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Essenzialismo da bar

4 dicembre 2012
Yue Minjun, "The massacre at Chios"

Yue Minjun, “The massacre at Chios”

Ho letto quest’articolo pubblicato da Dol’s di Antonio Turi. L’articolo afferma che dato che le donne avrebbero “vinto la guerra” contro la società (patriarcale) a livello legislativo, ora dovrebbero “vincere la pace” ovvero costruire nuovi schemi mentali, cambiare mentalità. Tralasciando il fatto che l’unico trofeo che viene mostrato come grande conquista delle donne è la legge relativa all’adulterio (sigh!), legge modificata tra il 1968 e il 1969 (forse l’autore non è informato delle altre due o tre cosette venute dopo), il messaggio è chiaro: è necessario un grande cambio di mentalità. Ma la mentalità di chi? Delle donne, ovviamente. Donne, dovete accettare il pensiero maschile ed adeguarvi ad esso. Niente di nuovo insomma.

L’autore afferma che siccome l’uomo ha il pene e la donna la vagina allora è evidente che pensano in due modi diversi. Il fatto che siano biologicamente della stessa specie, o che un essenzialismo di genere posto in termini così assoluti e incontrovertibili sia privo di senso, non intacca minimamente le convinzioni dell’autore che, manco a dirsi, accetta questo fatto senza fornire alcuna prova, dimostrazione, spiegazione. Ovviamente non viene nemmeno lontanamente considerata la possibilità di ascrivere tale differenza di pensiero al piano culturale, che ha contribuito a formare e costituire le identità di genere nel corso dei secoli.

Purtroppo per noi l’autore non  illustra quali siano i caratteri di questo fantomatico pensiero maschile, ma ci dice solo che è diverso dal maschilismo, ma che le donne lo devono accettare. Senza contare che molti e molte hanno considerato maschile il pensiero in generale, ovvero la capacità logico-razionale, la modalità dimostrativa e il pensiero astratto. Ma evidentemente dai contenuti dell’articolo ci sembra che l’autore no, non conosca i sopracitati aspetti del comune pensare. No, non si tratta di questo.  Di cosa si tratta? Che ai maschi piace il calcio e alle femmine i trucchi?

Fatto sta che è assolutamente indispensabile prendere atto di questa insanabile differenza di pensiero. Ecco cosa dice il

Yue Minjun, "Marylin, Rouge No 3"

Yue Minjun, “Marylin, Rouge No 3”

Turi: “un uomo e una donna vedranno sempre le cose in modo molto diverso e che questa diversità va non solo accettata, ma può perfino diventare uno strumento di crescita, significa magari liberarsi di questa idea di voler educare gli uomini a una forma di pensiero che è e gli sarà per forza di cose sempre estranea.”

Insomma, femministe, voi pensavate sul serio che il maschilismo fosse un prodotto culturale della società patriarcale, che potesse essere modificato con dialogo, ascolto, lavoro culturale? Illuse. Ma non è tutto, il Turi vi spiega anche perchè i maschi vi/ci odiano. Ecco qui: “Molto del fastidio epidermico che il mondo maschile prova nei riguardi del movimento femminista, oggi, non dipende da un maschilismo più o meno nascosto o consapevole, ma dall’incapacità del movimento femminista o di molte femministe di accettare l’esistenza di un pensiero maschile e dal fatto che troppe espressioni di questo modo di vedere vengono bollate come maschiliste.”  Ecco perchè gli uomini pensano che tutte le femministe sono brutte e cattive, perchè li vogliono educare  e loro non vogliono, vogliono essere maschi, rotolarsi nel fango e dedicarsi con i propri simili a ritualità di tipo apotropaico.

L’articolo si chiude con un grande consiglio e una chiara indicazione di metodo: qua bisogna smetterla di scassare il maschio e “pretendere di decidere come deve o come non deve essere” (?!?), ma bisogna “educare le donne ad approfittarsi della libertà conquistata”. Se non vi fossero bastati secoli di “educazione” ve ne da un poca anche il signor Turi.

Quello che mi chiedo è perchè  quando si affrontano questioni o problemi legati ad altri ambiti del sapere e della ricerca è necessaria una certa preparazione (penso all’economia, alla filosofia, all’ingegneria aerospaziale)  mentre quando si affrontano “questioni di genere” non solo non è richiesta alcuna preparazione ma non ci si aspetta nemmeno che se ne abbia una. Con ciò non è mia intenzione zittire qualcuno, per carità, ma solo fare presente che il dibattito è perfortuna molto più profondo di quello presentato da Antonio Turi, ci sono persone che hanno studiato seriamente questi temi, che la questione posta in questi termini è ridicola e che magari prima di lanciarsi verso lidi concettuali sconosciuti una ricerchina su Google o su Wikipedia non farebbe male. Se no sembra di essere al bar.

