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La giusta misura

23 aprile 2012

Ron English, "Marilyn"

Questo articolo di Claudio Sabelli Fioretti è un coacervo di banalità, stereotipi e stupidaggini.

Ebbene allora perchè leggerlo? Intanto perchè a quanto pare ha creato una forte discussione su Twitter, ma soprattutto perchè è l’ennesima prova di tutto il lavoro che c’è ancora da fare quando si parla di questioni di genere, in particolare quando il genere in questione è quello femminile.

Sì, perchè il Sabelli Fioretti  si scandalizza per il fatto che le donne al potere non stanno cambiando il volto del paese, ma che si comportano come tutti gli altri politici (uomini) e nel suo ragionamento quasi perfetto giunge alla conclusione che ciò accade perchè le donne al potere sono uomini.

No, perchè tra tutte le conclusioni a cui si poteva pervenire date le premesse da noi brevemente esposte, quella più logica è sembrata questa. Le donne al potere non sono brave perchè non sono donne. Non fa una piega. Io e voi magari avremmo pensato che è perchè anch’esse sono inserite in un determinato sistema, qualcuno dotato di maggior fantasia avrebbe potuto dilungarsi in dietrologie complottistiche – signoraggio bancario – alieni -la corona inglese – i rettiliani, oppure molto più semplicemente si potrebbe pensare che (sembrerà strano) anche le donne vanno giudicate singolarmente, come individui, per quello che fanno e per come si comportano, perchè (udite udite) sono persone!!

In questo articolo invece troviamo: la solita logica donne buone/donne cattive; lo stereotipo delle donne permalose (confermato dal presente post, del resto); infine, una pregnante critica al “politicamente corretto” che oramai, è evidente, è roba da bacchettoni ed educande e fa così figo criticarlo.

Quando si parla di donne, anche di quelle che ricoprono ruoli pubblici, non si riesce mai ad uscire dal riferimento costante al genere, e questo dimostra che siamo ancora una minoranza considerata inferiore.

E poi, scusate, cosa dovrebbero fare queste donne al governo per dimostrare di essere donne? Far piantare nuove aiuole in tutti i parchi, tinteggiare le sale dei ministeri di colori pastello, obbligare gli uffici pubblici a vaporizzare fragranze al gelsomino?

Perchè una donna ha l’onere di dover dimostrare di essere donna? Perchè non può essere una brava politica, senza che il suo genere di appartenenza sia il primo criterio di giudizio?

Quelle di Silvio erano “troppo” donne, quelle di Monti lo sono troppo poco.

Spero che qualche uomo ci insegni la giusta misura.


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  1. Astaroth permalink
    16 maggio 2012 09:34

    “Quando si parla di donne, anche di quelle che ricoprono ruoli pubblici, non si riesce mai ad uscire dal riferimento costante al genere, e questo dimostra che siamo ancora una minoranza considerata inferiore.”

    Mi sembra che i riferimenti al genere non siano una prerogativa maschile, viste certe prese di posizione che ho visto in ambienti come “Se non ora quando” nei confronti di Mara Carfagna. Perfettamente d’accordo sulla critica alla sua nomina, perfettamente d’accordo su ALCUNE prese di posizione politiche contro il suo operato. Ma sembra che in certi ambienti di genere (femminile) l’essere stata vista poco vestita in pubblico conti molto più della sua politica. Per non parlare del fatto che in quell’accozzaglia di farabutti che era il governo Berlusconi era l’unico ministro “salvabile”.

    E quando Paola Concia scriveva un articolo su “Gli Altri” entusiasta perché era stata eletta una donna come Segretario Generale della CGIL sbandierandola come una grande novità non faceva riferimenti al genere?
    Evidentemente il fatto che Camusso sia solo l’ennesima funzionaria installata dai partiti nel sindacato, esattamente come Epifani, Cofferati e un’infinita altra pletora di gente non conta. La vera novità nella CGIL sarà quando verrà eletta Segretaria Generale una precaria che prende 800€ al mese. Allora sì che festeggerò.

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