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Su Metilparaben e l’aggravante della violenza di genere

18 maggio 2012

Sul blog di Metilparaben è apparso questo post, nel quale si chiede se uccidere la propria partner o ex “perché non si sottomette alla propria volontà, perché non corrisponde alle proprie aspettative o semplicemente per gelosia” (descrizione sommaria e discutibile, ma sorvolo) è più grave o no dell’uccidere il proprio partner per le stesse ragioni. Il motivo della domanda è la proposta di inserire nel codice penale un’aggravante per violenza di genere. In pratica, se un uomo ammazza la propria moglie, fidanzata o ex per ragioni riconducibili ad una mentalità maschilista, di “dominio maschile” o di “possesso” a seconda di come vogliamo definirla, si propone di applicare un extra di pena.

Gli argomenti di Metilparaben sono apparentemente ragionevoli, e tuttavia a mio avviso – su un piano puramente logico – non sono validi. Aggiungerò anche una considerazione politica, che ha a che fare con quello che per me è l’approccio che si dovrebbe mettere in atto per gestire quella che – come lui stesso riconosce – nel nostro paese è un’emergenza.

Mi auguro che da questo possa nascere un dibattito serio, e informato, sulla questione.

(1) Innanzi tutto, secondo Metilparaben, una delle ragioni per cui si propone l’aggravante è che gli omicidi di donne da parte di (ex) partner sono molti di più che non il caso contrario. E questa non è una buona ragione, a suo avviso, perché nel diritto penale si valuta un caso singolo, e un’aggravante di questo tipo finirebbe per far pagare al singolo, in qualche misura, anche le colpe altrui, e ovviamente questo non sarebbe giusto. Non mi sembra un ragionamento corretto. Proviamo ad applicare questo ragionamento ad altri casi: chi uccide una persona di colore perché è razzista viene condannato per il suddetto omicidio con l’aggravante dell’odio razziale. Per caso ci fa specie che la presenza di una specifica “mentalità” nell’assassino sia punita, e pensiamo a quant’è ingiusto che lui paghi di più perché ci sono altri razzisti? E soprattutto: se anche esistesse una sola persona razzista al mondo, il fatto che sia una sola persona renderebbe meno grave la sua “mentalità”? Non sarebbe comunque un “di più” rispetto alla semplice volontà di uccidere?

(2) In secondo luogo, secondo Metilparaben, per essere davvero equi dovremmo prevedere lo stesso tipo di aggravante se il colpevole fosse una donna, la vittima un uomo, e la ragione una mentalità femminista. E questo sarebbe ingiusto per le stesse ragioni di cui sopra, ma anche perché si farebbe pagare alla mentalità maschilista un prezzo maggiore soltanto perché i maschilisti sono più diffusi delle femministe, posto che per Metilparaben l’atto stesso di considerare una mentalità un’aggravante è apparentemente inaccettabile (cosa che però, ancora una volta, sembra non creare problemi nel caso dell’aggravante per odio razziale). Il punto che non tiene, però, è un altro, e cioè che maschilismo e femminismo non sono proprio la stessa cosa: se da un lato la mentalità maschilista sostiene e prevede la subordinazione della donna (in sintesi), la “mentalità” femminista, dall’altro, è un movimento culturale e politico che richiede l’equità (anche qui in sintesi) tra uomo e donna. Il femminismo non persegue un’inversione delle dinamiche di potere, e dunque la subordinazione dell’uomo da parte della donna, ma la loro fine (anche qui grossolana sintesi): quindi non si possono mettere femminismo e maschilismo sullo stesso piano.

