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MILF

4 aprile 2013

Avvertenza: se desideri per te stessa quello che il patriarcato auspica per te in quanto donna, i casi sono due: o non hai capito o sei in malafede.

Victor Castillo, "We don't need no thought controll"

Victor Castillo, “We don’t need no thought controll”

I concetti, le teorie, ci servono per leggere la realtà e per dare ad essa una sua specifica interpretazione. Tuttavia è assai labile il confine tra il momento in cui il concetto è esplicativo e utile e il momento in cui si fa parola d’ordine che irrigidisce l’interpretazione e che talvolta superficializza la nostra visione della realtà. Questo è ciò che accade per esempio con la distinzione tra “donne per bene e donne per male” che è stato un brillante modello esplicativo impiegato a partire dal 2011 a ridosso della manifestazione del 13 febbraio organizzata da SNOQ, proprio in opposizione ai concetti di dignità e rispettabilità, avvertiti come una modalità patriarcale e pretestuosa di distinzione tra donne.

Ebbene quella distinzione sembra aver assunto i tratti della parola d’ordine. È frequentissimo, e peraltro giusto, che essa venga spesso tirata fuori proprio per leggere la realtà e fornire una chiave interpretativa al sessismo che ci circonda. Tuttavia, talvolta val la pena fermarsi a valutare la tenuta di quei concetti che abbiamo integrato e fatto nostri nel discorso femminista.

Qual è la differenza tra le “donne per male” e le “donne per bene”? Si diceva quest’ultime sono rispettabili e dignitose, serie, insomma sono donne portatrici di quelle caratteristiche che il patriarcato considera positive per figure quali la propria moglie o la propria figlia. Le “donne per male” invece sono in generale le donne sessualmente disponibili.

Ecco, io credo che questa distinzione tenga assai poco se guardiamo a come sta cambiando il modello di rappresentazione delle donne nei media. Tale rappresentazione è indicativa di una modificazione nel modo in cui vengono considerate le donne (1), derivante da una modificazione (un’involuzione in senso patriarcale) dei rapporti tra i generi.

Dove sono le donne per bene, dove sono le madri-angeli del focolare, se  concetti come quelli di MILF o di “cougar”   hanno sdoganato anche l’ultimo baluardo della “donna per bene”, quasi santa e asessuata, ovvero la madre?

A mio avviso stiamo assistendo ad un ulteriore appiattimento nella rappresentazione delle donne che va oltre il modello dicotomico “donne per bene” e “donne per male”. In questa nuova rappresentazione, in questo nuovo “modello unico” tutte le donne devono sempre sessualmente attraenti (per un uomo, ça va sans dire) e, ovviamente, disponibili (2). Tale rappresentazione ri-pone le donne sempre nella solita (millenaria?) posizione di oggetti sessuali, divenuta ormai l’unica posizione auspicabile per una donna, in quest’era di recrudescenza di  patriarcato e capitalismo.

(1) “L’immagine femminile con cui l’uomo ha intepretato la donna è stata una sua invenzione” (Manifesto di rivolta femminile).

(2) Qui si tratta di un modello seduttivo, fatto di protesi al silicone ed eccessivo uso del botulino, patetica e caricaturale visione della femminilità  che si basa eclusivamente su quei caratteri immediatamente sessuali e che sembra frutto delle fantasie di un ragazzino adolescente.

