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Nessuna indignazione

29 aprile 2013

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Italia, dall’alto: i politici si vantano delle presenze femminili nella nuova squadra ministeriale. Italia, dal basso: qualcosa non sta (ancora) andando per il verso giusto.

La vicenda dello stupro a Montalto di Castro è relativamente nota. Montalto è un paesino laziale circa 100km a nord da Roma, meno di 10mila anime. Era il 2007 quando M., una ragazzina di 15 anni che stava partecipando a una festa, venne attirata in una pineta appartata, e lì violentata per ore da 8 coetanei. Quando M. riuscì a raccontare e denunciare il crimine di cui era stata vittima, non solo i suoi concittadini non le credettero, ma anzi l’accusarono di essere la vera colpevole dell’accaduto, di essere stata non solo “conseziente” ma in realtà la vera “provocatrice” che con la sua “minigonna” aveva fatto cadere in “tentazione” quei “bravi ragazzi”, così “normali”. Addirittura il sindaco di Montalto Salvatore Carai (Partito Democratico) anticipò dalle casse comunali i soldi per le spese legali degli 8 ragazzi. Evidentemente aveva buone ragioni per ritenere di ottenerne vantaggi politici. Chiunque può facilmente trovare notizie sull’iter giudiziario della vicenda, che qui non ripercorro. Il punto è che, in questi sei anni, questa vicenda è entrata in circolo nei mass media, e ogni volta che ne leggo o ne ascolto credo di leggere una notizia meritevole di suscitare la più grande, vibrante, giusta indignazione. Ma pochi giorni fa un’amica parlando mi ha detto una cosa molto semplice: non c’è nessuna indignazione. Nessuno è indignato, tranne noi. È vero. Se la gente fosse indignata come dovrebbe, se l’ingiustizia di uno stupro fosse percepita nel suo immenso orrore, Montalto di Castro non potrebbe essere Montalto di Castro. I suoi cittadini e le sue cittadine non si sarebbero schierati e schierate pro-stupro, a favore del branco. Il sindaco non sarebbe nemmeno stato eletto – oppure sarebbe stato cacciato a furor di popolo. I tribunali non avrebbero proposto dei blandi servizi sociali per gli 8 rei confessi. Montalto come un fedele microcosmo, una palla di vetro che rispecchia il macro: l’Italia non sarebbe l’Italia. Una donna viene stuprata e – nonostante le emozioni e le riflessioni di voi che state leggendo un articolo in un blog femminista – dobbiamo prendere atto che intorno a noi non c’è nessuna indignazione. Abbiamo guardato, ora abbiamo visto: questa è l’Italia dal basso. E in questa vicenda rimaniamo scandalizzate/i dagli effetti estremi di una cultura profonda che però, in realtà, sperimentiamo tutti i giorni – anche se spesso, per fortuna, in circostanze meno tragiche. Ma altrettanto inequivocabili: una donna non ha diritto a una sessualità libera. Una donna non è meritevole di essere creduta per ciò che dice su di sé. Una donna che si ribella dev’essere punita dalla comunità di appartenenza. Una donna non è profondamente un essere umano, comunque mai quanto un uomo.

3 commenti leave one →
  1. Maria Luisa permalink
    29 aprile 2013 09:58

    Sono molto d’accordo con Clara sulla analisi di quanto è avvenuto di gravissimo e più appariscente a Montalto, ma che è molto presente ancora in tutta la società. Per modificare davvero i comportamenti e i valori correnti nella società è indispensabile svolgere un lavoro di ascolto in profondità sul simbolico, anche, forse ancor più, su quello meno appariscente, quello che avviene ancora nelle famiglie, nella educazione dei figli, nelle richieste alle donne nella famiglia, con il plauso della coppia eterosessuale nella famiglia, mascherando le violenze sottili che solo uno sguardo femminista sa cogliere anche nei piccoli gesti, negli sguardi, negli atteggiamenti. Grazie a Chiara, brave a tutte le amiche di “femminile plurale” per il lavoro anche sottile che svolgete.
    M. Luisa Gizzio

  2. 29 aprile 2013 18:03

    Sono indignata e senza parole, gente che non vuole vedere la realtà…

  3. 30 aprile 2013 01:55

    Mi ha colpito la frase di Agnese “gente che non vuole vedere la realtà”. Quando la realtà è palesemente in conflitto con la cultura e l’identità di chi assiste a un fatto, questo viene distorto. Che ne pensate? Ne ha parlato lo psicologo cognitivo-comportamentale Daniel Goleman in “Menzogna, autoinganno, illusione”.

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