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Si può scegliere liberamente la propria illibertà?

20 ottobre 2014

Ovvero: il velo come simbolo

Anyla Quayyum Agha, "Intersection" [Installazione]

Anyla Quayyum Agha, “Intersection” [Installazione]

La settimana scorsa ho partecipato alla presentazione del libro di Giuliana Sgrena (presso la Libreria Zanetti di Montebelluna,TV), Rivoluzioni violate, pubblicato quest’anno da Il Saggiatore. Si tratta di un libro in cui si indaga il ruolo che le donne hanno avuto nelle cosiddette “primavere arabe”, della questione di genere come aspetto centrale nelle rivendicazioni rivoluzionarie e il ruolo che essa ha avuto, se così potremmo dire, nel loro “fallimento”, nel “voto islamista” che le ha seguite. Si tratta di un libro scritto con grande competenza, esempio di un giornalismo serio e, oggigiorno, anche raro.

Tra le tante sollecitazioni emerse nell’incontro, ne vorrei riportare una, quella nata dalla domanda di una donna del pubblico la quale sottolineava come tra le manifestanti di Piazza Tahrir ci fosse qualcuna che portava il velo, rivendicandolo come scelta di libertà. E’ compatibile con la libertà, il mettere il velo?

Per rispondere a questa difficile domanda Giuliana ha sottolineato ciò che sta all’origine del velo, origine che si desume dalle indicazioni sulla necessità del suo utilizzo. Il velo deve essere portato dalla prima fino all’ultima mestruazione e non può mai essere tolto in presenza di uomini con i quali un rapporto sessuale non si configurerebbe come incesto. E’ chiaro quindi che il velo è simbolo di controllo sessuale. Non ha a che fare con la religione, che in realtà lascia aperta la questione, né con la tradizione (i veli della tradizione sono diversi da quelli utilizzati oggi e, d’altra parte, anche le nostre nonne portavano copricapi e, in generale, un abbigliamento diverso da quello di oggi. Nessuna di noi sente l’esigenza di indossare quei capi, perché dovrebbero sentirla le donne arabe? Le radici sono un’altra cosa). Il “luogo di senso” del velo è la sessualità, non la tradizione, né la religione.

Giuliana ha poi proseguito nella sua risposta mettendo in luce come nei luoghi in cui esso è obbligo, il portarlo non può mai essere inteso come scelta libera. Se l’opzione in gioco è una, la scelta è obbligata. Laddove invece non è “imposto” dalle istituzioni politiche, molto spesso il portarlo è imposizione delle comunità di vita delle donne, le loro famiglie. Da qui l’esempio della Francia, dove il divieto di indossare il velo nei luoghi pubblici è stato salutato con gioia dalla maggior parte delle donne arabe.

Il velo può essere scelto liberamente solo se lo si fa con consapevolezza di ciò che esso rappresenta, ovvero se lo si intende come simbolo di controllo sessuale e se con esso si abbraccia tutta l’ideologia che gli sta dietro. Si può sceglierlo liberamente solo scegliendo tutta l’illibertà che esso comporta. Ma scegliere la propria illibertà, può essere davvero una scelta libera?

 

11 commenti leave one →
  1. paolam permalink
    20 ottobre 2014 15:25

    Sono d’accordo. Però dobbiamo ricordare che, a partire dagli esordi della “rivoluzione iraniana” del 1978, l’adozione del “velo” ha subito, come simbolo, uno “slittamento semantico”, che ha portato questa “scelta” ad assumere il significato di rivendicazione di identità culturale. Concordo che questo “slittamento” costituisca in realtà un’attribuzione arbitraria di significato, che comporta l’oscuramento di quello che è il significato originario e ineliminabile del “velo”: controllo e subordinazione delle donne. Insomma, un espediente rivendicativo di autonomia culturale dall’ “occidente” che muove da una grave mistificazione simbolica. Ma a questa mistificazione simbolica molte donne islamiche rimangono attaccate. Non tutte, per fortuna. Sulla consapevolezza delle donne non islamiche di tutto ciò, sorvoliamo.

    • Ilaria Durigon permalink*
      21 ottobre 2014 07:45

      Durante l’incontro con Giuliana Sgrena, qualcuno ha proprio obiettato che molte donne rivendichino il velo come simbolo di identità culturale. Il problema a questo punto è: cosa è più importante, una presunta identità culturale oppure la spinta verso il cambiamento e una maggiore libertà?

