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Corpi in crisi – parte 3

22 maggio 2013

Domande su: corpi delle donne, medicalizzazione preventiva e medicalizzazione negata

jacewallace

Jace Wallace

La notizia della mastectomia preventiva a cui si è sottoposta l’attrice Angelina Jolie ha suscitato molte riflessioni, commenti e critiche. Ne abbiamo parlato anche qui, soprattutto in relazione alle modalità (oggettificanti per l’attrice) in cui la notizia è stata trattata. Tuttavia, questa notizia ci fornisce ulteriori spunti per una riflessione più ampia sulla concezione e la percezione del corpo e dei corpi nella società in cui viviamo.

La notizia dell’operazione della Jolie è stata considerata come positiva in relazione alla prevenzione del cancro al seno. Tuttavia, sarebbe necessario ragionare sulle modalità, sui limiti e sui metodi della prevenzione. Non solo del cancro al seno, ma del cancro in generale. Al di là della consapevolezza che il cancro rappresenta la più grande paura della donna e dell’uomo contemporanei, cosa sappiamo veramente di questa malattia? Cosa sappiamo dei metodi di cura e della loro validità? Cosa sappiamo del reale progresso medico, delle modalità in cui esso si struttura anche in relazione all’economia e alla società? Cosa sappiamo rispetto alla diagnosi precoce che conduce spesso al sovratrattamento, ovvero al trattamento non necessario di pazienti, con somministrazioni di farmaci e cure dagli enormi effetti collaterali tra i quali lo sviluppo di altre patologie cancerogene? Non molto. A questo proposito, l’interessante articolo di Peggy Orestein tradotto dal blog Le Amazzoni Furiose (prima parte e seconda parte).

La paura del cancro e` legittima: il modo in cui gestiamo quella paura, mi sono resa conto – come rispondiamo ad essa, che emozioni proviamo – puo` essere manipolato, impacchettato, commercializzato e venduto, talvolta proprio da chi sostiene di stare dalla nostra parte.”

Oltre a ciò, bisognorebbe ampliare ulteriormente il nostro ragionamento al ruolo della medicina in generale. Sarebbe necessario accorgersi di quanto la nostra vita sia iper medicalizzata, così come bisognerebbe ragionare sui metodi di studio, di scoperta, di correlazione impiegati dalla medicina, anche in relazione ai paradigmi antropologici che fanno da base per la teoria e la pratica medica.

È quasi ironico: siamo abituate a mettere in discussione ogni aspetto della vita e

Jason Freeny, "Barbie Anatomy"

Jason Freeny, “Barbie Anatomy”

dei saperi, allo scopo di svelare i meccanismi le strutture nascoste a cui soggiacciono sessismo, razzismo e/o ingiustizia sociale, ma prendiamo il sapere medico come incontrovertibile e incontestabile. Assolutamente scientifico e, quindi,  assolutamente veritiero. Mi auguro sia ovvio che questo non è un invito al rifiuto delle cure mediche, ma rappresenta un invito (che pongo in primis a me stessa) a riflettere su questo fatto.  Forse per paura e forse perchè l’ambito della medicina è quello del corpo e del suo “misterioso” funzionamento, non mettiamo mai in discussione (o in dubbio) il valore della medicina così come è pensata e agita oggi. Il modello (cartesiano) di netta separazione tra mente e corpo è la base concettuale su cui si sviluppa l’intero pensiero medico occidentale.

In un’ottica di separazione così radicale tra mente e corpo, una decisione come quella della Jolie è sacrosanta e oggetto di plauso. Il corpo è modificabile, smembrabile, perchè il corpo non coincide con l’io, con il mio me stesso, che coincide invece con la  mente, il corpo è solo quel mezzo che ci porta in giro (anche se in realtà è ciò che ci da “sostanza”).

