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Il giardino degli angeli

6 gennaio 2012

La notizia dell’apertura, a Roma, di una sezione del cimitero Laurentino dedicata ai “bambini mai nati” (“Il giardino degli angeli”), è ormai vecchia di un paio di giorni, ma vale la pena di spenderci qualche riflessione. Non si tratta di una vera novità: la possibilità di dare sepoltura ai feti non nati “a causa di un’interruzione di gravidanza spontanea o terapeutica”, secondo le parole del vice sindaco di Roma, Sveva Belviso, è già prevista in alcune città d’Italia. Quello che mi preme, in queste righe, è un’analisi del significato di un atto come questo, nel clima culturale italiano, e della risonanza mediatica che ha avuto (ci sono state una cerimonia ufficiale di inaugurazione, e diverse dichiarazioni di personalità politiche del Comune di Roma).

Innanzi tutto, vista la delicatezza del tema, intendo mettere bene in chiaro un punto: non intendo qui mettere in discussione il desiderio o la necessità per alcune mamme o alcuni genitori di dare sepoltura a un bambino non nato. Questa è una faccenda del tutto intima e privata, che non spetta a nessuno giudicare, e non è  nell’interesse di questo post. Così come non intendo discutere l’opportunità o meno di parlare di “bambino” o “feto” o “prodotto del concepimento”: per come la vedo io, ai fini del dibattito sull’aborto la questione non ha la minima importanza, semplicemente perché tale dibattito non può prescindere dal fatto che la gravidanza è qualcosa che si svolge solo e soltanto nel corpo di una donna, e sopra a quel corpo e alla sua volontà non si può passare sulla base di qualsivoglia definizione di ciò che in quel corpo cresce e si sviluppa (se qualcuno in modalità “Ferrara” avesse la tentazione di lanciare l’allarme sulla “emergenza aborto”, gli consiglio anzitutto di leggersi il report annuale del Ministero della Salute).

Chiarito ciò, vengo dunque al punto: trovo estremamente sospetto che si pubblicizzi in modo così plateale, definendola come “Un inno alla vita” (dichiarazione del consigliere di Roma Capitale Fabrizio Santori), un’iniziativa che poteva essere gestita in modo discreto (Luisa Pronzato richiama l’opportunità di un rispettoso silenzio, e conduce un’analisi molto sentita su La 27esima Ora), e che invece mi sembra – come spesso accade, peraltro – essere soltanto un modo per lanciare un messaggio, l’ennesimo messaggio di natura ideologica sulla maternità e le scelte ad essa legate. Che necessità c’è, e che senso ha, definire l’inaugurazione di un cimitero “Un inno alla vita”? Sarei curiosa di saperlo. Come se, per converso, scelte di altro tipo fossero da classificare come “Un inno alla morte”.

A me, senza tante ulteriori precisazioni e condizioni, questo sembra un gesto demagogico, volto a catturare le simpatie di chi per la difesa della “vita” (in senso sempre molto astratto, come sappiamo, e molto di più per la vita a venire che per quella in atto), spende infaticabile le proprie energie, soprattutto politiche. Ricordo che su questo blog, più e più volte, abbiamo parlato della proposta di legge regionale per il Lazio (ma tu guarda le coincidenze) di Olimpia Tarzia per la riforma dei consultori. In direzione Movimento per la vita, naturalmente, e fondi pubblici ad associazioni private (leggi cattoliche). Siamo tra le firmatarie del comunicato dell’assemblea plenaria del Feminist Blog Camp in difesa dell’autodeterminazione delle donne contro politiche socio-sanitarie che la minacciano. C’è chi, a proposito dei consultori pubblici, lancia un vero e proprio allarme: in nome della “vita” – ma solo di quella a venire – c’è chi sta cercando di distruggere le strutture pubbliche deputate al supporto e allo sviluppo delle persone.

Quindi, a prescindere dal caso specifico, volendo innalzare un “Inno alla vita” lo si potrebbe fare in molti modi: ad esempio, garantendo servizi adeguati alle famiglie con figli disabili (qui finalmente una testimonianza lontana dalla solita retorica), alle famiglie povere che fanno fatica a mettere un piatto in tavola – non parliamo di mandare i figli a scuola, alle donne che un figlio magari lo vorrebbero anche, ma non se lo possono permettere, o se decidono di averlo, sanno di aver già firmato le dimissioni in bianco, in previsione di quel giorno. E l’elenco potrebbe continuare fino all’anno prossimo.