(3) Infine, un’ulteriore ragione a favore dell’aggravante sarebbe quella della differenza di forza fisica tra uomo e donna, e quindi la maggiore vigliaccheria di un atto violento compiuto dal più forte sul più debole. Al di là del fatto che questa a mio avviso è una ragione secondaria, e che qualunque atto di violenza, per avere luogo, deve necessariamente presupporre una differenza di forza (o di potenziale offensivo in generale) la ragione semmai è quella di un differenziale di potere che non è solo fisico, ma si estende a più contesti – sociale, culturale, e/o psicologico – e viene esercitato attraverso la violenza. Questo è innegabile. E non vedo perché non debba essere sanzionato in una società civile. Spesso si prevedono misure per tentare di equilibrare certe differenze di potere (pensiamo al rapporto tra datore di lavoro e dipendente, ad esempio).

Ma il punto fondamentale attorno a cui ruota l’argomento contro l’introduzione dell’aggravante è, per quanto mi sembra, una specifica idea di giustizia. Da quanto mi sembra si possa dedurre dal post, secondo Metilparaben la giustizia deve applicarsi in modo assolutamente uguale a tutti i cittadini. Sembra un principio elementare e inattaccabile. Tuttavia è evidente che le cose non funzionano così. La legge prevede sempre delle misure particolari a seconda del tipo di soggetti a cui si applica. Se si pensa ad una ideale situazione di partenza nella quale tutti i cittadini si trovano nelle medesime condizioni sociali, culturali, economiche e via dicendo, allora è facile affermare che la legge debba essere uguale (nel senso più elementare del termine) per tutti. Ma se si considera la realtà, che è fatta di disparità macroscopiche su tutti i piani citati, allora quello che è giusto non è un trattamento identico applicato a persone diverse, ma un trattamento calibrato sulle differenze e teso a ristabilire l’equità: che non è il punto di partenza, quanto piuttosto il risultato atteso. Se tutti fossero considerati uguali in un senso così banale, un’aggravante come l’odio razziale non esisterebbe. Non esisterebbero centinaia di tutele giuridiche per centinaia di migliaia di soggetti. Non esisterebbero borse di studio, pensioni di invalidità, sussidi di disoccupazione, fondi per il Sud, incentivi all’imprenditoria giovanile ecc. ecc. Si potrebbe continuare all’infinito.

Quindi: chiaramente questa misura di legge, da sé, non risolverebbe né risolverà l’emergenza femminicidio. Ma altrettanto chiaramente può fare un gran lavoro se inserita in un insieme articolato di misure tese a contrastare la suddetta emergenza (come accaduto in Spagna e Argentina). Francamente, non capisco il perché di tutta questa perplessità su una misura che – fra le molte altre necessarie, ribadisco – darebbe un segnale molto chiaro della ferma volontà da parte dello Stato di non tollerare più in alcun modo la subordinazione delle donne da parte degli uomini – come anche l’omofobia, ad esempio. Credo che per un paese come l’Italia, che ha abolito il delitto d’onore e il matrimonio riparatore soltanto nel 1981, ossia trentuno anni fa, sarebbe un passo avanti di una certa rilevanza.

O non ci sentiamo ancora pronti?

[A scanso di equivoci, per tutti gli uomini che si sentissero minacciati da queste misure (reputo Metilparaben troppo intelligente per far parte di questa categoria) vorrei chiarire che non esiste alcun pericolo che le eventuali misure poste in essere al fine di rimediare ad una drammatica situazione di disparità sociale e di diffusa violenza finiscano per capovolgersi in una discriminazione al contrario. Non prima di un paio di secoli, quanto meno].

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23 commenti leave one →
  1. 18 maggio 2012 08:48

    e forse non c’entra niente, ma le pene per lo stupro sono ridicole (il tutto incide su un paino simbolico e non)

  2. donatella permalink
    18 maggio 2012 09:09

    Al Diritto non è affidato il compito di incidere risolutivamente sul simbolico ed è per questo che le donne lo guardano, il Diritto, per quello che è, ovvero uno degli strumenti in base ai quali “almeno” la giustizia si occupi di ciò che ci riguarda.
    Il problema vero è il piano simbolico, lo stesso che per far capire a uno uomo e anche a molte donne, di cosa stiamo parlando, siamo costrette a ricorrere ad esempi che per fortuna giochiamo solo come tali ma che ci spostano totalmente dalla realtà: noi non siamo una minoranza o una categoria sociale, eppure soltanto quello sembra ci dia la apossibilità di parlare di noi stesse senza sembrare…fuori dal mondo (costruito e mantenuto così dagli uomini e dalle loro donne). Accidenti.

