Skip to content

Obiezioni al femminismo – parte 2

6 settembre 2012

Sottotitolo: “Non siamo tutti così”

Bob Dob, “The line up”

Un’altra delle obiezioni che emergono con più frequenza quando ci si occupa di tematiche di genere, quando per esempio si denuncia l’aumento della violenza contro le donne o quando si discute del permanere della mancanza di parità di genere in certi ambienti, consiste nell’affermare che se si dicono queste cose si colpevolizzano tutti gli uomini. Di solito poi l’autore dell’obiezione tiene a precisare che “lui non è uno di quegli uomini lì, che non è un violento o che non è cattivo ecc ecc” e spesso conclude con un’affermazione dalla spiazzante perentorietà: “io amo le donne”. Tralasciando quest’ultima frase, ridicola da un certo punto di vista (ami le donne, ma proprio tutte tutte? non ce n’è nemmeno una che ti sta antipatica?) e che denota la stessa forma di “amore” che provo io per i biscotti o il formaggio, ci sono diversi aspetti da analizzare in relazione a questa obiezione.

Innanzitutto si richiama alla fin troppo facile accusa di generalizzazione (se dici che aumenta la violenza degli uomini contro le donne, mi vuoi dire che tutti gli uomini sono dei violenti?), che ha come obiettivo quello di sminuire e minimizzare quanto sostenuto dalla tesi proposta. Generalizzare è una brutta cosa, non è un atteggiamento politicamente corretto e l’accusa di aver generalizzato sembra aver la capacità di interrompere la discussione rendendo la tesi che si sostiene priva di valore. Tuttavia, tale obiezione risulta tanto efficace quanto facile da smontare. Perchè quando dico che la violenza degli uomini contro le donne è maggiore rispetto a quella delle donne sugli uomini, per esempio, non sto generalizzando, sto semplicemente basandomi su dati o statistiche che attestano che il primo caso accade con più frequenza rispetto al secondo.

Inoltre, credo che sia abbastanza ovvio che anche se dico che la violenza degli uomini contro le donne è in aumento non voglio accusare indiscriminatamente tutti gli appartenenti al genere maschile. Di cosa si tratta, senso di colpa inconscio? A volte sembrerebbe di sì, anche perchè succede spesso che chi muove questa obiezione poi abbia premura di precisare di essere una brava persona, di non essere un violento e ancora di “amare le donne”.

Talvolta succede invece che, quando si propone questa obiezione, al posto della presa di distanza dagli uomini cattivoni (non siamo tutti così, quelli sono cattivi o malati o vattelapesca, io no!), ci sia una vera e propria “alzata di scudi” simbolica a difesa dell’intero genere maschile. Sembra che gli uomini siano una categoria da difendere, come i panda o la tigre siberiana. Ma difendere da cosa? Bhè, ovvio dalle femministe, dagli organi istituzionali di statistica che pubblicano le ricerche, dai giornali, da tutto. Ecco allora che scatta un negazionismo degno dei preti lefebvriani,  e via con i “non è vero niente,  le ricerche intorno alla violenza (giusto per fare un esempio) sono false, in malafede” e via così in un climax ascendente apparentemente inarrestabile che talvolta si completa con l’accusa di complottisto e la subitanea rivelazione della grande verità: le femministe sarebbero parte di una gigante cospirazione volta ad impadronirsi del mondo. Yuhuuu!!

Fatto sta che sempre, a fronte dell’obiezione volta a difendere se stessi o l’intero genere maschile, non corrisponde alcuna modificazione di atteggiamento. Ciò capita anche tra coloro che sono interessati alle questioni di genere, che le comprendono e magari le condividono. Si pensa sempre che queste cose non ci tocchino, che non ci riguardino, che noi siamo diversi, che il sessismo o la violenza si esprimano solo ed esclusivamente in atti plateali e i cui effetti sono chiari ed evidenti. Ci si sente perciò giustificati a perpetrare quel “sessismo da bar” che è tanto presente per esempio sui social network, postando come se niente fosse battute sessiste sulle donne in generale o su alcune in particolare (il blog Un Altro Genere di Comunicazione ha trattato più volte di questo qui e qui) o iscrivendosi a quanto mai inquietanti pagine di facebook che inneggiano a cagne, troie o altre finezze di tal genere. Per carità questo non è paragonabile ad un atto di violenza vero e proprio, ma l’atteggiamento è il medesimo. Si tratta sempre di introiettare e perpetrare un modello culturale profondamente maschilista che considera le donne come proprietà e come oggetti.