      • paolam permalink
        21 ottobre 2014 16:48

        La mia risposta la sai. ll problema è la loro risposta o, meglio, quella di molte di loro. Ed è un problema di demistificazione. A volerli cercare, suggerisco, magari ce ne sarebbero altri di simboli di identità culturale?

  2. ale permalink
    20 ottobre 2014 19:48

    Molto interessante. Mi son posta la stessa domanda molte volte e vorrei sentire le opinioni delle donne arabe in proposito. Credo anch’io che parte non irrilevante del problema per quanto riguarda le donne sia il concepire il velo come simbolo di identità culturale. Per il resto è proprio di questi giorni la cronaca iraniana degli attacchi con acido che si stanno verificando per strada verso donne che non portano il velo nel modo appropriato. Un’esecuzione vera e propria che ne colpisce una per educarne cento e che radica così profondamente la paura e il terrore nel DNA femminile da rendere il quadro ancor più complicato.

  3. aldo permalink
    21 novembre 2014 18:27

    Mi anzi vi chiedo come mai tanta compassione per le donne islamiche ,che meritano di certo rispetto e comprensione , e tanta indifferenza per il velo che l’uomo è costretto ad indossare soffocando e calpestando tutta la sua natura?

    • Ilaria Durigon permalink*
      21 novembre 2014 18:37

      Di quale velo sta parlando?!

  4. aldo permalink
    22 novembre 2014 16:30

    Di un velo non tipicamente leggero, mi scuso per l’imprecisione.

  5. aldo permalink
    22 novembre 2014 16:47

    C’è tanta indignazione verso tutto ciò che separa l’umanità, i vostri movimenti e conseguentemente anche quelli maschili rappresentano la forma di ”razzismo” più evoluta dei nostri tempi verso questa UMANITÀ……. Quando si prenderà atto che la ”persona” non è un movimento ideologico, religioso, politico?Non siamo in grado di comprendere che la ”persona”, al di la’ dell’ etnia, del ceto, del sesso, dell’età…. è soprattutto un essere bisognoso di amore, rispetto, attenzione….sono i tre unici ingredienti che fanno un mondo migliore, il modo migliore per un educazione al dare quel che si riceve……E’ così insensato e difficile da capire?!

  6. Linda permalink
    24 novembre 2014 09:47

    Linda
    Io capisco perfettamente la sua indignazione e quella di tante altre, cercando un mondo migliore, fatto di rispetto, amore ed attenzione nei confronti dei suoi simili.
    Vede però notavo che in questo blog, nonostante fosse femminista ,non le è stata vietata nessuna libertà di espressione, e mi creda dice già tanto, perchè altrimenti non avrebbe senso parlare di libertà o illibertà reprimendola negli utenti che vogliono dare una propria opinione, le pare?
    Io credo che debba essere divulgata ampiamente questa forma di ”pacifismo comunicativo” per dimostrare che i ”pregiudizi” possono modificarsi, che i movimenti femministi e maschilisti possono uniformarsi in un unico movimento di collaborazione per la Protezione e la salvaguardia della PERSONA …..
    Visto che si parla di VELO, perchè non prendere in considerazione di tolglierlo definitivamente, partendo dalla LIBERTA ‘ di protestare verso tutto quello che disunisce questa umanità?
    L’uomo e la donna sono ”persone” ,meritevoli di amore e rispetto reciproco, se solo si riuscisse ad allargare la cultura di migliorarsi vicendevolmente tutti saremmo più tranquilli….le guerre fisiche ed ideologiche non portano da nessuna parte se non ad altre guerre e qui nessuno è migliore o peggiore dell’altro..

    Grazie Aldo e grazie all’intero blog per questa ”libertà” che ci è stata concessa…

  7. aldo permalink
    25 novembre 2014 16:13

    @Linda
    Grazie del tuo intervento, credo che tu abbia colto in pieno il senso del mio commento, lo stesso non posso dire di nessuno/a qui, in quanto sono stato letteralmente ignorato.
    Un detto dice tempo al tempo, spero solo ke non sia una lunga attesa ?!