  3. paolam permalink
    18 maggio 2012 09:50

    Come al solito, che aggiungere? Forse ricordare a Metilparaben che la Giustizia tiene in mano una bilancia, che rimette in paro quello che pari non è.

  4. Laura Capuzzo permalink*
    18 maggio 2012 10:15

    Mi fa sempre un po’ di tristezza vedere come, quando si parla di questioni di genere, di donne ecc, anche le menti più brillanti (e Metilparaben è una di queste) non riescano a produrre un pensiero ragionato che non sia un’accozzaglia di stereotipi, considerazioni farlocche e superficialità. Il punto 2), cioè che se io ammazzo il mio moroso mi danno l’aggravante di femminismo fa cadere le braccia. Le femministe, caro Metilparaben, non ammazzano i mariti, i fidanzati. Li lasciano.

  5. 18 maggio 2012 13:07

    Io continuo a sostenere che il nemico della donna non sia l’uomo, ma la donna stessa! I numeri (che non mentono quando non vengono manipolati per farlo) dimostrano che la popolazione italiana è in maggioranza composta di donne; altri numeri indicano che la maggioranza delle minorenni nostrane vuole sottoporsi ad un intervento di chirurgia plastica per assomigliare a Belen; altri numeri dimostrano che la maggioranza delle donne, in paesi a chiaro stampo maschilista, sono disposte ad affrontare l’acido pur di accedere ad un’università o guidare un’auto. Da tutto questo (ma c’è anche molto altro, come lo sciopero del Crazy Horse che in soli 3gg ha raggiunto l’obiettivo con un’integrazione salariale per il nudo integrale…) cosa può dedurre un uomo, se non che ci sono donne e donne?!? Di sicuro una donna iraniana è una Donna che se laica E’ PRUDENTE E SAGGIO considerare come pari all’uomo, in quanto combattiva ed intelligente quanto basta per saper conquistare DA SOLA i propri diritti anche nelle peggiori situazioni, mentre la donna italiana sa fare solo una lotta di PRIVILEGI DI CASTA (come le quote rosa o lo sbilanciato codice civile/penale in suo favore), ma quando può è ben lieta di fare la casalinga, basta che venga ripagata dal ricco marito con un buon guardaroba, qualche ritocchino estetico, un’abbondante vita mondana ed una tata che la sgravi dal peso della maternità! 😉

  6. 18 maggio 2012 13:11

    secondo ci vorrebbe un’aggravante non solo per l’omicidio di genere, ma anche per tutte le altre forme di violenza di genere, pene certe e severe, per stupratori, picchiatori ecc.
    Lo stato dovrebbe avere un atteggiamento di tolleranza zero invece cazzeggia, l’opinione pubblica tollera manovrata da giornalisti che giustificano gli omicidi con la favoletta del raptus di follia, della gelosia, dell’abbandono invece che condannarli.
    Il mondo è pieno di donne tradite, gelose e abbandonate, com’è che non ci sono altrettanti omicidi?

  7. donatella permalink
    18 maggio 2012 13:28

    Per lo stesso motivo, Azzurra, per cui in un blog di donne si accetta che a parlare siano anche uomini rancorosi e farneticanti come quello che ha appena commentato. La violenza maschile ha tante facce e io spero che si disintegri da sola. O meglio, per mano di uomini capaci di capire che taluni loro simili sono da guardare con una sufficiente severità di giudizio e anche con qualche provvedimento atto a limitarne i gesti, ivi compresa la violenza che rivolgono contro se stessi quando si suicidano. Che non vi sia più motivo di uccidere o di uccidersi, questo dovrebbe essere l’obiettivo, invece di perdere e far perdere tempo con pensieri inqualificabili nella totale incapacità di guardare come il patriarcato ha ridotto il mondo e i suoi ormai disperati fautori. Basta con la morte e basta con parole che uccidono.

  8. 18 maggio 2012 13:45

    @nicolagambetti: questo blog viene gestito e seguito da ragazze e donne intelligenti, più o meno colte, che non hanno voglia di offendere la propria intelligenza leggendo la montagna di minchionate (scusate il francesismo) che hai scritto nel tuo commento.
    Grazie comunque ma, se puoi, la prossima volta evita. 😉

    • 18 maggio 2012 14:17

      Se questa è la democratica intelligenza di cui andate fiere, allora mi aspetto di trovarvi in fila per chiedere l’autografo a Belen, od a capire chi di voi è la prossima tronista di Uomini e Donne…ma devo fare ammenda: sono senz’altro più femministe le protagoniste di certe trasmissioni che voi! Imparate dalle donne iraniane, africane, cinesi e di altre nazioni VERAMENTE vessate dagli uomini cosa sia il coraggio, la determinazione e soprattutto il VERO significato della parola DIRITTO, da non confondersi con la parola PRIVILEGIO, quello che andate ELEMOSINANDO ad uno stato di uomini pur di garantire IL VOSTRO POSTICINO FISSO ALLE POSTE! Ma per favore…l’intelligenza di una donna si dimostra vivendo una vita PARI a quella di un uomo, pregi e difetti inclusi, non facendo del QUALUNQUISTICO MORALISMO su quel cartellone o quella trasmissione sessista, o perchè non si riesce a diventare capoufficio e ci si appella alle quote rosa per SCAVALCARE IL MERITO! E se volete evitare la violenza familiare, imparate a tener separate emozioni e logica razionale (se ne disponete): al primo schiaffo una persona RAZIONALE abbandona la relazione e DENUNCIA, non dice restando: “Lo perdono, pucci pucci è comunque sempre IL MIO UOMO, ed io la sua donna fedele!”..,Tarzan e Jane sono solo un romanzo come gli Harmony, SVEGLIA!!!

  9. Astaroth permalink
    18 maggio 2012 14:19

    Esiste una bozza di proposta legislativa specifica?

  10. 19 maggio 2012 07:06

    Come dice paola. che aggiungere?
    Sono stufo di dover spiegare che No, femminismo e maschilismo non sono proprio due facce della stessa medaglia! Il primo non è violenza: nato per necessità, per disinnescare il secondo.

  11. Daniele permalink
    21 maggio 2012 16:56

    Partendo dal fatto che son d’accordo sul fatto che il femminicidio sia una grave emergenza nel nostro paese un paio di cose le vorrei sottolineare.

    (1) non vedo cosa centri il fatto che Metilparaben ritenga che non si possa considerare un’aggravante il fatto che ci siano piu’ uomini che uccidono donne che viceversa con l’aggravante dell’odio razziale. veramente non colgo il nesso logico.

    (2) non erano il femminismo e il maschilismo a essere paragonati, ma quella concezione di possesso nella coppia che porta uno dei due a uccidere l’altro, quindi se bisogna punire per femminicidio altrettanto bisognerebbe fare nel “maschicidio” (omg che termini orribili, me ne scuso)

    (3) quindi se una persona in condizioni di inferiorita’ ne uccide una in condizioni migliori e’ meno grave?

    a mio personalissimo parere il dovere di uno stato e’ di mettere tutti sullo stesso punto di partenza, e a quello dovrebbero servire le tutele giuridiche.