Che si tratti di violenza o di becero sessismo si tratta in entrambi i casi di atteggiamenti che portano avanti un modello complessivo di società patriarcale che annovera tra i suoi aspetti preponderanti la disparità tra i due generi. Secondo questo conscio od inconscio modello, il genere femminile è considerato sotto molti aspetti inferiore: è un gruppo di persone che, da un lato ha bisogno di protezione e guida (l’idea della donna come essere indifeso da proteggere), atteggiamento patriarcale che  ben presto si modifica in un attitudine di prevaricazione e dominio, dall’altro però proprio per questa sua debolezza intrinseca il genere femminile risulta quello da schermire, da deridere, spesso proprio per rimarcarne diversità (nel senso di inferiorià) rispetto a quello maschile. Si badi bene che il limite tra il compatire e il dileggiare è molto molto labile.

Il punto è che se si vogliono modificare le cose prima che alla legislazione bisogna fare appello ad un cambiamento culturale. Che deve partire da tutti, donne e uomini, e che non si ottiene semplicemente condannando la violenza. Violenza e sessimo si combattono ogni giorno a partire da sè e dai propri atteggiamenti, da quello che si pensa e da quello che si dice, altrimenti non si è meno violenti o meno sessisti di quelli che ammazzano le mogli.

Annunci
9 commenti leave one →
  1. 6 settembre 2012 16:02

    Vorrei solo aggiungere che la violenza di genere, la violenza contro le donne in quanto donne, identifica le vittime in base al sesso, non i carnefici. Spesso, e lo dico perché l’ho osservato in casi concreti, la violenza esercitata all’interno delle mura domestiche, dal marito/compagno/fidanzato, spesso è favorita dalla “complicità” degli altri membri della famiglia, che contribuiscono a creare un “muro” di protezione attorno al nucleo familiare sulla base del principio “i panni sporchi si lavano in casa”… E allora sono le madri, le suocere, le sorelle, che da una parte consolano, dall’altra esortano alla pazienza, alla sopportazione, alimentando quella speranza che suona più o meno così: “le cose si sistemeranno, andrà tutto bene, vedrai che ha capito e cambierà”…
    La donna è votata al sacrificio e alla sopportazione, ma sopratutto deve espiare la colpa di aver scelto “quello sbagliato”, dal quale non può fuggire perché è circondata. E non sono solo maschi quelli che la circondano.
    Quando si parla di violenza contro le donne non si parla in termini genetici di un qualcosa di terribile celato nel cromosoma Y, ma si parla di un sistema culturale, di una rigida definizione dei ruoii in questo sistema, e della tendenza a cercare le responsabilità sempre da una parte. E allora: se lei ci sta vuol dire che le va bene così, se le è successo quello che le è successo è perché se lo è andato a cercare, perché è una debole, perché manca di autostima, perché patisce traumi infantili irrisolti…

  2. emanuele2311 permalink
    6 settembre 2012 20:57

    “Ne uccide più l’amore che il tumore”.Falso
    “La violenza è la prima causa di morte per le donne”.Falso.
    Non sono calunnie riversate contro tutti gli uomini(alle quali ,in questo paese maschilista nessuno si ribella)?.

    “quando si discute del permanere della mancanza di parità di genere in certi ambienti, consiste nell’affermare che se si dicono queste cose si colpevolizzano tutti gli uomini”.

    Quando si fa risalire,il singolo episodio di violenza alla malapianta della cultura maschilista,non si criminalizzano i molti(innocenti),per le colpe di pochi?Quando uno straniero delinque,ricondurre quel comportamento alla sua cultura,viene considerato razzismo.

    Perché degli uomini si guarda solo il male compiuto dai pochi, e non il bene che gli uomini hanno compiuto e compiono per le donne? Forse perché non è strumentale hai fini della colpevolizzazione maschile,della sottomissione morale maschile?.

    “ci sia una vera e propria “alzata di scudi” simbolica a difesa dell’intero genere maschile”,come il “mai più complici” di Saviano etc.?

