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Invito a un Natale nell’underworld

23 dicembre 2011

A Christmas Carol

Al primo padrenostro ho avuto il dubbio di essere nel posto sbagliato. Invece no, ho fatto bene. Si è trattato di una casualità: invitata da amici di amici, ho partecipato a una serata con gli Amici di Lazzaro, un’associazione che organizza, oltre ad altre attività, alcune unità di strada per le prostitute di Torino. Si tratta perlopiù di ragazze nigeriane, arrivate qui con l’inganno, un grosso debito sulle spalle e tanta paura. Non avevo capito che si trattasse di un’associazione cattolica perché non l’avevo chiesto ma, in un certo senso è stata una fortuna, perché forse avrei avuto dei dubbi – prima di tutto non sono credente, e poi chi segue questo blog sa ci sono molte questioni che gli altri coautori e la sottoscritta considerano problematiche nel rapporto tra donne e cattolicesimo. Ma a parte un alleluja, due padrenostro (uno in inglese, uno in italiano) e una icona di Jesus così sproporzionatamente grande da fare simpatia, la questione religiosa non è stata un ostacolo per nessuno.

Anzi: mi è stato spiegato che l’aspetto religioso è importante: per la maggior parte queste donne viene dalla Nigeria del Sud, perciò sono cristiane e al Natale ci tengono molto. Inoltre, è un modo per allontanarle dal voodoo, che a quanto mi è stato detto in Nigeria si è mescolato con il cristianesimo ed è uno strumento di ricatto psicologico molto utilizzato dai loro sfruttatori che così fanno leva su terrificanti superstizioni e paure irrazionali. Se questo non dovesse bastare a trattenerle, gli sfruttatori sanno bene come avvalersi di metodi meno immateriali: grazie alla ramificazione internazionale della loro organizzazione possono raggiungere direttamente la famiglia di origine di queste donne, che viene considerata responsabile del “debito” nel caso in cui non siano loro stesse a  saldarlo attraverso la propria prostituzione. Comunque il carattere religioso dell’incontro è un modo per entrare in contatto con queste donne attraverso la condivisione di un tema che loro stesse considerano importante e che aiuta anche a indebolire alcuni tra i tanti dei ricatti psicologici che subiscono.

I volontari erano organizzati, preparati e soprattutto determinati a far percepire accoglienza, calore e amicizia. Le ragazze sono state accompagnate dai volontari veterani al marciapiede di periferia dove noi stavamo preparando tè caldo e falò. Sono arrivate un po’ imbarazzate ma entusiaste ed è partita una festicciola di strada, viva e rumorosa. Si suonava il bongo, generosamente trasportato lì da uno dei volontari e, le donne cantavano canti tradizionali, che chi sapeva cantava e chi non sapeva improvvisava alla bell’e meglio. Alla fine una preghiera – che mi è parso tutti sentissero molto – e pandoro. Poi le ragazze sono andate via e noi ci siamo spostati all’interno della stessa zona industriale – nei paraggi della sede dell’Iveco – ripetendo la stessa cosa con ragazze che occupavano un’altra strada, quella che costeggia il retro della fabbrica. Erano sorpredentemente giovani e vestite da far venire i brividi: il Piemonte è un posto freddo, ad occhio e croce ieri eravamo vicini agli zero gradi, ma tutte erano vestite in modo succinto e una di loro indossava addirittura solo una piccola felpa, alti stivali e, semplicemente, le mutande. È stata l’unica ad arrivare senza essere accompagnata al falò e la prima ad andare via. Si è avvicinata, ha detto che freddo, ha bevuto il tè, ha guardato l’icona di Gesù e ha detto ma Jesus non dà soldi, io ho bisogno di soldi. Come darle torto. Ha scambiato ancora due parole poi è andata all’angolo poco lontano ad aspettare. Il fondatore dell’associazione ha ci spiegato più tardi che di questi tempi anche il giro di affari della prostituzione si è ridotto e che alle ragazze ora può capitare di trascorrere l’intera la notte al freddo e di tornare a casa senza aver fatto un euro, questo le angoscia molto. La crisi si sente anche qui. Sono tornata a casa pensando che ci sono cattolici che non mi piacciono e cattolici che mi piacciono. E anche che la strana sera di Natale che ho passato a prendere freddo sarebbe istruttiva per molti altri. Mi è tornato alla memoria un articolo intitolato “Liberalismo e prostituzione”, a firma dell’illustre Sebastiano Maffettone, pubblicato sulla dotta Domenica del Sole 24 Ore il 27 novembre scorso:

«Un liberale può crede che la prostituzione sia un male morale? E accettare […] che ci siano leggi […] che proibiscano […] la pratica della prostituzione? Peter de Marneffe […] ritiene di sì e cerca di dimostrarlo. […] la prostituzione fa male a chi la esercita. E fa male perché riduce l’autostima, rende difficile il rispetto di sé, mina la possibilità di autentiche relazioni personali. Tutto ciò sarebbe ovvio per il liberale qualora immaginassimo una prostituzione non volontaria, per esempio legata a forme di quasi schiavitù o comunque alla coercizione. Così però non è nella maggior parte dei casi che caratterizzano il mondo industriale avanzato. In un Paese come il nostro la prostituzione di solito si sceglie».

