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I laboratori di Paestum 2013: Maternità – non maternità

24 ottobre 2013

2013Un ringraziamento speciale ad Alessandra Pigliaru che ha lanciato e sta curando questo bellissimo progetto di restituzione dei laboratori tematici di Paestum 2013.

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Il blog di Paestum riprende un bel progetto di Alessandra Pigliaru che per il suo blog Gli occhi di Blimunda sta raccogliendo, da alcune donne che hanno partecipato, report dei 9 laboratori svoltisi a Paestum nel pomeriggio di sabato 5 ottobre. Questo progetto è innanzitutto un modo di dare conto dell’attività avvenuta in gruppi più piccoli rispetto alle plenarie, rendendo disponibili a tutte le esperienze che a Paestum si sono vissute in parallelo. Inoltre offre uno spazio per maturare riflessioni nel “dopo”. Infine, è anche un invito a tutte le donne partecipanti a inviare a questo blog (compilando la mascherina che si trova in corrispondenza di “Mail“, nel menu in alto) articoli, racconti e riflessioni su quell’esperienza. Questo quinto articolo è dedicato al laboratorio Maternità – non maternità (per il primo “Autocoscienza” qui, per il secondo “Sessualità, amore, violenza” qui, per il terzo “Welfare e nuove cittadinanze” qui, per il quarto “Cura di sè, delle relazioni, del mondo”qui). Buona lettura!

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Per il quinto appuntamento delle conversazioni intorno ai laboratori dell’incontro Libera ergo sum, ho incontrato Chiara Melloni e Ilaria Durigon che hanno partecipato allo scambio su Maternità – non maternità.

Intanto grazie per la disponbilità a entrambe, care Chiara e Ilaria. Vorrei che mi raccontaste la ragione della proposta di un laboratorio su questo tema. Da quali pratiche politiche arriva l’esigenza?

Premettiamo che “maternità / non maternità” è stato un laboratorio molto intimo, per cui è difficile rispondere a delle domande e restituire alle non presenti un report. In ogni caso il lavoro di restituzione è importante, quindi invitiamo anche tutte le altre donne che hanno partecipato a scrivere, se vogliono, il loro racconto di questa esperienza vissuta insieme. La proposta di un laboratorio sul tema “maternità / non maternità” è emersa durante i mesi di preparazione all’incontro di Paestum 2013, dal confronto con le firmatarie della Lettera di invito. Sentivamo la necessità di confrontarci su un tema importante e denso di implicazioni, ma spesso ridotto ai tecnicismi di problematiche specialistiche. Con questo non volevamo e non vogliamo togliere importanza a temi specifici connessi a “maternità / non maternità” (per esempio 194, aborto, lavoro di cura e lavoro domestico, solo per citarne alcuni) anzi, al contrario: ricondurre questi temi specifici a un’analisi ampia, andare per così dire alla loro radice, per noi significava gettare luce, trovare profondità, dare respiro. Ricondurne le fila a un discorso sì composito e articolato, ma sostanzialmente unico.

Cosa vi ha restituito politicamente il laboratorio e lo scambio in presenza con altre donne su maternità e non maternità?

Il laboratorio è stata un’esperienza magnifica, partecipata e autentica. Cogliere l’occasione di Paestum 2013 per parlarne con altre donne è stata una gioia. Il gruppo “maternità / non maternità” ha avuto circa 12-15 donne partecipanti, quindi abbiamo avuto la fortuna di parlare di un tema così intimo in un piccolo gruppo. Alcune si sono stranite che su 500 donne e più che eravamo in assemblea plenaria, nel laboratorio dedicato al tema della maternità fossimo così poche! C’è chi è arrivata dicendo che aveva scelto quel laboratorio per il dispiacere che le procurava che un tema così importante avesse riscosso così poca partecipazione (anche questo è un aspetto importante, ci torniamo alla fine). Altre invece sono state subito felici di questa dimensione ridotta: come se la natura del tema quasi richiedesse una fiducia che si poteva costruire solo in relazione, quasi a tu per tu. Tutte insieme (nessuna ha moderato le altre, è stato naturale autoregolarci) abbiamo cominciato a ricomporre questo quadro complesso che dicevamo, a partire da pezzettini di esperienze di vita, di pratica e di pensiero. Infatti eravamo donne diverse non solo per età, ma anche per formazione, per approccio politico, per priorità… All’inizio il dibattito ha avuto degli aspetti tecnici, c’era forse da parte di alcune la voglia di “concretizzare”, di fare immediatamente rete su aspetti specifici (consultori, 194, pillola del giorno dopo ecc.) Ma il sentire del gruppo ha preso un’altra direzione, più riflessiva. Lo scambio in presenza ha una intensità senza paragoni. Così abbiamo parlato del fatto che il pieno statuto di “donna” dipenda ancora oggi dall’aver fatto o meno dei figli, anche se abbiamo registrato i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni. Abbiamo parlato della scelta di non fare figli, e di come viviamo altre forme di maternità, simbolica (per esempio sul lavoro) o indiretta (i bambini delle altre, i nipoti). Alcune hanno parlato di cultura della nascita e di medicalizzazione, di come le donne diventano (o meno…) madri; altre di come la condivisione del lavoro di cura nella famiglia patriarcale rafforzi perversamente la coppia uomo/donna, a scapito della sapienza tramandata da donna a donna. Abbiamo parlato di welfare e di dimissioni in bianco, di come il lavoro ci abbia “integrate” facendo finta che fossimo uomini. Abbiamo ragionato sulla decostruzione della famiglia, sulle famiglie omogenitoriali, se sia giusto o sbagliato definire semplicemente “genitore” (e non più “madre” e/o “padre”) gli adulti di riferimento del bambino. Ci siamo chieste: fare un figlio, al desiderio di chi risponde? È emerso, insomma, quel quadro composito e “tutto nostro” che palpita sotto il tema della maternità.

Finiamo questo breve resoconto con un piccolo aneddoto: chi ha seguito il dibattito su Paestum 2013 in questi mesi sa che la lista dei laboratori inizialmente proposta per il sabato pomeriggio è stata molto discussa. Quasi tutte le critiche sono state costruttive: i laboratori erano ovviamente troppo numerosi e dispersivi, e perciò era necessario accorparli e ridurli. Poco prima dell’inizio dell’incontro, quando oramai eravamo giunte alla lista definitiva dei nove laboratori che poi si sono effettivamente svolti, è stato proposto di accorpare il laboratorio “maternità / non maternità” a quello dedicato ad “autodeterminazione, corpi e sessualità”. L’accostamento aveva una sua logica, anche se alla fine non è passato. E nel nostro laboratorio ci siamo felicitate che quella proposta non fosse stata accolta, e che dunque uno spazio specifico e contemporaneamente aperto fosse stato dedicato a questo tema. Forse la proposta di riduzione del tema della maternità a quello dell’autodeterminazione da un lato, e la scarsa partecipazione che – anche se felice – è stata comunque un dato, dall’altro, sono indici di come il tema di “maternità / non maternità” non sia messo al centro del dibattito, quasi non ci riguardasse più o non ci riguardasse affatto. Rimangono le parole con cui alla fine del laboratorio una donna ci ha salutate sorridendo: “È incredibile come, su un tema così importante, ancora balbettiamo”.

[Ribloggato da qui e da qui]

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