    Che si tratti di violenza o di becero sessismo si tratta in entrambi i casi di atteggiamenti che portano avanti un modello complessivo di società patriarcale che annovera tra i suoi aspetti preponderanti la disparità tra i due generi,infatti:
    -le donne possono rifiutare un figlio non voluto e gli uomini no.
    -i lavori più pesanti e rischiosi sono svolti in maggioranza dagli uomini.
    -le donne possono lavorare,mentre gli uomini devono lavorare.
    -il servizio di leva era obbligatorio solo per gli uomini.
    -i figli in caso di divorzio restano nella maggior parte dei casi alle madri( a causa di pregiudizi duri a morire),i padri nella veste di procacciatori di reddito.
    -pensioni anticipate(fino a poco tempo fa) rispetto a quelle maschili,per chi ha una speranza di vita maggiore(le donne).
    -giustificazione dei reati compiuti dalle donne,ma nessuna giustificazione per i reati compiuti dagli uomini.
    -si possono offendere,calunniare,deridere gli uomini,mentre le donne no.

    “è un gruppo di persone che, da un lato ha bisogno di protezione e guida (l’idea della donna come essere indifeso da proteggere”:dai lavori pesanti e rischiosi,tramite le quote rosa dalla competizione,dalle conseguenze delle proprie azioni tramite la possibilità di abortire.

  3. 6 settembre 2012 21:35

    E’ straordinario che nonostante ci si affanni a spiegare che non si colpevolizza un genere sulla base dei suoi cromosomi, ma si colpiscono le persone (di ogni sesso) che agiscono sulla base di una serie di idee, nulla di questo messaggio giunga a certe persone… Evidentemente non leggono attentamente, o non vogliono capire, o fingono di non capire perché è più conveniente… le ipotesi sono tante, e di corrette ce ne sarà più d’una.
    Certo è che non peggior sordo di chi non vuol sentire…
    Io mi rendo conto, caro Emanuele, che il trauma di non avere un utero sia per qualcuno una fonte di inesauribile frustrazione, ma così è, che cosa ci possiamo fare?
    Io sono convinta che ci sia uno specialista che si sia occupato di questa “invidia dell’utero”, magari meno conosciuto di tutti quelli che hanno diquisito dell’invidia del pene, ma sono certa che facendo delle ricerche potrà scovare la persona abbastanza preparata da risolvere questo suo dramma personale e vedrà che prima o poi riuscirà a convivere serenamente con l’idea che no, i maschi non rimangono incinti, e no, non possono appropriarsi di uteri altrui, e mi spiace che questo la faccia sentire moralmente sottomesso, ma le assicuro che anche essere maschio ha i suoi vantaggi, e può trovare la strada per la felicità anche senza impossessarsi dell’onere di generare altri esseri umani. Ci sono uomini sereni ed appagati anche senza utero, uomini che non vivono questa assurda paranoia di essere al centro di un orrendo complotto contro il loro genere, uomini che con le portatrici di utero riescono persino a convivere pacificamente in un clima di costruttiva collaborazione, nel quale le differenze sono percepite come un arricchimento e non come un’ingiustizia.
    Ed ora, un respiro profondo: lei non ha un utero, ma può sempre rifiutare suo figlio una volta nato, se proprio ci tiene tanto.
    Sono quasi sicura che nessuno vada rastrellando tutti i penedotati maggiorenni per trascinarli con armi o minacce verso un posto di lavoro. Maschi e femmine possono liberamente morire di fame, se ciò li rende felici.
    E’ buffo che le donne siano entrate nell’esercito, non le pare? Il mondo cambia: hanno abolito il servizio di leva, hanno dato alle donne il diritto di votare… Pensi, cinquant’anni fa non esistevano i telefonini.
    Io mi auguro che il mondo continui a cambiare. Nonostante Emanuele, non perdo la speranza.

    • emanuele2311 permalink
      7 settembre 2012 21:13

      non soffro dell’invidia dell’utero,perché sono consapevole che senza gli uomini,le donne avrebbero l’utero solo per comprare gli asssorbenti.

      “i maschi non rimangono incinti”,grazie della notizia!,ma possono diventare padri,a prescindere dalla loro volontà.Punto e a capo.

      “ma può sempre rifiutare suo figlio una volta nato, se proprio ci tiene tanto”,nei fatti forse,ma non LEGALMENTE E MORALMENTE come avviene per le donne.

      “assurda paranoia di essere al centro di un orrendo complotto contro il loro genere”,forse per le femministe,che considerano,ogni:istituzione,norma, usanza,costume come il risultatto della volontà maschile di sottometterle.Per la serie:il bue che dice cornuto all’asino!

      “nel quale le differenze sono percepite come un arricchimento e non come un’ingiustizia”,siamo uguali e diversi in base alla vostra convenienza.Visto che siamo diversi,quale uomo può rivendicare una specificità maschile senza essere tacciato di maschilismo?