Sebastiano Maffettone potrebbe curarsi dalla colpevole disinformazione che lo ammorba trascorrendo il prossimo Natale con gli Amici di Lazzaro.

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4 commenti leave one →
  1. paola permalink
    23 dicembre 2011 02:33

    Grazie Chiara, partendo dalla fine, concordo: tanti imbecilli potrebbero curarsi sbattendo la faccia contro la realtà. Per esempio, un aiuto può essere il blog di Valentina S. http://consumabili.blogspot.com/2011/12/i-veri-protagonisti-dellindustria-del.html
    E poi, certo, questo può essere quello che fanno e che vivono le persone che hanno incontrato il messaggio cristiano, ma parlarne forse non serve, meglio frequentarle, niente proselitismo, molto spirito di servizio a chi non ha.

  2. Riccardo Motti permalink*
    23 dicembre 2011 14:57

    “Così però non è nella maggior parte dei casi che caratterizzano il mondo industriale avanzato. In un Paese come il nostro la prostituzione di solito si sceglie”. Questa affermazione è così spudoratamente falsa, che puzza di cattiva coscienza. Personalmente non accetto che simili affermazioni siano attribuite ad una semplice ignoranza rispetto allo stato attuale delle cose. C’è malafede in queste parole, le quali prendono le mosse dall’assurdo assioma che “in un paese civilizzato come il nostro” cose come il racket della prostituzione non possano esistere. Come se non fosse proprio la sussistenza di queste situazioni, le quali ci portano un pò del cosidetto “terzo mondo” sottto casa, a ricordarci che sia un grosso errore considerarsi “civilizzati”, quindi arrivati ad un livello rispetto al quale ogni miglioria sarebbe frutto di utopie idealistiche. D’altronde, se si tratta ancora l’argomento “prostituzione” nei termini di un possibile “male morale”, vuol dire che si sceglie a prori di non prendere in considerazione le cause materiali che stanno a monte del fenomeno: da parte di un liberale, la cosa non mi stupisce.

  3. 23 dicembre 2011 16:29

    Grazie di questo articolo e di questo racconto così intenso! Io ho avuto la fortuna di conoscere un’esperienza molto forte di questo tipo a Caserta: Casa Rut di Rita Giaretta, che più che una suora è una vera militante per i diritti umani, pronta a prendere di petto i potenti fuori e dentro la chiesa (scrisse anche la lettera contro Berlusconi sul caso Ruby che fu pure pubblicata dai giornali: https://donnedellarealta.wordpress.com/2011/01/31/lettera-aperta-da-caserta-delle-suore-di-frontiera-%C2%ABa-erode-gridiamo-non-ti-e-lecito%C2%BB/).Ho potuto conoscere le ragazze ex vittime di tratta ospitate da Casa Rut e quelle che gestiscono la cooperativa di sartoria NewHope nata proprio per permettere alle ragazze di integrarsi sul territorio e avere un lavoro. Sono meravigliose! Sul fatto che le associazioni impegnate seriamente sul fronte tratta siano per la maggior parte religiose (con le dovute eccezioni tipo Be free), devo ammettere di essere un po’ sconcertata. Concordo con Isoke che le donne italiane non fanno abbastanza. Magari si potrebbe partire dalle proposte concrete che lei fa nel suo ultimo libro (500 storie vere).
    Ecco un articolo su Casa Rut: http://www.terrelibere.it/terrediconfine/4171-chiesa-di-frontiera-casa-rut-strade-di-liberazione Tornerò da loro tra Natale e Capodanno.

  4. 23 dicembre 2011 17:14

    “D’altronde, se si tratta ancora l’argomento “prostituzione” nei termini di un possibile “male morale”, vuol dire che si sceglie a priori di non prendere in considerazione le cause materiali che stanno a monte del fenomeno: da parte di un liberale, la cosa non mi stupisce.” Riccardo, sottoscrivo queste tue parole! A quando una seria analisi scientifica del business della prostituzione? Se ne parla quasi ovunque in termini falsati, come si trattasse di una transazione tra due individui e non di un grosso giro d’affari, uno dei più grandi del nostro capitalismo, aumentato a dismisura con la globalizzazione. Qualcuno tenta un’analisi di questo tipo (come Poulin di cui ho letto la prefazione dell’interessante raccolta di saggi “Prostituzione: globalizzazione incarnata” o Lydia Cacho). Ma secondo me è un tema ancora troppo poco affrontato e conosciuto. Sulle cause materiali, oltre alle grosse disparità economiche tra i vari paesi del mondo, c’è ovviamente poi la sterminata questione delle discriminazioni di genere e del sessismo, che pesano fortemente sulle condizioni materiali e “culturali” delle donne e sulle modalità di manifestazione della sessualità maschile, quest’ultima pure fortemente normata e manipolata da affaristi di ogni tipo e dai mass-media (da qui l’enorme domanda di sesso a pagamento che non può essere ricondotta a solitudine e problemi relazionali gravi come spesso si fa).

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