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Stupro. Natura o cultura?

10 febbraio 2012

Lo stupro è una forma di rappresentazione sociale“.

Così, nelle prime pagine del suo libro sulla violenza sessuale, J. Bourke, Stupro. Storia della violenza sessuale (Laterza 2009) introduce il tema della correlazione tra stupro e cultura.  Lo stupro non è un evento che si realizza secondo schemi che valgono in assoluto, con modalità specifiche svincolate dall’ambiente sociale e culturale in cui si realizza. Esso è culturalmente determinato. In quest’ottica, la violenza sessuale appare, secondo le modalità con cui si realizza, come qualcosa di “estremamente ritualizzato“. Nello stupro viene espressa una specifica ritualità. Questa, insieme agli altri ‘riti’ che la compongono, è uno dei modi per mezzo dei quali una determinata cultura produce senso.

Ma non solo. Della cultura da cui dipende e secondo la quale esso si concretizza in un determinato modo piuttosto che in un altro, lo stupro è una rappresentazione. La violenza sessuale, il suo ‘rituale’, sono uno specchio in cui il sociale si riflette. “Stupro e violenza sessuale sono profondamente radicati in specifici ambiti politici, economici e culturali“. Non si possono indagare le ragioni della violenza, senza comprendere la loro specifica collocazione e dipendenza dall’ambiente in cui si realizzano e da cui traggono il loro significato.

Non si tratta di giustificare chi commette violenza. Al contrario. Il problema non è qui quello di condannare o meno il singolo che stupra, la responsabilità personale di chi si macchia di un crimine intollerabile.  Si tratta di comprendere quali siano le armi migliori affinché quelle violenze non si ripetano. Si tratta di valutare dove agire affinché la violenza sessuale non trovi ragione nello spazio sociale e culturale. “Stupratori non si nasce ma si diventa“. Lo si diventa a partire da determinate condizioni sociali e culturali. Si tratta quindi di agire su quel terreno che fornisce allo stupro e alla violenza nei confronti delle donne un significato specifico. Solo quando lo stupro non avrà più nessun senso, sarà possibile immaginare una società senza stupratori.

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6 commenti leave one →
  1. Riccardo Motti permalink*
    14 febbraio 2012 13:21

    Mi trovi d’accordo con quello che scrivi. Se non spostiamo il dibattito sulle decisive ragioni sociali e culturali che stanno alla base dello stupro, non potremo che assistere impotenti all’uso, da parte del potere costituito, di questa tematica per imporre misure restrittive nei confronti della libertà e della dignità personale. O si ascoltano i forcaioli e i giustizialisti, e allora già che ci siamo tanto varrebbe tornare a Lombroso, oppure spostiamo una volta per tutte il dibattitto sulle effettive ragioni che stanno alla base di un gesto che deve essere indagato al di là dell’emotività, comprensibile ma fuorviante, che ad esso è da sempre associato.

    • Ilaria Durigon permalink*
      15 febbraio 2012 09:45

      Infatti il problema è proprio questo. Attorno allo stupro e alle sue ‘motivazioni’ si è da sempre instaurato un discorso di tipo culturale e sociale strumentale a restringere la libertà di certi soggetti. Il libro della Bourke sottolinea in maniera decisa questo elemento. Stupratori erano, nell’immaginario collettivo e fino ad un certo periodo, soltanto i neri, oppure gli appartenenti alle fasce più povere della società. A sua volta le vere vittime dello stupro non potevano essere quelle donne che tenevano comportamenti non concordi con la ‘morale’ comune, e neppure le donne nere e nemmeno le operaie. Le sole vittime potevano essere donne bianche della borghesia. Questo almeno fino agli anni settanta. Poi l’immaginario è cambiato. Il discorso si è focalizzato su altri elementi, ma sempre determinati da motivazioni sociali e culturali e da specifiche intenzioni liberticide lontane da una vera volontà di soluzione e comprensione del problema. Ma di questo scriverò ancora.

  2. 10 marzo 2012 18:54

    Reblogged this on Il Ragno.

  3. 7 aprile 2012 18:51

    Non c’è da discutere socialmente e culturalmente sullo Stupro.
    In Natura, sono gli animali più deboli e sfigati che violentano, in genere (anche fra gli oranghi).
    Come maschilista vero, cavalleresco, promuovo con tutto il cuore la cultura della galanteria, in quanto l’unica alternativa allo stupratore non è il “meno maschio”, ma il “PIU’ maschio”.
    Il vero uomo non offende la donna, e non per un astratto e scialbo rispetto sociale, ma per Onore. L’uomo vero scopa, non stupra.
    E difende le sue donne: mogli, figlie, parenti, amiche.
    Contro lo stupro, occorre promuovere l’Onore.
    Non le strane trovate da checche che vanno di moda adesso, da maschipentiti.

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