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20 commenti leave one →
  1. alex permalink
    4 dicembre 2012 18:42

    non esistono di per sè differenze di pensiero tra maschi e femmine, ma esistono differenze nell’istinto sessuale e questo può influenzare anche il pensiero. la sessualità maschile è visiva ed estremamente reattiva: un uomo vede ogni giorno decine e decine di donne per le quali prova una forte attrazione fisica e con cui vorrebbe fare sesso senza troppi problemi. non si può dire lo stesso delle donne in generale che molto piu raramente provano quel genere di attrazione e devono pertanto essere coinvolte personalmente in una relazione con un uomo. da ciò ne deriva che l’uomo deve il più delle volte prendere l’iniziativa e investire molte risorse nel convincere una donna a venire con lui. questo è ciò che genera risentimento in molti uomini che invece vorrebbero sesso a “costo zero”.

    • 4 dicembre 2012 23:11

      Alex, ma forse questa diversa modalità di comportamento sessuale tra uomini e donne non deriva da fattori culturali? L’atteggiamento femminile che tu descrivi non deriva forse da secoli di educazione/costrizione della donna al pudore, alla monogamia imposta, alla parsimonia e all’autocontrollo in ambito sessuale? E il fatto che per un uomo ci sia tutta questa enfasi sul numero di conquiste o sull’idea di essere sempre “pronto” all’atto sessuale, non deriva dalla costruzione culturale della virilità? Non ci sono forse donne che non hanno bisogno di essere coinvolte emotivamente per avere un rapporto sessuale e che provano una forte attrazione fisica per decine e decine di uomini con cui farebbero sesso senza problemi? E allo stesso modo non ci sono uomini che vogliono essere coinvolti sentimentalmente per provare piacere in un rapporto? Questo tipo di generalizzazioni oltre ad essere trite e ritrite non mi sembra abbiano alcun fondamento scientifico (ma magari mi sbaglio) e servono – guarda caso – ad affermare una sessualità maschile libera e attiva e una sessualità femminile remissiva, passiva e docile. E a me sta cosa puzza un po’ di patriarcato.

      • alex permalink
        5 dicembre 2012 15:15

        Laura: non escludo l’influenza della socializzazione nelle diversità di comportamento sessuale, ma rimangono sostanziali differenze naturali. se guardiamo gli esempi forniti dall’etologia (e gli animali non sono influenzati dalla socializzazione) vediamo che le differenze sono nette, con i maschi sempre pronti all’accoppiamento con tutte le femmine del branco e con le femmine disposte ad accoppiarsi principalmente con i capi branco e con una sessualità piu ciclica. inoltre basta cercare parole come women, libido, testosterone su google e vengono fuori decine di risultati di ricerche che correlano positivamente l’assuzione di testosterone da parte di donne con una loro aumentata libido.
        ad ogni modo credo che l’80% degli uomini eterosessuali sarebbe ben contento di accedere al sesso piu facilmente di come avviene normalmente. il restante 20% sono moralisti o conservatori che non vedono di buon occhio una società piu libera nei comportamenti sessuali, anche se spesso nel privato contraddicono i loro principi, bastino gli esempi dei politici e del clero.

        • Laura permalink*
          5 dicembre 2012 20:08

          Alex, io non ho parlato di socializzazione, ma di costruzione culturale della sessualità che è una cosa ben diversa. Inoltre ci andrei con i piedi di piombo con queste generalizzazioni sul comportamento degli animali. Quali animali? Indistintamente tutti, solo i mammiferi? Ma credo che non sia nemmeno questo il punto. Prendiamo per buone le tue affermazioni relative agli animali, questo in che modo dovrebbe influenzare noi esseri umani che viviamo da secoli in una società civilizzata, in cui ogni singolo aspetto della vita è stato modificato attraverso la lente della cultura. Senza considerare poi le diverse civiltà, ci sono civiltà che oltre ad usi e costumi diversi dai nostri, hanno anche delle modalità di vivere la sessualità diverse dalle nostre, e sembrerà incredibile ma ci sono popolazioni in cui dal punto di vista sessuale le donne sono predatrici e attive e gli uomini dolci e passivi.
          Inoltre in quanto esseri umani siamo dotati di un cervello sede della razionalità ed è forse qualche millennio che non ci comportiamo più seguendo l’istinto animale (anche le società che ai nostri occhi appaiono ‘meno civilizzate’ hanno una cultura sofisticatissima fatta di ritualità, filosofia, escatologia ecc che non ha nulla a che fare con il mondo animale). E ancora una volta – guarda caso – il riferimento ad una qualche ascendenza animale o istintuale si fa solo in situazioni di comodo, come la presente per affermare ancora una volta che gli uomini sono possessori di una sessualità attiva e aggressiva mentre le donne no. Al giorno d’oggi i conflitti si risolvono in tribunale, non sbranandosi in mezzo ad una foresta, perchè la sessualità dovrebbe essere ancora così legata alla nostra animalità? Poi per carità se c’è chi si sente bestia e vuole vivere come tale, io non ho nulla in contrario. 😀

