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Corpo in crisi

31 gennaio 2013
Elisa Grezzani, La donna vitruviana

Elisa Grezzani, La donna vitruviana

L’effetto che la crisi ha sui nostri corpi è ampiamente sottovalutato, quando non completamente ignorato. In momenti cui i media ci parlano solo di strumenti finanziari e di bilanci, di spread e di redditività, di elezioni, in tutto questo c’è un grande rimosso che è il nostro corpo. Ma anche mentre nessuno ne parla il nostro corpo esiste, ed è nella crisi: economica, politica, culturale, in definitiva, di civiltà che stiamo vivendo. La crisi ci affama, ci infreddolisce, ci toglie (le risorse pubbliche per) la salute. E siccome l’anima è una mente individuale, si comprendono anche gli aspetti psicologici e psicosomatici: la crisi ci toglie il sonno, ci toglie nutrimento, socialità, ci rende stanche, frustrate, preoccupate. Anche i corpi possono vivere vite buone e vite cattive, ma lo dimentichiamo. Forse se ritrovassimo le parole per i nostri corpi ritroveremmo noi stessi. Racconterò un piccolo stupido aneddoto: ieri sono salita in treno – dovevo andare molto lontano ed era l’alba. Mentre mi sistemavo nel mio posto è passata una ragazza su per giù della mia età, bionda, con una divisetta rossa, un trucco forte e l’accento dell’est. Faceva la promoter e stava regalando a tutti gli stanchi come me campioni di fasce autoriscaldanti per il mal di schiena. Ancora mezzi addormentati, io e gli altri passeggeri abbiamo accettato l’omaggetto con un surplus di entusiasmo, acceso non solo dal fatto che fosse gratis, ma addirittura perché prometteva di curarci un dolore fisico. Perché la colonna vertebrale scricchiola. Le mani sono screpolate. Il sonno non riposa. Il cibo è scadente, lo dobbiamo comprare così. I mezzi pubblici sono troppo freddi, o insopportabilmente caldi. In posta non ci sono sedie sufficienti per poter aspettare seduti, le gambe fanno male. I nervi si tendono. Il riscaldamento magari spegniamolo, spendiamo troppo. In quanti di noi si svegliano con il mal di testa, o non riescono ad addormentarsi, o si rapportano male col cibo, o soffrono di dolorini e disturbetti che si potrebbero tranquillamente definire cronici? In quanti potrebbero dire di star vivendo la crisi e contemporaneamente di sentirsi fisicamente bene?

Più mi ascolto “corporalmente” e intorno osservo i miei simili, più ne vedo chiarissimi i sintomi: siamo corpi doloranti in società capitalistiche avanzate.

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4 commenti leave one →
  1. 1 febbraio 2013 10:39

    Quanto mi trovo d’accordo!
    Ci sono mattine in cui hai una tale sensazione di debolezza, debolezza e impotenza praticamente di fronte a tutto, che non usciresti di casa.
    Le sofferenze sociali il corpo le sente. Eccome.

  2. viola permalink
    1 febbraio 2013 11:03

    Grazie chiara per questa piccola chicca. I mezzi “pubblici” sono sempre rivelatori dei diversi stati psicofisici. è così, mi ci sento così vicina: è una questione di continuo rimpallo tra quello che devi, quello che vuoi e quello che in ogni momento ti levano. non solo “materialmente” (anche se…) ma anche simbolicamente, ideologicamente. L’occidente avanzato non fa altro che proseguire nella sua battaglia senza quartiere di spezzettamento dei corpi e di continua scissione tra la mente (!!) e il corpo, come se fossero due cose così separabili.
    v.

  3. Valentina S. permalink
    1 febbraio 2013 16:24

    Grazie Chiara! Ottimo pezzo! Giustissimo! Ne parlavo tempo fa con un’amica di lotta. E’ necessario per il capitalismo farci “dissociare” dai corpi, perché se li ascoltassimo non potremmo vivere così.. Anche quando il corpo è celebrato è sempre una finta celebrazione dietro cui si nascondono frustrazioni indotte, dolore e torture auto-inflitte (vedi Il mito della bellezza di Naomi Wolf).

  4. 3 febbraio 2013 19:28

    “Miliardi di gambe forti e polpacci saldi e caviglie gonfie e ginocchia indolenzite e mani ruvide mi hanno preceduta permettendo al mio corpo di stare qui nella sua interezza proprio adesso”.

    http://laboratoriodonnae.wordpress.com/2013/02/03/non-devo-niente/

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