  12. 21 maggio 2012 23:50

    Caro Daniele,
    grazie per il commento. Rispondo ai tuoi punti:

    (1) le due aggravanti si somiglierebbero perché è vero che ci sono (tanto per semplificare) più bianchi che uccidono neri per razzismo che non viceversa; allo stesso modo, ci sono molti più uomini che uccidono donne che non viceversa. Questo solleva un problema relativo a determinati fenomeni sociali in corso, e vi si può reagire – tra le altre cose, ma non solo – con apposite misure di legge tese a sanzionare quel tipo di fenomeno;

    (2) cito dal post di Metilparaben: “Così come non mi sembra che l’aggravante per un atto di violenza si possa ricollegare alla -pur odiosa- mentalità maschilista dell’aggressore, a meno di non volerla prevedere anche nel caso in cui -specularmente- l’aggressore sia una donna, la vittima sia un uomo e la motivazione sia la mentalità femminista dell’omicida”. Quanto meno dal punto di vista sintattico, maschilismo e femminismo sono messi in parallelo; se poi notiamo l’uso dell’avverbio “specularmente”, mi sembra che non si possano avere dubbi su cosa l’autore intendesse dire; se poi volesse dirmi di essersi espresso male, non potrei che esserne felice!

    (3) no, ma è evidente che in è in condizioni di superiorità fisica (o di potenziale offensivo in genere) lo può fare con maggiore facilità; di conseguenza, con la legge si può scegliere di applicare quello che può essere visto come un deterrente o come una ulteriore punizione per aver approfittato della propria posizione di forza (fisica, psicologica, sociale ecc. ecc.). Questo accade spesso e in diversi contesti.

    Infine: concordo sul fatto che lo stato debba mettere tutti sullo stesso punto di partenza. Ma proprio il verbo “mettere”, per come la vedo io, implica che se nella realtà sociale le persone non sono “sullo stesso punto di partenza”, lo stato possa agire per riequilibrare la situazione. E per mettere in equilibrio due cose che non lo sono – scusami se banalizzo, ma è per rendere chiaro il concetto che forse nel post non era espresso in modo chiaro – sembra essere necessario applicare forze diverse. Altrimenti, applicando la stessa forza ad entrambe, lo squilibrio si perpetua. Allo stesso modo, per stabilire una situazione di equilibrio che attualmente non c’è, e anzi vede un forte sbilanciamento in una direzione, sia inevitabile agire per compensazione. Non vedo altro modo, sinceramente.

    [L’alternativa equivarrebbe a dire che non è giusto trattare gli studenti in modi diversi e quindi, se tutti devono essere sullo stesso piano, la borsa di studio va data a tutti (o a nessuno). Quello che si fa, invece – o si dovrebbe fare, ma questo è un altro discorso – è di dare la borsa di studio a chi è svantaggiato sul piano socio-economico, compensando uno squilibrio di fatto presente nella società].

  13. Astaroth permalink
    31 maggio 2012 17:56

    L’ennesimo femminicidio:
    http://www.corriere.it/cronache/12_maggio_31/donna-uccisa-a-cesena-davanti-a-figlia-ricercato-ex-compagno-stalker_afb3f600-ab17-11e1-8196-b3ccb09a7f99.shtml

    Mi piacerebbe sapere che cos’ha nel cranio questa gente e capire da dove viene questa necessità di distruggere una persona. In questo blog è scritto che è violenza maschile, ma se è connaturata all’essere maschio, perché non la comprendo?

    Questo episodio però mi dà lo spunto per una riflessione.

    Come ho scritto, gran parte dell’efficacia di un provvedimento legislativo si basa sulla sua formulazione e a mio parere un’aggravante “di genere” scritta IN QUANTO TALE in questo caso non troverebbe applicazione, perché un avvocato difensore dimostrerebbe facilmente che l’omicidio non è causato dal genere della vittima ma dalla smania di possesso dell’assassino.
    Secondo me invece, si potrebbe pensare a un aggravante per i comportamenti finalizzati al dominio di un’altra persona, incluso l’omicidio.

    Mentre non sarebbe facile dimostrare che omicidi come quello di Cesena e le migliaia che avvengono a opera di mariti, ex, fidanzati, rifiutati, sono causati dal genere della vittima, sarebbe più semplice dimostrare che sono dovuti alla precisa volontà di dominare la vittima. In casi come quello di Cesena, la condotta persecutoria sarebbe facilmente ravvisabile anche a fronte della denuncia per stalking.