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24 commenti leave one →
  1. Ilaria Durigon permalink*
    7 gennaio 2012 09:26

    Ho sempre l’impressione, quando si smantellano in un modo o nell’altro, i servizi pubblici, che in fondo ci siano sempre ragioni economiche. Anche togliere la possibilità di abortire in strutture pubblica rientra in questa logica. Si tratta di questioni ideologiche/religiose solo in apparenza. L’inno alla vita di tanti medici obiettori, è più che altro un inno alla loro qualità di vita. Forse l’avevi già visto, ma è sempre attuale. Si tratta dell’inchiesta delle Iene sui medici obiettori e abortisti
    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/52103/golia-obiettori-abortisti.html

  2. Valentina Ricci permalink
    7 gennaio 2012 12:54

    Sono a conoscenza del fatto che l’obiezione di coscienza è spesso un rifugio per chi non ha altro modo di avere una carriera. Forse, come peraltro aveva ragionevolmente suggerito Rodotà qualche tempo fa, sarebbe tempo di abolire questa possibilità: http://temi.repubblica.it/micromega-online/legge-194-rodota-aboliamo-lobiezione/
    Le questioni ideologiche e religiose sono ormai (spesso) soltanto uno strumento politico.

  3. Riccardo Motti permalink*
    7 gennaio 2012 14:28

    Sono d’accordo. Lo stesso modo di trattare l’argomento come una sorta di sfida tra la vita e la morte, testimonia l’deologia che sta a monte. Così come la notizia, che abbiamo segnalato su questo forum, del bambino che la parrocchia, adottandolo, avrebbe “salvato”, i termini e i modi con i quli questa notizia è stata fornita testimonia una costante malafede. L’informazione e le parole di cui essa si compone, le quali vengono accuratamente selezionate: questo è il campo sul quale si svolge il duro confronto tar chi vuole fare una seria campagna di informazione, e chi a questa risponde con l’ideologia del bene e del male, del paradiso e dell’inferno.

  4. 7 gennaio 2012 17:13

    Ottimo post! Sul manifesto di ieri c’era un bell’articolo di Ida Dominijanni sulla questione, in cui lei tra l’altro sottolineava quanto sia paradossale considerare morto e quindi seppellire chi non è nato. La morte presuppone la nascita. E’ fin troppo chiaro l’idelogismo di tutta l’operazione che vuole rafforzare il contesto per una messa in discussione della legge 194.

  5. Chiara Melloni permalink*
    7 gennaio 2012 22:43

    Grazie Valentina della bella riflessione. La cosa che personalmente più mi impressiona è il dato culturale. Sappiamo che queste persone (questi “politici”) non agiscono se non in vista di un guadagno elettorale e dunque l’operazione è marketing puro. Ne consegue che gli dovrebbe portare dei voti. Se i loro calcoli sono esatti, questa per me è la cosa più spaventosa: ci muoviamo ancora in un contesto in cui, complice la posizione della chiesa, l’autodeterminazione delle donne non è riconosciuta, anzi la sua negazione politica viene premiata. Come diceva Andrea in riferimento al titolo del Corriere della Sera che Riccardo ricorda, si tratta di portare avanti una lunga battaglia culturale che, tra le altre cose, porti la maternità ad essere socialmente riconosciuta come una scelta individuale.

  6. paola permalink
    8 gennaio 2012 20:09

    Una discussione sul tema l’abbiamo già fatta https://femminileplurale.wordpress.com/2010/05/24/detenzione-illegale-di-utero/, pragmaticamente concordo con Valentina Ricci e con Rodotà.

