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Rendere visibile l’invisibile: Gerda Lerner

5 gennaio 2013

“She lived history by her bravery, restored history by her scholarship and democratized its study by her activism. She understood, as Paula Gunn Allen wrote, that ’the root of oppression is the loss of memory.’”

Gloria Steinem

Riportiamo qui tradotto, l‘articolo di Matthew Rothschild pubblicato ieri su The Progressive che ricorda la storica femminista Gerda Lerner, scomparsa qualche giorno fa. Storica, attivista e femminista la Lerner introdusse lo studio della storia delle donne e l’attenzione per le donne nella storia. Un altro bel contributo in lingua inglese si trova qui.

LernerGerda Lerner, grande storica femminista, è morta Mercoledì 2 Gennaio 2012, la sua vita e il suo lavoro lasciano un segno indelebile. È stata la pioniera nel campo della storia delle donne e ha composto: The Creation of Patriarchy e The Creation of Feminist Conciousness, testi considerati oggi delle pietre miliari.

Forse più di ogni altra studiosa nel mondo, Gerda Lerner ha indagato il ruolo delle donne nella storia e ha insistito affinché tale ruolo fosse riconosciuto – non solo nel suo campo, ma nella società nel suo complesso. Ha insegnato nel dipartimento di Storia “Sarah Lawrence” e poi all’Università del Wisconsin-Madison, introducendo un programma di storia delle donne in entrambi gli istituti. Durante il dottorato alla Columbia negli anni 60, dovette combattere un evidente sessismo che rappresentava la risposta alla sua volontà di studiare il ruolo delle donne nella storia. “Mi resero lo zimbello del dipartimento!” , dichiarò tre anni fa in un’intervista. “Pensavano fossi pazza. La scuola di specializzazione non fu un’esperienza felice per me. Mi confrontai con una narrazione del passato in cui le donne non esistevano. Continuavo a chiedermi ‘dov’erano le donne’, mi rispondevano che stavano facendo figli”.

Grazie a Gerda Lerner e ad una generazione o due di studiose femministe, questa imbarazzante e imprecisa visione ha smesso di prevalere: “è una enorme assurdità che metà della popolazione si sia arrogata la pretesa di considerare le proprie azioni come significative e le azioni dell’altra metà come insignificanti” dichiarò. E aggiunse: “Le donne hanno finalmente ottenuto pari accesso al sapere”.

Nata a Vienna nel 1920 da una famiglia ebrea, fu coinvolta nel movimento clandestino studentesco contro il fascismo clericale. E quando i nazisti marciarono sulla città, lei collaborò con la resistenza. Suo padre, un farmacista, stava per essere arrestato, perciò si trasferì in Lichtenstein, dove aveva una farmacia. Poco dopo, Gerda e la madre furono arrestate e imprigionate per sei settimane nel tentativo di indurre il padre a tornare a Vienna. “Fummo arrestate senza alcuna accusa” disse. Pensava che sarebbe stata uccisa o mandata in un campo di concentramento. La prigione ebbe un impatto enorme su di lei: “Cambiò la mia vita per sempre” disse.

Mentre si trovava in prigione, Gerda conobbe due giovani donne attive nella resistenza. La razione di cibo per ciascuna delle detenute era estremamente ridotta, ma i nazisti tagliarono ulteriormente le razioni. Lerner ha raccontato di essere rimasta attonita quando le due giovani donne decisero di dividere la propria razione con lei e sua madre: “Chiesi loro perché. ‘Siamo socialiste’ risposero. Questo significava totale deprivazione per loro. Non lo dimenticai mai”.

Il suo attivismo condizionò la sua vita e la portò a concentrarsi sulla storia. “A Vienna, tutte le persone con cui lavorai erano lerner1[1]donne: le detenute in prigione, le persone del movimento clandestino… vidi donne attive ad ogni livello eccetto a quello esecutivo. Quando in America lavorai con le donne afro-americane ero sopraffatta dal loro talento e dalla perseveranza dei loro sforzi – e dalla loro totale invisibilità”. Questo portò Gerda a scrivere nel 1972: Black Women in America: A Documentary History. “Mi fu detto che non avevano lasciato alcuna testimonianza. Sapevo che era una menzogna. La mia esperienza me lo diceva. Il mio libro raccolse per la prima volta una collezione di fonti primarie prodotte da donne afro-americane in un momento storico in cui tutti mi dicevano fosse impossibile farlo”.

La sua intera vita, in un certo senso, è stato uno sforzo per rendere visibile l’invisibile – e per onorarlo. “Io ero parte dell’invisibile, prima nel movimento clandestino come antifascista, poi come immigrata e poi come radicale di sinistra” disse “la mia esperienza di vita era in contrasto con la mitologia”.

Dichiarò che “l’emancipazione delle donne” è stato uno degli eventi centrali degli ultimi 100 anni.

“Ed è irreversibile” aggiunse “non si possono cancellare le donne”.

Fu in molti modi un’apripista per l’emancipazione e la giustizia.

E noi siamo fortunati di poter seguire ora la sua traccia.

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