  2. antonio turi permalink
    4 dicembre 2012 21:11

    Questo pomeriggio, mentre me ne stavo al bar a chiacchierare di calcio e autovetture, in attesa di poter poi finalmente tornarmene a rotolarmi nel fango e a dedicarmi con i miei simili a ritualità di tipo apotropaico, la curatrice di Dol’s mi ha chiamato per invitarmi a leggere il contributo della illustre signora Laura Capuzzo, un contributo che alla base ha ore e ore di studio dei sacri testi di ogni materia dello scibile umano, solo passaporto valido per poter esprimere opinioni o pareri diversi da quelli che la Capuzzo ha deciso essere veri.
    Detto fatto, mi sono immerso nella lettura. E mi scuserete se dal basso della mia ignoranza (o dal fango nel quale mi rotolo, che dir si voglia) faccio qualche puntualizzazione senza aver troppo studiato i citati sacri testi. Si tratta di bazzeccole, sciocchezze che perfino io riesco a vedere ma che purtroppo sono sfuggite alla Capuzzo, troppo compiaciuta di una prosopopea che andrebbe curata prontamente onde evitare altre figuracce come quella odierna.
    Una figuraccia che comincia con una gaffe al limite della querela, visto che la signora mi attribuisce parole da me mai scritte, cioè da lei inventate. Per esempio sostiene che secondo me “l’unico trofeo che viene mostrato come grande conquista delle donne è la legge relativa all’adulterio (sigh!), legge modificata tra il 1968 e il 1969”, laddove io scrivevo “… ha portato le donne dalla condizione subalterna di vittime designate e non tutelate di una società chiaramente maschilista, società che addirittura nel quadro legislativo sorrideva del reato di adulterio se commesso dall’uomo ma puniva duramente quello commesso da una donna, a uno stato di fatto che almeno dal punto di vista della legge ha realizzato la parità”. Per non parlare del giochetto sul cambio di mentalità, anche questo da me mai riferito alle donne.
    Il fatto è che convinta di avere una superiore verve polemica la Capuzzo dimentica invece la prima regola di ogni dibattito se affidato alla scrittura, quella di non inventarsi le parole della controparte, altrimenti si fa solo la figura di chi non capisce l’italiano, o di una bugiarda.
    Presa dal sacro fuoco del suo autocompiacimento la Capuzzo fa confusione fra forma del pensiero e cose o azioni alle quali questa forma viene applicata, perché non è questione di chi gioca al calcio e chi con le bambole ma del fatto che se mettiamo un uomo e una donna a giocare al calcio o con le bambole lo faranno con una forma del pensiero diversa, forma che potrà anche incarnarsi in comportamenti frutto di una costruzione sociale dell’identità ma poi, gratta gratta, alla fine sempre la differenza biologica trovi, prosegue ingarbugliando problematiche relative alla costruzione sociale dell’identità di genere, alla biologia, alle varie teorie del comportamento e dio solo sa cos’altro ancora, e infine imbocca una strada solipsistica che la porta a porre una domanda che nulla ha a che vedere con il mio intervento (“insomma, femministe, voi pensavate sul serio che il maschilismo fosse un prodotto culturale della società patriarcale, che potesse essere modificato con dialogo, ascolto, lavoro culturale? Illuse”) e che soprattutto lo travisa definitivamente e completamente con buona pace dei vantati anni di studio e di riflessione visto che io, come tutti, mai mi sognerei di negare che il maschilismo è frutto della società patriarcale. E infatti non lo nego. Anzi, non solo non lo nego, ma lo combatto anche, il maschilismo, e faccio di tutto per favorire la sua scomparsa, per quello che mi è possibile.
    Solo, e qui c’è il succo del mio intervento, ritengo che fra uomini e donne ci siano delle differenze biologiche e che queste differenze biologiche danno vita a forme del pensiero diverse e non so quanto complementari ma che non per questo devono necessariamente sfociare nella prevaricazione dell’uno o dell’altro. Sostengo (e potrò sbagliare, ovvio, ma non avendo molto studiato non ho le pretese oracolari della Capuzzo) che comprendere l’esistenza del maschile come cosa diversa dal maschilismo rappresenterebbe per le donne un bel passo avanti.
    Certo, capisco che si tratta di un passaggio complicato, almeno finquando la Capuzzo o altre come lei saranno convinte che maschile significhi “rotolarsi nel fango e dedicarsi con i propri simili a ritualità di tipo apotropaico”.
    Il maschilismo va combattuto sempre e ovunque, ma ormai esistono luoghi in cui non c’è maschilismo ma solo un pensiero maschile. Affrontare questo pensiero maschile utilizzando il Capuzzo Style blocca il progresso dei rapporti uomo donna e, di conseguenza, della società più in generale.
    Ah, dimenticavo. La curatrice di Dol’s mi ha chiesto tempo fa di proporre degli spunti utili ad aprire dibattiti (dibattiti, non polemiche) contenendo il pensiero in una ventina scarse di righe. Sì, in una misura da intervento al bar Sport. Solo che a volte anche Einstein parlava di teoria della relatività al bar Sport. E se lo faceva lui con la teoria della relatività, potrà ben farlo un maschietto come me non altrettanto dotato e su problematiche meno complesse e specialistiche.
    Un saluto a tutte.