  7. paola permalink
    9 gennaio 2012 01:01

    Vi segnalo la sequenza di post dedicati al tema e la discussione su http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/01/07/storia-di-manuela/

  8. Valentina Ricci permalink
    10 gennaio 2012 00:51

    @Valentina S.: senz’altro si potrebbe stare a discutere molto sul senso di un cimitero per persone mai nate, ma come dicevo all’inizio del post credo che questo sia un aspetto della questione che attiene alla sfera privata, e alla sensibilità di chi quel bambino o quella bambina l’ha perso o persa. Non vedo niente di male, a priori, nell’idea di voler dare un “luogo” al proprio figlio o alla propria figlia. In potenza o in atto che sia, si tratta sempre di un essere umano con il quale la madre ha stabilito un contatto. Il problema sorge, a mio avviso, se si costruisce un pesante immaginario (al quale il mancato genitore è senz’altro molto sensibile) che finisca in qualche modo per “prescrivere” i sentimenti che si dovrebbero provare in quella situazione, identificandoli con un dovere al quale, in quanto portatore di quella vita, il genitore deve assolvere anche pubblicamente. Questo no, senz’altro. Soprattutto se l’obiettivo, alla fine della fiera, è quello di colpevolizzare chi ha consapevolmente scelto di non portare avanti una gravidanza.

  9. 62peppe permalink
    22 gennaio 2012 03:15

    Il nervosismo nei confronti di iniziative come questa, a mio avviso tutt’al più solo inutile, mette a nudo l’ipocrisia che pervade l’agomento dell’aborto, che tutti sanno che consiste nell’uccisione di esseri umani, ma non bisogna dirlo. Il fatto che i feti non abbiano il riconoscimento legale di persone non cambia nulla, anche gli schiavi dell’antica Roma non erano legalmente persone (strumenti parlanti) pur essendo esseri umani. Con l’aborto si uccidono individui gia esistenti (non potenziali, non si tratta più di spermatozoi e ovociti appartenenti ai genitori)) appartenenti alla nostra specie che si distinguono dagli altri solo per la loro collocazione puramente topografica, dentro l’utero invece che fuori. La parola feto non definisce altro che l’essere umano in un epoca della sua vita, come bambino, adulto o vecchio, e non c’è soluzione di continuità nel passaggio da un’età all’altra. La società civile può legalizzare l’uccisione di esseri umani quando lo ritiene giusto od opportuno, ad esempio con la pena di morte o istituendo corpi dello stato autorizzati ad uccidere in casi specifici, come esercito e polizia, ma nessuno nega che si tratta di uccidere esseri umani. Nel caso dell’aborto legalizzato fino a tre mesi di gestazione (limite temprale privo di valore scientifico ma meramente una convenzione giuridica) invece c’è l’esigennza politica daparte di alcuni di negare la realtà.. Non si tratta di dare dell’assassina alle donne che abortiscono, per carità, ma semplicemente di poter parlare dell’argomento aborto in generale per quello che è senza ipocrisie. Poi , chi ritiene di avere buoni motivi per abortire abortisca pure, non infrange nessuna legge e con la sua coscienza fa quel che vuole, ma questo non giustifica imporre censure di sorta .
    Quanto all’obiezione di coscienza, anche se la legge legalizza come si è detto l’uccisione di esseri umani, essa non può obbligare nessuno ad uccidere: infatti nessuno può essere costretto ad eseguire sentenze di morte e, quando esisteva la leva obbligatoria, gli obiettori di coscienza potevano fare il servizio civile. Un ostetrico che ha studiato per far nascere i bambini ha il diritto di non volerli uccidere prima che escano dall’utero.

    • paolam permalink
      12 febbraio 2012 22:39

      Prima di attribuire ai Romani (di che epoca dell’antichità? C’è differenza) il concetto di “strumento parlante” come definizione dello schiavo (“servus”) bisognerebbe leggersi il passo de la “Politica” di Aristotele (1532b, I, 4) in cui l’autore, greco ateniese del IV secolo a.C., parla degli schiavi come “strumenti animati”: è una formula che si trova in un contesto in cui l’autore sta parlando degli strumenti di produzione, noi diremmo forza lavoro, e s’intende che all’epoca la forza lavoro poteva esse di condizione servile, ossia “ktéma”, cioè “proprietà”, dell’imprenditore. Le notazioni cronologiche sono importanti, poiché ad orizzonti cronologici e geografici diversi corrispondono forme diverse di schiavitù, e forme di legislazione diverse nella definizione della condizione giuridica degli schiavi. Non si può confrontare la legislazione tardo repubblicana, funzionale a determinate forme di sfruttamento della manodopera servile, quelle, per capirci che portarono alle rivolte degli schiavi sanguinosamente represse dall’ordine costituito, a quella di età augustea, o ancora a quella di epoca medio imperiale, etc. Il fatto che i “servi” non fossero persone di condizione libera, non significa che, di volta in volta, in modi diversi a seconda delle epoche, non fossero considerate persone titolari di alcuni diritti 8per esempio potevano possedere un peculio, e poi altro). Liberi potevano diventarlo soltanto dopo l’emancipazione da parte del dominus o della domina: allora diventavano “liberti” o “libertae” e il loro figli e figlie liberi/ae. Così, tanto per incoraggiare a parlare con cognizione.

