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Occhio al titolo

28 dicembre 2011

Home page del Corriere. Questo il titolo di una notizia ripresa da Il Corriere Fiorentino, e ora prontamente rimosso.

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4 commenti leave one →
  1. Valentina Ricci permalink
    28 dicembre 2011 16:56

    Il titolo è senz’altro vergognoso. Casomai, sarebbe bello che qualcuno riflettesse sul perché la Chiesa debba occuparsi di ciò che spetterebbe allo Stato, ossia, la famosa rimozione degli ostacoli di natura economica alla maternità, prevista dalle legge 194.
    Il supporto alla maternità dovrebbe essere una questione di interesse pubblico.

  2. Riccardo Motti permalink*
    28 dicembre 2011 17:12

    Grazie della segnalazione! Un classico e lampante esempio di come la scelta di un verbo in una frase possa nascondere una presa di posizione molto forte. In questo caso, il messaggio che lo scrittore del titolo (che molto spesso non coincide con l’autore dell’articolo) vuole trasmettere, è che l’aborto sia un crimine, da cui questo fortunato bambino è stato “salvato”. Si inculca nella testa della gente questa idea, in modo da poter controllare l’opinione pubblica più facilmente quando si tratta di votare leggi, spiegare guerre più o meno sante, o semplicemente per mantenere il livello del dibattito sull’argomento a livello alto-medioevale. Complimenti.

  3. andrea ragona permalink
    29 dicembre 2011 15:03

    Io non penso ci sia una volontà particolare di chi ha fatto il titolo, ma semplicemente una leggerezza. Nel senso che ha dato per scontato, per comune, il rapporto aborto-uccisione bamibino, perchè dopo anni di lavaggio del cervello l’inconscio si comprta così. Il che è ancora più grave, perchè non si risolve, cambiando titolo, o titolista. C’è bisogno di una lunga campagna culturale, e non è nemmeno detto che si riuscirà a vincerla.

  4. 2 gennaio 2012 17:28

    Le ipotesi sono due, o i titolisti del Corriere hanno fatto apposta oppure il titolo gli è scappato. La seconda ipotesi mi sembra più grave della prima, perché appunto presuppone una infiltrazione profonda della concezione secondo cui il concepito è un “bimbo” e, per giunta, “da salvare”. Perciò concordo con Andrea sulla necessità di una lunga campagna culturale che sarà difficile da vincere – che è anche ciò che stiamo provando a fare noi via blog.
    Faccio notare che, a parte le parole usate per descriverla, la vicenda in sé è in linea con la 194 (art.2, d): infatti qualora l’interruzione di gravidanza sia presa in considerazione a causa di condizioni materiali che potrebbero essere superate grazie ad aiuti economici e servizi, allora la donna ha il diritto di esserne informata e ovviamente di usufruirne. Certo a questo punto la questione mi pare che sia: perché mai deve essere un prete ballerino a offrire questi aiuti, invece che lo Stato?

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