  3. Laura Capuzzo permalink*
    4 dicembre 2012 22:31

    Gentile Antonio, grazie della tua risposta. Vorrei intanto premettere, visto dal numero di volte in cui viene richiamato nel tuo commento che per me “essere maschi” non è assolutamente “rotolarsi nel fango e bla bla”, quello era un modo ironico per stigmatizzare una certa idea di maschile, quello con la emme maiuscola. Mi dispiace ma io trovo che sia una totale idiozia (anche molto comoda per un certo discorso maschilista – e quando dico questo parlo in generale, non del tuo articolo sia chiaro) pensare che esistano l’Uomo e la Donna, come esseri cristallizzati nei propri ruoli, caratteri, emozioni e anche modi di pensiero. Prova ne è il fatto che a parte il ribadire con forza una differenza biologica che conseguentemente sarebbe anche differenza di pensiero, non mi vengono fornite ragioni rispetto a queste affermazioni. è un dato assodato che se organi sessuali sono diversi anche il pensiero lo è? Io non lo credo e, scusami ma nè qui nè nel tuo articolo, hai fornito alcuna argomentazione a favore di questo fatto. Io veramente non capisco, e sarà di certo un limite mio, cosa significa che uomini e donne hanno “forme del pensiero diverse e non so quanto complementari”, se me ne fai qualche esempio forse capisco meglio. Significa che pensiamo in modo diverso? Mi sembra improbabile – anche solo perchè il sistema scolastico in cui impariamo a pensare non è connotato per genere. Cosa significa allora che le donne sono più emotive e gli uomini no? Siamo veramente ancora a questo punto?
    E poi chi sarebbero le femministe che non accettano l’esistenza di un pensiero maschile?
    E se c’è un pensiero maschile allora c’è anche un pensiero femminile? E quale sarebbe?
    Io piuttosto di star qui a suddividere tutto in rosa e blu, auspicherei per un pensiero che sia degli esseri umani in quanto tali, siano essi di genere femminile, maschile, altro o non identificato. Non mi interessa. Se c’è una cosa che la storia (e anche la storia del femminismo) ci insegna che di solito rivendicare differenze irriducibili è molto pericoloso. è facile e comodo, invece che proporre un vero dialogo, consigliare alle donne di accettare ed adeguarsi ad un pensiero maschile non ben identificato. Inoltre penso che il richiamo ad un essenzialismo di genere declinato in questo modo invece che poter diventare opportunità di crescita, accettazione e dialogo non serva ad altro che a far accettare di buon grado lo status quo. Considerare i generi (le loro caratteristiche e anche il loro modo di pensare) come invariabili e fissi non porta ad altro che ad un’ulteriore cristallizzazione dei ruoli, che impedisce e rende ancora più complicata la libera espressione del carattere e delle ambizioni di ognuno, uomo o donna che sia.
    E se, come pare evidente dal tono del tuo commento, il tono del mio post ti ha in qualche modo offeso ti chiedo scusa. Io non ho criticato te ma le idee che emergono dal tuo articolo che, scusami, ma sono del tutto inconsistenti. Ma visto che l’hai presa così sul personale, evidentemente non sono brava quanto te con l’ironia. Saluti.

  4. alice tafuri permalink
    5 dicembre 2012 00:48

    cara laura
    distinguere donna/uomo non credo sia una forma di “cristallizzazione dei ruoli” io reputo che sia non solo essenziale ma profondamente vitale differenziarci così come mi differenzio da ogni singola donna perché la Mia biografia non potrà mai identificarsi conciliarsi con la biografia di un altro individuo questo perché è importante che si tenga sempre ben presente l’unicità dell’essere umano. si ricordi che la prima percezione che l’individuo ha del mondo è fisica…la così detta fase orale e successivamente fase tattile. sin da bambini percepiamo il nostro corpo anzi è il nostro primo termine di paragone i bambini forse sanno meglio di noi distinguere “pisellino” “farfallina”. voler omologare a tutti i costi il pensiero donna con il pensiero uomo credo e temo sia una forzatura un obbligo che possa creare confusione insoddisfazione lì dove un individuo non riesca ad omologarsi al Pensiero indistinto al pensiero asessuato. l’incontro con l’altro è un passo difficile complesso l’incontro con l’altro richiede prima di tutto il riconoscimento dell’altro come diverso da me perché solo tenendo presente l’alterità dell’altro posso rispettare la sua datità il suo esserci qui davanti a me e il suo esser pensiero da cui scaturisce il riconoscimento del suo esser persona. siamo individui, esseri umani Persone morfologicamente biologicamente e mentalmente diversi ciascuno di noi è “l’altro da”. psicologicamente e filosoficamente non potranno mai esserci pensieri identici ne verrebbe meno l’essere umano stesso e la sua credibilità.