  10. Valentina Ricci permalink
    22 gennaio 2012 04:03

    Come ho avuto occasione di specificare nel mio post, per me la definizione che si dà del feto (o essere umano) non fa alcuna differenza ai fini del dibattito sull’aborto. Non concordo con te, però, quando dici che l'”unica” differenza tra gli esseri umani dentro e fuori dall’utero è “topografica”: si dà il caso che un feto non sia autonomo, per il suo sviluppo e la sua sussistenza, dal corpo della madre, e questo è esattamente ciò che FA la differenza, e la fa in modo essenziale, rispetto a tutte le fasi successive della vita. Se i bambini si potessero coltivare in serra, chiaramente il problema dell’aborto non si porrebbe (mentre si porrebbe quello del loro accudimento, ma questo è un altro discorso, che confina con quello dell’adozione): ma dato che c’è bisogno del corpo di una donna, e che di quel corpo soltanto lei porta il peso e la responsabilità, c’è poco da discutere su quello che lei può fare o no. Questo era il senso di quanto da me scritto. Il limite dei tre mesi è ovviamente convenzionale, ma riflette l’idea di una gradualità del “divenire essere umano”. C’è anche un altro limite, come immagino tu sappia, entro il quale si può abortire in casi di grave malformazione o di rischio per la salute della donna (alla quale, in quanto essere umano autonomo e già esistente, si dà priorità – non obbligatoria, per carità – proprio sulla base di quell’idea di di gradualità. Tant’è che, se si abortisce nel secondo trimestre e c’è la possibilità di vita autonoma del feto, il feto non viene certo ucciso: quello che si fa è un parto, praticamente, e quest’obbligo di legge crea una serie di problemi che potremmo discutere).

    Quanto alla questione dell’uccidere, credo che nessuna donna che abortisce pensi – al contrario di quello che forse immagini – di apprestarsi a gettare l’equivalente di una gamba di sedano nel cestino dell’umido (scusa la crudezza, ma tanto vale che ci capiamo bene). Se poi c’è chi ritiene che sia utile sostenere che il feto non sia un essere umano per giustificare l’aborto, be’: non concordo, né trovo sia necessario spingersi tanto in là. Il limite inviolabile (dalla legge o da chiunque) costituito dal corpo della donna è sufficiente a giustificare il diritto di scegliere se avere un figlio oppure no. Ma, d’altra parte, mi sembra che ciò che si neghi, piuttosto, sia che il feto è una persona, che come saprai è concetto ben diverso da quello di essere umano, e indica un individuo dotato di autonomia – anche dal punto di vista giuridico.

    Infine, per quanto riguarda l’obiezione di coscienza, il discorso di Rodotà è il seguente: dal momento che la possibilità dell’aborto rientra ormai nel diritto, nella consapevolezza comune e nella natura della professione medica (in particolare ginecologica/ostetrica), non avrebbe più senso l’obiezione di coscienza perché oggi un medico sa che quella specializzazione include quella possibilità, cosa che non valeva per gli anni in cui è stata introdotta la legge 194. Non so se quella di Rodotà sia una proposta giusta – ho segnalato il suo contributo con un “forse” e come spunto di riflessione – ma senz’altro fornisce interessanti spunti di riflessione.
    Grazie per il tuo commento

  11. Serena permalink
    26 gennaio 2012 14:45

    Io ho perso un bambino alla nona settimana di gravidanza, ci sono stata malissimo…Ho pianto tantissimo, e avrei voluto un luogo dove poter seppellire quella vita, di cui ho sentito il battito del cuore.

