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Se non ora quando?

12 febbraio 2011

A chi si chiede a cosa serva la manifestazione di domani noi di Femminile Plurale rispondiamo con questo editoriale per dimostrare che si tratta innanzitutto di questo: un’occasione per riflettere. Senza questa opportunità tante idee non sarebbero venute fuori, non ci sarebbe stato un confronto così ricco di spunti sia nel web che nella vita reale. Non è poco. Noi ci sentiamo già diverse e con noi molti e molte altre. Domani darà a tutto questo una forma vera e compiuta, da qui il nostro invito a partecipare.

La mobilitazione è già virale: domenica per 13 febbraio si scenderà in piazza contemporaneamente in almeno 117 città in tutta Italia. Tutto lascia supporre che questa mobilitazione delle donne sarà molto partecipata. Ma qual è la ragione che spingerà queste persone e le accomunerà nella manifestazione del 13? Credo che questo sia il vero nodo. È difficile credere che D’Addario, Noemi e Ruby siano ragioni sufficienti per l’esplosione di una questa onda di protesta. E sarebbe dannoso dirigere il proprio scontento verso queste donne. Nonostante il riconoscimento della loro responsabilità individuale sia imprescindibile, noi non scendiamo in piazza contro la prostituzione, come ricorda Carla Corso, e men che meno “contro le ragazze che si vendono“. Come al solito, le cortigiane sono le scorciatoie per chi non vuole pensare che la vera emergenza è più generale di queste procaci incarnazioni che contempliamo su giornali e tv con voyeuristica indignazione. A fuoco, piuttosto, è il mercimonio che lo stato mette in atto. Con il corpo delle donne, con i diritti dei lavoratori, con i beni e le risorse pubbliche, con il paesaggio, con l’istruzione, con il futuro del nostro paese e quindi di tutti noi. Ma allora, perché le donne? Credo che il punto politico sia questo: le donne sono un punto politico nevralgico di questa gestione del potere. La nostra cittadinanza è compiuta solo sulla carta, la nostra autodeterminazione continua ad essere merce di scambio politico, la discriminazione sociale e politica nei nostri confronti gode di una ottima e feroce salute. Lasciamo che resti a sfogarsi sulle cortigiane chi si accorge solo oggi dell’emergenza delle donne, che è reale emergenza democratica, e chi vorrebbe trarne vantaggio ghettizzandoci nella difesa della nostra virtù. Noi domenica scendiamo in piazza perché una compiuta cittadinanza delle donne è parte integrante della nostra repubblica.

*

Che senso ha? Questa è la domanda che più volte mi sono fatta riguardo alla manifestazione del 13. Essendo una persona che rifugge dall’idea di far le cose tanto per, mi sono chiesta il motivo per cui partecipare alla giornata del 13 sarebbe stato importante. Non vi vedevo degli scopi precisi, degli obiettivi politici concreti e in effetti non era in tutto ciò che dovevo cercare una risposta. La manifestazione del 13 è innanzitutto una protesta culturale e non puramente politica. Lo scopo non è opporsi ad una legge o ad una specifica azione governativa. Non si tratta di difendere qualche diritto, intendendo con ciò qualcosa di specifico. Si tratta di un’azione culturale ed educativa rivolta a mio avviso soprattutto ai più giovani. Mi sono immaginata mamma e ho capito che a quella manifestazione i miei bambini li avrei portati. Bombardati quotidianamente da messaggi deviati su cosa voglia dire avere successo, su come la bellezza possa diventare il centro di gravità di una vita altrimenti senza senso, se fossi mamma avrei piacere che i miei bambini vedessero che c’è una realtà diversa da quella propinata dalla tv. Che ci sono donne e uomini la cui bellezza è la capacità di vivere con onestà e dignità, che non si prostituiscono né si vendono, che non scendono a compromessi e che proprio per questo possono e vogliono esporsi pubblicamente. Ecco, per me la manifestazione del 13 rappresenta un momento importante, l’irrompere nella scena pubblica di una realtà altrimenti nascosta. Nessun altro scopo se non quello fondamentale di mostrare, a chi non ha ancora gli strumenti per comprenderlo da sé perché troppo giovane, che c’è dell’altro. Occorre diversificare l’immagine pubblica di uomini e donne, spezzare la monoliticità di un messaggio unico su come abbia senso vivere, dire semplicemente che questo altro esiste, lotta, si fa vedere.

