicologiche, cliniche e sociali complesse e diverse di volta in volta, ma mi sento di affermare che o si pone fine, una volta per tutte, alla strumentalizzazione del corpo dei bambini in quanto tale, oppure un inasprimento delle pene non porterà alcun giovamento sensibile alla giusta causa della lotta alla pedofilia. Se non si indagano le cause a monte, non si riesce poi a capire perchè le frettolose dighe erette a valle crollino miseramente, nonostante i buoni propositi.

Advertisements
9 commenti leave one →
  1. 16 novembre 2011 21:13

    L’erotizzazione del corpo dei bambini è un fenomeno molto sottovalutato, perciò grazie per affrontare l’argomento. Personalmente l’aspetto che più mi colpisce però non è né quello dell’industria della moda (l’obiettivo è vendere, perciò più clienti hanno e meglio è) né quello dei bambini (che, mi dicono amiche genitrici, sono “spugne” nei confronti dei media e assorbono perfettamente i loro messaggi, perciò è probabile che insistano per avere questo o quel capo d’abbigliamento, così come io insistevo per avere questo o quel gioco); ma l’aspetto che mi colpisce, dicevo, è quello dei genitori che agghindano i propri bambini in questo modo. E’ strano che esistano persone che dimenticano così facilmente un impulso di protezione (che io credo sia) istintivo. Forse anche loro sono “spugne” nei confronti dei media, non si rendono conto dell’erotizzazione. Mi torna in mente Lorella Zanardo e la media education

    • Riccardo Motti permalink*
      17 novembre 2011 10:43

      Proprio qui sta il cuore del problema: la pubblicità lavora affinchè l’uomo perda quegli impulsi di protezione istintivi a cui ti riferisci, e lo fa fornendo un’mmagine falsificata del mondo, all’interno della quale essi vengono in fedinitiva liquidati in nome del “progresso”. Si nota che la società si è evoluta, tutto è vendibile, dinamico, e sostituibile, e si crea un vergognoso punto di contatto tra la mercificazione vigente e il corpo di chi è gia vittima di questo processo. Al giorno d’oggi i bambini sono a tutti gli effetti dei consumatori, e vengono invogliati costantemente a richiedere ai genitori l’ultimo modello di iphone o il reggiseno imbottito. Da parte loro, i genitori sono anch’essi vittime, naturalmente meno “innocenti” rispetto ai figli, di questo bombardamento ideologico che punta a trasformare il bambino in qualcosa da addobbare e vendere. Secondo me, il problema non è che essi non si rendono conto dell’erotizzazione: la notano, ma sono stati istruiti a non vederla come qualcosa di negativo, ad accettarla nel senso di un “cambiamento dei tempi” che taccia come moralista ogni atteggiamento protettivo che si voglia ancora tentare.

  2. 16 novembre 2011 21:27

    Le leggi sono deterrenti ma non bastano. Ci vorrebbe rieducazione. Il fenomeno dell’erotizzazione delle bambine è in drastico aumento. Non si possono aumentare le pene se poi contemporaneamente permettono alle industrie di usare il corpo delle bambine.

    • Riccardo Motti permalink*
      17 novembre 2011 10:51

      Ciao Mary, grazie del commento. Sono d’accordo con te, ma come si fa a rieducare una popolazione che è costantemente investita, attraverso l’apparato comunicativo virtuale ed analogico, di messaggi svolti a fornire una visione erotica del corpo dei bambini? Temo che senza un cambiamento radicale rispetto alla concezione dell’uomo nel capitalismo contemporaneo sia molto difficile riuscire a fornire una contro-immagine che sia sufficientemente potente per contrastare quella “ufficiale”. Questo non vuol dire però che discutere di questo sia inutile, anzi: proprio nello scambio di opinioni si può trovare una strada efficace.

  3. 18 novembre 2011 12:28

    Lessi un articolo in cui c’erano delle statistiche del 2008 di ECPAT e si evinceva che solo il 3% di chi fa turismo sessuale in luoghi dove si incontrano facilmente minorenni e bambine è un vero e proprio pedofilo. Non so esattemente su cosa si sia basata questa statistica, ma se consideriamo ad esempio che il 40% delle vittime di tratta straniere in Italia sembra ormai avere un età tra 14 e 18 anni o meno di 14 e se consideriamo quanto espanso sia il business di pedofilia e pedopornografia (es. la denuncia di Lydia Cacho che ha portato alla condanna di Jean Succar Kuri di un giro enorme che coinvolgeva politici e uomini d’affari) non penso che si possa più parlare esclusivamente di una devianza del desiderio sessuale. Uomini “normali”, sposati con figli cercano ragazzine appena adolescenti e in alcuni casi anche bambine. Non solo uomini che hanno una sessualità esclusivamente rivolta ai bambini. Lo dimostrano tante storie di abusi familiari.Trattare la pedofilia come malattia o devianza è molto riduttivo. In realtà a essere chiamate in causa sono la nozione di sessualità maschile dominante come sfogo unidirezionale su un “oggetto”, i media con l’erotizzazione dei bambini, il business del sesso che sui bambini e minori fa i guadagni più rilevanti.

