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Archeologia del patriarcato – Capitolo 4

28 novembre 2012

Restaurazione

Riportiamo un testo tratto dal primo numero di Quaderni Viola dal titolo Meglio orfane. Per una critica femminista del pensiero della differenza. Si tratta del capitolo 1 dal titolo: “Le origini e il senso della querelle” che fa il punto rispetto al femminismo della differenza. Tralasciando la critica che viene presentata, riportiamo questo stralcio di testo che ci sembra quanto mai attuale. È un testo del 1992 che ha il merito di anticipare e di dare una spiegazione di alcune delle problematiche che i femminismi e le donne italiane affrontano oggi, in questo momento storico. Allora Lidia Cirillo, autrice e curatrice di questo numero, si chiedeva come si sarebbe espressa in futuro la “crisi del maschio” iniziata in quel periodo, quali sarebbero stati i modi in cui il patriarcato avrebbe “recuperato terreno” rispetto all’emancipazione femminile e faceva una previsione che, ai nostri occhi, risulta quanto mai vera: l’arretramento della condizione delle donne e la perdita della coscienza di genere saranno i segni più evidenti di questa crisi. Gli effetti di tale “crisi” costituiscono i nodi problematici (simbolici e non) che le donne italiane affrontano oggi.

Dino Valls, “Ars Magna”

«Le donne cominciano a godere del prestigio che viene loro da trent’anni di rinascita femminista e soprattutto dal prestigio che deriva alle opposizioni dalla critica dell’esistente e dal fatto di non dover rendere conto alla gestione del potere, in questo caso di migliaia di anni (nella migliore delle ipotesi antropologiche) di gestione del potere patriarcale. La crisi generalizzata dell’esistente maschile, in tutte le sue espressioni, crea le condizioni di un’utopia salvifica femminista o per meglio dire l’illusione ottica dell’attualità di questa utopia, perché l’esistente maschile non è tutto in crisi nella stessa misura e perché non esiste comunque un soggetto femminile davvero in grado di porsi come alternativa.

Sono soprattutto in crisi i movimenti, le organizzazioni, i miti di liberazione degli uomini oppressi mentre la crisi dell’altra parte non produce un vuoto uguale e accelera o determina fenomeni strutturali e ideologici destinati a produrre l’arretramento della condizione femminile e della coscienza di genere delle donne.

[…] Ad ogni fase di avanzata delle donne, ad ogni tentativo di ridefinire a proprio favore i rapporti di forza, ha corrisposto una reazione maschile, un tentativo più o meno riuscito di restaurare l’ancien régime delle relazioni di genere. Un altro problema o insieme di problemi che si pone all’attuale lavoro di ridefinizione del femminismo è perciò il seguente: questa reazione c’è o non c’è ancora? Quali forme assume o assumerà? Di quali ideologie e paradigmi si serve o si servirà? Di quali armi politiche e culturali i femminismi dovranno dotarsi per non essere colti di sorpresa o dare involontari consensi alle sue forme più insidiose?

Ora poiché non esiste il Piano del Capitale non esiste il Piano del Fallo, bisogna presumere che questa reazione sia o sarà la risultante degli interessi, dell’iniziativa e delle reazioni inconsce di soggetti maschili diversi.

Dino Valls, “Tacere”

Un ruolo decisivo avranno ovviamente, anzi hanno perché la reazione è già in atto, i gruppi maschili più forti, dei capitalisti o padroni o borghesi, come noi comuniste chiamiamo una certa qualità di uomini. La crisi del welfare, il venir meno di molte delle garanzie di occupati e occupate, l’aumento della concorrenza interna alla forza-lavoro già colpiscono le posizioni conquistate dalle donne, riducendo il loro grado di autonomia dal legame coniugale, ampliando l’area del lavoro precario femminile e dei part-time, creando fenomeni di femminilizzazione della povertà.

Ma la più importante posta in gioco del rapporto tra i sessi sarà nel prossimo futuro il livello di coscienza di genere delle donne, che è a sua volta legato alla forza e alla natura delle pressioni della società nel suo complesso. Si può dire che le donne si troveranno in futuro in misura maggiore di fronte alla perversione dell’uguaglianza, cioè discriminate sul lavoro non immediatamente perché donne ma perché non abbastanza capaci di essere uguali. Si deve però anche comprendere che questa discriminazione non sarebbe possibile se non continuasse a vivere e ben più consolidata la perversione della differenza: la tradizione che scarica sulle donne il lavoro domestico, i compiti familiari di cura e assistenza; l’immagine maschile della donna madre e guardiana dello spazio privato e tutto il resto già detto, già noto e già dimenticato. Se le donne non avessero cominciato a dubitare di questa tradizione e di questa immagine, se non avessero aspirato all’uguaglianza e ad avere ciò che avevano gli uomini non si sarebbe nemmeno creata un’adeguata pressione delle lavoratrici sui luoghi di lavoro perché l’uguaglianza astratta diventasse concreta…

Un ruolo decisivo avranno i gruppi maschili che operano le mediazioni politiche e consentono a capitalisti o padroni borghesi di continuare a prendersi cura dei propri affari nel migliore dei modi possibili. L’ideologia della restaurazione dell’ancien régime sessuale dipende infatti anche dal personale politico che gestirà affari padronali, dalla forza dei partiti di destra e di sinistra, dal ruolo politico che avranno istituzioni conservatrici come la Chiesa cattolica».

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