    Con un’aggravante del genere secondo me si potrebbero prevenire tutte le critiche rivolte all’aggravante di “femminicidio” in quanto tale pur mantenendone l’efficacia legislativa.

    D’altronde l’aggravante per razzismo si applica, in teoria, anche all’uomo di colore che uccide un bianco per ragioni razziali e non è formulata in modo da escludere questo caso.

    • Emanuele2311 permalink
      31 maggio 2012 21:32

      ma se è connaturata all’essere maschio, tranne che a te?.Sei esonerato per natura?O per cultura?
      Se la violenza è intrinseca al sesso maschile(come gli ebrei sono approfittatori per “natura” etc…),non vi possibilità di cambiamento,perché su ciò che è naturale la cultura non ha “voce in capitolo”.
      Solo ciò che viene posto(positum) può essere tolto,ciò che è naturale no(se è di natura,fino alla “sepoltura”…..degli uomini).
      Se la violenza è connaturata all’esser maschio,significa che gli uomini nascono tarati per natura,e dunque non sarebbe colpa loro nascere malvagi (un avvocato difensore dimostrerebbe facilmente che l’omicidio non è causato dalla sua volontà,ma dalla sua natura!!!) .
      Parimenti,le donne non sarebbero buone per scelta(la moralità riguarda le scelte non le posizioni di fatto),ma per natura,è una scelta nascere donna?.
      Dunque il maschilismo,non sarebbe un fatto culturale.

      le migliaia che avvengono ,Al giorno?Al mese? All’anno?.
      Maggiori sono le vittime,maggiore è la COLPA maschile.

      • Marco permalink
        31 maggio 2012 22:34

        Infatti non sono io a sostenere che la violenza sia maschile…. è scritto nel post!
        Però è indubbio che ci sia una necessità di dominare in troppi uomini, e che troppo spesso questa sfocia nella violenza fisica, altrimenti non ci sarebbero così tante donne uccise da uomini che non accettano di essere stati rifiutati.

    • Emanuele2311 permalink
      31 maggio 2012 22:53

      Quantità vs.qualità.

      Il problema non è tanto l’aggravante di “femminicidio”,anche se mascherata(così l’uguaglianza formale è salva) da una legge formulata in modo da non escludere casi opposti.
      Ma la qualità,il diverso tipo di giudizio che viene sancito in caso di omicidi femminili,nei quali si cerca di capire,comprendere, le ragioni che hanno indotto le donne a compiere atti delittuosi,a considerare i rapporti tra vittima e carnefice.Insomma, a GIUSTIFICARE gli omicidi femminili(anche se in assoluto sono di gran lunga inferiori ai “femminicidi”).

      Invece per gli uomini,nessuna pietà,nessuna considerazione per gli uomini che dovrebbero rispettare le corna delle mogli etc.,ma non lo fanno;che non obbediscono ai ricatti femminili;irrispettosi di donne che prima “mungono”i testicoli e il reddito e poi li sbattono fuori casa (manco fossero oggetti da usare quando conviene e buttare via quando non servono più).E’ la libertà ASSOLUTA femminile,che spesso non sopportano gli uomini,che compiono atti che NON DOVREBBERO compiere e invece a volte compiono.
      Molti dei quali appena soddisfatta la sete di dominio,si suicidano(si tolgono la vita dopo aver eliminato un “oggetto”),invece di andare al bar.

      Si utlizzano “due pesi e due misure”,alle quali si vuole anche aggiungere l’aggravante ,che viste le diverse posizioni morali di partenza,verrà utilizzata solo contro gli omicidi compiuti dagli uomini.L’uguaglianza è salva,la disparità pure!.

