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L’ordine della crisi

10 febbraio 2014

“Fiducia nuova nella struttura, nel senso del mondo: esso ci appare con un significato. Tutte le cose hanno un ordine che non creiamo noi e che perciò dobbiamo sforzarci di scoprire e, conoscendole, accordare con loro le nostre vite.  Così torniamo ad un sapere pieno di amore, e l’amore conduce all’ ordine e l’azione talvolta alla lotta”. María Zambrano, Donne, p. 37.

A partire da Sovrane di Annarosa Buttarelli

Nel post precedente ho concluso facendo riferimento al concetto di Anarché, concetto che, contrariamente a quanto comunemente si pensa, non rimanda al disordine o al disobbedire, ma piuttosto ad un ordine che sta prima delle leggi. Il massimo quindi, potremmo dire, in termini di ‘ordine’. Secondo Buttarelli, è possibile, partendo dalla figura di Antigone e al suo appello  a ciò che sta prima degli dei, mostrare come ci sia una sapienza tutta femminile relativa alla capacità di comprendere l’ordine che ci sovrasta. Questo ordine viene definito dall’autrice come ‘cosmologico’. Solo la comprensione di questo ordine ‘originario’, permette di realizzare un ordine delle cose umane che sia compatibile con la vita e i suoi bisogni. Quest’ordine derivato può legarsi al primo solo originandosi da relazioni e anche questo sembra avere con il  ‘femminile’ un rapporto del tutto peculiare.

Sophie Ryder, Eye (2005)

Sophie Ryder, Eye (2005)

A tal proposito, mi viene in mente quanto sostenuto da Diana Sartori, in un saggio di qualche anno fa in cui si faceva risalire l’origine del concetto al verbo ordiri che “indica l’azione del preparare nella tessitura l’ordito, il sistemare preventivamente sul telaio i fili longitudinali che faranno poi da supporto alla trama” (In Diana Sartori, Dare autorità, fare ordine, p.130). Non solo la fase di preparazione ma la stessa azione del tessere appare come un’attività strettamente ordinatrice, infatti “il risultato di questa operazione è un filo, qualcosa che è in grado di legare, di unire, di essere intrecciato nel tessuto, in forza della sua qualità di essere continuo e resistente. Questo però è un risultato che nel filare viene ottenuto a partire da un materiale in origine molto diverso: i molti peli di lana, singolarmente corti e poco resistenti, vengono con la filatura portati a formare un filato lungo e forte. (…) in un filato i diversi fili sono tenuti insieme da un opera di sovrapposizione che li dispone nello stesso senso, tenendoli solidali in modo tale che la forza del singolo filo è incomparabile con quella dell’intero filato. Il filare consiste dunque nel far sì che si produca questa unità da una molteplicità, con un processo che non punta nè sulla fusione nè sul vincolo ininterrotto ma sull’intreccio” (Ivi, p.132). Perché ci sia autentico ordine è necessario che l’ordine politico e sociale rimandi all’ordine cosmologico e lo può fare solo ponendo alla sua base la relazione, la relazione tra noi e tra noi e il mondo, il filo che ci congiunge agli altri e a ciò che ci circonda.

La situazione che stiamo vivendo è chiaramente una crisi dell’ ‘ordine’, ma non nel senso che ciò che si produce sia disordine. Guardiamoci attorno. Il capitalismo è ordine. Non troveremo mai disordine in questo sistema economico, semmai disordini, episodi singoli che non scalfiscono la struttura complessiva. Ciò che viviamo è piuttosto una situazione di sempre maggiore divaricazione tra ordine cosmologico, l’ordine ‘che viene prima delle leggi’ e ordine umano, il secondo sempre più incompatibile con il primo. Cosa fare per ridurre questa cesura e rendere l’ordine delle cose umane compatibile con la vita nel suo complesso? A questa domanda Buttarelli risponde facendo riferimento a Simone Weil, secondo la quale per poter immaginare un nuovo corso della convivenza è necessaria la comprensione di ciò che è eterno e incondizionato, “ciò che persiste nella storia umana  alle varie latitudini e che ci fa sentire umani e in grado di comprendere esperienze lontanissime” (A. Buttarelli, Sovrane, p. 85). Ci sono alcune esigenze umane che non possono essere disattese ed è su di esse che l’ordine può e deve costituirsi. Esse sono la ‘prima radice’ che ci salda nel terreno cosmologico e che permette all’ordine umano di essere riflesso dell’ordine originario e di avere lì, e non sul piano meramente umano, il suo fondamento.

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