    • 5 dicembre 2012 09:50

      Cara Alice, la semplice distinzione tra donna e uomo non significa cristallizzare i ruoli, la cristallizzazione dei ruoli deriva da posizioni in cui, a fronte di una differenza biologica, senza alcuna prova scientifica o argomentazione, si presentano come innate tutta una serie di altre differenze che vengono considerate irriducibili e connaturate. Ecco allora che a fronte di una differenza sessuale si presentano altre fantomatiche differenze di carattere, comportamento, pensiero ecc ecc.Ma a parte il fatto che nemmeno tu mi spieghi cosa siano pensiero maschile e femminile e dove stia la differenza, mi chiedo: tu stessa che proponi con forza l’unicità del singolo individuo e il rispetto della sua differenza e irriducubilità non ti rendi conto che anche quella di genere è omologazione? Una teoria che divide per genere non è meno omologante di una teoria che pretende tutti gli esseri umani uguali. Che poi non era nemmeno quello che dicevo io, io parlavo di una cosa un po’ diversa, auspicavo (ma visti i presupposti ci arriveremo nel duemilamai) una situazione in cui il genere sia qualcosa di scelto, non di imposto, dove non ci sia rosa per le femmine blu per i maschi,in cui ci sia la possibilità di uscire appunto da quelle costrizioni di genere che un essenzialismo di questo genere porta.
      E come la mettiamo con quelle persone che stanno facendo un percorso identitario tra i due generi, che passano da un genere all’altro o che non si identificano in nessuno dei due? Queste persone che posto trovano se tutto è diviso per bene in cose che sono, fanno, pensano le donne e cose che fanno, sono, pensano gli uomini? Sinceramente a me questa posizione sembra molto limitante.

  5. 5 dicembre 2012 10:45

    Al di là dell’influenza degli organi genitali sulla strutturazione del pensiero razionale, io credo che il problema con l’articolo in questione stia tutto nella frase: “Forse è venuto il momento per il movimento di femminista di capire che bisogna smettere di pretendere di decidere come deve essere o deve comportarsi un uomo ma di cominciare ad occuparsi di educare la donne ad approfittare della parità e della libertà conquistata.” Ecco che, mascherata da “appello alla tolleranza” (accettateci per quello che siamo) torna invece la tendenza preponderante del genere maschile (maschilista inconsapevole?): dire alle donne cosa devono o non devono fare. Chi ha sbagliato fino adesso? Le donne, ovvio. Chi dovrebbe cambiare? Le donne. Perché? Perché le donne hanno bisogno di essere “educate”. Davvero?
    Perché mai le donne dovrebbero lavorare così tanto su loro stesse, mentre il genere maschile rifiuta qualunque genere di autoanalisi alla luce della superficiale assunzione di una “situazione idilliaca” già raggiunta?
    La verità è che non si è raggiunto un bel niente, e che chi è rimasto ancorato alla mentalità pre-riforme è principalmente il genere maschile, non quello femminile, come dimostra l’aumentare di anno in anno degli omicidi “d’onore”, perpetrati da tutti quegli uomini che non accettano l’abbandono della loro donna-proprietà. L’articolo vuole dire alle donne: di cosa vi lamentate, avete già tutto quello che vi serve… Forse sulla carta: adesso lo vogliamo nella vita di tutti i giorni. Non è certo cambiando la mentalità delle donne che si convinceranno i datori di lavoro a non licenziare le dipendenti incinte e non è cambiando la mentalità delle donne che si risolverà il problema della violenza domestica e dei femminicidi. No: non vi accettiamo per quelli che siete, e non accettiamo neanche il paternalistico consiglio di “lasciarci educarcare” a sopportarvi: siamo invece fermamente determinate a conquistare una parità vera e una vera libertà.

    • 5 dicembre 2012 17:46

      Clap clap clap!!! Grazie Ricciocorno, hai centrato il punto. Non avresti potuto essere più chiara di così! Grazie 🙂

    • pier luigi permalink
      14 marzo 2017 08:32

      Naturalmente se Ricciocorno avesse contato fino a 10 prima di postare, non gli sarebbe sfuggito il NON piccolo dettaglio che Turi dice letteralmente (rileggere prego) che è il MF che dovrebbe educare le donne, non i maschi…come vuole far credere lei, nella sua foga di crocerossina della verità (Laura Capuzzo aveva comunque risposto efficacemente)
      Si può eccepire sul termine educare (che io detesto) ma non ribaltare i soggetti del discorso.
      Spassosa poi l’ultima frontiera della retorica: il “maschilismo inconsapevole”.
      Chapeau!