      “per trascinarli con armi o minacce verso un posto di lavoro”,mi sai dire l’alternativa che ha un uomo(a parte la morte)al lavoro?Chi svolgerebbe lavori rischiosi,pericolosi se non FOSSE COSTRETTO DALLA NECESSITA’?E chi li svolge questi lavori?

      “E’ buffo che le donne siano entrate nell’esercito, non le pare”,non ti pare che un conto è l’obbligo di leva, e un conto è svolgere il servizio militare per scelta,in cambio di uno stipendio?Quando fare il militare significava diventare “carne da macello”,dove stavano le donne?

      “Io mi auguro che il mondo continui a cambiare”,forse tu devi cambiare,e non il mondo.

      Quando parlerai del bene fatto dagli uomini nei confronti delle donne?

  4. 8 settembre 2012 09:59

    Care lettrici e cari lettori, avete la preziosa e rara opportunità di leggere (qui sopra) l’obiezione che ho cercato di illustrarvi in teoria in un ben riuscito esempio di applicazione pratica. C’è tutto: accusa di generalizzazione, negazionismo e un pizzico di complottismo che non guasta mai. Grazie emanuele2311!

  5. 8 settembre 2012 16:43

    Caro Emanuele, io cambio ogni giorno: leggo, ascolto, mi confronto, mi informo, cresco. Non sto lì a rimuginare sul servizio di leva, che non c’è più, ma mi guardo intorno, osservo quello che c’è oggi.
    E non piagnucolo sul fatto che la gente non mi apprezza abbastanza in visrtù del mio sesso, perché mi aspetto di essere apprezzata in quanto individuo, non in quanto esponente di un genere.
    Un consiglio: cerchi di sentirsi meno maschio e più Emanuele, e forse si sentirà meglio… E lo dico senza conoscerla! Pensi che ottimista che sono…

  6. nome permalink
    4 febbraio 2013 19:24

    con tutta la deontologia medica ed umana come si giustificano i reparti ginecologici in mano agli uomini?al punto che chi chiede la ginecologa deve partorire in casa per punizione come si apprende dai mass media…tutti questi ginecologi operebbero per puro dovere con tutte le dottoresse dell’universo.dovere che parte da regolamenti interni che permettono la visita intima a quattr’occhi col dottore anzichè dottoressa,senza testimoni nè infermiere.il fenomeno è permesso dall’intera società,a cominciare dai genitori che mandano le ragazzine dal ginecologo su loro scelta,spesso a 18 anni compiuti.permesso oltre la stretta necessità,visto le dottoresse e qualche religione che lo vieta.o non abbiamo ancora superato il medio evo,o abbiamo ancora l’istinto dell’uomo bestia.se basta un titolo per spogliare allora perchè si condannano i militari che spogliano?hanno anche loro titolo e motivo di lavoro:un carabiniere che deve perquisire,magari per sventare attentato o indagare su grave reato,non può spogliare donna rimandandola a carabiniera o a strumenti meccanici a distanza.o se lo fa per emergenza,deve giustificarsi e la donna può dire di essersi vergognata.la medicina non è arma anch’essa,che può essere usata male come bene al pari dei militari?il medico non è titolo abusabile come un militare?come ammette qualche ginecologo,la ginecologia di uomini è prassi.nn è dovere ma permesso,è velata imposizione perchè se nessun regolamento che permette l’uomo osa imporlo alla luce del sole, di fatto nelle asl nn si può scegliere medico e spesso i reparti ginecologici sono di soli uomini.sceglie l’asl per la malata.se è matematico che la ginecologa imbarazza meno del ginecologo,come si spiega?dov’è la politica,dove le femministe che ribaltano in emancipazione il permesso(?)della donna a farsi curare invece delle talebane obbligate alla dottoressa per lo stretto necessario.femminismo o maschilismo mascherato?oppure femminismo a tutela delle cape e non di donne qualsiasi?’ricorri al privato o intramurario se pretendi dottoressa’è qualche responso pubblico di ginecologo:potrei avere problemi di soldi,mancare di patente ed auto in necessità fisica sforante la mia volontà.sempre che in privato,a pagare e viaggiare,mi trovi la dottoressa coi macchinari per ecografia.insomma,come fa la ns società,istituzioni,famiglie a permetterlo?mi sento violentata da femministe e intera società.i medici accettano situazione:mai sentito di androloghe,l’asessualità va in unica direzione.

Trackbacks

  1. War on women: nella più grande democrazia del mondo… « femminileplurale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: