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Emancipazione

13 aprile 2012

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti“.

Rosa Parks

Così recita la prima parte del primo articolo della Dichiarazione universale  dei diritti umani.

L’atteggiamento che normalmente si ha di fronte alla constatazione della discrepanza tra il piano, puramente formale, di affermazione dei diritti e dell’uguaglianza e quello reale in cui questi diritti e questa uguaglianza non trovano concreta realizzazione, è pensare che quell’affermazione sia soltanto un’illusione e che la verità nascosta sia l’inelluttabilità dell’ineguaglianza.

Ma la possibilità dell’emancipazione si dà soltanto nella negazione di questo atteggiamento, nel rovesciamento di prospettiva: anzichè pensare all’uguaglianza formale e dichiarata come illusoria, occorre partire dall’osservazione e dall’azione nel reale, per verificare quell’affermazione formale.

L’emancipazione si realizza come verifica dell’uguaglianza, di quell’uguaglianza che si dà sul piano formale. L’uguaglianza che è ‘detta’, deve poter essere verificata; essa, da qualche parte, esiste. A partire da ciò si può fondare una pratica dell’uguaglianza, una pratica di verifica di essa. Dice Ranciére: “Come si può verificare una frase? Essenzialmente a partire dagli atti che ognuno compie (…) bisogna organizzare i propri atti come una prova“. Bisogna cioè “costruire la propria azione come una dimostrazione“, la nostra stessa azione come tesa a dimostrare l’uguaglianza, realizzando così, individualmente, sul piano reale, l’affermazione data sul piano formale. Si tratta quindi di spostare, tradurre l’uguaglianza data nell’iscrizione giuridica nella vita di tutti i giorni. Di rendere atto, ciò che sul piano formale è contenuto solo in potenza.

Il ‘lavoro’ dell’uguaglianza non si esaurisce quindi nelle richieste e nelle rivendicazioni che si rivolgono agli altri. Anzi queste richieste e rivendicazioni sono secondarie rispetto a quella pratica concreta di verifica dell’uguaglianza. Questa parte da noi, dalla nostra azione, come prova che si dà a se stessi  della realtà di quell’uguaglianza.

Uguaglianza e libertà sono potenze che si generano e si accrescono attraverso i propri atti“. J. Rancière , Ai bordi del politico.

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2 commenti leave one →
  1. 13 aprile 2012 09:54

    bisogna fare anche i conti con tutte le differenze, a partire dalla nostra che non vogliamo copiare gli uomini e non ci piace come gestiscono il mondo. come facciamo i conto con il loro potere? quanto e quando ne siamo complici?

    • 19 aprile 2012 12:00

      non sono totalmente d’accordo con te. è vero che scimmiottare gli uomini non è la strada corretta, ma il punto è: quali sono queste differenze tra maschile e femminile? io non penso che uomini e donne siano diversi per natura, ma semplicemente per cultura.
      secondo me la questione non è differenziarsi in quanto donne, ma in quanto persone.
      diventare delle persone migliori (sia uomini che donne) potrebbe essere la nuova sfida…

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