  6. alice tafuri permalink
    5 dicembre 2012 11:02

    non credo che si possano definire la donna e l’uomo identici non è omologando che si preserva il rispetto del singolo. la realtà del mondo LGBT comprova questo e la distinzione di pensiero femminile dal pensiero maschile non mi porta a dividere il mondo in rosa e in celeste (colori che ho sempre odiato) è un modo diverso di “leggere” la vita di apportarsi ad essa. la distinzione di pensiero non è limitazione ma anzi illustra quanto possa essere ricco e non univoco il pensiero umano per nostra fortuna e quanto possa essere “”arricchibile”” l’esperienza di ogni singolo.

  7. Donatella Proietti Cerquoni permalink
    5 dicembre 2012 12:43

    addirittura la querela…ma quanto siamo arroganti? Per altro arrogante è la pretesa di affermare che uomini e donne pensano in modo diverso senza fornire nessuna prova di questo. In un certo senso è persino vero e lo dimostra l’effetto che ha avuto una critica sulle cose che si è messo a pensare l’autore dopo averla presa in considerazione, ma questi sono prodotti del pensiero, non il pensare, la sua attività. E comunque anch’io penso che sia quanto meno essenzialistico inquadarare le facoltà dell’umano nella differenza sessuale, il problema non sono le facolta ma come esse vengono adoperate e ci vorrebbero ben altri argomenti per dire di aver approfondito. Invece passiamo subito alla querela, incredibile.

  8. Valentina S. permalink
    6 dicembre 2012 08:24

    Un plauso al commento di Ricciocorno. Penso anch’io che quello sia il nocciolo della questione. Detto ciò, Natasha Walter in “Bambole viventi” ha analizzato egregiamente tutta la letteratura “scientifica” degli ultimi anni in materia di essenzialismo biologico della differenza sessuale e l’ha anche demolita grazie al contributo di esperti che dimostrano come queste ricerche – quando non condotte addirittura senza standard minimi di scientificità come ad esempio nella scelta del campione o nel numero di esperimenti effettuati – tendono a cadere un po’ nel loop natura-cultura, perché tendono ad attribuire alla natura ciò che può essere invece prodotto dell’induzione delle aspettative socio-culturali sul proprio comportamento in base al sesso di appartenenza. Penso che non sia un caso che l’essenzialismo sia tornato tanto di moda, perché questo è un periodo di reazione alle conquiste ottenute dall’umanità (non solo in questo campo delle discriminazioni di genere) e attribuire alla natura qualcosa che è invece storico e culturale è tipico del conservatorismo reazionario, del potere che vuole autogiustificarsi.

  9. alex permalink
    6 dicembre 2012 15:24

    @Laura: ti stai contraddicendo. prima dici che le differenze di comportamento sessuale tra uomini e donne sono frutto della cultura e in natura sarebbero diverse, poi dici che non si possono prendere esempi dal mondo animale perché siamo stati irrimediabilmente modificati dalla cultura. non si capisce se per te la cultura è causa o effetto e se è un processo reversibile o meno.
    poi mi piacerebbe sapere dove sono queste società dove i ruoli sessuali uomo/donna sono invertiti, con tanto di precisi riferimenti bibliografici su cui verificare personalmente, perché mi era stata menzionata Margaret Mead ma non ho trovato niente di simile nei suoi libri. si limitava a dire semplicemente che le donne di alcune società tribali avevano dei costumi piu liberi rispetto all’america puritana degli anni ’40, ma non fino al punto di comportarsi come gli uomini.
    avevo chiesto a diverse mie amiche/conoscenti quanti tra i loro coetanei trovassero attraenti a prima vista al punto da volerci fare sesso. direi che facendo la media non si andava oltre l’1%. per l’uomo è generalmente diverso: vede parecchie donne con cui vorrebbe fare sesso senza problemi. ma dal momento che questa attrazione non è reciproca, sarà costretto al noioso, frustrante e spesso inconcludente compito di far loro la corte.

    • 6 dicembre 2012 20:53

      Io non ci vedo contraddizione. Io penso che le qualità, i caratteri ascritti al genere maschile e al genere femminile siano frutto della cultura. Punto.
      E Margaret Mead ha parlato eccome di società tribali nel libro “Sesso e Temperamento”, se non vuoi leggerlo qui una recensione https://femminileplurale.wordpress.com/2012/09/17/sesso-e-temperamento/
      Ma la cosa che mi rende felice è che sia emersa in tutta la sua pochezza la vera ragione di tanto difendere una prospettiva essenzialista e l’esistenza di una sessualità maschile eminentemente attiva e aggressiva con argomenti qualunquisti che spaziano dal riferimento alla natura al richiamo al senso comune (le opinioni delle tue amiche. sul serio?). Il significato/motivo di questa operazione, questa esasperata ricerca di giustificazioni razionali e scientifiche di respiro universale, è racchiusa tutta in questa tua frase: “per l’uomo è generalmente diverso: vede parecchie donne con cui vorrebbe fare sesso senza problemi. ma dal momento che questa attrazione non è reciproca, sarà costretto al noioso, frustrante e spesso inconcludente compito di far loro la corte”. Insomma il problema è che gli uomini vogliono fare più sesso? Ma invece di provare a giustificare questo desiderio con argomentazioni pressapochiste perchè non provare a ragionare sulla vera provenienza di questo desiderio, sulle modalità del suo svolgersi e sulle conseguenti tipologie di relazione tra i generi che scaturiscono da esso. Interrogarsi in maniera onesta su questo sarebbe un buon punto di partenza. Questo desiderio dal mio punto di vista ha radici nella società patriarcale e, tanto per fare un esempio, oggi viene incessantemente prodotto, riprodotto e alimentato dai media e da uno dei più remunerativi derivati del felice connubio tra patriarcato e capitalismo: l’industria del sesso.