11 commenti leave one →
  1. 5 aprile 2013 08:18

    Io la distinzione donne per bene/donne per male non l’ho mai percepita, non nel senso in cui la sento spesso proporre… E’ vero che il Dolce Stil Novo ci proponeva la donna angelicata, ma il presupposto della donna angelicata era che il suo celebratore non avesse davvero a che fare con lei; voglio dire, il poeta era perfettamente consapevole del fatto che per conservare l’immagine della donna -Beatrice-guida per il Paradiso era necessario non avviare una vera e propria relazione con lei… Comunque stiamo parlando di tanto, tanto tempo fa.
    Parlando di oggi, perché è di oggi che si parla, su questo tema mi ha molto colpito uno sciocco programma per ragazzi, Guy Code (“Guida Galattica per Uomini Veri”, e caliamo un velo pietoso sul tema media/adolescenza…) Vi metto il link: http://ondemand.mtv.it/serie-tv/guy-code-quida-galattica-per-uomini-veri
    Il programma spiega ai ragazzi che l’Uomo Vero vuole la fidanzata sessualmente disinibita, ma disinibita solo con lui, nel luoghi e nei tempi che lui sceglie, insomma, la fidanzata deve essere disinibita on demand. Preferibilmente, la fidanzata non deve mai essere stata disinibita prima, cioè mai disinibita con altri uomini. A questo punto la guida spiega all’Uomo Vero come “educare” la “fidanzata-ghiacciolo-con gli altri” a trasformarsi in erotomane solo per lui… Un altro presupposto della fidanzata perfetta è che, in presenza di altri Uomini Veri, non deve tradire l’immagine di “brava ragazza”: tutte queste considerazioni sulla fidanzata dell’Uomo Vero mi fanno pensare ad una bella bambola con un pulsante sulla schiena (come il Big Jim della mia infanzia) attraverso il quale attivare e disattivare la modalità “porcona”… Che tristezza.
    Ma naturalmente io non apprezzo il programma perché sono priva di senso dell’umorismo…
    Al di là del consiglio “guardate la tv con i vostri figli!!!”, mi sento di concludere che la vera dicotomia è donna-essere-umano/donna-oggetto. La donna essere umano sceglie da sola cosa fare, quando farlo, come e con chi… Peccato che qualunque cosa faccia, se le sue decisioni sono in contrasto con l’obiettivo dell’eventuale maschio coinvolto
    (nel ruolo di padre, fratello, marito, boss…), la decisione è sbagliata e la donna è classificata “per male”. La donna che piace all’uomo, quella “per bene”, è la donna col pulsante: mamma quando serve, porcona solo con me (o con chi decido io, Uomo Vero), che non lavora quando mi serve che stia a casa e che si vada a cercare un lavoro quando sono stufo di averla intorno perché ne ho trovato un nuovo modello…

  2. 5 aprile 2013 10:47

    sono d’accordo con l’articolo segnalato sopra, all’interno del concetto di “donna per bene” – quello che tu laura definisci giustamente come quello applicato a “donne portatrici di quelle caratteristiche che il patriarcato considera positive per figure quali la propria moglie o la propria figlia” (e, aggiungerei io, la propria madre, la propria sorella) rientra a pennello la recente dichiarazione di bergoglio sulle donne, salutata dalla stampa come un “elogio” di “grande apertura”. mah… come giustamente si osserva, il discorso di beroglgio non fa che “confermare il ruolo privato della donna come moglie e madre”, cioè il ruolo patriarcale. qui il suo discorso per intero. di seguito una breve citazione:

    “E questo è bello. E questa è un po’ la missione delle donne: delle mamme, delle donne! Dare testimonianza ai figli, ai nipotini, che Gesù è vivo, è il vivente, è risorto. Mamme e donne, avanti con questa testimonianza!”.

  3. 5 aprile 2013 11:03

    @Ricciocorno: mi sento in sintonia con la tua analisi, penso che quella che hai presentato, soprattutto sotto l’aspetto dell’atteggiamento che la “propria” donna dovrebbe tenere con il suo uomo e con gli altri, sia un’interpretazione valida.
    Quello che mi premeva sottolineare nel post è che secondo me stiamo assistendo a dei fenomeni sociali nuovi innescati dalle modificazioni della società capitalistica e patriarcale in cui viviamo. Non basta (come mi è stato detto) dire che l’erotizzazione della madre (Mrs. Robinson) c’è sempre stata o appellarsi al complesso di Edipo. Se il fenomeno è riscontrabile nel passato, il fenomeno con le caratteristiche di cui è investito oggi è nuovo e va esaminato.
    Basta cercare MILF su Google immagini per avere una idea chiara del tipo di rappresentazione (seni rifatti, botulino, inestinguibile fame sessuale).
    E, a mio avviso, questo come tanti altri fenomeni è l’effetto di un cambiamento all’interno della nostra società. La nostra società è sempre più “società prostituente” e accanto a questo assistiamo alla costante messa in discussione di quei diritti acquisiti dalle donne solo qualche decennio fa (messa in discussione della 194 da noi, violenza diffusa nel resto del mondo). In questo scenario assistiamo al sistematico ri-posizionamento delle donne nel loro ruolo di oggetto e di cura sia essa sessuale o no a cui sono state destinate.

