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Sesso e Temperamento

17 settembre 2012

Il libro di Margaret Mead, “Sesso e Temperamento” (titolo orginale Sex and Temperament, 1930) rappresenta una pietra miliare all’interno della letteratura relativa agli studi di genere. Suo malgrado, potremo dire, dato che il libro nasce come risultato di una ricerca di carattere ento-antropologico su tre gruppi di popolazioni “primitive” della Nuova Guinea. Diviene un testo di “gender studies” e in senso ampio di femminismo a causa dei risultati a cui perviene la Mead nella sua ricerca. La studiosa si occupa di illustrare come vengono considerate le differenze di genere e i ruoli sessuali in relazione a queste tre popolazioni non occidentali. Alla differenziazione biologica tra maschi e femmine corrisponde una differenziazione anche di ruoli all’interno della società? E nel caso in cui ciò avvenga le differenze sono uguali a quelle che possiamo rilevare nella società occidentale?

Siamo di certo di fronte ad un’opera un po’ datata, ma dando un’occhiata alle ultime discussioni in merito al presunto innatismo di qualità femminili e maschili questo testo risulta più che mai attuale.

Il confronto con delle forme di civiltà diverse dalla nostra permette alla studiosa di mostrare come non solo la differenziazione dei ruoli sessuali sia un fatto prettamente culturale, ma anche come i caratteri che vengono iscritti quasi biologicamente agli uomini e alle donne nella nostra società siano arbitrari e soggetti a mutamento. Attraverso il confronto con altre civiltà il nostro sguardo si esteriorizza e siamo quindi capaci di ragionare su quei caratteri maschili e femminili che la nostra società attribuisce a uomini e donne come parte del loro portato biologico.

Lo studio di queste tre società “primitive” della Nuova Guinea (gli Arapesh, i Mundumugor e i Ciambuli) mostra come in ognuna di esse il rapporto , la concezione dei ruoli e i caratteri attribuiti ai generi siano diversi. Nelle prime due società per esempio non c’è quella che possiamo definire “differenziazione di genere”; uomini e donne si comportano nello stesso modo, gli Arapesh sia uomini che donne sono pacifici, gentili, remissivi e materni, e questi caratteri, che nella nostra società sono considerati “femminili”, sono appannaggio di ambo i sessi. Al contrario nella società dei Mundumugor, vengono esaltate quelle caratteristiche che noi considereremo prettamente maschili, quali l’aggressività, l’individualità, l’audacia, la capacità di emergere. Anche qui sia per gli uomini che per le donne. Nella società Mundumugor una donna mite, dolce, materna viene considerata una eccezione negativa, che la Mead definisce personalità “aberrante” perchè come per altri casi, si tratta di una mancanza di adeguamento al modello imposto dalla società che comporta spesso lo stigma della comunità in cui si vive. Tale mancanza di adeguamento deriva proprio dalla presenza di un temperamento molto diverso, se non opposto a quello che la società di provenienza riterrebbe giusto per quella persona.

Discorso più complesso quello relativo alla tribù dei Ciambuli che, a differenza delle altre popolazioni studiate, risulta avere una differenziazione sessuale forte, attribuendo caratteri e modalità di comportamente diverse per uomini e per donne. Interessante come in questa società i ruoli risultino inverititi rispetto alla nostra: le donne governano e gestiscono l’economia, spetta loro l’iniziativa sessuale, mentre agli uomini spetta un ruolo sostanzialmente passivo.

Rivolgendo dunque lo sguardo esternalizzato dal contatto con l’altro alla nostra società emerge come quei caratteri che per noi identificano e caratterizzano i sessi sono caratteri non biologici ma assolutamente culturali, derivanti dall’educazione ed arbitrari. Ciò che rimane ed è veramente “essenziale” è il temperamento di ogni singolo individuo che nell’ottica della Mead dovrebbe essere lasciato libero di svilupparsi anche quando non coincide con il comportamento socialmente previsto per il genere di appartenenza.

La ricerca della Mead è utilissima sia per il suo approccio metodologico, sia per riflettere su quanto, spesso, siamo portati a interiorizzare e a considerare biologiche ed “essenziali” caratteri che ci sono imposti dalla cultura.

* Per un ulteriore approfondimento nell’allegato è riportato un brano piuttosto ampio tratto dalle conclusioni. In questo passaggio la Mead si occupa di illustrare i diversi modi in cui una società può rapportarsi con le “nature” femminile e maschile una volta compresa la loro arbitrarietà. 

Clicca qui per leggere l’approfondimento

3 commenti leave one →
  1. Astaroth permalink
    1 ottobre 2012 13:47

    Personalmente concordo con gran parte di quanto viene scritto in questo articolo.

    Oggi però mi sono imbattuto in un articolo di Naomi Wolf, che sembra però, almeno parzialmente, criticare l’ubiquità del principio di “costruzione del genere”, per lo meno in alcune sue espressioni:

    http://cultura.panorama.it/libri/Naomi-Wolf-vagina-biografia

    Penso che dovrò leggerlo, questo libro però, perché dalla sola lettura dell’articolo non capisco come una descrizione degli aspetti fisiologici dell’orgasmo femminile dovrebbero essere criticati sulla base dell’ “essenzialismo” di tali descrizioni.

    • 14 gennaio 2014 13:08

      L’ho letto attratta dal titolo “Vagina. Una storia culturale”che erroneamente mi aveva fatto pensare a un saggio antropologico, ne sono rimasta delusa

  2. 14 gennaio 2014 13:06

    L’ha ribloggato su Antropologia e sviluppo.

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