  8. 30 dicembre 2014 12:47

    Il velo serve, islamicamente parlando, a celare la bellezza della donna ad altri uomini che non siano suo marito, unico vero possessore della bellezza della donna in questione. Una donna che metta il velo, il primo motivo per cui lo fa, è questo, che è anche quello teologicamente vero; inoltre ci si mette il velo perchè si è considerate “provocanti” e quindi “tendenti a provocare libidine e lussuria” nel tuo prossimo maschio, mentre l’istinto sessuale e la sua soddisfazione sono lecite (islamicamente parlando) solo nel matrimonio. La fornicazione è punita gravemente e in alcuni casi si punisce anche la masturbazione; inoltre non dimentichiamoci che nel corano è scritto che gli uomini sono preposti alle donne perchè “così vuole Allah, che ha scelto alcuni esseri sugli altri”, nonché che al marito è concesso picchiare la donna battendola (il verbo usato nel testo coranico) spesso con un “bastoncino” (secondo alcuni dottori teologici islamici).
    Non si può essere femministe (se per femminismo intendiamo “parità con l’uomo”) e dichiararsi islamiche. L’islam implica l’affermare per rivelazione divina che il maschio è superiore alla femmina e non avere niente da obiettare nel caso tuo marito ti picchi se sei “disobbediente”. Le femmine, nell’islam, sono considerate paritarie ai maschi solo a livello spirituale, l’anima davanti ad Allah, NON certamente dal punto di vista sociale e di ruolo. è una religione (come le altre due monoteiste) che ancora rimarca fortemente il ruolo “maschio e femmina” fissato nel tempo (ovvero: al tempo della rivelazione coranica) e guai a sfociare nell’uno o nell’altro andando contro “i genitali di appartenenza”: un uomo non può comportarsi da donna e viceversa. Da qui anche la condanna dell’omosessualità e della transessualità.

    Altre due cose riportate negli hadith detti da Maometto sono la mancanza di ragione ( la donna è considerata mancante di ragione e di religione – per via del ciclo, in quest’ultimo caso – che la dispensa da alcuni obblighi di fede) e la liceità della mutilazione del clitoride (anche se non tutto). è affermato esplicitamente dallo stesso Maometto che così commentava un’escissione subita da una bambina. “Tagliare” è lecito, islamicamente, purchè sia un pezzettino di clitoride e non tutto. Certo che una persona sana di mente non può trovare questa prescrizione bella e dignitosa per la donna (anche se fosse un millimetro di clitoride!)

    Non si può essere femministe ed essere islamiche: delle due l’una. o sei femminista e credi nella parità uomo-donna (che NON è sancita nel corano) o sei islamica e allora ti adegui all’ideale islamico di donna (servile e obbediente col marito: il ruolo della donna è questa, come è affermato, “la donna va in paradiso se suo marito è contento di lei”), vale a dire indossi il velo perchè ti ritieni “fonte di peccato” per il prossimo o perchè violi il diritto-possesso di tuo marito alla tua bellezza, ti fai picchiare senza lamentarti, essendo tenuta sempre ad obbedire, e ti ritieni con una mancanza di ragione, perchè l’inviato di Allah, per bocca di Allah, ha rivelato così. E ovviamente, accetti anche la poligamia (che nasceva per far sposare le vedove di guerra, e ora viene giustificata come “se la prima moglie non può soddisfare la libidine del marito, egli per non peccare con la masturbazione o con la fornicazione all’infuori delle nozze, può sposarsi una seconda femmina” o per incrementare “la produzione di figli” anche nel caso la prima moglie sia sterile, oppure non possa avere altri figli, mentre 2 o 3 mogli possono averne altri oltre a quelli avuti dalla prima moglie; il che rende le donne vere e proprie giumente da riproduzione)

    Donne cresciute da secoli con queste idee coraniche, che hanno assorbito inconsciamente dalla famiglia/società, difficilmente si rendono conto delle sbarre che hanno davanti agli occhi, altrimenti non sarebbero più islamiche. ecco perchè tentano di conciliare “il femminismo” col corano. Il che è assurdo. è una barzelletta. solo che non fa ridere. al massimo fa piangere. Chi conosce bene il corano queste cose le sa. Solo chi non lo conosce può credere che sia possibile essere islamiche e sentirsi libere. Nell’islam non vi è libertà personale al modo che la concepiamo noi. Si deve obbedire ad Allah, ovvero alla lettera rivelata nel corano, sillaba per sillaba.
    questo vale per i maschi (anche i maschi nell’islam hanno una serie di obblighi: non poter fornicare all’infuori del matrimonio, o esseri single, o indossare i calzoncini, per dire) e anche per le femmine.
    Non puoi essere islamico e volere la libertà come è intesa nell’occidente. altrimenti saresti più coerente diventando ateo.

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