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Alice Guy, ovvero il mondo a rovescia

28 gennaio 2014

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Devo essere grata a Nadia Pizzuti e ad Archivia per aver organizzato presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma un ciclo di appuntamenti dedicato a “Il ritorno delle cinepioniere“, ossia alle donne di cinema – registe, attrici, sceneggiatrici – che fino all’avvento del sonoro e di Hollywood avevano potuto essere attive nei mestieri del cinema pur non disponendo di grandi capitali . Fu quando arrivò il denaro che le donne, ci spiega Nadia, furono tagliate fuori dai giochi e «relegate in ruoli di “star” o di “femme fatale” e in posizioni subalterne». Un altro elemento di riflessione su come il denaro possa essere letteralmente la materializzazione del potere, che a sua volta sostiene solo a politiche e culture maschiliste e/o esclusive.

Il primo appuntamento è dedicato ad Alice Guy (a questa pioniera è intitolata anche la Circola nel cinema Alice Guy, l’associazione di cultura e promozione del cinema delle donne di Cagliari). Nadia ci presenta Alice Guy come una donna capace di giocare con la comicità, di suscitare la risata, di giocare con i ruoli – anche di genere. E in effetti dei tredici corti e cortissimi proiettati sabato scorso riporto qui solo uno dei più divertenti: 1906, Les résultats du féminisme. In poco meno di 7 minuti questo corto muto (ma nella versione proposta qui è accompagnato da una bella musica, adatta) ci mostra un mondo in cui donne e uomini si scambiano i ruoli di genere.

Nella prima scena vediamo una moglie fredda che accompagna il marito a un the con gli amici, questi con i fiori tra i capelli chiacchierano, scherzano, si provano dei capi di abbigliamento rimirandosi davanti allo specchio. Uno di loro non fa in tempo ad uscire di casa che subito viene abbordato da una donna spavalda e volgarotta, ma un’altra donna vede lo scena e pronta lo difende, assestando un ceffone all’inopportuna e offrendogli così protezione. Lui sotto braccio a lei, i due raggiungono una panchina in un parco, e qui la donna tenta violentemente di sedurlo, lo abbraccia, gli estorce un bacio, mentre l’uomo intimidito si schernisce e una coppia di uomini che passa di lì si spaventa e non è in grado di reagire per aiutarlo. Si passa dunque a una scena casalinga: una donna sdraiata in poltrona che legge e fuma la pipa, mentre un uomo è intento al lavoro sulla macchina da cucire e un altro si affatica con il ferro da stiro… e via così. Fino alla discussa scena finale che – Nadia ci riferisce – si dice debba essere stata imposta per “frenare” l’effetto del film.

Colpisce quindi come in Alice Guy la comicità diventi non solo uno strumento di critica, ma anche il modo di farla passare, di renderla fresca e accettabile, permettendole di mettere in risalto in modo immediato alcuni tra i fondamenti stessi dell’organizzazione della società. E se l’effetto comico nel 1906 doveva essere strabiliante, è irresistibile ancora oggi.

P.S. Qui sotto l’elenco completo dei tredici corti  e cortissimi proiettati l’altra sera. Prossimo appuntamento alla Casa Internazionale delle Donne di Roma venerdì 7 febbraio ore 18.30 per Dive e non dive, tra Europa e Usa. Tutti i martedì la rassegna dedicata alle cinepioniere va in replica presso il nuovo spazio delle Cagne Sciolte, via Ostiense 137, Roma.

La fée aux choux, Sage femme de première classe, Ballet Libella, Au bal de Flore/Les fredaines de Pierrette, Alice Guy tourne une phonoscène, Une femme collante, Madame a des envies, Les résultats du féminisme, Le piano irrésistible, Making an American
Citizen, Le matelas épileptique, Algie the miner, Falling leaves.

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