  14. 31 maggio 2012 23:40

    Nessuno qui ha parlato di “violenza maschile” in senso naturale, ossia come legata ai cromosomi. Si tratta semplicemente di violenza in quanto agita dagli uomini sulle donne – in particolare donne loro vicine – e del fatto che prevalga rispetto alla dinamica inversa.
    Si tratta di una questione che ha rilevanza sociale e culturale (non certo biologica) e come tale si propone di affrontarla: chi propone l’aggravante per violenza di genere propone infatti di riconoscere il fatto che un certo tipo di violenza è il riflesso di un certa modalità in cui si struttura il rapporto tra i generi all’interno della nostra società.
    Questo post intendeva innanzi tutto contro-argomentare rispetto a quanto detto da Metilparaben – i suoi argomenti non mi sembravano particolarmente stringenti – e in seconda istanza intendeva aprire una discussione sul tema.

    PS. Per me, a scanso di equivoci, nessun omicidio è da giustificare per nessun motivo che non sia la legittima difesa, come la legge prevede. Non mi sembra di aver inneggiato alla “libertà assoluta” femminile o simili cose, inoltre.

    • Astaroth permalink
      1 giugno 2012 08:38

      “chi propone l’aggravante per violenza di genere propone infatti di riconoscere il fatto che un certo tipo di violenza è il riflesso di un certa modalità in cui si struttura il rapporto tra i generi all’interno della nostra società”

      Sì, ma la legge non può essere formulata in questo modo. Ho appunto fatto l’esempio dell’aggravante razzista, ma c’è per esempio l’aggravante prevista dall’art. 61 comma 11 C.P., che è più simile al caso che prospetti (anzi, per alcuni versi lo integra):

      “11) l’avere commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domestiche, ovvero con abuso di relazioni di ufficio, di prestazione d’opera, di coabitazione, o di ospitalità”

      L’aggravante di “relazioni domestiche” è ovviamente riferita alle relazioni familiari, e certamente nella stragrande maggioranza dei casi è applicata a uomini, ma non è formulata in modo da escludere il caso inverso. L’aggravante di “femminicidio” invece (posto che possa essere considerata costituzionale) non mi sembra rispettare questo criterio.

    • Emanuele2311 permalink
      7 giugno 2012 22:43

      A Valentina Ricci

      “e del fatto che prevalga rispetto alla dinamica inversa”,ma quando la “dinamica inversa” avviene,subito partono le giustificazioni(violenze pregresse etc.) Invece,nessuno, può addurre alcuna giustificazione per i cosiddetti “femminicidi”.
      Su questa disparità,non hai risposto.

      “un certo tipo di violenza è il riflesso di un certa modalità in cui si struttura il rapporto tra i generi all’interno della nostra società”.Quale cultura sponsorizza e premia(pare che i rei finiscono in galera!),i “femminicidi”,potresti farmi il piacere di spiegarmelo?.Quale cultura aizza gli uomini al disprezzo contro le donne?.
      Se è un “riflesso” significa che anche coloro che non si sono mai macchiati di reati contro le donne, e mai lo farebbero,SONO COLPEVOLI,si chiamano a rispondere di reati compiuti da pochi., i molti.(Anche i reati compiuti da alcuni stranieri,potrebbero essere ricondotti alla loro cultura,ma ciò si configurerebbe come Razzismo,e come una forma di criminalizzazione).

      Non mi sembra di aver inneggiato alla “libertà assoluta” ,la libertà assoluta, è quella di un individuo rispetto ad un oggetto,il quale può essere usato,e buttato via senza problemi.Insomma,condizione(di oggetto) che molti uomini sperimentano,e che porta ALCUNI di questi a reagire in maniera criminale.

      “,che ha rilevanza sociale e culturale (non certo biologica) e come tale si propone di affrontarla”,ma se l’unica cultura che viene data per esistente è quella maschile(di odio contro le donne),l”aggravante egualitaria” ,andrà a colpire solo i delitti compiuti dagli uomini contro le donne,e non il contrario.Esiste la cultura dell’odio e del disprezzo delle donne contro gli uomini?.

      L’uguaglianza è salva,la disparità pure!.