  10. viola permalink
    6 dicembre 2012 17:09

    Grazie Laura per questo articolo. Sono tanti anni che i pensieri, le pratiche politiche femministe si interrogano sul genere. Esistono svariate correnti di pensiero e i femminismi di altri paesi del mondo, postcoloniali, lesbici, queer, da tempo mettono in discussione il genere come categoria fissa e immutabile. Così come questionano il “sesso biologico” come fisso e immutabile, basti pensare alle rivendicazioni transgender e intersex. E ammesso e non concesso che esista un pensiero maschile (che comunque terrei insieme indissolubilmente a millenni di cultura patriarcale) non lo legherei necessariamente, anzi, all’essere “biouomini”. Ci sono elementi di maschilità e di femminilità negli uomini e nelle donne, ed è importante indagarli, anche per capire su di sé e nelle relazioni con gli altr* cosa farne. C’è poi un mondo di cose da dire su cosa intendiamo per maschilità o femminilità: la forza, giusto per fare un esempio, è un “attributo” che buona parte della società attribuisce automaticamente alla maschilità, mentre nella mia esperienza così come in quella di molte altre persone, la forza è qualcosa legata alla “femminilità”. Viceversa potremmo parlare di tenerezza, accadimento, dolcezza… Insomma le cose sono piuttosto complesse, e i binarismi oltre ad essere superficiali sono anche piuttosto dannosi nella comprensione.
    Se da una parte è importante mettere in discussione i generi fissi e le loro prerogative immutabili, dall’altra però è fondamentale riconoscerli nei rapporti di potere che esistono nel mondo e nel nostro paese, rilevando quanto siano ancora troppo drammaticamente spostati. Affermare che anche questa parte del lavoro spetta alle donne (o alle femministe) risulta un poco fastidioso. Insomma la prima causa di morte delle donne rimane l’omicidio per mano di uomini conosciuti, tanto per dirne una. Il maschilismo c’è eccome. Ma quale parità? La parità non è solo fatta di leggi (che comunque scarseggiano) ma è determinata dalle condizioni di vita: l’accesso al lavoro, alla maternità, o alla non maternità, ai posti di responsabilità, la parità dello stipendio, una rete di servizi d’aiuto per la cura della famiglia, i luoghi di accoglienza per uscire da situazioni di violenza, e quanto ancora. E non mi dilungherò qui sull’esposizione e il giudizio continuo sui corpi delle donne…
    Per tornare al maschile vorrei che gli “uomini” mettessero un po’ in discussione l’essere maschili, l’essere virili, l’essere eterosessuali, capaci; il loro potere a prescindere, piuttosto che dare lezioni al femminismo, che rimane una forza di liberazione per tutte e tutti. Poi magari ne riparliamo. Non ora, non adesso, non così.
    viola

  11. alex permalink
    7 dicembre 2012 17:00

    @Laura: il tuo discorso è incoerente perché dici che le differenze di comportamento sessuale tra maschi e femmine sono frutto della cultura, ma quando ti faccio notare che tali differenze esistono anche nel mondo animale (non mediate dalla cultura) mi dici che l’esempio non vale perché noi siamo stati irrimediabilmente cambiati dalla cultura. ma anche in questo caso le differenze sussistono, quindi la tua teoria di eliminare le differenze culturali per eliminare in toto le differenze sessuali non regge!
    inoltre Margaret Mead parla del ruolo sociale di uomini e donne in alcune popolazioni, ma non dei comportamenti sessuali nello specifico.
    alla fine suggerisci che la sessualità maschile è artificialmente esagerata e andrebbe ridimensionata sul modello femminile, che suppongo dal tuo punto di vista è quello giusto e “secondo natura”. è un discorso che coincide con il moralismo religioso che invita i ragazzi a non toccarsi, a non praticare il sesso fuori dal matrimonio e fuori dallo scopo procreativo. in pratica stai invitando gli uomini alla continenza, perché adottare un modello femminile per gli uomini significa continenza. se sei contraria a prostituzione e pornografia dovresti semplicemente invitare gli uomini a non disporre del corpo femminile e piuttosto sfogarsi tramite la masturbazione invece di psicologizzare i loro impulsi dicendo che non sono naturali e sono invece frutto di un condizionamento.
    peraltro gli uomini non ricevono unicamente incoraggiamenti riguardo al sesso, ma anche messaggi che ne disincentivano la pratica. i genitori non incoraggiano i figli a farsi piu pugnette possibili, a livello istituzionale si parla poco di sesso e l’influenza moralizzatrice della religione è ancora presente.