    • Riccardo Motti permalink*
      18 novembre 2011 12:47

      Ciao Valentina, grazie per il commento e per le cifre che ci dai, sono sempre utili per capire meglio la questione. Proprio per non ridurre l’analisi della pedofilia ad una mera analisi clinica e psicologica, ho parlato del ruolo che i media ed il sistema pubblicitario vengono ad assumere quando si tratta di erotizzare il corpo dei bambini. Non sono però d’accordo sul fatto che il termine “pedofilo” si riferisca ad uomo la cui sessualità sia rivolta esclusivamente verso i bambini: questa è un’accezione molto forte del termine. Si può essere eterosessuali o omosessuali nei confronti dei propri coetanei e, allo stesso tempo, pedofili: la devianza del desiderio sessuale non presuppone un’esculsiva. Per questo abbiamo i casi di padri di famiglia dal comportamento apparentemente ineccepibile, che in segreto intraprendono viaggi al solo scopo di fare del turismo sessuale. In ogni caso, solo tenendo presente tutte le componenti si può avere una concezione esaustiva di questo fenomeno che è molto complesso, e che ha risvolti sul piano sociale, antropologico e medico.

      • 19 novembre 2011 08:24

        Grazie a te per l’interessante post! In realtà non era mia intenzione dare una definizione in questo senso di pedofilia. Sicuramente il problema è complesso e anche molto! Intanto va distinta pedofilia (che è l’attrazione sessuale verso bambini che possono essere l’oggetto preferenziale o in alcuni casi l’unico, ma non è detto che questo si traduca in un abuso) dalla pederastia che è invece l’abuso concreto di minori e bambini. Quello che volevo dire è che gli approcci derivati dalla psichiatria di stampo freudiano che trattano la pederastia come conseguenza di una patologia o lo riducono a un vissuto di violenza infantile, a pulsioni incontrollabili, ecc.. non sono corretti, data l’enorme portata del fenomeno. I pederasti sono soprattutto uomini perfettamente inseriti nella società e del tutto capaci di prendere decisioni. Gli specialisti latinoamericani contro gli abusi all’infanzia stanno dando nuovo impulso alla ricerca in questo campo. C’è per esempio Jorge Garaventa, psicologo clinico argentino, che vede gli abusi sull’infanzia più come un esercizio di potere (come nello stupro) che come manifestazione di un impulso sessuale. Questo ad esempio fa capire anche come ipotesi come la castrazione chimica non sono soluzioni, perché – oltre tutte le considerazioni che si potrebbero fare – tendono a punire il fenomeno come devianza di un gruppo di criminali e non a vedere nel suo complesso gli aspetti sociali e la concezione del sesso e in particolare della sessualità maschile così come normata dalla cultura dominante che di fatto incoraggiano il dilagare del fenomeno. E tra l’altro la castrazione chimica non risolverebbe l’impulso di dominio che è alla base dell’abuso. Il sistema è chiamato a prendersi le sue responsabilità, a partire dall’erotizzazione dei bambini nei media che giustamente tu sottolineavi. Sostanzialmente contro la strumentalizzazione dei corpi dei minori – come dicevi tu – si fa ben poco. Fose perché gli interessi sono davvero enormi? Si sottovaluta molto a mio parere nelle analisi sul capitalismo globalizzato, il business dell’industria del sesso, che proprio sui minori fa soldi a palate. Poi ovviamente ci sono gli interessi delle case di moda, di prodotti cosmetici, ecc.. Il sesso e la sessualzzazione sono punti cardine dei profitti e dei consumi.

  4. Riccardo Motti permalink*
    21 novembre 2011 14:46

    Sono d’accordo Valentina, nel mio post denunciavo appunto come, senza un’analisi di come il mercato e e il capitalismo utilizzino e falsifichino l’immagine del bambino, ogni tentativo di porre un serio rimedio al fenomeno dell’abuso sui minori sia velleitario. Sulla limitatezza dell’analisi psicologica, in particolare freudiana, siamo d’accordo: ben venga un tipo di approccio interdisciplinare che tenga presente delle condizioni sociali dalle quali questo problema è spesso causato. Grazie ancora per il contributo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: