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Corpi in crisi – parte 3

22 maggio 2013

Domande su: corpi delle donne, medicalizzazione preventiva e medicalizzazione negata

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Jace Wallace

La notizia della mastectomia preventiva a cui si è sottoposta l’attrice Angelina Jolie ha suscitato molte riflessioni, commenti e critiche. Ne abbiamo parlato anche qui, soprattutto in relazione alle modalità (oggettificanti per l’attrice) in cui la notizia è stata trattata. Tuttavia, questa notizia ci fornisce ulteriori spunti per una riflessione più ampia sulla concezione e la percezione del corpo e dei corpi nella società in cui viviamo.

La notizia dell’operazione della Jolie è stata considerata come positiva in relazione alla prevenzione del cancro al seno. Tuttavia, sarebbe necessario ragionare sulle modalità, sui limiti e sui metodi della prevenzione. Non solo del cancro al seno, ma del cancro in generale. Al di là della consapevolezza che il cancro rappresenta la più grande paura della donna e dell’uomo contemporanei, cosa sappiamo veramente di questa malattia? Cosa sappiamo dei metodi di cura e della loro validità? Cosa sappiamo del reale progresso medico, delle modalità in cui esso si struttura anche in relazione all’economia e alla società? Cosa sappiamo rispetto alla diagnosi precoce che conduce spesso al sovratrattamento, ovvero al trattamento non necessario di pazienti, con somministrazioni di farmaci e cure dagli enormi effetti collaterali tra i quali lo sviluppo di altre patologie cancerogene? Non molto. A questo proposito, l’interessante articolo di Peggy Orestein tradotto dal blog Le Amazzoni Furiose (prima parte e seconda parte).

La paura del cancro e` legittima: il modo in cui gestiamo quella paura, mi sono resa conto – come rispondiamo ad essa, che emozioni proviamo – puo` essere manipolato, impacchettato, commercializzato e venduto, talvolta proprio da chi sostiene di stare dalla nostra parte.”

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Quando la donna è un oggetto virtuale

18 maggio 2013

La dialettica di Lara Croft nel post di Nicoletti

Il fatto che l’attrice americana Angelina Jolie si sia recentemente sottoposta a un intervento di doppia mastectomia preventiva è ormai di dominio pubblico. E’ stata la stessa interessata a renderlo noto al mondo tramite un articolo apparso sul New York Times, operazione volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del cancro al seno. Non è mia intenzione mettere in questione l’utilità medica di tale operazione, dato che è stata oggetto di un fervente dibattito nel corso degli ultimi giorni: che ognuno ne pensi ciò che vuole. Quello che mi interessa, invece, è fare notare come la ricezione che è stata riservata a  tale notizia sia indice di certe dinamiche ben precise, che hanno come esito da un parte la neutralizzazione del tragico e dall’altra la riduzione della donna a elemento virtuale della società.

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Entrando nello specifico, mi è capitato di sentire e leggere alcuni commenti rispetto all’operazione della Jolie che sono a dir poco agghiaccianti. Uno, in particolare, è tanto emblematico da richiedere una reazione: si tratta del post, tratto dal blog di Gianluca Nicoletti (La Stampa). Si parta dalla difficoltà, riscontrata dall’autore, di spiegare al figlio le motivazioni e la ragione di fondo per la quale “Lara Croft si è fatta tagliare via le tette” (sic!). Il discorso ruota attorno al fatto che la Jolie sia automaticamente identificata con la formosa protagonista dei due film di azione, ispirati al videogioco Tomb Rider, che ha interpretato qualche anno fa. Facendo i suoi seni prorompenti “parte del corredo di armi dell’archeologa”, Nicoletti non riuscirebbe dunque a spiegare al figlio, che come tutti i maschietti ha concentrato su Lara Croft una buona dose di libido, la necessità di una simile operazione chirurgica. Questo è quanto. Quei due film sono bastati “per identificarcela in maniera indelebile nell’immaginario di quanti non chiedevano altro che una donna vera  desse corpo al simulacro delle loro fantasie”, dunque “sarà ancora più difficile, per chi continuerà a immaginarla in quel ruolo, digerire la clamorosa dichiarazione fatta dall’attrice …”