*

Non ho mai dubitato di volermi unire alle persone in piazza il 13 febbraio. Tuttavia, mi sono interrogata a lungo su una serie di questioni che hanno a che fare proprio con la dignità delle donne, che nelle vicende delle ultime settimane (o a ben guardare, degli ultimi mesi e degli ultimi anni) è stata messa al centro dell’attenzione, a volte in un senso, a volte in quello opposto. Non mi sono piaciuti i toni e i temi di molte donne intervenute sulla questione giudicando le donne coinvolte nel “Rubygate” quasi fossero loro le colpevoli o l’obiettivo contro il quale scagliarsi in questo momento di totale mancanza di qualunque criterio etico e di qualunque discorso veramente politico nella vita pubblica. Ho in mente, ad esempio, Lucrezia Lante della Rovere che ad Annozero ha detto qualcosa come “Le prostitute ci sono sempre state, il problema è che adesso non ci si vergogna” (qui, al minuto 2.30). Se ce la prendiamo con le donne, o vediamo la questione in termini di moralismo, e dunque di ciò che appare e di ciò che ci “scandalizza”, allora rischiamo di perdere tutta la partita. In breve, questi erano i motivi per i quali non sapevo quanto volevo promuovere questa iniziativa su Femminile plurale. Poi ne ho parlato con una persona che stimo molto, e che mi ha fatto notare una cosa importante, anzi importantissima. Moltissime donne (e si spera moltissimi uomini) manifesteranno domenica, e tra loro molte di quelle che solitamente non lo fanno. E lo faranno per due motivi: sono stanche di un regime, e vogliono rivendicare un altro modo di essere donne, vogliono protestare contro la loro dignità rubata da un immaginario imposto, che le riduce a scegliere tra essere puttane o spose (sì, siamo ancora lì). Tutto questo ha un altissimo potenziale politico, perché ci saranno in gioco moltissime energie che hanno voglia e bisogno di Politica: ed è con tutte queste persone che noi dobbiamo stare. Con la puzza sotto il naso non si fa politica, si fanno soltanto dei bei discorsi da salotto.

*

Ammetto che sono tutt’ora confusa circa le motivazioni delle numerose manifestazioni indette per il 13 febbraio. Tante proposte, tanti simboli talvolta a mio avviso non particolarmente efficaci per combattere gli stereotipi e la temperie culturale contro i quali si manifesta. Inoltre resto perplessa rispetto alle motivazioni per le quali si è deciso questo tipo di manifestazione, in particolare rispetto al ruolo decisivo che hanno avuto certi giornali, spesso attraverso la palese strumentalizzazione delle donne e del loro ruolo. Tuttavia, seppur con tutti i miei dubbi, alla manifestazione del 13 parteciperò perché non posso non partecipare. Perché è necessario partecipare. Perché rappresenta una delle poche occasioni in cui la società civile potrà esprimere la propria opinione sulla politica e su certi atteggiamenti della politica. Perché le italiane e gli italiani che scenderanno in piazza manifesteranno per dimostrare di avere un cervello funzionante e di essersi resi conto di venire presi in giro da troppo tempo. «Se non ora quando» è l’espressione perfetta per quello che succede il 13, per quello che si vuole dire e per quello che si vuole fare. È necessario mettere in moto un cambiamento strutturale, culturale e politico in questo paese. Ed è necessario farlo ora, senza se e senza ma. Ora.


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13 commenti leave one →
  1. 12 febbraio 2011 11:05

    care amiche di Femminile Plurale,
    sono contenta di fare la vostra conoscenza. Il vostro scritto mi è piaciuto molto, condivido dubbi, interrogativi che sono stati anche ,miei di fronte agli appelli con cui è nata l’iniziativa, espressi nell’articolo che avete letto su glialtrionline, così come la decisione di partecipare insieme alla mia associzione (Libera Università delle donne di Milano) con nostre motivazioni. Dal dibattito ricchissimo di analisi, proposte, che è circolato sui siti e nelle reti, si può sperare che queste riflessioni più vicine alla cultura che ha prodotto nella sua autonomia il movimento delle donne, riescano, se non a prendere la rilevanza che ci augureremmo, quanto meno a contagiare positivamente il risultato di questa manifestazione.
    Mi piacerebbe che si creasse un collegamento tra i nostri siti.
    un caro saluto
    Lea Melandri

