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Ancora (e sempre?) 74

30 luglio 2012

Un anno e mezzo fa avevamo dato notizia del Global Gender Gap Report 2010. Si tratta di un rapporto stilato ogni anno dal World Economic Forum che valuta la condizione delle donne in 135 paesi del mondo e si basa su quattro parametri principali:

  • partecipazione e opportunità economiche
  • livello di istruzione
  • salute/sopravvivenza
  • partecipazione politica

Allora, l’Italia si era collocata alla 74a posizione: non esattamente un risultato di cui andare fieri. Nel frattempo, il WEF ha pubblicato il Global Gender Gap Report 2011: ebbene, quali progressi abbiamo fatto? Nessuno. L’Italia non si è spostata di un centimetro.

Nello specifico, per quanto riguarda i singoli parametri, l’Italia è:

  • al 90° posto per quanto riguarda la partecipazione e le opportunità economiche delle donne rispetto agli uomini;
  • al 48° posto per quanto riguarda il livello di istruzione;
  • al 70° posto per quanto riguarda la salute e la sopravvivenza;
  • al 55° posto per quanto riguarda la partecipazione politica.

Evidentemente, il nostro paese è in una situazione disastrosa. Tanto per fare un confronto con un paese “simile” al nostro, la Spagna si è posizionata, nel ranking generale, al 12° posto. Ma vi invito a vedere l’elenco dei paesi che ci precedono: è un paragone istruttivo per noi, abituati a guardare ai paesi del Sud del mondo con l’arroganza dei bianchi occidentali che si sentono sempre più avanzati degli altri. Per quanto riguarda la condizione sociale, economica e politica delle donne non possiamo di certo definirci un paese avanzato e anzi, sembra che abbiamo molto da imparare dagli altri.

A chi sostiene ancora, a fronte di tutti questi dati – e di molti altri disponibili (si veda ad esempio l’ultimo post che abbiamo pubblicato) – che il tempo delle lotte delle donne sia finito, e che chi ancora ci crede non sia nulla di più che un gruppo di isteriche femministe fuori dal tempo, si può solo consigliare di smettere di chiudere gli occhi di fronte all’evidenza. L’Italia non è un paese favorevole alle donne da alcun punto di vista, e si regge sul loro lavoro di cura (naturalmente gratuito) più che sulla loro partecipazione attiva alla vita del paese e alle decisioni che riguardano la collettività. E’ ora che tutte le donne se ne rendano conto, e che gli uomini accettino che è giunto il tempo di rimettere in discussione la nostra società a partire dalle sue stesse fondamenta.

8 commenti leave one →
  1. Paolo1984 permalink
    30 luglio 2012 14:48

    “rimettere in discussione la nostra società a partire dalle sue stesse fondamenta.”

    purchè nessuna si senta dire che è una “schiava inconsapevole” o “collaborazionista del patriarcato” perchè fa delle scelte ritenute “tradizionali”. Ci deve essere spazio per ogni stile di vita, da quelli ritenuti “tradizionali” a quelli che non lo sono più tutte le combinazioni in mezzo.

  2. Paolo1984 permalink
    30 luglio 2012 15:15

    Comunque (correggetemi se sbaglio) il gender gap non riguarda la qualità della vita, ma le differenze fra uomini e donne, se in un Paese ad esempio la disoccupazione maschile e l’analfabetismo è pari o quasi a quelli femminili, il gender gap risulta zero o molto basso, ma non vuol dire che in quel Paese la gente stia meglio. 48 posto per istruzione? Mah..a me risulta che l’abbandono scolastico sia un problema più maschile e che le donne laureate siano più degli uomini statiscamente..

  3. 30 luglio 2012 15:28

    Paolo, se i dati non ti tornano dovresti segnalarlo al World Economic Forum, che ha preparato il report.
    Per il resto, il report è molto complesso e dettagliato, e la questione è meno semplice di come la sintetizzi tu. Ad ogni modo, io trovo che – tanto per fare un esempio – la salute, misurata tra le altre cose sulle morti per parto e sulla speranza di vita delle donne, faccia parte eccome della qualità della vita. O no?