  12. Valentina Ricci permalink
    31 gennaio 2012 21:24

    Cara Serena, mi spiace molto. Ribadisco quello che ho scritto nell’articolo, tuttavia, e cioè che non era assolutamente nelle mie intenzioni giudicare il desiderio di una madre di dare un luogo di sepoltura al suo bambino, ma piuttosto l’uso politico che si tende a fare di questo desiderio, che trovo invece del tutto legittimo.

  13. Angelo permalink
    11 febbraio 2012 16:48

    C’è troppa presunzione nel panorama abortista che la vita che nasce sia un esclusivo possesso della donna e i difensori della vita dei demagoghi politicizzati a caccia di consensi.
    Dietro il sostegno di certe teorie che relegano la vita altrui a un libero arbitrio della madre (molto spesso la seconda vittima di questo dramma) si nascondono beceri interessi economici e pressioni di organizzazioni ed associazioni internazionali ben foraggiate per espandere le loro teorie di morte.
    Quando il bene viene chiamato male e viceversa l’umanità è ben avviata verso l’auto-distruzione. Con questo non si intende giudicare nè condannare nessuno ma rendere consapevole il nostro prossimo di questo terribile inganno è doveroso.
    Alle femministe dello slogan “l’utero è mio e me lo gestisco io” auguro di conoscere il vero amore e chiudere i ponti con quell’egoismo e quella supponenza con cui pretendono di dare lezioni di cinica moralità al prossimo.
    In merito all’ iniziativa di dare degna sepoltura ai bambini non nati attraverso la creazione del “Giardino degli Angeli” spero che questo esempio possa essere copiato in ogni realtà cittadina e che ci siano tante persone strumentalizzate, represse o in cerca di pubblicità (non mi interessa come li definirete) che si battano per dare degna sepoltura e dignità a queste anime e che si abolisca la L.194 per porre fine al martirio di questi innocenti.

    • Chiara permalink
      13 febbraio 2012 18:07

      @Angelo qui si sostiene che è impossibile di delegare a qualcuno che non sia la donna la scelta di maternità. E si fa notare che il gioco politico su un tema così delicato si fa spesso volgare e/o feroce.
      Tutti gli altri argomenti che proponi (“interessi economici”, “pressioni internazionali”, “egoismo e supponenza” delle donne che abortiscono, le “anime” degli embrioni ecc.) sono, scusa se mi permetto, un tantino deliranti, e non mi interessa affrontarli. Se vuoi scendere sul pratico, qui c’era una discussione.

  14. Angelo permalink
    13 febbraio 2012 23:07

    Chiara è un dato di fatto che i politici in 30 anni non hanno fatto niente per modificare in senso più restrittivo la L.194 perchè occupati a difendere il proprio cadreghino. Quindi fategli un monumento!
    Quanto alla scelta della maternità patrimonio esclusivo della donna, a parte che mi sembra un assurdo morale e giuridico che il potenziale padre non abbia voce in capitolo sulla decisione di abortire della compagna visto che il figlio è suo per metà, mi dici chi tutela il concepito che è il vero martire innocente di questa scelta nefasta?
    Dimmi come si può sopprimere una vita, perchè trattasi di vita senza se e senza ma, che non ha diritto di difesa solo perchè considerata indesiderata da colei che la porta in grembo!Questa è l’autentica strage di innocenti che da qualche decennio avviene in questa umanità degenerata. Possibile che bugie ammantate di verità facciano tanta presa e non vi facciano invece ragionare sul fatto che le seconde vittime di questo barbaro atto siete proprio voi donne per i traumi del post-aborto di cui soffrite?

  15. Valentina Ricci permalink
    14 febbraio 2012 19:06

    Caro Angelo, come proponi dunque di modificare, nel concreto, la legge 194? Su quali punti proponi di intervenire?
    E nel caso di contrasto tra donna e uomo sull’esito di una gravidanza, cosa proponi di fare? In quale misura proponi di far intervenire la volontà dell’uomo, visto che – su questo non credo ci sia molto da discutere – la gravidanza ha luogo nel corpo della donna?