    • sauerophelia permalink
      13 febbraio 2011 11:42

      Cara Lea,
      la tua attenzione ci fa molto piacere e condividiamo l’opportunità – e più ancora, la necessità – di un approccio critico che eviti la banalizzazione dei temi in gioco, che sono cruciali, e la consueta attribuzione alle donne tanto della colpa, quanto della responsabilità di risollevare le sorti del paese e della sua presunta “moralità”.
      Ci farebbe immensamente piacere creare un collegamento tra i nostri siti e collaborare con te/voi.
      A presto e buona giornata di manifestazione, sperando che ne emerga un discorso politico, o quanto meno la necessità di un discorso politico.

  2. Ilaria permalink
    12 febbraio 2011 15:12

    Sono assolutamente d’accordo con il vostro articolo. Devo ammettere che faccio molta fatica a tenere a freno la mia rabbia nei confronti di chi usa il proprio corpo e la libertà di disporne per rompere quel legame con la giustizia, l’equità e la parità dei sessi che, secondo me, ne è inscindibile. Ma riconosco che ogni donna è diversa dall’altra e ha la libertà di fare quello che vuole. Le responsabilità individuali delle varie minetti/ruby etc si riflettono però sulla responsabilità della società stessa, di quell’immaginario imposto che solo uno spirito critico può effettivamente smascherare . Spero ancora che domani tutte quelle donne che hanno deciso di non aderire, pur pensandola esattamente così, cambino idea, perchè la democrazia e la partecipazione ad essa si giocano domani, non si misurano solo su uno sterile pluralismo di opinioni. L’era schizofrenica del post modernismo e del relativismo ci ha condotte su un binario morto. Riprendiamoci la voglia di costruire una base comune su far crescere un nuovo modo di ripensare il pluralismo, piuttosto che concetrarsi solo su distanze e differenze di opinioni (che sono, e restano, solo opinioni). Ne abbiamo bisogno.

  3. Carlo permalink
    12 febbraio 2011 17:21

    cito il post precedente: “faccio molta fatica a tenere a freno la rabbia nei confronti di chi usa il proprio corpo e la libertà di disporne per rompere quel legame con la giustizia, l’equità e la parità dei sessi che, secondo me, ne è inscindibile..”
    Mi spiegate che differenza c’è tra l’operaio che vende il proprio corpo in catena di montaggio per 10 ore al giorno e la prostituta che vende il proprio corpo per 50 euro? Se si sostiene la tesi che che il primo è un modo di vendere il proprio corpo dignitoso e il secondo invece non lo è (conclusione a cui penso non arriverebbe difficilmente chi ha scritto il post precedente) allora non si fa altro che perpetuare quell’immaginario sessista e patriarcale di cui fanno fatica a liberarsi le donne e gli uomini di oggi.
    Vi propongo il mio riferimento per la giornata di domani (gli ombrelli rossi) sperando di contribuire al dibattito: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/

  4. Ilaria permalink
    12 febbraio 2011 18:25

    il mio riferimento non era alle prostitute ma alle persone come la minetti che scambiano il corpo per una pista privilegiata con cui ottenere posti di lavoro, passando avanti ad altre persone. Pensi a quante persone cento volte più competenti nel campo delle Pari Opportunità sarebbero state adatte a ricoprire la carica di Ministro e mi dica cosa ha fatto la Carfagna per prendersi quel posto. Ma chiaramente qui emerge il problema di come stabilire quando la libertà di usare il proprio corpo diventa abuso di esso .
    Quella della prostituzione è una tematica molto delicata, e il paragone con l’operario ha senso nella misura in cuisi vuole sottolineare l’alienazione che li accomuna. Ma sinceramente non mi pare affatto che c’entri nel contesto. Il legame con l’equità e la parità viene meno nel caso si discrimini una donna perchè non vuole vendersi sessualmente per fare carriera, ad esempio, rispetto a un’altra che invece è disposta a farlo. Se qualcuno mi può provare il contrario sono contenta di ammettere il mio errore. Altrimenti, mi rifaccio alle parole di Simone De Beauvoir: donne non si nasce, lo si diventa. La situazione rispetto al passato si è in qualche modo rovesciata; se prima il problema era come diventare donne nel vero e pieno senso della parola (con il proprio corpo, anche esposto) senza essere giudicate puttane, adesso mi pare che la domanda sia come essere donne, emancipate e autonome, senza anteporre il sesso a tutto (ma non per questo ricadere nello stereotipo moralista della “sposa”).

