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Paestum 2012: il precariato e la radicalità

8 ottobre 2012

Pubblichiamo di seguito il video dell’intervista a Ilaria Durigon, fatta a Paestum dalla Libreria delle Donne di Milano (trovate altri video a persone presenti a Paestum qui).

Nel video Ilaria spiega perché, secondo noi, il femminismo debba considerare la precarietà del lavoro un suo problema: esso è un ostacolo fondamentale alla libertà delle donne. Le soluzioni però non sono da ricercare nel conflitto con lo Stato, bensì nella creazione di nuove strutture delle donne, che si appoggino su reti internazionali e che diano risposta e alternativa, non ultimo creando nuovi posti di lavoro, al modello capitalistico e patriarcale. Questo è ciò che abbiamo portato a Paestum, questa nel post-Paestum è la base essenziale della nostra chiamata alle donne.

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9 commenti leave one →
  1. Maria permalink
    8 ottobre 2012 19:37

    Ilaria hai enunciato la tua proposta in modo ovviamente molto coinciso. Potresti esporla più estesamente, per favore? No, perché a me pare un’idea geniale, elettrizzante, appassionante, un’idea dall’impatto dirompente e dalla portata autenticamente rivoluzionaria.
    Io la interpreto così.
    Tu e il collettivo di Femminile Plurale proponete di creare una rete femminista internazionale che si impegni a contrastare a livello europeo e mondiale la precarietà e, soprattutto, si occupi di elaborare una compiuta e condivisa concezione del lavoro e del modo di produzione, che risulti alternativa al modello capitalista e patriarcale . Tale rete dovrebbe poi costituire una serie capillare di strutture che offrano lavoro alle donne, applicando il nuovo modello di produzione che è stato concepito. Si tratterebbe così di generare una sorta di controsocietà, di rizomatica proliferazione di zone liberate femministe e anticapitaliste, collocate nel cuore stesso del nostro orrendo sistema. In tal modo si attuerebbe dal basso una rivoluzione economica, politica e culturale femminista pacifica.
    E’ così o ho interpretato male il tuo pensiero? Sto correndo troppo?
    Ilaria, puoi offrirmi delucidazioni, se non ti dispiace? Come è stata accolta la tua proposta a Paestum?
    Posso chiederti anche se si è deciso di promuovere un altro incontro l’anno prossimo?

  2. Ilaria Durigon permalink*
    9 ottobre 2012 09:01

    Carissima Maria, hai capito perfettamente il senso di quello che ho detto. Ne sono molto felice. Vuol dire che il messaggio è arrivato e che sono stata chiara. Non stiamo correndo troppo, stiamo guardando lontano. Una cosa ben diversa. E quindi guardiamo lontano e quello che facciamo nel ‘vicino’ sia fatto in quella prospettiva, costruendo a piccoli passi qualcosa che diventerà grande. Avremo bisogno dell’aiuto di tutte. Per questo siamo andate a Paestum. Conto anche su di te allora 🙂 Si è anche parlato di un incontro per l’anno prossimo. Spero vivamente che si faccia.

  3. Maria permalink
    9 ottobre 2012 10:11

    Conta pure sul mio appoggio, Ilaria, contaci.

  4. 9 ottobre 2012 10:53

    Anche sul mio 🙂

  5. Donatella Proietti Cerquoni permalink
    9 ottobre 2012 14:41

    E sul mio, sia come una che conosce la condizione di precaria per averla vissuta per 16 lunghissimi anni, sia per l’idea di disertare le situzioni maschili per fondarne delle nostre legandoci a livello internazionale, dimensione che ben descrive l’estensione del patriarcato mediante le sue ideologie che ispirano il sistema di dominio.

  6. Donatella Proietti Cerquoni permalink
    9 ottobre 2012 14:42

    Istituzioni, non “situzioni”, scusate.

  7. Pepa Ramirez permalink
    9 ottobre 2012 23:00

    Nella città in cui vivo un gruppo di donne precarie, che ora si chiamano le Cambusiere, hanno affittato delle terre e hanno incominciato a coltivarle creando una rete di produzione e commercializzazione di prodotti biologici. Poi hanno imparato a costruire un forno con l’argilla cruda e hanno incominciato a fare il pane, adesso fanno parte della rete bio e vendono i loro prodotti a diversi gruppi di acquisto solidale e in diversi mercatini biologici. Ti dico questo perchè credo che la precarietà si possa combattere invertendo la rotta, partendo dai nostri consumi che si trasformano in scelte politiche quando decidiamo di non fare più la spesa al supermercato ma al mercatino biologico o presso un gas.
    Il motto del movimento antiglobalizzazione, il movimento di Seattle, era PENSARE GLOBALE AGIRE LOCALE, vorrei riproportelo, forse è ancora lì la soluzione.
    Buona fortuna.

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  1. Paestum 2012: il precariato, un attacco alla libertà « femminileplurale
  2. Rassegna Stampa – Femminile Plurale -Ilaria Durigon -9 ottobre « Primum vivere anche nella crisi: la rivoluzione necessaria. La sfida femminista nel cuore della politica

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