    • 8 dicembre 2012 15:29

      1) metto in dubbio il tuo riferimento agli animali perchè è privo di fonti. Non basta dire gli animali sono così e così e quindi noi siamo uguali, senza dare ragione di quello che si dice. E poi ti riformulo la domanda: quali animali? Tutti? Solo i mammiferi? Il discorso è più complesso di come lo presenti tu sia nell’ambito dell’etologia stessa sia nell’ambito della nostra eredità animale e non ha senso cercare collegamenti tra uomo e animale in maniera così semplicistica.
      2) io non ho detto che la sessualità maschile andrebbe “ridimensionata sul modello femminile” che è comunque un modello imposto culturalmente tanto quanto quello maschile, se pensi che io intenda questo significa che dal mio discorso non hai proprio capito niente e no, non suppongo che quello femminile sia il modello “secondo natura” (???) per i motivi di cui sopra, e anche questa affermazione mi conferma che non hai capito. Se avessi letto il mio commento senza il pregiudizio che io sia una bacchettona moralista che vuole castrare tutti gli uomini magari avresti capito quello che volevo dire. Io non penso che la sessualità (nè degli uomini nè delle donne) debba essere “ridimensionata” (che poi che vuol dire?? è tutto un problema di quantità?). Anzi se si dovesse fare un discorso sulla sessualità dico che la sessualità andrebbe ampliata (nei modi, nelle forme, nelle espressioni) più che costretta o limitata, il problema è la forma di sessualità di cui si parla. Quello a cui mi oppongo è un modello di sessualità patriarcale in cui il rapporto sessuale è una forma di dominio di una parte (maschile) sull’altra (femminile). E sì, la prostituzione e la pornografia mainstream sono frutto ed espressione di questo modello, che è limitante anche per gli uomini.
      Le donne hanno iniziato un lavoro di ricerca e di consapevolezza sui condizionamenti che ricevono dalla società (patriarcale) e di liberazione ed emancipazione dagli stereotipi a cui sono consapevolmente o inconsapevolmente soggette, gli uomini (per la maggior parte) no. E questo si sente anche, scusami Alex, dai discorsi che fai tu. E questo è un fatto. Poi che gli uomini vogliano o non vogliano intraprendere questo percorso è un problema degli uomini, ma di certo a non intraprenderlo ci perdono.
      Grazie per i commenti, io mi fermo qui, non ho più nulla da dire sull’argomento, ho già esposto estesamente le mie idee. Si può essere d’accordo o no. E probabilmente io e te non saremo mai d’accordo su questo. Me ne farò una ragione. Ma sinceramente star qua a fare le pulci uno ai commenti dell’altra mi sembra una perdita di tempo. Alla prossima.

  12. alex permalink
    9 dicembre 2012 17:58

    1) i mammiferi e i vertebrati, cioè gli animali piu filogeneticamente simili a noi. non so come siano le cose per il celenterati, ma dato che abbiamo meno affinità con loro preferisco il paragone con i mammiferi.
    2) gli uomini ricorrono alla prostituzione e alla pornografia principalmente perché non trovano sesso gratis. è logicamente assurdo pensare che milioni di uomini che magari guadagnano 1000 euro al mese preferiscano spendere per quello che potrebbero avere gratis. ma il sesso gratis raramente si trova, dal momento che l’esborso monetario viene ammortizzato su di un periodo piu lungo ma sempre di esborso si tratta!
    le donne raramente si fanno avanti con gli uomini e il peso di tutto ricade quindi su di noi. tu dici che la causa di tutto ciò è di natura esclusivamente culturale, io dico che ci sono anche motivazioni naturali. se hai familiarità con l’inglese ti suggerisco di leggere questa ricerca che sostiene che la “sex drive” maschile è piu forte. due dei tre autori sono donne.

    The sex drive refers to the strength of sexual motivation. Across many different studies
    and measures, men have been shown to have more frequent and more intense sexual
    desires than women, as reflected in spontaneous thoughts about sex, frequency and
    variety of sexual fantasies, desired frequency of intercourse, desired number of partners,
    masturbation, liking for various sexual practices, willingness to forego sex, initiating
    versus refusing sex, making sacrifices for sex, and other measures. No contrary
    findings (indicating stronger sexual motivation among women) were found. Hence we
    conclude that the male sex drive is stronger than the female sex drive. The gender difference
    in sex drive should not be generalized to other constructs such as sexual or orgasmic
    capacity, enjoyment of sex, or extrinsically motivated sex.
    http://www.csom.umn.edu/assets/71520.pdf

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