Ciò che risulta inaccettabile non è il linguaggio da osteria (che vorrebbe essere pulp), né la pesante ironia (che vorrebbe essere cinismo) che contraddistinguono il post, quanto la constatazione, accolta in maniera acritica dall’autore, di una necessaria identificazione tra Lara Croft (personaggio) e Angelina Jolie (donna). Se, da una parte, è chiaro che Hollywood e la Jolie stessa hanno puntato su questa identificazione per staccare più biglietti e vendere un numero maggiore di action figures, è altrettanto vero che quell’articolo è stato scritto dalla Jolie (o da chi per lei) in quanto donna, una volta dismessa la maschera del personaggio. Nicoletti ha scelto di scagliare di nuovo, e con ferocia, quella maschera sul corpo della Jolie, dicendole “tu non puoi più essere considerata una donna, ormai sei Lara Croft e lo sarai per sempre”

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Una doppia operazione di amputazione viene derisa, la persona che le si è sottoposta oltraggiata in quanto “tettona da popcorn che ha perso le sue armi”. Qui si smette di considerare la donna in quanto persona, essa viene traslata nel mondo virtuale in cui nessuno ha diritti, nessuno è degno di pietà o comprensione. Non c’è nessuna critica rispetto a questa identificazione, la si da per scontata come un fatto compiuto. Un evento tragico come un’operazione chirurgica viene trattato come un argomento da gossip, utilizzando il linguaggio che contraddistingue questa contro-cultura e che punta a metterne in risalto gli aspetti grotteschi, senza che di essi venga fornita una spiegazione o, magari, una critica. Come Adorno ebbe modo di scrivere a proposito di questa dinamica: “Si ride dove non c’è niente da ridere”. A una constatazione tanto cruda, (tutte le donne sono a rischio di cancro al seno, pure quelle famose che sembrano vivere in un mondo separato e scintillante) quanto gravida di riflessioni utili sul sistema della mistificazione del reale fornita dai mezzi di comunicazione di massa, viene immediatamente affiancata una risata becera, una neutralizzazione del tragico che serve a garantire proprio quel sistema. Il significato politico di tale operazione non ha bisogno di essere ulteriormente chiarito, esso è lo stesso articolo di Nicoletti. Ammettendo la necessità della traslazione tra reale e virtuale se ne auspica la continuazione, facendo un favore a chi la utilizza per trattare le donne come un oggetto.

Riccardo Motti

Femminismo in pillole #2

17 maggio 2013

Immagina un mondo dove vale la pena di vivere, e chiediti se non vale la pena di lottare per costruirlo (L. Feinberg)

Oggi ricorre la Giornata Mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia. Il 17 maggio 1992 l’omosessualità  è stata ufficialmente rimossa  dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Per ricordare questa giornata, uno stralcio della postfazione (scritta nel 2003) del romanzo Stone Butch Blues (1993) di Leslie Feinberg che discute di diritti e invita alla lotta.

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da Stone Butch Blues* di Leslie Feinberg:

Sento il calore di un fuoco inestinguibile, quello della resistenza all’oppressione.

Mentre scrivo siamo nel giugno 2003, nel mese del pride, quando milioni di persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo marciano nelle strade, tra le acclamazioni e gli applausi di altri milioni. Nelle vie di città e paesi, riserve e università, i venti di cambiamento fanno sventolare bandiere arcobaleno.

Il nostro inarrestabile movimento di base ha ottenuto moltissimo durante i decenni in cui la storia [del romanzo] si svolge. Eppure gli attivisti hanno ancora molto lavoro da fare.

Viviamo nella peggiore delle epoche; viviamo nella migliore. Sarà quello che noi ne faremo.