  16. loren permalink
    19 febbraio 2012 14:49

    Caro 62peppe, sei grande! Non avrei saputo esprimere meglio le cose che hai detto e che anch’io penso. Una cosa è certa: chi abortisce quasi sempre se ne pente, mentre assai raramente succede di pentirsi a chi ci rinuncia. Sono dati di fatto che ho letto in più di un’inchiesta. Del resto lo diceva anche una ginecologa ex-abortista della Mangiagalli di cui non ricordo il nome. Diceva di essere diventata obiettrice proprio perché non aveva mai incontrato una donna che aveva deciso di rinunciare ad abortire e si fosse poi pentita.

    Il discorso che i ginecologi obiettori lo facciano per convenienza economica mi pare un po’ inverosimile… diciamo: tirato per i capelli.

    L’altro discorso poi che il bambino, solo perché legato al cordone ombelicale sia una parte della donna di cui lei sia libera di disporre a suo piacimento è davvero allucinante. Sai, cara Valentina Ricci, che il bambino appena concepito ha già il suo DNA, e che ha già il suo sesso, è cioè maschio o femmina? Come puoi dire che la donna ha diritto di eliminarlo se lo desidera? Neppure un neonato è autosufficiente. E allora? Per questo si può ucciderlo se ci dà fastidio? E’ il cordone ombelicale che dà alla donna il diritto di considerarlo solo suo?

    Io ritengo che ogni essere umano che nasce sia una ricchezza per tutta l’umanità e che nessuno abbia il diritto di ucciderlo. Se la donna non lo vuole può darlo in adozione, ma ucciderlo … non dovrebbe proprio.

  17. Valentina Ricci permalink
    21 febbraio 2012 06:45

    Cara/o Loren, quale parte di:

    “Così come non intendo discutere l’opportunità o meno di parlare di “bambino” o “feto” o “prodotto del concepimento”: per come la vedo io, ai fini del dibattito sull’aborto la questione non ha la minima importanza, semplicemente perché tale dibattito non può prescindere dal fatto che la gravidanza è qualcosa che si svolge solo e soltanto nel corpo di una donna, e sopra a quel corpo e alla sua volontà non si può passare sulla base di qualsivoglia definizione di ciò che in quel corpo cresce e si sviluppa (se qualcuno in modalità “Ferrara” avesse la tentazione di lanciare l’allarme sulla “emergenza aborto”, gli consiglio anzitutto di leggersi il report annuale del Ministero della Salute)”

    non ti è chiara?

    Quanto al resto, a parte il fatto che sei palesemente disinformata/o su molte delle cose di cui scrivi – ad esempio, la questione degli obiettori -, citi fonti “che non ricordi” e ti appelli a quello che non si “dovrebbe” fare. Informati un po’, invece di premurarti di comunicare a me la strabiliante notizia che un feto ha “già” il DNA, o che ha già il suo sesso “cioè maschio o femmina”. Suvvia. Io sto parlando di politica e di leggi. Ergo,ripeto a te quello che già ho scritto in un commento precedente: hai proposte concrete, efficaci e giuridicamente accettabili di modifica della 194? Se sì, sono tutt’orecchi. I sermoni non risolvono i problemi di una società (moderna), e comunque non è questo il posto giusto per farli.