  4. 5 aprile 2013 21:25

    Che la società contemporanea stia rimettendo in discussione le recenti conquiste delle donne non mi sembra un fenomeno nuovo… Lo vedrei in un’ottica di corsi e ricorsi storici: se pensiamo ad esempio che nel Medioevo, al contrario di quanto pensa la maggioranza della gente, la donna ha goduto di libertà e diritti impensabili nell’Impero romano (esistevano regine che venivano incoronate e regnavano su un piano di parità con i re: donne come Eleonora d’Aquitania e Bianca di Castiglia dominarono realmente il loro secolo ed esercitarono un potere incontestato nel loro territorio; in età medievale abbiamo i primi esempi di letterate famose e importanti, come Rosvita, la grande autrice di testi teatrali del X secolo, o come Herrada di Landsberg, autrice della più nota enciclopedia del XII secolo; le badesse poste a capo del monastero erano autentici signori feudali e amministravano, anche da un punto di vista economico, vasti territori che includevano anche villaggi o parrocchie, come vere e proprie ‘manager’…è proprio nel Medioevo che per la prima volta le donne possono votare!), e poi, improvvisamente, arriva Filippo il Bello ed elimina le donne dalla successione al trono… Col Rinascimento torna in auge il diritto romano e contemporaneamente inizia il fenomeno della caccia alle streghe. Quello che sembrava un buon inizio finisce letteralmente in fumo. Ecco, a me sembra che siamo più o meno a quel punto lì… E’ la mia modestissima opinione, naturalmente. Magari non rischiamo di essere impalate… Per ora… Almeno non in Italia, non sulle pubbliche piazze (in casa, invece…) Certo oggi ci sono fenomeni nuovi: una volta per impedire il movimento alle donne si fasciavano loro i piedi o si usavano strettissimi bustini e gonnelloni improbabili… oggi ci sono tacchi vertiginosi, microgonne altrettanto scomode e ci metterei pure il botulino (perché l’ossessione per la bellezza è un’arma potente)… Ma se ci pensi bene, forse è sempre e solo la stessa minestra. L’evoluzione potrebbe consistere nel trovare modi nuovi per fare sempre le stesse cose.

  5. Astaroth permalink
    10 aprile 2013 16:57

    -A mio avviso stiamo assistendo ad un ulteriore appiattimento nella rappresentazione delle donne che va oltre il modello dicotomico “donne per bene” e “donne per male”.-

    Come sempre, la mia povera mente fatica a capire come si possa discernere dall’esterno se una persona ha deciso consapevolmente di rappresentarsi in un determinato modo oppure se tale rappresentazione è frutto di pressioni esterne. Soprattutto, al di là degli intenti, mi sembra che questo articolo SIA dicotomico nello stabilire un confine tra le “persone per bene” e le “persone per male”.

    Parlo di persone, perché per una volta mi piacerebbe sapere per quale ragione occorra qualificarsi per il genere. Io non credo che un qualsiasi uomo possa arrogarsi il diritto di parlare per me e in mia vece e credo che questo varrebbe anche se fossi di sesso femminile.

    L’analisi di “ricciocorno” non mi sembra c’entri molto con l’argomento in questione, visto che la “cougar” è la donna “cacciatrice”, quella che certo non si lascia dettare legge dal (o dai) “toy-boy” di turno.

    • 11 aprile 2013 15:12

      Quando parlo di rappresentazione parlo di rappresentazione nei media (programmi tv, telefilm, film, giornali, ecc ecc) ovvero tutto quello che contribuisce a creare un immaginario e dei modelli di comportamento. Non giudico le scelte individuali, per me ciascuno è libero di fare ed essere come preferisce, il problema è di modelli e di immaginario, che nel caso delle donne è sempre plasmato al servizio e in funzione del desiderio maschile.

  6. 10 aprile 2013 18:07

    Sulla coguara “cacciatrice” ho seri dubbi. Qui, ad esempio http://lacoguaraurbana.altervista.org/it/decalogo.html il decalogo della coguara felice recita al punto 10: arrenditi alla preda. Da quando in qua un cacciatore si arrende? Qui, invece http://forum.elle.it/societa/universo-donna/mamma-contro-coguara-sujet_9_1.htm un patetico siparietto mamma versus coguara ci prospetta la triste immagine di due signore che si contendono il pupo da accudire… Che sia la donna-mamma che stra/lava/pulisce o la fidanzatina sessualmente appetibile o la coguara che riesce ad essere entrambe in un corpo solo, si parla di genere perché a dettare i vari decaloghi è l’immaginario maschile.