Infine altre due domande di ordine sociale ed economico, direi “di classe” se non fosse un’espressione considerata ormai estremamente datata.  Angelina Jolie ha deciso di sottoporsi all’operazione in primo luogo perchè se lo poteva permettere. Quante donne si potrebbero permettere di pagare un intervento di questo genere a scopo preventivo? E pensando all’Italia, quali strutture non private accetterebbero di sottoporre una paziente ad un intervento così invasivo e costoso per prevenire l’insorgenza di una malattia?

Inoltre, chi più di un’attrice come la Jolie, universalmente considerata simbolo della bellezza e del fascino femminili, è esempio dello squilibrio di genere relativo al fatto che le donne siano ancora identificate prima di tutto con la corporeità? Lei però non è solo corpo, talvolta, in situazioni come questa, in cui entrano prepotentemente in gioco la paura, la malattia, la morte e le emozioni, la sua persona pubblica ne viene profondamente umanizzata. Altrettando non si può dire però per altre donne, che sono e rimangono solo corpo. Penso per esempio a Beatriz, 22 anni, incinta di venti settimane, affetta da lupus e grave insufficienza renale, che vive in un paese in cui non può abortire. La gravidanza la ucciderà. Lei è solo corpo, e in particolare corpo di donna,  dunque sacrificabile in nome della vita (altrui). Un corpo a cui, a causa di principi religiosi e patriarcali, viene negata la medicalizzazione e la cura.

Qui per firmare la petizione rivolta al Presidente e alla Corte Suprema di El Salvador per permettere a Beatriz di abortire.

5 commenti leave one →
  1. paola m permalink
    23 maggio 2013 01:04

    Capisco l’intenzione, e in parte la condivido, ma invito tutte quante noi a fare attenzione: a me la medicina, intelligente, ha salvato la vita. Più di una volta. E la prima volta, tanti tanti anni fa, ad opera di un medico che sosteneva essere la medicina una scienza arretrata.

  2. 23 maggio 2013 11:57

    Sono interamente d’accordo con la prevenzione, che deve essere fatta con visite e controlli periodici (tanto più da chi ha già una predisposizione per certe patologie), ma perché pensare sempre e solo negativo ? Perché mutilarsi il corpo in nome di una ipotetica probabilità di sviluppare il cancro ? Il cancro può venire a chiunque, familiarità o no. E può non venire mai, familiarità o no. Io penso che dietro una scelta come quella di Angelina ci sia solo ed esclusivamente una grande, grande paura, che ci accomuna tutte: chi di noi non ha mai pensato “e se mi venisse un cancro ?” Io sono stata operata per un nodulo quando avevo circa 20 anni (non era niente di grave) ma il pensiero c’era, fisso. Poi mi sono detta : perché devo vivere così male ? Non va bene. E ho cancellato il pensiero dalla mia testa, completamente. Non lo so, ognuno vive questi pensieri in maniera diversa, quindi non credo ci sia una soluzione perfetta per tutti, io penso sempre positivo e (sembra scontato, scusate) penso che se Dio ha voluto così, così deve essere: se devo morire, morirò; se devo vivere a lungo come mia nonna (se ne è andata a 94 anni), vivrò. E’ la vita ed è quello che ci facciamo con essa che determina la nostra serenità interiore.

  3. Ilaria Durigon permalink*
    23 maggio 2013 16:07

    Secondo me bisognerebbe essere un po’ più attenti e meno superficiali quando si trattano argomenti così complessi che richiedono competenze molto approfondite. Mi lascia francamente perplessa questa parte dell’articolo “cosa sappiamo veramente di questa malattia? Cosa sappiamo dei metodi di cura e della loro validità? Cosa sappiamo del reale progresso medico, delle modalità in cui esso si struttura anche in relazione all’economia e alla società? Cosa sappiamo rispetto alla diagnosi precoce che conduce spesso al sovratrattamento, ovvero al trattamento non necessario di pazienti, con somministrazioni di farmaci e cure dagli enormi effetti collaterali tra i quali lo sviluppo di altre patologie cancerogene? Non molto.” Del cancro che, è bene ricordarlo è una malattia e non un argomento di discussione su cui sia possibile difendere qualunque opinione, si sanno molte cose e anche sulla validità o meno dei metodi di cura. Mi par di sentire, leggendo queste parole, quelli che sostenevano e ancora sostengono che la chemioterapia fosse un’invenzione dell’industria farmaceutica, totalmente inefficace e adottata solo per motivi economici. Si tratta di argomenti molto pericolosi e francamente inopportuni. Ci sono persone che rifiutano cure che potrebbero salvarle credendo a queste stupidaggini.

    • 27 maggio 2013 14:01

      Mi sembra un po’ improbabile che qualcuno “leggendo queste stupidaggini” rifiuti delle cure che potrebbero salvargli la vita, e mi dispiace che di tutto quello che c’è nel post sia passato solo questo, come se fosse un invito complottista al rifiuto della medicina tradizionale.
      Il punto è che è molto interessante interrogarsi sui progressi medici (che nessuno mette in dubbio possono salvare e salvano vite) anche alla luce delle trasformazioni sociali ed economiche. Rimando al articolo di Peggy Orestein che ho linkato nel post (che tra l’altro è in traduzione anche sul numero di Internazionale di questa settimana), che non mi sembra nè superficiale nè approssimativo, ma molto ben fatto e ben documentato.
      Farsi delle domande sulle modalità di funzionamento della medicina non significa negarne il valore; domande che oltretutto vengono formulate dagli stessi medici che si trovano a fare studi specifici su questo.
      Ciò che mi interessa nella notizia dell’operazione della Jolie è come a livello simbolico ricopra un ruolo centrale il modello antropologico cartesiano di netta separazione tra mente e corpo e come una scelta che io giudico coraggiosa ma anche estrema e radicale (insomma immagino non sia stata una decisione semplice) sia possibile e anzi assolutamente auspicabile, se inserita in un contesto teorico e concettuale supportato da quel modello. Modello che, al di là dei riferimenti alla medicina di questo post specifico, in generale, andrebbe radicalmente messo in discussione.

      • Ilaria Durigon permalink*
        28 maggio 2013 09:13

        Personalmente non credo che la lettura di un articolo, per quanto lo si possa reputare esaustivo (in base a cosa?), possa dare un’idea lontanamente chiara di come stanno le cose. il fatto che mi sia soffermata sulla parte che metteva in dubbio la validità delle cure, non significa che non abbia letto il resto. Anche su quello nutro molti dubbi. Innanzitutto sul fatto che il caso possa essere ascritto ad una questione di genere: è degli immediati giorni successivi che si parlava di un uomo che si è fatto togliere la prostata per gli stessi motivi, ovvero in via preventiva. Nè che si possa ridurlo ad una questione economica: in alcuni casi si tratta di operazioni passate dal servizio sanitario pubblico (non in america ovviamente). Nè sono d’accordo con il fatto che qui c’entri qualcosa il modello cartesiano del dualismo corpo-mente. La nascita della chirurgia è precedente a Cartesio. Da sempre, si toglie ciò che è malato. La vera questione mi pare quindi fosse quella dell’idea di ‘prevenzione’. Sull’idea di farsi curare per una malattia che ancora non si ha. Per me uno che ha l’87% di possibilità di ammalarsi (statistiche basate sui fatti) è malato, per altri è sano. Qui sta la vera questione. resta il fatto che per me ognuno dovrebbe essere libero di decidere del proprio corpo, in casi in cui si tratta di decidere della propria vita e della propria morte. L’idea che un giorno tutti si faranno amputare per paura di morire (cose che sono state dette in questi giorni di dibattito) mi pare proprio fantamedicina. La ricerca va avanti. E un giorno, presto o tardi, una cura per il cancro si troverà e di queste operazioni non ci sarà più bisogno.

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