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Se la scelta è una, non c’è libertà.

8 marzo 2012

In risposta a Lea Melandri, Siamo veramente libere di scegliere o è solo un’illusione, su La 27esima Ora.
E’ indubbio che oggi, almeno formalmente, le donne godano di una ‘libertà di scelta’ che prima non avevano. Nell’espressione ‘libertà di scelta’ è però contenuta in nuce la problematicità dell’idea stessa di libertà.

La libertà è vera libertà quando le possibilità di scegliere siano almeno più di due. Altrimenti non c’è scelta, e quindi neanche libertà.

Se è vero che non ci sono più costrizioni formali, non c’è più la negazione, sul piano giuridico, della possibilità per le donne di scegliere liberamente, ciò non comporta il venir meno di quella costrizione sul piano ‘materiale’.

Stipendi più bassi, licenziamenti facili, smantellamento del welfare, ostacoli concreti alla possibilità di abortire, sono tutti mezzi con cui la nostra ‘cultura’ cerca di perpetrare il vecchio modello patriarcale, mantenendo una facciata libertaria. Si tratta di nuovi mezzi, più subdoli, per indirizzare le donne verso scelte predeterminate. Nuovi mezzi per mettere ancora una volta le mani sul nostro corpo, la nostra vita. La manipolazione a cui siamo soggette ci rende ancora una volta oggetti. Non di un potere che, dall’alto, ci dice cosa dobbiamo fare, ma di una società che ci impone quello che ‘possiamo’ fare. Siamo libere di scegliere, ma non abbiamo scelta.

Possiamo scegliere di essere madri? No. Possiamo scegliere di realizzarci nella professione?No. Siamo libere di fare entrambe le cose?Ancor meno. E così l’unica scelta che ci rimane, è quella di essere davvero semplici oggetti, privi di opzioni e di possibilità. Siamo libere di scegliere, ma la scelta che ci viene offerta è una sola.

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7 commenti leave one →
  1. 8 marzo 2012 12:50

    E’ molto bello il post! L’hai scritto anche sulla 27ora? Penso valga la pena postarlo anche lì! Ho lasciato lì anch’io un commento dal titolo “Forse perché il patriarcato non è davvero finito?”: Grazie di questo articolo! Questo mi sembra un tema centrale che non può più essere eluso. La libertà di “scelta” delle donne rischia di diventare ormai un feticcio sventolato ogni volta che si cerca di mettere in discussione tutta quell’impalcatura sessista (fatta di politica, economia, cultura dominante) che di fatto ancora oggi mina la possibilità di una piena cittadinanza per le donne, nonostante i grandi progressi sul piano legislativo (che peraltro oggi sono rimessi a loro volta in discussione). Non mi dilungo ma voglio solo osservare che alle femministe degli anni ’70 mi sembra fosse piuttosto chiaro che il personale è politico e che un concetto come “libertà di scelta” in una società patriarcale fosse alquanto ipocrita. Il femminismo ha portato a critica politica giustamente aspetti a prima vista molto privati (sesso, comportamenti in famiglia, riproduzione, mito della “bellezza”, ecc.. ) e aveva chiaro che c’era il dominio introiettato. Tant’è che l’autocoscienza serviva a tirar fuori anche questo. Poi a un certo punto sembra sia stato detto che il patriarcato non c’era più, almeno in Occidente, e quindi lentamente si è tornati alla netta divisione tra pubblico e privato, quest’ultimo considerato in un’ottica liberale non passibile di analisi critica poltica. E magicamente l’introiettamento del dominio è stato cancellato perché si è detto che le donne erano libere di scegliere. Eppure io mi stupirei che una storia millenaria di dominio possa sparire in pochi decenni! Sarebbe pazzesco pensarlo! Oggi poi siamo in un mondo globalizzato e sempre più la condizione delle donne va considerata e analizzata su un piano globale perché è a livello planetario che incidono i fenomeni ed esiste uno spostamento delle persone e delle strutture produttive da un luogo all’altro delle terra prima impensabile.

    • Ilaria Durigon permalink*
      8 marzo 2012 21:31

      Grazie Valentina S. del tuo commento molto utile alla discussione e a chiarire quale sia il problema. Comunque sì, ho linkato il post anche su la 27esima ora!

  2. antiperbenista permalink
    8 marzo 2012 15:15

    Proprio per questo, come dicevo oggi nel mio blog, servono meno mimose e più diritti.

  3. Laura Capuzzo permalink*
    8 marzo 2012 15:52

    Grazie Ilaria per il post. E grazie anche a Lea Melandri che secondo me ad oggi è la più intelligente, profonda e raffinata interprete della “questione femminile” (scusate l’espressione orribile). Tra i commenti del suo post c’è chi scrive che il suo testo è troppo difficile e complicato. Vorrei far presente che spesso ci sono argomenti che, a causa della loro complessità, hanno necessità di un linguaggio articolato, spesso difficile, magari poco intuitivo, altrimenti si rischia la semplificazione e la banalizzazione di temi, cosa che (purtroppo) è una delle cose che capitano più spesso nel web.

  4. 9 marzo 2012 18:48

    Vengo proprio ieri da un dibattito pubblico con Lorella Zanardo, dove lei ci ha mostrato cosa fa nelle scuole. Tra le altre cose, decostruisce le immagini televisive.
    Per decostruire i filmati di una tramissione con la Lambertucci, ci porta più vicini all’immagine: alle 4 del pomeriggio la TV nazionale presenta, mostra e invoglia all’uso delle protesi mammaria per una ventenne con ottime tecniche di vendita – marketing puro. Zanardo dice: “Molti intellettuali di sinistra affermano che siamo tutte bigotte perché questa è la televisione della libertà, finalmente. Ma io mi chiederei: la libertà di chi? Di certo, non dei e delle giovani. Ah, ecco: del mercato”.
    SEcondo me c’entra, no?

  5. 13 marzo 2012 09:47

    Sì, Amedeo, a me sembra un punto fondamentale. Secondo me urge un’analisi seria e documentata e attuale del sessismo nei suoi vari aspetti come nutrimento e prodotto allo stesso tempo del mercato neoliberista. Non sono capace di fare un’analisi del genere, ovviamente, ma quando sento che viene confusa la libertà delle donne con il dominio simbolico (detto alla maniera di Bourdieu) e con i profitti che il mercato fa manipolando le persone, inducendo bisogni, perpetuando stereotipi, allora mi chiedo davvero se il femminismo oggi è all’altezza. Se non siamo abbastanza preparate vincerà sempre il mercato, che è molto più potente di ognuno di noi nel formare immaginario e desideri e nel farci bravi burattini del sistema ubbidienti e silenziosi.

  6. 14 marzo 2012 14:22

    Bellissimo post.
    Per un po’ di leggerezza, ti / vi invito (donne) alla community http://tutti-uguali.it , che mette in luce il nostro essere donne in modo irriverente e divertente.

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