      • 7 giugno 2012 23:35

        Emanuele, ti rispondo per punti, citando tra virgolette le parti del tuo commento che mi sembrano richiedere una risposta. I numeri indicano l’ordine dei paragrafi nel tuo commento.

        1) “Quando la “dinamica inversa” avviene,subito partono le giustificazioni”. Quando ho dato giustificazioni per la dinamica inversa?

        2a) “Quale cultura aizza gli uomini al disprezzo contro le donne?”. Mai parlato di disprezzo. Qui si è parlato di molte altre cose, ad esempio di un certo immaginario legato alla figura femminile o alla discriminazione in diversi contesti. Il discorso è molto complesso, se vuoi farti un’idea puoi leggere il blog;

        2b) “Se è un “riflesso” significa che anche coloro che non si sono mai macchiati di reati contro le donne, e mai lo farebbero, SONO COLPEVOLI”. Nemmeno questo l’ho mai detto, ed è quanto di più estraneo ci possa essere rispetto a quello che penso. Inoltre, mi sembra una deduzione ingiustificata sulla base delle cose che si sostengono in questo blog;

        3) “La libertà assoluta, è quella di un individuo rispetto ad un oggetto,il quale può essere usato, e buttato via senza problemi”: oltre al fatto che (ripeto!) non ho mai inneggiato alla libertà assoluta, trovo che il concetto stesso di libertà assoluta sia sbagliato e criminale nelle sue implicazioni: a chiunque si applichi. Non essendoci un solo accenno, in questo blog, al concetto a cui ti riferisci, non capisco quale sia il punto della critica.

        4a) “se l’unica cultura che viene data per esistente è quella maschile”. Non ho mai detto che la cultura maschile sia l’unica esistente;

        4b) “Esiste la cultura dell’odio e del disprezzo delle donne contro gli uomini?”. Sinceramente, non saprei risponderti: non ho mai incontrato esponenti di questa cultura (a parte magari qualche cuore spezzato, ma questo è un altro discorso e vale anche all’inverso ;-)). Se esiste, però, non mi ci riconosco. A me, personalmente, gli uomini piacciono (molto, anche!), li amo e li apprezzo. E lo stesso si può affermare per le altre donne che gestiscono questo blog – nonché per la maggior parte delle donne che conosco!

        • Emanuele2311 permalink
          8 giugno 2012 13:31

          Non mi riferivo,nei miei commenti a te e alle altre donne che gesticono il blog.
          Le mie considerazioni erano riferite ad una cultura che considera i reati femminili in un modo,e quelli maschili in un altro.

          Saluti.

  15. 6 giugno 2012 08:13

    Capisco quello che vuoi dire Astaroth, e se vedi il link che avevo postato sulle leggi approvate in Spagna questo è proprio il tipo di critiche che è stato mosso a quelle iniziative (hanno previsto anche dei tribunali appositi).
    Ora, io non sono una giurista, ma mi sembra che la cosa si potrebbe formulare in entrambi i modi: sia in termini di violenza “sulle donne”, sia in termini di violenza intrafamiliare (pensando a un modo per includere anche ex-fidanzati e figure di vario genere non necessariamente interne alla famiglia ma comunque in una relazione stretta, presente o passata, con le vittime di violenza). Se non si potesse fare nessuna legge che preveda trattamenti diversi per gruppi di persone diverse, credo che metà del nostro ordinamento sarebbe anticostituzionale.
    Per quanto mi riguarda, personalmente non mi fa una grande differenza la scelta delle parole: mi interessa che si prevedano delle misure efficaci ai fini del risultato che si intende ottenere. Tuttavia, se sul piano giuridico può essere accettabile una formulazione più neutra dal punto di vista sessuale, per quanto riguarda invece tutta un’altra serie di interventi che si dovrebbero fare sarebbe non solo sensato, ma anche necessario concentrarsi soprattutto sulla discriminazione delle donne (vedi ancora il link a proposito della Spagna: hanno approvato una legge molto ampia che prevede misure di diverso genere per attaccare il problema su più fronti).

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