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Appello contro la prostituzione

7 gennaio 2013
Si dice che la schiavitù sia scomparsa dalla civiltà europea.
È un errore. Essa esiste ancora, ma grava soltanto sulla donna e si chiama prostituzione.
Victor Hugo 1862

***

Il 4 dicembre 2012, quasi 200 associazioni della società civile (femministe, antitratta, a difesa dei diritti delle donne e alcuni movimenti maschili: Zeromacho e AntiPornMenProject) con sede in 25 Stati membri dell’UE e in altri quattro Paesi, elaborano e lanciano dal Parlamento europeo l’ “Appello di Bruxelles per un’Europa libera dalla prostituzione”. Riportiamo qui di seguito l’appello che è stato tradotto da Maria Rossi, che ringraziamo. 

Appello di Bruxelles: «Insieme per un’Europa libera dalla prostituzione»

Considerando che la prostituzione è una forma di violenza

. La grande maggioranza delle persone prostituite ha subito violenze, spesso sessuali, prima di entrare nella prostituzione.

. La grande maggioranza delle persone prostituite subisce violenze di ogni genere nell’ambito della prostituzione (aggressioni fisiche, verbali, sessuali, psicologiche, ecc.)

. La ripetizione di atti sessuali non desiderati, ma praticati per bisogno di denaro, le diseguaglianze e/o lo sfruttamento della vulnerabilità costituiscono di per sé una forma di violenza sessuale.

La prostituzione è una forma di sfruttamento delle diseguaglianze

. La prostituzione si iscrive nella lunga tradizione patriarcale che rende i corpi delle donne disponibili per l’uso degli uomini (ius primae noctis, stupro, “doveri coniugali”).

. La prostituzione sfrutta molteplici forme di diseguaglianza: il dominio degli uomini sulle donne, dei ricchi sui poveri, del Nord sul Sud, dei gruppi maggioritari sulle minoranze.

. La maggioranza delle persone che si prostituiscono all’interno della UE provengono da paesi terzi più poveri. Quando provengono da Stati membri dell’Unione Europea, vi è una ultrarappresentazione delle minoranze etniche.

La prostituzione è una violazione della dignità umana

. Ponendo il corpo umano e il sesso nel regno del mercato, il sistema della prostituzione rafforza l’oggettivazione di tutte le donne e dei loro corpi. Si tratta di una violazione diretta dell’integrità fisica e morale delle persone prostituite.

. La prostituzione rafforza il dominio degli uomini sulle donne, in particolare [irrobustisce] la sensazione che i corpi delle donne siano disponibili ed accessibili, [sentimento] che è presente in altre forme di violenza contro le donne come lo stupro, la molestia sessuale e la violenza del partner.

. La prostituzione è un ostacolo all’instaurazione nella società di una sessualità veramente libera, rispettosa e ugualitaria.

. Il sistema della prostituzione alimenta e perpetua la tratta degli esseri umani a fini di sfruttamento sessuale.

La prostituzione è una violazione dei diritti umani

La Convenzione ONU del 2 dicembre 1949, adottata dall’Assemblea Generale e ratificata da 17 Stati membri dell’Unione Europea, afferma nel suo preambolo che «la prostituzione e il male che l’accompagna, vale a dire la tratta degli esseri umani ai fini della prostituzione, sono incompatibili con la dignità ed il valore della persona umana».

La Convenzione ONU del 1979 sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) chiede agli Stati membri di «prendere ogni misura adeguata, comprese le disposizioni legislative, per reprimere, in ogni sua forma, il traffico e lo sfruttamento della prostituzione delle donne».

La prostituzione è incompatibile con gli art. 3 e 5 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, che affermano che «ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona» e che «nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti».

Noi chiediamo:

agli Stati Membri dell’UE di adottare delle politiche che garantiscano:

. l’eliminazione delle misure repressive nei confronti delle persone prostituite;

. la condanna di tutte le forme di sfruttamento della prostituzione;

. lo sviluppo di concrete iniziative e di programmi di uscita dalla prostituzione;

. il divieto di qualsiasi acquisto di un atto sessuale;

. l’attuazione di politiche di prevenzione e di educazione per promuovere l’uguaglianza e la sessualità positiva;

. lo sviluppo di politiche di prevenzione nei Paesi d’origine delle persone prostituite.

L’Unione Europea e gli Stati membri dovrebbero rivedere completamente le loro politiche contro la tratta degli esseri umani, in quanto è improbabile che possano raggiungere risultati significativi, fin quando non venga affrontata la questione dell’impunità degli sfruttatori della prostituzione e dei clienti.

58 commenti leave one →
  1. ChiaraB permalink
    8 gennaio 2013 18:08

    Vi ringrazio per tutte le occasioni di riflessione che ci proponete, e per il fatto di affrontare la questione prostituzione: troppo spesso nelle discussioni sulla violenza contro le donne le donne lavoratrici del sesso uccise dalla violenza maschile sono rese invisibili.
    Non sono però per nulla d’accordo. Ci sono molte critiche sulle posizioni abolizioniste sulla prostituzione, anche da parte di chi – le/i/* sex workers- dovrebbe avere voce in capitolo, riconoscimento della propria soggettività. Reti, spesso, promosse e costruite in primo luogo da donne, come in Italia, vd luccioleonline.org.
    C’è anche una questione di classe nelle posizioni abolizioniste; è appena uscito il libro di Tamar Pitch, contro il decoro, che su queste questioni promette riflessioni molto utili.
    Che ne pensate?

    • 8 gennaio 2013 18:57

      Cara Chiara, grazie per il commento. Non conosco il testo che citi, mi informerò. Io personalmente penso che la questione relativa alla prostituzione sia molto delicata e complessa e che non sia facile da trattare. Tuttavia, il mio essere femminista non può non prescindere da una dura opposizione a questo istituto che è immediato ed evidente effetto della cultura patriarcale. Esso è prodotto di una gerarchizzazione dei generi in cui uno è quello che domina e l’altro è in condizione di inferiorità. Per cui sì, se devo pensare alle cose in un periodo di tempo lungo mi auguro che la prostituzione possa essere un giorno eliminata, è tanto brutto pensare alla possibilità che il sesso si faccia solo per piacere reciproco? È utopia? Può essere. Questo però non vuol dire essere contro le sexworkers, né avere intenzione di sovradeterminare nessuno. Nel frattempo penso che le sexworkers debbano essere tutelate, di certo non mi piacciono le posizioni a favore della salvaguardia del decoro che non fanno altro che emarginalizzare e stigmatizzare ulteriormente. Senza contare che dietro a questo c’è, che lo si voglia o no, un’industria che genera miliardi e che entra inevitabilmente in gioco nel momento in cui si avanzano proposte di legalizzazione, miliardi che sono in mano a pochi e si producono con lo sfruttamento e il lavoro di altri e di altre. Spero di aver risposto.🙂

    • Flavia Vendittelli permalink
      13 maggio 2013 14:02

      Segnalo il testo “La questione prostituzionale. Smettiamo di chiamarlo cliente” di Romana Vigliani (http://www.senecaedizioni.com/index.php?pageid=prodotti&prodottiid=438) e la legislazione svedese, che è riuscita a ridurre la prostituzione lavorando soprattutto a livello culturale. La legge svedese sulla prostituzione afferma che «L’idea che sia possibile comprare un essere umano come si compra un oggetto da usare a nostro piacimento è del tutto aberrante. Questo tipo di sesso non ha niente a che vedere con il piacere, ma con il potere». Inoltre, mette nero su bianco che «Esattamente come il prosseneta, il cliente è un corruttore» e per questo li persegue, affermando che «la prostituzione è una violenza dell’uomo contro la donna e impedisce il raggiungimento dell’uguaglianza di genere».
      Come si fa a insegnare agli adolescenti a rispettarsi a vicenda, a rispettare il fatto che qualcuno li possa respingere se poi insegnamo loro che “comprare” il corpo di un altro per avere piacere senza che l’altro sia attratto da noi e abbia diritto al piacere è eticamente accettabile? Come si fa a insegnare agli adolescenti che chiunque ha diritto al rispetto della propria sfera intima se poi si accetta che nella società ci siano cittadine/i di serie A che hanno diritto ad una vita affettiva e sessuale e altre che sono al servizio di alcune di queste e che per definizione non hanno diritto al piacere? Così si rafforza l’immagine patriarcale clerico-fascista della doppia morale, con la donna angelicata moglie e madre e la donna “perduta” al servizio dei bravi mariti che per rispettare le mogli vanno a sfogare i propri istinti da un’altra parte. Sinceramente, penso che le femministe che hanno lottato per il diritto della donna a godere di un rapporto sessuale tra persone che si attraggono a vicenda e per il diritto di chiunque a vivere una sessualità appagante e consapevole si rivolteranno nella tomba.

  2. Enrica permalink
    11 gennaio 2013 11:27

    Ho trovato quel testo troppo semplicistico per affrontare una questione così complessa. So che è un manifesto e so che è in traduzione, quest’ultima cosa spero che spieghi quel “sessualità positiva” che è un concetto spaventevole. Se c’è una sessualità positiva ce ne sarà una negativa, quindi io dico che quella negativa non va bene, io impongo una idea di sessualità. Da femminista non posso non prendere in considerazione il concetto di autodeterminazione, che fa parte delle teorie e delle pratiche femministe, non posso mettere a tacere la voce di chi sceglie di fare quello che vuole con il proprio corpo, perchè se l’utero me lo gestisco io allora mi gestisco tutto. E non è vero che un provvedimento proibizionista non colpisce le sex e i sex worker perchè se io impedisco di comprare impedisco pure di vendere, che vendo se nessuno compra? non è neppure vero che non ci sia criminalizzazione del cliente, certo che c’è, se gli impedisco di comprare, nel momento in cui lo fa commette un crimine. Mi viene da chiedere contro cosa? la dignità delle donne? Il concetto che le donne debbano essere tutelate credo sia un concetto pericoloso e funzionale a quel patriarcato che sempre si tira in ballo. La dicotomia tra uomo criminale e donna vittima con cui viene affrontato il dibattito prostituzione ha una valenza simbolica molto forte, la donna è debole, deve essere protetta, tutelata, non può decidere da sola, io scelgo cosa è meglio per lei. Promuove l’idea di una donna quasi “naturalmente” debole che ha bisogno di tutori e di tutele. Il poibizionismo è una posizione fortemente ideologica che non permette nemmeno di problematizzare la questione, si potrebbe andare al di là della questione di genere, maschile contro femminile, per affrontare il problema prostituzione, anche perchè non solo le donne si prostituiscono. L’altra questione, che ha messo in luce il comitato per i diritti civili delle prostitute, è il legame tra prostituzione e immigrazione. La posizione abolizionista pura non prende minimamente in considerazione le ripercussioni politiche di una scelta del genere. Il disegno abolizionista europeo nasconde politiche antiimmigraizone. La Danimarca era molto triste quando la Svezia ha adottato questa linea, perchè così la Svezia si liberava di tante immigrate e immigrati che andavano a finire in Danimarca. Questo aspetto fa molta paura! scommetto che la posizione abolizionista piace tanto alle destre xenofobe europee. In Italia abbiamo bisogno di questo? La questione prostituzione si collega così anche alla questione di classe, come si dice nel citato libro di Tamar Pitch. L’abolizionismo essendo “la prostituzione è il patriarcato la dobbiamo abolire” blocca qualsiasi possibilità di agire concretamente, blocca il dialog, è pure ideologia. Da femminista non posso non tutelare lautodeterminazione e rifiutare qualsiasi pensiero che invece voglia tutelare me e il mio corpo imponendomi una sessualità positiva. Scusate la lunghezza, spero si capisca qualcosa🙂

    • Valentina S. permalink
      11 gennaio 2013 14:50

      Molto strano che proprio nel paese della tolleranza per eccellenza verso l’immigrazione, la Svezia, sarebbe nata una legge “xenofoba”. Davvero strano.. http://mondo.panorama.it/Svezia-nel-paese-della-tolleranza-i-primi-segni-di-tensione-razziale

    • Gabriele Lenzi permalink
      13 gennaio 2013 11:53

      @Enrica: dal testo risulta del tutto evidente che “promuovere l’uguaglianza e la sessualità positiva” significa promuovere (cito dallo stesso testo): “una sessualità veramente libera, rispettosa ed ugualitaria”. E’ davvero un concetto così “spaventevole” e autoritario?🙂

      • Enrica permalink
        13 gennaio 2013 12:58

        certo che è autoritario se imponi una idea di sessualità libera. Farsi pagare per fare sesso non è sessualità libera? stai sostituendo una Verità con un’altra!

      • Valentina S. permalink
        13 gennaio 2013 23:40

        Concordo con Gabriele: la sessualità libera è quella paritaria e reciproca. Dalla parte del cliente della prostituzione c’è sesso come uso di un corpo, senza alcuna reciprocità.

  3. paola m permalink
    11 gennaio 2013 14:27

    Cara Erica, ti espongo come vedo io la questione: facciamo finta, per un momento, che non esista la tratta delle donne prostituite, e facciamo finta pure che non esista il bisogno, l’indigenza estrema; facciamo finta inoltre che non ci siano pressioni o condizionamenti di tipo emotivo, come quelli che agivano, e forse agiscono tuttora, come nei romanzi d’appendice ottocenteschi, sulle donne che accettano di prostituirsi; facciamo finta infine che non esista la psicologia della donna, o talvolta dell’uomo, che ha subito abusi nell’infanzia o nell’adolescenza, e la cui personalità diventa strutturata da queste esperienze. Facciamo finta che esistano soltanto donne in grado di decidere per sé, rese tali, rese cioè in grado di decidere, da un’autonomia economica, o meglio da una reale possibilità di scelta tra diverse opzioni di autosostentamento, e da un’autonomia culturale, cioè da una personalità in grado di discernere tra le diverse pressioni esercitate dalla cultura in cui sono immerse. Facciamo finta, dunque, che si diano tutte queste condizioni: rimarrebbe comunque il fatto che, se io mi prostituisco, aderisco ad uno dei due ruoli che da svariati millenni la cultura maschile ha imposto alle donne. E quali sono questi due ruoli lo sappiamo tutte: la donne perbene-figlia-moglie-madre, oppure la donna permale prostituta-mantenuta et. A me non sembra coerente con l’adesione al femminismo una qualsiasi scelta a favore di uno di questi due ruoli, e mi spiego meglio: se mi prostituisco, aderisco al plurimillenario ruolo di prostituta, se invece mi sposo qualcuno e rinuncio alla mia indipendenza economica facendomi mantenere dal marito, aderisco al plurimillenario ruolo di moglie nel senso pre-contemporaneo del termine, cioè di donna sposata con chi la mantiene. E nessuna di queste due opzioni è coerente con l’istanza femminista. Chi vuole aderire ad una di queste due opzioni, faccia pure, ma io non posso considerarla femminista. Chi vuole aderire ad una di queste due opzioni, faccia pure, ma non si aspetti che io incoraggi la sua scelta o che io mi adoperi per agevolarla.

    • 12 gennaio 2013 09:45

      Ok. Allora serve un’appello per l’abolizione del matrimonio. PUBBLICO, ora.
      Poi vanno rifiutati in toto i lavori di cura: educazione, pulizie, sanità etc. Si riproduce il ruolo, etc…Oppure questi ruoli sono meno antifemministi delle questioni che toccano il sesso?

      Sinceramente sono stanca di doppie misure. Il femminismo si deve occupare di prostituzione, e seriamente, ma i termini dell’appello sono IMHO sovradeterminanti e discriminanti di fatto. Inoltre non tengono conto della parola di chi sta dentro alle situazioni . Perchè le voci delle sexworker e dei sex worker (a proposito dove trovate il dato statistico di quanti sono le donne transessuali e gli uomini che offrono prestazioni sessuali?) rimangono inascoltate? Proprio da noi? Femministe? Parliamo per qualcun’altro? Sovradeterminiamo? C’è qualcosa di strano nell’aria e non è Bizzarre, purtroppo.

      Domanda non ci sono già leggi contro tratta e sfruttamento? Perchè criminalizzare la prostituzione (anche nascondendosi dietro alla criminalizzazione dei soli clienti?) Quali soggetti REALI si vanno a colpire? Abbiamo bisogno di questo?

      Comitato per i diritti civili delle prostitute: Lettera aperta sui danni del modello proibizionista http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2013/01/10/lettera-aperta-sui-danni-del-modello-proibizionista/

      Sex Workers: “dichiarare illegale ciò che per alcuni è immorale è una deriva dittatoriale!”
      http://abbattoimuri.wordpress.com/2013/01/04/sex-workers-dichiarare-illegale-cio-che-per-alcuni-e-immorale-e-una-deriva-dittatoriale/

      • Valentina S. permalink
        13 gennaio 2013 00:29

        La penalizzazione del cliente non convince neanche me, perché potrebbe essere un boomerang nella pratica, ma mi pare disonesto intellettualmente accomunarlo alle leggi che criminalizzano le prostitute come quella inglese o americana o la proposta Carfagna che vieta la prostituzione in strada-. O magari il pacchetto sicurezza e le ordinanze sul decoro urbano. Criminalizzare il cliente in molti paesi europei significherebbe spostare la criminalizzazione da chi vende a chi compra le prestazioni. Sono anch’io convinta che sia invece molto meglio un lavoro culturale su cui coinvolgere il maschile invece di una legge di questo tipo, ma confondere le acque non mi pare corretto. L’appello ad esempio chiede il ritiro di tutte le leggi repressive contro chi si prostituisce quindi anche delle ordinanze nostrane sul decoro urbano oppure la legge sull’adescamento passivo francese, per dire. Inoltre non capisco perché dai per scontato che le persone di quelle 200 associazioni firmatarie non abbiano un dialogo con chi è in prostituzione e vittime di tratta. La voce dei comitati pro sex work è importante e va ascoltata, ma non si può pensare che coincida con tutto l’universo mondo di coloro che si prostituiscono.

        • 13 gennaio 2013 09:34

          @Valentina S. Io non ho parlato di Carfagna e non ho citato nè EN nè USA e non ho capito in che senso “mischiare le acque”, se me lo puoi spiegare meglio posso provare ad articolare meglio la mia posizione laddove risurla confusiva =).

          Comunque penso che la EWL (European Women Lobby) non abbia un dialogo con le e gli sexworker, perchè sono i/le sex worker stesse/i che lo denunciano come si può leggere qui sopra nel loro comunicato (rintracciabile cmq qui http://www.sexworkeurope.org/news/icrse-network-news/sex-workers-raise-their-voice-against-ewl-call-prostitution-free-europe). Le associazioni firmatarie non mi sembra che abbiano dato spazio o si siano preoccupate della voce delle associazioni e sindacati delle/i sexworker, visto che della loro opinione esperienza nell’appello non v’è traccia. Se invece c’è segnalatemelo che lo vedo nè io nè altre compagne/sex worker.

          E’ necessario dipanare questo nodo e non si può fare calando soluzioni dall’alto.
          r.

      • Valentina S. permalink
        14 gennaio 2013 00:04

        Cara Rho, non hai citato certo le leggi che ho detto – le ho usate solo per fare degli esempi – ma hai parlato di criminalizzazione delle prostitute come se quello fosse il senso dell’appello, accomunando così di fatto i firmatari alla destra xenofoba che promuove provvedimenti contro le prostitute. Inoltre, tu non fai che citare i comitati delle sex workers, ma io mi riferivo al fatto che i firmatari possono anche avere contatti con persone in prostituzione che non fanno parte di quei comitati. Mi stupisce non poco questa tua sicurezza nello stroncare la EWL senza neanche curarti di sapere cosa fanno nelle vita queste persone che compongono le associazioni. Ad esempio, mi risulta che nella sezione italiana ci sia Oria Gargano, che mi pare abbia non poca esperienza. Mi dispiace, ma io proprio non riesco a seguire dogmaticamente qualcuno e amo ascoltare più campane e provare a ragionare con la mia testa. Qui invece sembra che se non sei d’accordo in tutto con la rete internazionale delle associazioni di sex workers allora stai “sovradeterminando”. Mi spiace, ma anch’io ho conosciuto ragazze che si sono prostituite, anch’io ho fatto qualche esperienza che mi ha portato a farmi delle idee, ovviamente in fieri. Rispetto tutti, leggo tutto ciò che si scrive su questo argomento. Ma il fideismo proprio no. Posso farmi una mia idea sulla condizione operaia anche senza concordare con la CGIL in tutto e per tutto, per dire.

      • 14 gennaio 2013 12:46

        =D Ma figurati, Colette, l’ho capito che ti guardi intorno e infatti, anche se abbiamo opinioni diverse lo so che c’è possibilità di discussione, cosa che con altre persone reputo invece drammaticamente impossibile. Anzi credo che se avessimo l’occasione di confronti più sistematici potremmo mettere insieme molte dimensioni diverse e non ridurre la complessità della questione, senza arrivare a Verità (che non credo ci siano) nè a soluzioni semplicistiche e potenzialmente dannose. Comunque non mi dipingere come non sono: sai bene che ho un buon rapporto con Oria e che nonostante le diversità c’è un dialogo costruttivo tra noi. Proprio in nome della fiducia, del riconoscimento femminista. Sai che con BeFree ho partecipato alla scuola estiva (c’eri durante il mio intervento) e che il dibattito è costellato da diverse insidie e comlicazioni. Ma questa è la realtà. Difficile, complicata e non è RIDUCIBILE a facili soluzioni auree. Non esistono. Anche io ascolto molto e in tutte le direzioni. Diffido dalle verità in tasca, dalle posizioni ideologiche che non tengono conto delle esperienze di diverse soggettività coinvolte che chiedono ascolto. Le/gli sexworker anche al loro interno hanno una varietà di posizioni e opinioni. Non le sposo tout court tutte (sarebbe assurdo), ma è evidente che con la storia della criminalizzazione dei clienti la EWL abbia preso una posizione che non tiene conto della parola delle associazioni delle/i sexworker. Con tanto di comunicato in merito da parte dell’ International Committee on the Rights of Sex Workers in Europe (ICRSE), il pluricitato http://www.sexworkeurope.org/news/icrse-network-news/sex-workers-raise-their-voice-against-ewl-call-prostitution-free-europe, Vogliamo da femministe, far finta di niente? Vogliamo liquidare le voci delle sexworker come pazze-isteriche-autodistruttive-inconsapevoli-incapaci di intendere e volere? Perchè è questo che si fa non assumendo che ci sia qualcosa da ascoltare. (Non dico che lo fai tu, so che sulla criminalizzazione dei clienti hai ascoltato le criticità espresse, mi arrabbio perchè molte altre fanno orecchie da mercante e non mi piace da un punto di vista femminista. )

      • 14 gennaio 2013 14:00

        Ah! dimenticavo, in effetti avevo cercato le 200 firme e ho trovato solo loghi, alcuni che non riesco a decifrare, chi le ha trovate può girare qui l’elenco. e per l’Italia oltre al Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne, chi ha firmato?

      • 19 gennaio 2013 20:47

        @rho, enrica, sapete che fa parte della tradizione delle femministe non solo esprimersi ma vivere le proprie vite contro l’istituzione del matrimonio. lo slogan era “La famiglia è un reato, l’ha inventata il patriarcato”. perciò chiedete una cosa che c’è già, e da tempo. vi segnalo questo nostro articolo a proposito:
        https://femminileplurale.wordpress.com/2012/10/26/archeologia-del-patriarcato-capitolo-2/
        avevamo reperito e segnalato alcuni documenti storici interessanti contro il matrimonio, come per esempio questo:
        http://www.femminismoruggente.it/femminismo/pdf/1974/cf/note_divorzio.pdf
        per le associazioni aderenti all’appello di Bruxelles: «Insieme per un’Europa libera dalla prostituzione», al link
        http://www.womenlobby.org/spip.php?article4349&lang=en
        trovate “You can find the Brussels’ Call here”. cliccando sull’ultima parola scaricate il pdf con i loghi delle associazioni firmatarie in alta definizione

      • akarho permalink
        19 gennaio 2013 21:12

        @chiara e a tutt*, certo. Ovviamente il femminismo si è espresso in modo chiaro sul matrimonio (e anche sulla maternità e sui desideri imposti e via discorrendo). Immagino che su questo siamo tutt* d’accordo. Quello che si vuol far notare, quanto meno, far notare dico, cioè far prendere atto del fatto che il trattamento dei due temi è piuttosto diverso. Il trattamento discorsivo. In un caso si critica, in un altro si promuovono appelli e leggi criminalizzanti/stigmatizzanti (anche involontariamente, chissà). C’è una differenza. Si vuole il femminismo interrogare su questa differenza? (per inciso non è una differenza che si pò ricondurre alla violenza, poichè ben sappiamo che le violenze hanno spesso come protagoniste persone legate da vincoli “sentimentali” o parentali, purtroppo la violenza di genere è endemica). Ma vi prego di rimanere sul dato: la differenza di trattamento nei due discorsi: prostituzione delle donne biologiche e matrimonio (evidentemente etero, che inoltre esclude da molti diritti una bella fetta di cittadinanza). Se si procede un punto per volta forse ci si capisce, almeno, prima di scannarsi! 😉 r. (nb grazie per i link)

        • Valentina S. permalink
          21 gennaio 2013 17:02

          Veramente Rho a me sembra che sia molto più il femminismo “pro-prostituzione” a fare proprio una clamorosa differenza tra i due istituti. Si promuove molto spesso la prostituzione come vera forma di emancipazione nell’economia capitalista, in cui una donna assume su di sé questo ruolo consapevolmente per arricchirsi e acquisire più tempo libero per sé. Sembra un altro po’ non un altra scelta suggerita dal sistema (sebbene poi ipocritamente stigmatizzata), ma un atto contro il sistema prostituirsi. Mai sentite simili esaltazioni concernenti il matrimonio. Per di più questo lo si fa in un contesto in cui le donne sono sottoposte non solo alla violenza di genere che ricordi tu, ma addirittura a un sistema economico a nove zeri che fa profitti anche proprio facendo leva/esercitando quella violenza di genere. Non mi pare irrilevante questa differenza. Infatti trovo che finché ci si rifiuterà di discutere la prostituzione come sistema economico di interessi e il suo concreto funzionamento non se ne verrà mai a capo.

    • Enrica permalink
      12 gennaio 2013 14:59

      Paola quindi mi stai dicendo che il tuo è il VERO femminismo mentre il mio non lo è. Questo imporre una verità è una forma di violenza, è la stessa che contestate al patriarcato, fate la stessa identica operazione! Perchè se a un discorso che pretende di essere vero se ne sostituisce un altro che ha gli stessi identici obiettivi di imporsi come verità allora stiamo usando le stesse armi. E quella che si autodefinisce Lobby delle donne sta cercando di imporre la propria verità! E lo coglio vedere anche io questo manifesto contro i matrimoni, non tiriamo fuori il patriarcato solo quando ci conviene!

    • akarho permalink
      19 gennaio 2013 21:22

      @chiara, quel link l’ho guardato, quello delle associazioni dico, è quello che dicevo in cui alcuni loghi non si capiscono, almeno io non li capisco. Una lista vera e propria non c’è? Tanto per dare un’occhiata a chi è che sostiene questa campagna, attraverso i link alle diverse associazioni/gruppi/strutture etc…Gli articoli me li leggo con calma. r.

  4. 12 gennaio 2013 10:01

    Ovviamente anche il perpetuare il nome maschile attraverso la prole è chiaramente una reiterazione patriarcale, spero che questo sia evidente a tutte e che nessuna l’abbia fatto.

  5. 12 gennaio 2013 10:15

    @paola m e chi è DAVVVERO FEMMINISTA? Come lo prendo il patentino? Sposate? Con figli? Che lavoro? Single? Etero? Quanto etero? Lesbiche? Tipo le badanti possono essere femministe? Ma di che stiamo a parla? Dobbiamo definire “l’identità femminista” o fare cose utili per migliorare questo mondo? E Gli operai/le operaie che vogliono mantenere le fabbriche aperte sono abbastanza anticapitalisti?

  6. 12 gennaio 2013 12:57

    Sex workers raise their voice against the EWL call for a ‘prostitution free Europe’
    Mon, 17 December 2012 Luca

    Sex workers raise their voice against the EWL call for a ‘prostitution free Europe’

    Following the call of the European Women Lobby “Together for a Europe free from prostitution”, the International Committee on the Rights of Sex Workers in Europe(ICRSE) and Sex Worker’s Rights Advocacy Network of Central and Eastern Europe and Central Asia (SWAN) is shocked at the silencing of sex workers’ voices in the debate, the unethical use of biased statistics and the conflation of trafficking with sex work. Worst of all, the EWL promotes laws and policies that heighten the repression of sex work and in so doing directly threaten sex workers’ safety and human rights.

    Whilst we as sex workers have been increasingly organising for our human rights, including labour rights, in Europe, often in very precarious conditions, we condemn those who claim to speak in our name. EWL calls itself a feminist organisation but, nonetheless, dismisses the voice of women, trans* women and men, who have a direct experience of working in the sex industry and actually calls for a Europe free of us.

    When the EWL presents ideologically-motivated claims as fact with no supporting evidence, such as the assertion that sex work is linked to childhood abuse, they not only introduce falsehoods into the debate, they also further stigmatize sex workers. Such prejudice is damaging to sex workers on an every-day basis and discrediting anyone who actually cares about our rights and well-being. We strongly advocate for policies that are evidence-based rather than on ideology.

    As sex workers, we reject the argument that ”prostitution is a form of violence against women” as it denies the existence of men selling sexual services, as well as silencing sex workers who oppose this view. Speaking on behalf of a whole community and silencing them is a form of violence that, especially, women and LGBT individuals have been fighting against for many decades.

    The conflation of trafficking and prostitution and the policies created to tackle demand such as the criminalisation of clients have not improved the lives of sex workers, as research shows (see e.g. Ann Jordan: The Swedish law to criminalise clients: a failed experiment in social engineering. 2012 http://rightswork.org/wp-content/uploads/2012/04/Issue-Paper-4.pdf ). Moreover, by defining sex work as violence against women per se, the actual violence and abuse committed against us is made invisible. Giving police a mandate to repress sex work (whether it be by arresting us, our clients, our managers or raiding our work places), pushes sex workers to work in hiding, in unsafe conditions. It places sex workers in a conflictual relationship with the police making it incredibly difficult to report abuse against us or threats to our safety and continue working. The resulting climate of impunity fuels violence against us.

    Giving more power to the police will only increase our vulnerability. This is true for sex workers of all genders, but in particular for sex workers who already face police repression or abuse for being homeless, drug users, migrant or Roma.

    As sex workers from all over Europe, we and our allies reject the notion that we need to be saved or rescued. Rather, we need our fundamental rights to be upheld in order to stop abuse against us. As migrant sex workers, we object to the conflation of prostitution with trafficking and demand the right to migrate and work. Criminalising our clients will only increase our dependency on third parties.

    For refusing to take into account the experiences of sex workers either male, female, trans* and/or migrants, we denounce EWL’s statement as sexist, racist and transphobic. As stated in our Manifesto (link), elaborated and endorsed by 120 sex workers from 26 countries in Europe at the 2005 European Conference on Sex Work, Human Rights, Labour and Migration, “we demand our voices are heard, listened to and respected”.

    fonte: http://www.sexworkeurope.org/news/icrse-network-news/sex-workers-raise-their-voice-against-ewl-call-prostitution-free-europe

  7. alex permalink
    14 gennaio 2013 17:20

    la prostituzione nasce da una disparità del desiderio erotico tra i due sessi che ha cause naturali. purtroppo è così.

    • 15 gennaio 2013 14:35

      Ma certo é tutto un problema di natura. Il fatto che in teoria l’essere umano si consideri un essere senziente e dotato di ragione evidentemente non conta una cippa. Perchè in fondo in fondo siamo sempre bestie e l’istinto è istinto. Soprattutto quando si tratta di sesso vero? Se sono alle poste e qualcuno salta la fila immagino di non potermi appellare a cause naturali se mi arrabbio e lo colpisco in testa con un sasso come farebbe un mio cugino primate, vero? Il mio istinto non vale in quel caso, giusto?
      La fiera della banalità e la sconfortante consapevolezza che probabilmente, se siamo ancora messi così, 2 milioni di anni di evoluzione sono serviti a ben poco. 🙂

      • alex permalink
        17 gennaio 2013 19:08

        non ho detto che la prostituzione sia eticamente giusta, ma la causa principale è quella ed è di ordine naturale.

  8. 16 gennaio 2013 19:12

    Visto che si è parlato di mire repressive e xenofobe in merito all’appello della EWL – cosa secondo me assolutamente falsa – rinvio a un mio contributo in cui esaminavo invece come gran parte della destra xenofoba italiana stia al contrario promuovendo la soppressione o pesante modifica della legge Merlin con un ritorno alla regolamentazione al chiuso: http://consumabili.blogspot.it/2012/06/sotto-attacco.html

    • Enrica permalink
      17 gennaio 2013 20:06

      non so se ci siano o meno mire antiimmigrazione nell’appello europeo delle Lobby delle donne, o meglio non so se si tratti di qualcosa di intenzionale o di sottovalutazione degli effetti politici di una proposta abolizionista, ma sicuramente non si può parlare della prostituzione in maniera astratta senza inserirla in un contesto, molte prostitute sono immigrate, quindi non si possono separare i due discorsi.

      • Valentina S. permalink
        21 gennaio 2013 16:40

        Cara Enrica, la legge svedese, che – ripeto – io non promuovo, pur ritenendo invece assolutamente urgente lavorare per ridurre la domanda di prostituzione, ma con altri strumenti, è nata appunto dall’esigenza di vedere cosa è concretamente la prostituzione oggi e come venga di fatto gestita per lo più dalle mafie globali che sfruttano le donne immigrate. “La signora Kajsa Walhberg, ispettrice-detective dell’Ufficio nazionale della polizia svedese e relatrice nazionale sulla tratta, ha citato intercettazioni telefoniche, condotte nell’ambito di indagini giudiziarie relative alle reti del traffico, nelle quali i trafficanti stimano troppo difficile sfruttare donne a fini sessuali in Svezia. (9)” riferisce Nathalie Roussy. Detto ciò, mi stupirei come ho scritto che la Svezia avesse mire xenofobe, visto che è sempre stato uno dei paesi più tolleranti con l’immigrazione in Europa. Si è sempre entrati tranquillamente, almeno fino all’ultimo governo di destra che non so se abbia cambiato politica, ed esiste anche una nutrita comunità somala.

  9. paolam permalink
    19 gennaio 2013 22:29

    1) Cara Enrica, poiché vedo che mi interpelli personalmente, ti rispondo: se rileggi bene ciò che ho scritto, non ho detto che “tu non sei femminista”, ho detto che “io non posso considerare femminista” colei che aderisce ad una delle due opzioni previste da sempre per le donne dalle culture maschio-centriche, ovvero l’opzione moglie-madre e l’opzione prostituta. Entrambi i ruoli presuppongono una società e una cultura ordinate in funzione delle esigenze maschili, o meglio di quelle esigenze che le varie culture hanno costruito come tali. “Né puttana né madonna” era il sintetico slogan di quando ero adolescente, che esprime efficacemente il concetto. Perché dovrei rinunciare a questa illuminante sintesi per timore di offendere la sensibilità di chicchessia? La tua e la di altre sensibilità non deve ritenersi offesa: chiunque è libera di ritenersi femminista e di dichiararsi tale. Ma non può impedire a me di considerare non-femministe le sue asserzioni.
    2) Riconosco invece che la sintesi può aver nuociuto all’esposizione del concetto nel mio commento di sopra, e quindi lo spiego meglio: quando ho parlato d “plurimillenario ruolo di moglie nel senso pre-contemporaneo del termine” intendevo, indicare, con l’aggettivo “pre-contemporaneo”, la condizione matrimoniale delle donne prima della riforma dei codici civili in materia, in Europa e nei paesi di cultura Europea, tra i quali da buona ultima l’Italia. Tutte sappiamo, o dovremmo sapere, che oggi, al contrario che in passato, al contrario che nel XIX secolo o fino a pochi decenni fa in Italia, il matrimonio non era un contratto tra pari, ma era un’istituto sbilanciato a favore del potere dell’uomo. Oggi non è più così, e non lo è, ripeto, dal punto di vista giuridico, dove l’unico e l’ultimo baluardo del potere maschile, o della disparità, sul piano giuridico (è bene ripeterlo sempre) rimane la trasmissione patrilineare del cognome. Ma anche su questo si lavora da tempo, e ci sono progetti di legge. Rimane, all’interno dell’istituto del matrimonio come realtà sociale, la disparità economica o, meglio,spesso, la dipendenza economica della donna dall’uomo della coppia. Ma questo è un fatto di ordine socio-economico-culturale che si presenta negli stessi temini anche al di fuori del matrimonio, nelle convivenze eterosessuali di tutti i tipi, e quindi non possiamo imputarla all’istituto del matrimonio che, anzi, da questo punto di vista, difende il soggetto economicamente più debole della coppia. Rimane, all’interno del matrimonio, come all’interno di tutte le convivenze e di tutti i rapporti di coppia eterosessuali, l’eredità culturale di tutto il maschilismo del mondo, ma anche questo niente ha a che vedere con l’istituto giuridico del matrimonio come si configura attualmente. Giuridico. Attualmente.
    Ciò che era stato al fondamento, da innumerevoli millenni, della subordinazione femminile, e cioè lo scambio sessuo-economico, il quale si poteva configurare nelle due forme di “matrimonio” (pre-contemporaneo: possesso della donna in funzione della riproduzione e di altri servizi) oppure di “prostituzione”, forme entrambe dirette al perpetuarsi del soddisfacimento di esigenze maschili, non vedo come possa essere considerato accettabile, plausibile, regolamentabile da colei che si ponga in una prospettiva femminista. Tornando al punto 1) : questo è ciò che io penso. E non è quello che pensi tu. Ne prendo atto, ma non posso cambiare idea.
    3) A proposito della concezione che equipara la prestazione di servizi sessuali alla prestazione di servizi di accudimento e/o di cura, secondo la quale lavare un pavimento, diciamo pure una latrina, per esempio, oppure accudire corporalmente una persona invalida, diciamo pure accudirla nelle sue esigenze fisiologiche di evacuazione, per esempio, sarebbero l’equivalente di offrire una qualsiasi prestazione sessuale che coinvolga il corpo di chi la presta: l’argomento usato è che si tratta sempre di mettere a disposizione il proprio corpo, o parti di esso, per offrire un servizio. Allora, io direi, chiediamoci per quale motivo quando si vuole aggredire, umiliare, annichilire una persona, non la si obbliga a lavare il pavimento di una latrina, oppure a pulire la defecazione di chicchessia, bensì la si obbliga a fornire una prestazione sessuale all’aggressore richiedente. Chiediamocelo, e capiremo la differenza tra i due tipi di servizi.

    • akarho permalink
      20 gennaio 2013 20:35

      Al volo, sul matrimonio, è evidente che non si tratta solo di una questione giuridica, non solo, anche però visto che mi si spieghi a cosa serve un contratto matrimoniale e visto che è precluso quasi ovunque alle coppie non-etero…e non sto parlando di pacs o didore o quelcheè..dico matrimonio), dicevo non è solo giuridica la questione, ma il matrimonio è un dispositivo patriarcale eteronormativo in sè. La critica femminista radicale non si ferma(va) al potere giuridico maschile, ma all’istituzione matrimoniale in sè. Inoltre è evidente che una “parità dei diritti -doveri dei coniugi” non elimina violenza domestica, sfruttamento emotivo e del lavoro di cura domestico. Su questo siamo d’accordo? Ripeto se ci si confronta un punto alla volta FORSE ci si capisce si evitano travisamenti e ci si scanna in modo pulito.

      • paolam permalink
        20 gennaio 2013 21:22

        Difatti, sopra ho scritto”Rimane, all’interno del matrimonio, come all’interno di tutte le convivenze e di tutti i rapporti di coppia eterosessuali, l’eredità culturale di tutto il maschilismo del mondo, ma anche questo niente ha a che vedere con l’istituto giuridico del matrimonio come si configura attualmente. ” All’interno di tutte le convivenze e di tutti i rapporti di coppia eterosessuali, a prescindere dall’esistenza di un contratto di qualsiasi tipo (matrimonio, pacs o altro) mi sembrava di essere stata chiara, ma forse no, quindi, ripeto.

      • akarho permalink
        20 gennaio 2013 21:50

        Allora, ripeto pure io, per il matrimonio (in cui tra le cose elencate sopra ci sono pure prestazioni sessuali) va bene intervenire legalmente per migliorare le “condizioni” delle donne, da contratto (e lasciamo a parte le richieste di diritti di soggettività altre non etero e non monogame), mentre per il lavoro sessuale/prostituzione si chiede l’abolizione o si invoca la criminalizzazione? E’ così?

        • Valentina S. permalink
          21 gennaio 2013 17:22

          Secondo me Rho – almeno per quanto mi riguarda – “migliorare” l'”istituto” prostituzione come è stato fatto per il matrimonio è impossibile non solo perché è strutturalmente connessa dal lato del cliente con una sessualità di tipo patriarcale (che potrebbe essere assunta anche da donne, ma la sostanza non cambia) come sfogo asimmetrico su un corpo senza reciprocità del desiderio [il che ha conseguenze su tutti i modi di concepire i rapporti tra i generi, le relazioni, fino all’erotizzazione del dominio e della violenza ecc..] ma soprattutto per un fatto ancora più concreto. E cioè l’esistenza di interessi concreti economici che gestiscono la prostituzione particolarmente ingenti che non hanno alcuna intenzione di rinunciare ai loro affari. Per me ogni discorso che normalizza la prostituzione come lavoro rischia di risolversi in un boomerang legittimando chi detiene il business e le favorendo le mafie internazionali. In ultima analisi non migliora le condizioni delle donne, anzi alla lunga le peggiora perché dà uno straordinario potere economico e politico a chi le sfrutta.

        • akarho permalink
          23 gennaio 2013 08:55

          @Valentina, di corsa come sempre, allora in relazione alla mia domanda la tua risposta è affermativa: per matrimonio e prostituzione si usano due pesi e due misure. Giusto?

          Aggiungi due argomenti a favore di questa posizione, ovvero nella prostituzione ci sarebbe una sessualità di tipo patriarcale (quindi sottintendi che nel matrimonio no) e il discorso dello sfruttamento da parte di terze parti. Per favore confermate se riassumo correttamente.

  10. Valentina S. permalink
    23 gennaio 2013 12:34

    Rho, mi pare che anche voi usiate due pesi e due misure ben peggio di noi. Leggi cosa ho scritto sopra, per favore. Noi non esaltiamo nessuna delle due istituzioni, giudicandole patriarcali e di sicuro da abolire nel tempo, mentre il femminismo pro-prostituzione esalta la prostituzione come vera forma di emancipazione nella società capitalista ed empowerment e saluta spesso come fatto positivo lo sviluppo dell’industria del sesso. Penso inoltre che vadano assolutamente ascoltati gli uomini critici quando si parla di clienti e di come il ricorso alla prostituzione sia proprio un modo per eludere l’incontro con i bisogni (di qualunque natura: emotivi, affettivi, ma anche meramente sessuali) dell’altra intesa come persona, cercando semplicemente un servizio che soddisfi il loro piacere sessuale e altri bisogni emotivi e di attenzione.. Inoltre mi chiedo: perché questa discussione sulla prostituzione in relazione al matrimonio? A me sembra che oggi per le donne ci sono altre possibilità almeno alle nostre latitudini. Mi sfugge perché si vuole ignorare che tra matrimonio magari tradizionalmente inteso e prostituzione c’è di mezzo la libertà sessuale delle donne, la ricerca della scissione tra sessualità e sostentamento economico.
    Il fatto degli interessi delle “terze parti” mi pare poi niente affatto trascurabile.

    • akarho permalink
      23 gennaio 2013 13:03

      Sugli interessi delle terze parsono d’accordo con che la cosa va affrontata con perizia e presto. Anzi propongo un’incontro sul tema sfruttamento della prostituzione al più presto, sono sicura che una sede disponibile ad ospitarlo c’è a Roma.

      Quindi propongo per metà febbraio, che ne dite?

      Dopo di che io vorrei solo che si fissassero dei punti chiari.
      Perchè non si riesce a dire, si, matrimonio e prostituzione =due pesi e due misure (e poi articolare per punti i motivi per cui si ritiene giusto o sensato questo differente trattamento).

      Ripeto per aver conferma, ripeto perchè le cose siano chiare non travisabili, non fraintendibili. Si è detto questo o no? Registriamo il dato e andiamo avanti nella discussione.

      Infine @valentina, perchè dici “voi” riferendoti a me? Io parlo per me stesso. Punto, non sono rappresentante di nessun* e non esalto niente. Quello che mi piace è andare a fondo, fermando in modo chiaro ciò che emerge, senza ridurre nulla a semplificazioni e senza assumere che le idee di una siano di tutte.

      Ce la possiamo fare!!!

      • Valentina S. permalink
        24 gennaio 2013 10:09

        Rho, non capisco perché insisti con questo “due pesi e due misure” come se si facesse erroneamente una distinzione tra i due istituti. Non è questa la sede per fare una storia del matrimonio e della prostituzione, ma mi pare si possa essere d’accordo che storicamente, pur avendo in comune l’assicurazione dell’accesso ai corpi delle donne da parte del potere patriarcale e pur essendo entrambi fondati sullo scambio sessuoeconomico, hanno poi sempre avuto funzioni distinguibili l’uno dall’altra. L’uno, semplificando, assicurare la certezza della prole e l’eredità del patrimonio assicurandosi una donna di “proprietà privata” di cui venivano celebrate le virtù di castità e fedeltà, l’altro assicurarsi una riserva di donne-intrattrenitrici i cui corpi potessero essere utilizzati e “condivisi” da uomini, quasi sempre donne molto povere e vulnerabili. Mi pare però che, col nuovo ruolo della donna nella società e poi col nuovo diritto di famiglia, questo tipo di matrimonio sia pressocché defunto in gran parte del mondo. La forma, almeno, parla di diritti e doveri di entrambi i coniugi paritari ed è evidente a chiunque che le donne nel matrimonio possano trovare o almeno aspettarsi piena soddisfazione dei loro desideri sessuali (quindi non più sessualità di servizio) che possano essere del tutto indipendenti economicamente, se non sono soddisfatte divorziare ecc… Nella prostituzione si può cessare la componente della “sessualità di servizio”? Non saprei come, visto che il cliente paga e sceglie la persona proprio per essere soddisfatto. E’ proprio il contratto che è così. Non è un caso che tantissimi uomini nelle interviste dichiarano che vanno a prostitute, o con donne di paesi in cui c’è ancora una maggior sottomissione femminile, proprio perché desiderano essere soddisfatti e basta, desiderano obbedienza e non confrontarsi con un altro individuo in condizioni di parità che abbia delle aspettative. E’ singolare e dovrebbe far riflettere come mai, oggi anche nei paesi in cui le donne non devono più certo aspettare il matrimonio o sposarsi per fare sesso, esista ancora una così forte domanda di prostituzione. Sembra che quello che dà fastidio al potere è il desiderio femminile (compreso il rifiuto, che pure fa parte del desiderio libero) a meno che questo desiderio non coincida nelle sua stessa negazione. Cioè “desidero annullarmi per soddisfarti”, “desidero essere obbediente e sottomessa”. Tralascio del tutto il discorso sul fatto che la prostituzione è un settore economico con tanto di locali, night, alberghi e agenzie per un fatturato miliardario. Il matrimonio è stato molto influenzato dai grossi cambiamenti sociali avvenuti nei rapporti di genere. Nella prostituzione ciò che più decide a mio avviso sono gli interessi di questa industria.

        • Valentina S. permalink
          24 gennaio 2013 10:15

          Per il resto, perdonami, ma io “i punti” non li so proprio fare. Anzi, anche quando scrivo un papiro, mi pare sempre di schiacciare cose troppo complesse. E i punti sono anche maggiormente travisabili. Sul fatto di vedersi mi farebbe piacere, ma la vedo davvero dura per me in questo periodo riuscire a trovare il tempo per venire a Roma. Per quanto riguarda il “voi” mi scuso se ho travisato il tuo pensiero, però volevo almeno segnalare una tendenza esistente in certo femminismo post-moderno e che quella sì, mi sembra, fare davvero due persi e due misure tra due istituti, uno giudicato patriarcale, l’altro femminista e rivoluzionario, volano di trasgressione, libertà sessuale ed emancipazione.

  11. paolam permalink
    23 gennaio 2013 22:04

    Oddio, non so più come ripeterlo: il matrimonio, oggi, nelle società evolute, è un contratto tra pari, in cui si scambiano cose pari, tanto è vero che potrebbe essere, come in taluni paesi lo è, un contratto da individui dello stesso genere. Non c’è niente da migliorare. Tranne, in Italia, il fossile della trasmissione del cognome. Amen, come si dice a Roma.

  12. akarho permalink
    25 gennaio 2013 22:13

    @Paolam e @Valentina S 1-e come mai la maggior parte delle violenze sulle donne avviene tra le pareti domestiche? 2- Il matrimonio è alla base dell’eteronormatività e del capitale. Al di là delle migliorie contrattuali. E’ altresì ovvio che cancellarlo dall’immaginario con un colpo di spugna non è possibile.

  13. akarho permalink
    25 gennaio 2013 22:31

    «Il matrimonio monogamico venne dichiarato istituzione sociale permanente e intangibile, mentre contemporaneamente il modo di produzione capitalistico fu proclamato forma definitiva ed eterna della vita economica dell’umanità.(…)La proprietà e la famiglia sono legate troppo strettamente: se uno di questi pilastri del mondo borghese è stato scosso, la solidità dell’altro diviene incerta. (…) Ora gli ideologi borghesi sono alle prese con il seguente problema: quali «riforme» permetteranno di conservare nella sua integrità la cellula familiare borghese, quali misure bisogna mettere in opera per impedire la sua futura decomposizione?» (cit.)

  14. Maria permalink
    25 gennaio 2013 23:50

    No, ti sbagli Rho. La maggior parte delle violenze sulle donne non viene perpetrata tra le pareti domestiche, ma a danno delle prostitute, il 64% delle quali, secondo lo studio di Farley da me più volte citato, è stata minacciata con un’arma da un cliente prostituente o da un prosseneta, il 73% ha subito aggressioni fisiche, il 57% uno stupro. Fra queste ultime addirittura il 59% è stata stuprata più di cinque volte. (Fonte: Melissa Farley, Prostitution and Trafficking in Nine Countries: an update on Violence and Post traumatic Stress Disorder, p.43).
    Il matrimonio è, sì, alla base dell’eteronormatività, ma oggi, nei paesi meno pesantemente condizionati dall’influenza del cattolicesimo, è celebrato o rivendicato anche dagli omosessuali e dunque ha perso la sua connotazione eteronormativa e, persino, eterosessuale.
    Quanto al rapporto tra matrimonio e capitalismo, evidenziato dalla Kollontay, che, ne converrai, non era affatto tenera con la prostituzione (<<Ma la psicologia umana è ancora più deformata da un altro aspetto dell'unione sessuale: "la prostituzione".
    «L'atto d'amore abbassato al livello di una professione: che cosa può esserci di più mostruoso? ecc. ecc. Ti risparmio il resto.), sono convinta che ci si debba concentrare sugli enormi profitti prodotti dalle multinazionali del sesso (miliardi e miliardi di euro: più di due miliardi di euro in Russia, fino a 18 miliardi in Spagna, ad esempio), sulla massiccia presenza della mafia in questo settore capitalista, sul dramma rappresentato dal traffico degli esseri umani (l'ONU stima in 2 milioni e mezzo le vittime della tratta, l'85% delle quali a fini di sfruttamento sessuale) http://lexpansion.lexpress.fr/economie/la-prostitution_361417.html#xtor=AL-189. Ecco: a me non pare che il matrimonio, a differenza della prostituzione, produca effetti così dirompenti e generi un'espansione altrettanto massiccia del capitalismo, compreso quello criminale.

  15. 27 gennaio 2013 22:31

    mah…io leggo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riferito che almeno il 70% delle donne vittime di omicidi sono state uccise dai loro partners maschili. Non è così?

  16. paolam permalink
    28 gennaio 2013 02:03

    “partners maschili” non significa “mariti”, e poi, di quali società stiamo parlando? Non in tutto il mondo, oggi, il contratto matrimoniale è un contratto tra pari. Quindi, non si possono confondere i dati provenienti da società aventi giurisdizioni differenti. Ripeto, questo dal punto di vista delle garanzie giuridiche e della posizione giuridica per entrambi i contraenti, nei paesi “evoluti”, dove, infatti, si verifica la richiesta dello stesso tipo di contratto da parte di coppie appartenenti allo stesso genere. Invece, dal punto di vista delle possibili disparità economiche, culturali, etc. è indubitabile che queste sussistano, anche dentro le nostre società, e questo nonostante la parità giuridica; ma queste disparità riguardano anche le coppie etero che non hanno contratto il vincolo matrimoniale, e quindi non possiamo imputarle al matrimonio. Che queste disparità sussistano, dentro e fuori i matrimoni, è invece imputabile ad un contesto socio-culturale, sulle cui caratteristiche non avremmo bisogno di soffermarci, se non in quanto tali caratteristiche implicano in primo luogo il principio dello scambio sessuo-economico come paradigmatico del rapporto delle donne agli uomini. Se questo scambio qualcuna vuole istituzionalizzarlo con qualche legge, e nonostante la parità asserita dall’istituto matrimoniale odierno, faccia pure, io continuerò ad oppormi.

  17. 28 gennaio 2013 08:40

    Ma stiamo scherzando?!? Cito ad esempio dal blog “femminicdio” (il primo che ho tra le mani…): «I numeri ufficiali sul “femminicidio” finora disponibili parlano chiaro: nel 2009 in Italia gli uomini hanno ucciso 119 donne. Le donne uccise, nel 70% dei casi sono italiane, e i loro assassini sono italiani per il 76%. Nell’83% dei casi l’assassino ha le chiavi di casa, è il partner o un famigliare. Gli omicidi avvengono dunque principalmente in famiglia e riguardano tutte le classi sociali, si concentrano (46%) nel ricco Nord Italia.(http://femminicidio.blogspot.it/2010/09/ti-amo-da-morire.html)» Il “modello” di famiglia è strutturalmente fondante di violenza di genere (anche di quella contro sexworker e vittime di tratta/sfruttamento) e capitalismo. Ed è un istituzione eteronormativa, che è un concetto un pò più ampio del binomio eterosessuale-omosessuale. E’ il paradigma eteronormativo che può essare assunto anche da persone LGBT. Già, come il militarismo può essere assunto da donne biologiche! Per il resto nessun* nega tratta sfruttamento e mafie. Si sulle mafie siamo d’accordo sono cattivi e fanno un sacco di soldi. Ma se si parla di matrimonio/coppia, perchè tornare a spostare? Abbiamo detto fino allo sfinimento, si parliamone di sfruttamenti e mafie, addirittura diamoci un’appuntamento, per questo. Ma no.Non venite, non rilanciate (savo @Valentina). Come se avessi detto che è tutto rose e fiori nella prostituzione. No. Non lo è su questo siamo d’accordo, si può andare avanti? In tutto ciò prendo atto che qui, in questa sede, nessuna si è presa la responsabilità di dire che si invocano due pesi e due misure riguardo matrimonio (famiglia/coppia monogamica) e prostituzione. Anzi addirittura si dice che nel matrimonio nn c’è niente da migliorare, giusto includere la cittadinaza LGBT! La Q la tengo fuori perchè magari le persone Q del matrimonio nn vogliono saperne, chissà. Senza mettere in discussione la funzione strutturale dell’istituzione stessa. Perfetto. Tutto chiaro.

    nota-Trovo molto interessante il brano che cita @Maria di A.Kollontaj sulla prostituzione: un brano che esprime un giudizio morale, a fronte di un brano che evidenzi la critica strutturale all’istituzione matrimonio.

  18. Valentina S. permalink
    28 gennaio 2013 13:00

    Sulle cifre della violenza domestica e quelle relative alle donne in prostituzione e vittime di tratta, compresi i femminicidi, voglio ricordare che il punto è la proporzione di violenze rilevate in un gruppo sociale. Così ad esempio Isoke, ha ricordato che, se fossero morte tante italiane uccise dai partner quanto le nigeriane presenti in Italia in proporzione, ci sarebbero state 4000 morti e non 100. Detto ciò, come già detto, uscirei da questa “accusa” di fare due pesi e due misure, Rho, che come ti ho detto riguarda, mi pare, molto più le femministe pro-prostituzione. Io personalmente non ho alcun problema con l’abolizione del matrimonio, mi pare che invece sorgano molti problemi quando si osa pronunciare la parola abolizione della prostituzione. Qualche giorno fa sull’Internazionale una donna scriveva: “Come fare a non beccarmi i soliti sguardi di compassione quando dico che come lavoro faccio la mamma?” Come mai tanta paura di “sovradeterminare” le sexworkers e nessuna attenzione allora a ciò che dicono di sé le casalinghe e madri a tempo pieno, alle donne che scelgono di sposare uomini ricchi per concedersi ogni lusso, ecc..? Capisco il problema dello stigma che pesa sulle donne in prostituzione, ma bisogna stare anche attenti a ricordarsi che anche alla prostituzione siamo spinte dal sistema e che in verità si è ultimamente molto acuita una propaganda banalizzante su quanto è glamour fare la geisha o la “squllo perbene” e su come si possono – facendosi un po’ furbe – guadagnare tanti bei soldi in poco tempo, diventando le “sugar baby” di uomini ricchi. Guadagnare divertendosi, lessi un po’ di tempo fa sul Corriere dell’Università. Non mi pare che questa propaganda sia meno martellante di quella che ci invita a visitare la fiera Tutto sposi per il nostro giorno da “principesse”.

    • 28 gennaio 2013 14:20

      @valentina S. ti ripeto che secondo me i discorsi che facciamo io e te per molti versi vanno nella stessa direzione. Ripeto che con me non stai parlando con qualcuna che indica la prostituzione come qualcosa da celebrare. Non celebro nessun lavoro. Ma proprio nessuno. Sbagli indirizzo. Figurati, in questa società trovo ci sia veramente poco da celebrare. Molto molto poco. Come si dice qui, “sfondi una porta aperta”. Ma credo che occorra prendere in considerazione tanti aspetti delle cose, in primo luogo singolarmente , punto per punto, per poi cercare di farsi un quadro generale, senza omettere ambiguità, contraddizioni e sovrapposizioni di verità diverse. Ripeto a mo di mantra, c’è poco da incensare. In generale il mercato del lavoro per come lo conosciamo è sfruttamento e frutto di rapporti di potere, figurarsi se trovo ci sia qualcosa da incensare. Intanto c’è qualcosa di sicuro da fare: rispetto per le/i sexworker e per le loro scelte e insieme, CONTEMPORANEAMENTE, a questo denunciare pubblicamente cosa significa tratta e sfruttamento.

      • Valentina S. permalink
        1 febbraio 2013 18:14

        Rho, c’è una cosa che non mi è chiara e vorrei capirla meglio. Ora tu mi parli di prostituzione come lavoro, mentre hai fatto un’analisi del matrimonio come istituzione patriarcale. Per te quindi la prostituzione non lo è, è semplicemente un lavoro come un altro? Te lo chiedo per capire meglio come la pensi. Grazie.