Se avessi scritto questo romanzo all’alba del XXI secolo, Jess e i suoi amici avrebbero forse marciato per i fondamentali diritti civili GLBT? Oppure avrebbero trovato il loro spazio nelle battaglie sempre più vaste contro il capitalismo, questo spietato sistema economico i cui sottoprodotti sono l’ineguaglianza e l’ingiustizia?

Sto digitando queste parole mentre questo giugno 2003 risuona d’orgoglio. Che anno è ora, mentre le leggete? Cosa è stato vinto, e cosa è stato perso? Da qui non posso vederlo, nè predirlo. Ma una cosa so: voi ora state sperimentando l’impatto di ciò per cui oggi noi del movimento prendiamo posizione e ci battiamo. Il presente e il passato sono la traiettoria del futuro. Ma l’orbita della storia non si volge automaticamente verso la giustizia: come disse il grande abolizionista Frederick Douglass, senza lotta non c’è progresso.

Posso dire questo con certezza: se la vostra vita è schiacciata dai meccanismi economici e sulla vostra schiena pesa il fardello dell’oppressione, voi e chi vi sta intorno siete assetati di libertà. cercate le nostre bandiere multicolori che risalgono il pendio del passato e avanzano nel vostro presente. Ascoltate le nostre voci, i nostri canti di protesta sempre più vicini. Raggiungeteci in prima linea. Stiamo marciando verso la liberazione.

È per questo che i personaggi di Stone Butch Blues hanno combattuto.

L’ultimo capitolo di questa saga di lotta non è ancora stato scritto.

* L. Feinberg, Stone Butch Blues, Il Dito e la Luna, Milano 2004

Femminismo in pillole #1

16 maggio 2013

ovvero: brevi citazioni da libri per noi importanti

Con lo scopo di riprendere e rileggere testi anche datati ma spesso attualissimi e con l’intento di trovare nuovi spunti di riflessione e discussione su tematiche chiave del femminismo, FP presenta una nuova serie di post. In questa prima “pillola” un testo tratto da “L’eunuco femmina” di Germaine Greer su ruoli di genere e messa in atto del potere femminile in un mondo patriarcale.

Per inventare una nuova mitologia bisogna saccheggiare tutte le sorgenti e poi lasciare che la situazione, nella quale le idee cadono, serva da crogiuolo (G. Greer)

Travis Louie

Travis Louie

da L’eunuco femmina di Germaine Greer:

Se le donne intendono per emancipazione l’adozione del ruolo maschile, allora siamo davvero perdute. Se le donne non riescono a fornire un contrappeso alla cieca corsa dell’energia maschile, la società aggressiva correrà verso le sue folli mete a velocità sempre più elevate. Chi salvaguarderà le disprezzate facoltà animali come la compassione, l’empatia, l’innocenza e la sensualità?

La maggior parte delle donne che sono arrivate a posizioni di potere nel mondo dominato dagli uomini ci sono riuscite adottando dei metodi maschili che non fossero incompatibili con la maschera della femminilità.

Potere femminile significa l’autodeterminazione delle donne, e ciò significa che tutto ciò che appartiene alla società paternalistica dovrà essere gettato ai pesci. La donna deve avere spazio a sufficienza per ideare una moralità che non le impedisca di raggiungere l’eccellenza e una psicologia che non la condanni come una paralizzata spirituale. Forse non vedrà mai la sua meta finale, giacchè il tessuto non si dipana nel tempo di una singola vita, ma potrà sostenerla come proprio credo e trovarvi la speranza.

Altromondo

13 maggio 2013

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Victor Castillo, She’s Unreal

La presa di coscienza femminista radicale spirala in tutte le direzioni, ris-coprendo il passato, creando/dis-chiudendo il presente/futuro. L’esser-ci radicale delle donne è un Viaggio all’/dell’ Altromondo. È sia la scoperta che la creazione di un mondo altro rispetto al patriarcato. Il patriarcato sembra essere “dovunque”.

Anche lo spazio e il futuro sembrano essere stati colonizzati.

Di norma, anche i più immaginifici autori di fantascienza (che sono considerati i più profetici futuristi) non possono/vogliono creare uno spazio ed un tempo in cui le donne si allontanino dal ruolo di hostess spaziali. Né questa colonizzazione esiste semplicemente “fuori” dalla mente delle donne, fermanente allacciata ad istituzioni che possiamo lasciarci fisicamente dietro.

Al contrario è così interiorizzata, che suppura dentro le teste delle donne, anche le teste femministe.

Mary Daly, Gyn/Ecology  (traduzione nostra)

“Radical feminist consciousness spirals in all direction, dis-covering the past, creating/dis-closing the present/future.The radical be-ing of women is very much an Otherworld Journey. It is both discovery and creation of a world other than patriarchy. Patriarchy appears to be “everywhere”.
Even outer space and the future have been colonized.
As a rule, even the more imaginative science-fiction writers (allegedly the most foretelling futurists) cannot/will not create a space and time in which women get far beyond the role of space stewardess. Nor does this colonization exist simply “outside” women’s mind, securely fastened into institutions we can physically leave behind.
Rather, it is also internalized, festering inside women’s heads, even feminist heads.”

Lei, per esempio – 2

10 maggio 2013

Ovvero piccoli esempi illustrati di situazioni quotidiane che mostrano come di femminismo ci sia (ancora) tanto bisogno

Episodio 2.  Il racconto di L.G., arrivatoci tramite email.

Annette Messager, "La Femme et…" (1975)

Annette Messager, La Femme et…, 1975

«Qualche settimana fa mi sono ritrovata ad aver bisogno della pillola del giorno dopo; memore delle esperienze precedenti a riguardo – l’infermiera del consultorio che, a sedici anni, mi rimprovera dicendo che alla mia età avrei dovuto giocare con le bambole anziché fare certe cose, nonché, qualche anno dopo, i medici di guardia in pronto soccorso che m’invitano con sufficienza a farmi un giro a ginecologia, in quanto tutti obiettori di coscienza – decido di non voler subire nuovamente una simile trafila e mi dico “Pensa, L., pensa!”. All’improvviso l’illuminazione: mi ricordo che vivo sì in Italia, ma che l’Italia è in Europa, e che io vivo praticamente sul confine (provincia di Gorizia). Con una breve ricerca su internet, scopro che in Europa, appunto, la pillola del giorno dopo (come quella dei cinque giorni dopo) è un medicinale da banco. In 10 minuti di auto sono in Slovenia, entro in una “lekarna”, richiedo il farmaco, pago, esco, torno a casa. Tempo totale: mezz’ora.

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Addio alla sposa

3 maggio 2013

Addioallasposa

Questo è uno screenshot di uno degli annunci sponsorizzati su Facebook.  Come è facilmente intuibile, sebbene l’italiano zoppicante, pubblicizza feste di addio al nubilato.

Vorrei soffermarmi sull’immagine a corredo dell’annuncio (che non so se sia stata scelta dai proprietari del locale o da FB stesso). Sicuramente con simpatica goliardia, l’immagine vuole ironizzare sulla fine della libertà che dovrebbe occorrere con la celebrazione del matrimonio e l’unione eterna con qualcuno. Molto divertente.

Fatto sta che purtroppo le immagini comunicano messaggi che spesso vanno oltre le intenzioni e che questa immagine, oggi, in Italia, risulta a mio avviso inquietante. Parecchio inquietante.

«Hags must learn to double-double unthink (Andrea Dworkin’s phrase) – that is, to go past the obvious level of male-made reversals and find the underlying Lie». 

«Le streghe devono imparare a “rivoluzionare il proprio modo di pensare” (un’espressione di Andrea Dworkin) - ossia, ad andare oltre l’ovvio livello dei rovesciamenti operati dagli uomini e a scoprire la bugia che li sottende». [traduzione nostra]

Mary Daly, Gyn/Ecology

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