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La Società delle Estranee

2 maggio 2013

Da un punto di vista femminista, il problema della partecipazione politica femminile risulta una sorta di falso problema. Il punto non sono quante donne seggano in Palrmento, il problema è la struttura (patriarcale) in cui si trovano ad agire.  In relazione a questo tema, riportiamo una riflessione di Angela Putino che illustra il pensiero di Virginia Woolf in merito alla partecipazione e al coinvolgimento politico delle donne nella società patriarcale.

feminin

«La differenza, il divenire delle donne, devono perciò essere indifferenti agli inviti che spingono a partecipare e a includersi, indifferenti ai modi in cui il legame sociale si ostenta e prende corpo.

Se Virginia indica un mondo di donne che, inserendosi negli ordini legislativi, li corregga – e i termini sono non quelli di un’estensione dei diritti, ma di una messa in questione dei significati di libertà e di giustizia – vede però solo nell’alterità del farsi straniere l’unico linguaggio possibile. […]

L’estraneità, il farsi straniere reciprocamente, l’esteriorità all’altro è il respiro che Virginia introduce per pensare le relazioni politiche. L’ambito del «proprio» tra donne appare molto esiguo: brevi i contorni che lo delimitano e le attività comuni si circoscrivono in un ambito giudiziario-statuale; occorre garantire al genere femminile un pieno accesso ai diritti civili.

Ma già qui l’incrocio con una linea di esteriorità si apre e Virginia, scorrendo le abitudini coloniali e nazionalistiche, svela un dispositivo sempre attuale di selezione – gli inclusi che hanno diritto e gli esclusi a cui non si riserva nulla, neppure cultura e dignità.

È per accostarsi a dei privilegi che le donne si muovono? Per enfatizzare e confermare il mondo occidentale così come è divenuto? Non può sfuggie che, a questo bivio, il tono e gli inviti de Le tre ghinee sono interamente rivolti alle donne: occore una Società senza sede, senza comitato, senza segreteria, senza riunioni e convegni; essere estranee è un invito da far funzionare nel «genere», per non avere in comune nessuna di quelle esigue opere che pure fanno comunanza. L’essere estranee è l’elemento inafferabile che situa l’una verso l’altra in un rapporto esteriore, e fa affiorare l’apparire delle donne nella sfera pubblica come una ricerca condotta da una molteplicità in divenire, presa da un «fuori» che, per trovare incontri, non ha bisogno nè di convergere nè di accomunarsi».

da Angela Putino, Amiche mie isteriche, Edizioni Cronopio, Napoli 1998.

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