  5. sauerophelia permalink
    13 febbraio 2011 12:03

    @ Carlo: come dice Ilaria il caso dell’operaio e il caso della prostituta sono entrambi riconducibili a un meccanismo di alienazione. Tuttavia, anche per me il parallelismo si ferma qui. Ciò che vende l’operaio e ciò che vende la prostituta sono “servizi” di natura completamente diversa, natura che deve essere tenuta ben presente. Il “servizio”di una prostituta ha a che fare con la sua sessualità, che è una componente essenziale dell’identità personale e che, in particolare per quanto riguarda la sessualità femminile, ha un altissimo valore simbolico. E non si tratta certo di dignità o mancanza di dignità, né tanto meno (per quanto mi riguarda) di una questione “morale”, che è stata molto richiamata in questi ultimi tempi ma che trovo assolutamente fuori luogo. Come se si trattasse di tornare agli anni ’50.
    La cosa più pericolosa che si può fare ora è proprio prendersela con le donne coinvolte nelle vicende delle ultime settimane, altrimenti si lasciano al caldo i potenti – i veri responsabili – e si scarica sulle donne (come al solito, e come fa comodo fare) ogni responsabilità. Il problema è come funziona la politica, è la carenza di riconoscimento pubblico – e privato – del ruolo delle donne e della loro dignità – la mancanza di azioni politiche adeguate e la doppia morale, per cui si organizza il family day, si fanno le leggi contro la libera scelta delle donne (vedi fecondazione assistita), si tenta di ostacolare la libera scelta quand’è consentita (vedi la questione pillola abortiva), e poi però si fanno i festini difendendo il proprio “diritto alla privacy”. Questi sono i problemi.

    @Ilaria: molte delle cose che vorrei dirti le ho già scritte a Carlo, ma mi interessa molto il discorso che fai su Minetti/Carfagna ecc. Lorella Zanardo, a proposito delle veline in tv, si chiedeva se fosse possibile che un gruppo di ragazze (fossero anche duecento) fosse responsabile di come funziona la televisione italiana. Ovviamente no. Allo stesso modo, non è con le donne coinvolte in questa vicenda che bisogna prendersela: posto che la responsabilità personale non viene mai meno, la responsabilità è e va additata a chi ha il potere, a chi prende le decisioni: e chi le prende le decisioni, Berlusconi o la Carfagna? L’obiettivo dev’essere il sistema di potere che permette tutto questo, non chi ne approfitta o crede che (s)vendere il suo corpo per arrivare sia una mossa furba.

    • Ilaria permalink
      13 febbraio 2011 13:14

      La responsabilità individuale della velina che avalla il sistema facendosi strumento, disponbile all’uso, e la responsabilità di Berlusconi che lo ha in un certo senso creato (ma non certo inventato)per me è una responsabilità che si differenzia nel grado, sicuramente di molto, ma solo nel grado. Non credo molto alle “cause prime”, e temo che anche tagliando la testa del mostro ne possa ricrescere sempre una nuova. Con questo non intendo affatto dire che bisogna prendersela SOLO con le veline, o addossare a loro tutta la responsabilità, per carità. Ma è un po’ come il discorso del soldato nazista, che alla fine eseguiva ordini, e se non lo faceva sarebbe morto anche lui. Il sistema si regge anche sulle persone, sulla compiancenza, sul disinteresse e l’ignoranza. Se parliamo di responsabilità bisogna guardare a quella di tutti, compresa la nostra o quella del “movimento femminista” che è stato a guardare per troppo tempo (alla domanda se non ora quando, io, se ci penso, risponderei “prima”).
      Quando parlavo di rabbia, però,non intendevo né fare del moralismo, né scambiare lo strumento per la causa; ci sarebbe però molto lavoro da fare per riconvertirla in un progetto comune, che elabori una prospettiva alternativa a quella odierna. Chi considera questa forma indignazione bigottismo o bacchettonismo forse non l’ha ancora trovata, una vera alternativa tra la puttana e la puritana; su questo c’è molta strada da percorrere, secondo me, ma guardando le cose nella giusta ottica critica.

  6. pgd permalink
    16 febbraio 2011 14:40

    Ci siamo, siamo con voi, non siete sole. A volte siamo distratti ma non così stupidi da non saper difendere la parte migliore delle nostre esistneze.

    Quando canterai la mia poesia

    Son stati giorni di vergogna e sdegno
    ed era sveglio solo chi era sveglio
    ma furon giorni anche d’impegno
    nella speranza tornasse il meglio.

    La confusione era sovrana
    per la potenza di un abbaglio
    perché a tutti sembrava strana
    la verità messa all’imbroglio.

    Ma dimmi tu come facevi
    ad accettar che fosse vera
    tenendo cuore e saldi i nervi
    una menzogna di fatto chiara.

    Quando canterai la mia poesia
    tu la canterai senza l’affanno
    nel ricordar che l’idiozia
    non è per quelli che testa hanno.

    Son stati giorni che a sua ragione
    convinse lui e la questura
    che di nipote del faraone
    tener doveva la copertura.

    L’impatto con la verità è sempre duro
    se vivi tu con lei all’oscuro
    ma ancor di più la dimensione
    se ti ci senti come un coglione.

    Ma dimmi tu come potevi
    credere a balla colossale
    che come figli di mammone
    i fans gli tennero a bordone.

    Quando canterai la mia poesia
    la canterai per te e poi per quelli
    che di giustizia e d’ironia
    ancora sognano i giorni belli.

    Quando canterai la mia poesia
    la rabbia scorderai per l’emozione
    che libertà di pensiero e azione
    non è soltanto la tua o la mia.

    Quando canterai la mia poesia
    nel vento voleranno le parole
    per dar così la voce all’afasia
    e a rimare non saranno sole.

    Quando canterai la mia poesia
    la canteremo tutti con commozione
    che sia per una volta o per la vita
    non avrà il mio nome.

    pgd

  7. pgd permalink
    19 febbraio 2011 17:03

    Un punto di vista al mashile. A mio modesto parere, , la diversità d’opiinioni sull’arogmento in qeustione, non è soltanto tra i due sessi ma, soprattutto, all’interno dell’universo femminile.

    Donne avverse

    L’altra metà del cielo
    ci lasciò stupefatti
    quando fu tolto il velo
    che nascondeva i fatti.

    Era storia indegna
    che tutti colpì violenta
    e sommerse di vergogna
    l’intelligenza intenta.

    Nudo lui, loro spoglie,
    il nuovo imperatore
    si era tolto le voglie
    di maturo fornicatore.

    Pareva il baccanale
    di privata pertinenza,
    era invece penale
    in attesa di sentenza.

    Da molte non si attese
    per dire, “Ferme non stiamo,
    maschi e donne comprese,
    per la dignità un richiamo”.

    Imponente la protesta,
    donne e maschi compresi,
    ma inattesa poi resta
    d’alcune i nervi tesi.

    Ostinata la difesa
    è per l’imperatore,
    per loro è vil pretesa
    parlar di donne a ore.

    “La dignità è diversa
    da quel che voi pensate
    e non è cosa perversa,
    se sono bene pagate”.

    E’ strano il bel paese
    dove l’unica morale
    per le donne avverse
    è sotto lo stivale.

    pgd

  8. perché permalink
    11 luglio 2011 17:45

    perché cercate il consenso del padre per tutta la vita????????
    perché cercate il consenso del fidanzato per tutta la vita ?
    perché il consenso del marito per tutta la vita ?
    perché il consenso del figlio maschio?
    e poi se siete sfortunatttttissssssime il consenso di un prete ???
    perché????????????’
    quindi prima di se non ora quando, chiedetevi perché???????????

  9. Claudio permalink
    11 luglio 2011 18:59

    Qualche mese fa eravate “1 milione”, ieri eravate “2000”, altre due settimane e questo “femmine contro maschi” finisce, e sarebbe anche ora!

  10. Riccardo permalink
    15 luglio 2011 14:27

    Solidarietà alle donne del “Se non ora quando”?

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  1. Se non ora quando? Siena 9-10 luglio « femminileplurale

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