  7. Astaroth permalink
    10 aprile 2013 22:58

    -Da quando in qua un cacciatore si arrende?-

    Nel BDSM succede abbastanza spesso a dire il vero…

    A quanto vedo però il primo sito riporta il decalogo come scritto da una “coguara”. Quindi è la rappresentazione di una “coguara” che narra sé stessa. In che modo puoi definire il suo un “immaginario maschile”? Mi sembra evidente che la resa di cui scrive avviene nell’ambito di un gioco erotico di cui però è la “cougar” che tiene i fili.

    Ma anche volendo interpretare la resa come la intendi tu, si ritorna all’altra mia obiezione: stabileno che un certo modo di comportarsi o una certa convinzione, che tu non condividi, non proviene da una riflessione autonoma, ti stai sostituendo alla persona che lo esprime.

    Per quanto riguarda il secondo link, mi indicheresti da dove desumi questo appiattimento sull’immaginario maschile? Quello che vedo io è la mamma italica che fa la… “mamma italica”. E quindi – con riserva – mi sembra più un riconoscersi, da parte della “mamma italica”, nell’unico “immaginario femminile” che una società patriarcale permette. E infatti la cougar viene vista come una scheggia impazzita, come patriarcato vuole.

    Dico con riserva perché, per quanto ritenga vero che la cultura dominante presenti modelli che vengono seguiti acriticamente, ultimamente sono restìo a catalogare i comportamenti individuali che non condivido, perché volendo è applicabile a qualsivoglia comportamento di qualsivoglia persona: è sufficiente che io non mi riconosca in un determinato comportamento o atteggiamento per dire che esso è “innaturale” o “dettato da una certa cultura”? C’è chi usa queste stesse espressioni per condannare le sessualità che non accetta… e dunque in che modo posso pormi al di sopra di queste persone e giudicarle senza scadere in qualche sorta di moralismo?

  8. 11 aprile 2013 06:32

    Io ovviamente parlo di immaginario maschile interiorizzato, ma ti prego, non cominciamo col discorso che non posso analizzare una pagina web ed esprimere la mia opinione perché in questo modo “sovradetermino” la persona che sta raccontando! Sulla base di questo principio le persone potrebbero parlare solo di se stesse, delle loro esperienze personali e non avrebbe alcun senso neanche commentare qui (come stai facendo anche tu). Questo genere di affermazione è utile a censurare le persone con le quali si è in disaccordo, piuttosto che veicolare un vero e proprio pensiero “libertario”. Io ho una mia percezione del fenomeno (ad esempio non trovo che il BDSM c’entri necessariamente qualcosa), sicuramente il mio è un punto di vista soggettivo, perché sono un soggetto, ma sono un soggetto adulto libero di trarre le sue conslusioni da ciò che osserva.
    Inoltre, chi scrive “il decalogo della coguara felice” non ci sta raccontando la sua esperienza personale, ma deliberatamente offre alle donne attempate un modello e delle regole da seguire e implicitamente sostiene che la sua idea di felicità andrebbe applicata a chiunque ritenga di appartenere ad una certa categoria; tra queste regole c’è l’ambigua incitazione ad “arrendersi”, che a me fa pensare alla freudiana donna sessualmente passiva.
    Il fatto che io percepisca questa sfumatura non significa che condanno una particolare persona o la sua vita sessuale, soprattutto perché un decalogo non è un racconto individuale, ma appunto un modello.
    Non credo proprio che si possa distinguere tra “comportamenti naturali” e “comportamenti condizionati da una certa cultura”, perché tutti, in ogni momento della vita, sono necessariamente condizionati dalla cultura nella quale sono immersi. “Nessun uomo è un isola” e può dirsi completamente indipendente dal contesto nel quale si è formato; l’unico modo che abbiamo per non rimanere vittime dei modelli proposti (tra i quali il decalogo di cui sopra) è proprio analizzarli, come si sta facendo qui.

  9. paolam permalink
    13 aprile 2013 13:36

    Concordo: la tendenza è quella di sommare le due facce della stessa medaglia, che un tempo andavano distribuite tra categorie di donne diverse tra loro, nella stessa donna, che diventa duplefax: erogatrice unica di tutti i servizi verso gli uomini. Si tratta, ovviamente, di una tendenza programmatica, non di una realtà attuale. Bisognerebbe riflettere se, e quanto, questa proposta unificativa sia funzionale al far digerire come auspicabile, alle donne ruolo 1, l’eventualità di ricoprire il ruolo 2 e, comunque, la normalità/naturalità del ruolo 2.

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