  18. Angelo permalink
    21 febbraio 2012 21:49

    Cara Valentina,
    io sono per l’abrogazione della L.194 in toto. Non si può negoziare su un diritto che si trasforma in un delitto perpetrato sulla pelle di un inerme nel grembo materno.
    Lascerei la possibilità di abortire solo se c’è grave rischio di morte per la madre.
    La donna, meravigliosa creatura scelta da Dio per donare alla luce il Suo frutto più bello, la vita e il vero amore, non può farne un uso barbaro.
    Mi fermo qui con le disquisizioni religiose (ma pregherò per te) visto che usciremmo fuori tema.
    Quanto alle proposte concrete, se hai visto filmati o foto di bimbi abortiti, converrai con me che si tratta di essere umani che gradualmente e velocemente ne acquisiscono i connotati.
    Davvero non saprei dare giustificazioni all’assenza di pietà o all’indifferenza che si mostra verso questo atto esecrabile quando poi si spendono fiumi di lacrime per cuccioli di cani o gatti abbandonati.
    Piuttosto sono portato a pensare che gli abortisti hanno paura a constatare la realtà dei fatti per non entrare in crisi con le proprie coscienze e giustificano le loro tesi con falsi ideologici, magari con menzogne create ad arte che fanno apparire i concepiti come semplici spermatozoi non ancora formati.
    La madre ospita una creatura nel suo grembo ma non è di essa proprietaria, non ne può decidere il destino in quanto il concepito dovrebbe essere meritorio di tutela giuridica incondizionata. Anche il potenziale padre per paradosso, essendo procreatore per metà, dovrebbe avere riconosciuto il diritto di veto nel far disporre alla donna del suo patrimonio genetico attraverso un aborto volontario.
    E non di poco conto l’approfondimento dell’art. 2 della Costituzione che tratta i diritti inviolabili dell’uomo (in cui in primis vi è il diritto alla vita) nel quale con un’estensione giuridica neanche tanto peregrina dovrebbero rientrare anche quelli del concepito a nascere senza che alcuno possa vietarlo. Anzi mi chiedo perchè non si intervenga su questo punto per definire il contrasto con la L. 194/78, palesemente anti-costituzionale in quanto permette la soppressione della vita altrui ledendo il conseguente diritto di nascere al concepito che è vita.
    Ma non c’è da stupirsi quando ci si imbatte in quelle lobby che sponsorizzando la loro cultura di morte rivelano la loro natura sempre più agguerrita allontanando dalla Verità gli ingenuotti che cadono nelle loro spire diaboliche.

  19. loren permalink
    24 aprile 2012 21:03

    Cara Valentina, mi chiedi se ho “proposte concrete, efficaci e giuridicamente accettabili di modifica della 194″…
    Sì, ce l’ho: pensavo l’avessi capita. La penso come Angelo: la mia proposta è: ABOLIZIONE IN TOTO. E penso che l’accanimento delle “femministe” a voler mantenere una legge simile, sia da addebitare al fatto che vogliono così acquietare la loro coscienza malsana ed erronea:(se c’è la legge, allora abortire non è ingiusto). Come dice Angelo, “gli abortisti hanno paura a constatare la realtà dei fatti per non entrare in crisi con le proprie coscienze e giustificano le loro tesi con falsi ideologici, magari con menzogne create ad arte”… ad esempio: “l’aborto è un diritto” (mentre è un delitto…).

  20. Valentina Ricci permalink
    30 aprile 2012 18:24

    Caro Loren, va bene. Peccato che la tua soluzione non sia giuridicamente accettabile, né efficace. Non è giuridicamente accettabile perché non si possono imporre per legge delle costrizioni sul corpo di un individuo, salvo in rarissimi casi (gravi disturbi psichiatrici, ad esempio, possono giustificare quello che è chiamato “Trattamento sanitario obbligatorio”): e vietare l’aborto implicherebbe costringere una donna a portare a termine – in modo sano ed equilibrato – una gravidanza. Immagina pure da te le conseguenze pratiche: è un esercizio utile.
    La tua soluzione non è efficace, inoltre, perché non mi dici come affrontare la questione degli aborti clandestini, che è sempre stata drammatica quando l’aborto non era ancora stato legalizzato. Se non lo sai, il numero gli aborti (sia legali che clandestini) è regolarmente e drasticamente diminuito da quando è stata approvata la 194.
    Se hai un modo per risolvere il problema senza creare questi piccoli “danni collaterali” – le donne muoiono di aborto clandestino – sono tutt’orecchi. Gradirei anche delle soluzioni sensate per alcuni casi, come ad esempio una gravidanza conseguente ad uno stupro, alla rottura di un preservativo, ecc. ecc.

    Non si accettano soluzioni irragionevoli e unilaterali: a far le anime belle siamo bravi tutti, ma difficilmente si è mai risolto un problema così.

    PS. Quanto alla coscienza “malsana ed erronea” [piano con le parole, tra l’altro] delle “femministe” (quali? tutte?) per la quale “se c’è la legge, allora abortire non è ingiusto”, dove l’hai sentito, al bar?! Francamente, non ho mai sentito fare un discorso del genere, e trovo che sia cretino. E’ giusto che ci sia una legge, come peraltro avviene in tutti i paesi civili, ma ciò non significa che qualcuno abbia mai sbandierato l’aborto come una cosa “bella”. Suvvia, non prendiamoci in giro.

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