    Quanto allo “spazio per ogni stile di vita” mi pare piuttosto scontato che debba essere garantito. Peccato che se non si è nelle condizioni di scegliere liberamente (e queste condizioni sono influenzate in modo essenziale dai parametri di cui sopra) ci possiamo riempire la bocca finché vogliamo, di queste belle favole: ma sono favole.
    Oltre al fatto che non capisco bene cosa tu intenda per stile di vita “tradizionale”: donne che scelgono liberamente la casa come dimensione esclusiva di espressione della propria personalità? Io farei un bell’esperimento: mettiamo tutte nella condizione di poter scegliere (per davvero però, non in astratto) e poi vediamo. Se una persona vuole questo, liberissima. Ma mi pare l’ultimo dei problemi, quello di garantire la libertà di lavorare gratuitamente al servizio della propria famiglia (se non altro perché c’è già, e ed è ampiamente incoraggiata).

    • Paolo1984 permalink
      30 luglio 2012 15:50

      Anche la cosa della speranza di vita non mi torna..ma le donne in media non vivono di media più a lungo? E le morti di parto non sono diminuite sensibilmente? Per quanto anche un solo caso è comunque una tragedia
      I miei dubbi restano
      Quanto allo stile di vita mi riferivo al fatto che se una manifesta il desiderio di sposarsi e avere dei figli non va vista come una “meno libera” rispetto a chi non vuole. E casalinghe e donne lavoratrici meritano uguale rispetto, solo questo volevo dire Poi tutti e tutte cresciamo in una certa cultura, abbiamo un certo carattere, una certa storia familiare e dipendiamo da fattori economici e sociali che hanno un ruolo nelle nostre decisioni, la libertà in senso astratto non esiste e mai esisterà, ciò non significa che siamo incapaci di ragionare con la nostra testa e irresponsabili rispetto alle nostre azioni. Di mettere tutte nella condizione di scegliere, ovviamente non ho nulla in contrario: ho già detto che sono per l’abolizione della pratica delle dimissioni in bianco e per congedi genitoriali alla scandinava che permettano alla coppia di gestire tempi di vita e di lavoro in base alle esigenze proprie e a quelle dei figli.

      • Paolo1984 permalink
        30 luglio 2012 16:04

        in generale, sono favorevole ad ogni misura legislativa che aiuti a conciliare (parola che non a tutti piace ma la uso per capirci) tempi di vita e tempi di lavoro..ad esempio asili nido pubblici e a prezzi accessibili

      • Mary permalink
        30 luglio 2012 19:15

        Evidentemente, eccezione fatta per regioni di alta longevità come ad esempio la Sardegna, le donne muoiono prima degl uomini. Infatti in Lombardia le donne a mia vista e esperienza risultavano più ammalate di tumore rispetto agli uomini, più stressate e depresse, quindi ovviamente più malate. Questo perchè le donne sono più stressate a causa del carico enorme della famiglia e del lavoro che sta tutto sulle nostre spalle. E’ una cosa che ho notato io vivendo al Nord. Probailmente è così anche in gran parte dell’Italia, dove purtroppo ci sono anche quelle che muoiono di parto (prevalmentemente al sud). Il problema è che l’italia è uno dei pochi paesi dove la medicina di genere non è stata sviluppata e molte cure sono incompatibili se non dannose per la salute femminile…

  4. Mary permalink
    30 luglio 2012 19:10

    Quello che preoccupa ancora di più e’ quel 70 in sopravvivenza e salute….si dice ch le donne sono longeve ma a quanto leggo forse si intendono le donne del nord europa e america e non certo quelle italiane, perchè se le donne non hanno manco diritto a salute e sopravvivenza siamo proprio un paese da terzo mondo!

  5. 31 luglio 2012 16:46

    L’ultimo commento è stato cancellato in quanto offensivo.

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