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La fine della favola

5 aprile 2012

E’ la fine di un’era. Umberto Bossi si è dimesso. Quali siano le colpe ed, eventualmente, i reati commessi, lo stabilirà la magistratura, ma mi sembra giusto spendere qualche riflessione a proposito. Quella che si sta delineando è una sporca faccenda, fatta di fondi neri di dubbia origine, ingenti somme provenineti dai rimborsi elettorali utilizzate per fini privati della famiglia Bossi, contatti fra il “trota” e personaggi dalla fama non proprio invidiabile. In fin dei conti non credo che questa sia la fine della Lega Nord, ma un simile terremoto non può che portare a sconvolgimenti notevoli. Come ricorda giustamente il Corriere, sono passati vent’anni esatti dalla prima affermazione elettorale della Lega, nel ’92; ora quel ventennio è finito, anche se l’entità di questa caduta non è ancora nota: vedremo dove si andrà a finire. In ogni caso, oggi termina la favola del partito che aveva la sfacciataggine di condannare i vizi e la decadenza del palazzo, indicando come proprie virtù ispiratrici nebulose ideologie che andavano dalle origini celtiche dei bresciani, passavano da una storpiatura totale del pensiero federalista di Cattaneo e terminavano con l’autodefinizione di “barbari sognanti” . Tant’è.

Ad un qualsiasi osservatore esterno non sarà certo sfuggita la contraddizione di chi, mentre denunciava la corruzione di una casta, ne faceva tranquillamente parte, occupando gli stessi sfarzosi salotti che condannava aspramente in ogni comizio. Fino ad oggi, la Lega era stata molto abile a nascondere questa sua doppiezza, che è sempre stata la sua più grande debolezza: per farlo ha da sempre attinto ad una vecchia arma mai passata di moda, ovvero il populismo. Con le grida, essa è sempre riuscita a coprire i loschi sussurri che provenivano dal suo interno. Finora.

Tuttavia, c’è poco da festeggiare, perchè, ormai, il danno che questo partito ha fatto alla politica italiana è pressochè incalcolabile. Anno dopo anno, mese dopo mese, siamo stati abituati ad intendere le offese e le dichiarazioni deliranti di Bossi come delle semplici provocazioni, ignorando il fatto che, in un qualsiasi paese europeo, quelle affermazioni avrebbero portato alle dimissioni immediate di chi avesse avuto l’ardire di pronunciarle. Siamo stati abituati a sentire, quotidianamente, slogan razzisti e xenofobi, insulti sessiti e discriminatori. Essi sono diventati parte integrante della nostra quotidianità. In questo senso, la coppia Berlusconi-Bossi era veramente funzionale: mentre uno abbassava l’etica pubblica a chiacchera da giornale scandalistico, l’altro riduceva la dialettica politica a gestacci ed insulti da osteria. Il fatto che tutti gli altri partiti si siano adeguati a questa nuova temperie, è l’ennesimo indizio della loro eterna mediocrità, e non stupisce che questi due personaggi siano riusciti a governare il nostro paese per circa vent’anni. L’animale ferito reagisce ringhiando, quindi mi aspetto che, da questo punto di vista, la Lega cerchi di inasprire ancora di più il suo gergo, tentando in questo modo di presentarsi nella sua “originaria purezza”, per chi voglia credere ad essa. Sinceramente non credo che una simile restaurazione possa davvero funzionare, tuttavia saremo forse costretti a sentire di nuovo i soliti vaneggiamenti riguardo ad una secessione, sperando che la maggior parte della popolazione abbia capito cosa si nasconde dietro questi personaggi che propongono le taglie per i criminali ma fanno i garantisti appena la polizia bussa alla porta delle loro sedi. Vedremo.

Sta di fatto che il velo di bugie abilmente tracciato da mani leghiste nel corso di questi anni si è strappato, e con lui la figura del leader carismatico, martire ed idealista. Per quanto clamorosamente fuori tempo ed inadatta al personaggio, questa illusione  era stata costruita ad arte ed aveva effettivamente ammaliato molti italiani, che ora si dovrebbero risvegliare da questo sogno malsano fatto di maiali al guinzaglio, polentate contro i kebab e pile di carta straccia bruciata con il lanciafiamme. A loro la scelta: tornare alla realtà o continuare a credere alle favole.

Come ultima postilla, non posso evitare di notare come la Lega Nord, partito il cui slogan più efficace è da sempre “Roma ladrona!”, sia ora retta da un “triumvirato” (Calderoli, Maroni, Dal Lago). Come dialettica, non c’è male.

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