        • akarho permalink
          2 febbraio 2013 02:23

          @Valentina S. Una cosa non esclude l’altra. A volte la stessa cosa assume significati diversi in contesti diversi (tipo il “lavoro”, ma non solo, dipende cosa s’intende “per”) oppure la stessa cosa può assumere significati diversi contemporaneamente ed anche in modo contraddittorio. Forse è più chiaro se dico che non celebro nessuna forma di privazione di lilbertà o di compromesso rispetto a tempi, sogni, desideri in cambio di soldi. Non celebro nessuna rinuncia a nessuna parte di sè, che sia fisica, di tempo, di affetti, di piacere, di espressione di “identità” in cambio di soldi. Non c’è niente da celebrare, ma c’è da sopravvivere. Di soldi abbiamo bisogno per campare. In ogni caso è necessario tener presente che c’è chi parte da una posizione privilegiata e chi no (a diversi livelli ad esempio sostegno familiare, rete amicale, possibilità di acquisire strumenti/competenze, tempi ed energie….bla bla bla). Dal mio punto di vista la prostituzione è un fenomeno particolarmente complesso, in cui si interecciano tantissimi piani. Un lavoro come un altro, chiedi. Non so dire. In assoluto credo non si possa dire nulla. Di assoluto ci sono le astrazioni. Parlando di vite reali, da quel che vedo e sento io per alcun* lo è, per altr* no, altr* sono costrett* e via dicendo avanti e indietro nelle diverse gradazioni di contesti/possibilità/momenti/sensibilità/immaginari. Sicuramente c’è uno stigma specifico rispetto alle donne ed in particolare su donne e minori sembra evidente ci sia un sistema di sfruttamento/tratta. Questi sono due degli elementi su cui credo sia necessario soffermarsi, nelle loro diverse implicazioni. Ma non ho risposte in tasca men che mai “risolutive”, solo vari tasselli che manco combaciano tante volte e ancora ne mancano molti, credo. Penso che tutte queste differenze contribuiscono a mettere in evidenza aspetti diversi. E penso che rispetto ed ascolto a tutte le parti coinvolte direttamente siano dovuti, come minimo. Spero di averti risposto esaustivamente e che sia più chiaro.

  19. paolam permalink
    29 gennaio 2013 23:28

    Scusate, intervengo per l’ennesima volta perché vedo che mi si risponde direttamente, e con un fraintendimento di ciò che ho scritto, anche se ritengo che ciò che ho scritto sia abbastanza chiaro, per chi vuol capire. Ripeto, comunque, per l’ennesima volta 1) Stiamo parlando dei paesi giuridicamente evoluti in senso paritario o no? Come, sempre sul piano giuridico, tra i quali è ormai anche l’italia. Bene, in questi paesi il contratto matrimoniale è un contratto tra pari. 2) Ciò non significa, necessariamente, che a questa parità giuridica corrisponda una parità economica, e una autonomia culturale, tra i due componenti della coppia. Giusto? Giusto, allora è in queste disparità, che appartengono all’ordine economico e culturale (leggi modi di pensare e di sentire) che dobbiamo trovare le cause, anche, dei femminicidi. E comunque le cause della subordinazione della componente donna all’interno della coppia. 3) Queste disparità, dato che appartengono all’ordine economico e socio-culturale, riguardano anche le coppie tra le quali non intercorra un contratto matrimoniale. Spero non lo si vorrà negare. 4) Non ho mai avvertito la necessità di contrarre matrimonio con chicchessia, né uomo né donna, ma questo mio modo di essere non si estende fino all’esigenza di togliere questa possibilità ad altri, anche e soprattutto perché questa possibilità, oggi, e dal punto di vista giuridico, si configura (ma non l’abbiamo capito?) come un contratto tra pari. 5) Per le disparità economiche, per le perversioni culturali sistemiche dell’eredità maschiocentrica, ci sto lavorando anch’io volentieri ad eliminarle. E ci sono atti che possono rafforzarle, come ci sono atti che possono indebolirle. Io lavoro nel secondo campo. E siccome il prostituire, e anche il prostituirsi, è un atto che le rafforza, io ci lavoro contro, senza che questo lavoro contro si estenda al voler vietare a qualcuna di prostituire solo ed esclusivamente sé stessa, in totale autonomia ed indipendenza sotto tutti gli aspetti. Possiamo continuare all’infinito a ripetere gli stessi concetti. Io me asterrò d’ora in poi.

    • 11 febbraio 2013 10:09

      @paolam E’ tua opinione personale che “rafforza”. Io ad esempio penso che l’analisi “rafforza il patriarcato” sia semplicistica, riduttiva e non tenga conto delle strategie di sopravvivenza e autonomia di molte donne. Eh, già , la vita è spesso complessa e pone di fronte a contraddizione e a scegliere tra diversi compromessi.

  20. 11 febbraio 2013 10:00

    Voglio condividere con voi ulteriori spunti di riflessione riguardo all’introiezione di paradigmi-istituzioni patriarcali, quindi vi giro un’invito della Coordinamenta femminista e lesbica che invita tutte
    il 14 febbraio 2013
    nello spazio separato del 22 di via dei Volsci-Roma-
    alle ore 17,30
    per discutere insieme e
    decostruire/decodificare/destrutturare
    il paradigma dell’amore romantico
    perchè
    “L’AMORE ROMANTICO UCCIDE !!!”
    ….è parte fondamentale della strutturazione socio-economica di assoggettamento delle donne come idealizzazione della felicità dipendente da qualcun altro, come inadeguatezza e mancanza senza la metà che ci dovrebbe completare per destino, che porta le donne, educate fin dall’infanzia nell’attesa del principe azzurro, nelle sue più svariate accezioni modernizzate, a considerare la conquista dell’ “amore” come realizzazione imprescindibile, a tollerare la violenza nel rapporto, a considerare la sofferenza come prezzo da pagare pur di mantenere l’affetto dell’altro, a non considerarsi mai persona compiuta in sè.

    L’amore romantico è uno dei fattori più insidiosi a sostegno della violenza sulle donne ed è una strutturazione così forte che il sistema è riuscito a far entrare così profondamente nella nostra costruzione personale da investire anche i rapporti non eteronormati….
    Vi aspettiamo
    insieme a tè. pasticcini,torte, musica e vino rosso,
    perché la consapevolezza di noi tutte diventi comprensione dei meccanismi con cui agisce questa società patriarcale e neoliberista e diventi rifiuto della passività, della vittimizzazione, della delega, diventi capacità di reazione, assunzione della risposta e consapevolezza della nostra forza!!!
    Le coordinamente
    fonte:http://coordinamenta.noblogs.org/post/2013/02/09/lamore-romantico-uccide/

  21. Flavia Vendittelli permalink
    13 maggio 2013 14:48

    A chi parla di “libera scelta” consiglio di leggere questo articolo:
    http://axisoflogic.com/cgi-bin/exec/view.pl?archive=157&num=24976 (in inglese)
    http://www.rebelion.org/noticia.php?id=54184&titular=¿crimen-o-castigo?- (in spagnolo)

  22. riccardo permalink
    15 maggio 2013 15:13

    Bella teoria, le ragazze sono incapaci di agire e affette dalla sindrome di Stoccolma per “tutta una serie di motivi” che però è meglio non spiegare, soprattutto alle ragazze stesse per evitare di farsi ridere in faccia. Se sono consenzienti sono per forza soggiogate da una qualche forza misteriosa che le costringe a guadagnare, nella legalità, 8000 euro al mese invece che 1000 in fabbrica sorridendo al capo, mi raccomando, e ridendo alla battuta grassa…Basta guardarsi intorno, basta costruire proibizionismo e guardarsi intorno, perbacco, perchè i Paesi che legalizzano e danno dignità e diritti facciamo finta che non esistono, non entrano bene nella teoria “tutte schiave”…
    Il cliente è un cliente, non è cosiddetto. E si è anche rotto di farsi offendere da persone che non conoscono la realtà della legalizzazione, da persone alle quali piace il proibizionismo e considerano tuitta la sessualità che non corrisponde al loro modello squallida e degradante…. La maggior parte dei clienti paga donne che vogliono prostituirsi, NON paga donne vendute, lo sanno tutti, basta con queste offese!!!
    Giriamola giusta la frittata, anche se è indigesta, La responsabilità delle condizioni delle sex workers in Italia è di chi organizzza leggi proibizioniste e dunque dei partiti di destra, del Vaticano e soprattutto delle femministe proibizioniste autoritarie donniste SNOQ comprese. Anche stanotte le ragazze saranno in strada e non al sicuro per causa vostra, il loro pane(i clienti) scapperanno dalle ordinanze e dalla polizia (amica vostra..?) e qualcuno dietro il suo computerino sarà contento, la dignità della donna è salva….
    Vergognarsi un poco no, vero?
    Sex Work is Work

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