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A lezione di femminismo da Susanna Tamaro

22 aprile 2010

Il 17 aprile esce sul Corriere della Sera un’illuminante articolo di Susanna Tamaro dal titolo “Il femminismo non ha liberato le donne”.

Il messaggio fondamentale dell’articolo: il femminismo degli anni ’70 non ha liberato le donne, ma anzi, proponendo una libertà sfrenata nell’uso del proprio corpo, ha creato una nuova generazione di donne/ragazze/bambine-oggetto, sempre più vuote sempre più sole.

All’articolo sono ovviamente seguite numerose repliche (di Maria Laura Rodotà, Barbara Mapelli, Bia Sarasini, Cristina Comencini, Alessandra di Pietro e Paola Tavella).

L’articolo della Tamaro si apre ricordando gli anni ’70, in cui le sue amiche femministe non facevano altro tutto il giorno che bere the, fumare canne, imparare a procurarsi aborti spontanei e accompagnare altre donne quasi a fine gravidanza ad abortire a Londra. Lei non  ha partecipato al movimento ma le sue più care amiche si, e afferma “di essere stata sempre e profondamente turbata da questa pratica che, in quegli anni, si era trasformata in una sorta di moderno contraccettivo”. Quale pratica?  L’aborto, ovvio.


Sì perché evidentemente, proprio negli anni in cui arrivavano in Italia e si diffondevano le pillole e altri metodi contraccettivi, le donne italiane andavano tutte ad abortire in massa.

Tirato fuori il fatidico tema dell’aborto, ecco parte la solita filippica: due schieramenti contrapposti, i difensori della vita che, purtroppo, si rammarica Tamaro, vengono identificati solo con la parte più reazionaria della Chiesa (e tutti ci chiediamo come mai?!) e gli altri che lei definisce  per il progresso.

Siamo alle solite: chi non accetta l’aborto è per la vita, chi lo accetta no, per la scrittrice è per il progresso. Non si può dire che la Tamaro non sappia fare il suo lavoro, abilissima con la scelta delle parole per mostrare chi sono i buoni e chi sono i cattivi. Si pensi solo all’immaginario che le due parole vita e progresso portano con sé: la prima comunica calore, bellezza, natura, maternità, la seconda industrializzazione, grigio, la tecnica che, come uno schiacciasassi, calpesta tutto… anche la vita. Abbiamo già capito  dove si vuole andare a parare.

Dopo aver parlato dell’aborto, Tamaro vira sui soggetti che più frequentemente fanno uso di questo strumento:  ragazzine sgallettate che considerano l’aborto un mezzo anticoncezionale come un altro (si noti: è la seconda volta che, interpretando il pensiero delle donne che ne fanno uso, equipara l’aborto ad un mezzo concezionale come un altro, mi sembra una mossa meschina e vergognosa).

Poi arriva la parte migliore dell’articolo, non posso non citarla:

“le grandi battaglie per la liberazione femminile sembrano purtroppo aver portato le donne ad essere soltanto oggetti in modo diverso”.

Ecco qua, avevate ancora dei dubbi, di chi è la colpa dei mali della nostra società? Avete trovato il colpevole. Il femminismo. Il bello è che, alla riga seguente, la Tamaro dice esattamente il contrario:

Non occorre essere sociologi nè fini pensatori per accorgersi che ai giorni nostri tutti i messaggi rivolti alle bambine si concentrano esclusivamente sul loro corpo“.

Ecco appunto, non si deve essere fini pensatori per accorgersi che la società attorno a noi presenta modelli deleteri e negativi. Poi lo ripete ancora:

la realtà educativa è dominata dai media e i media hanno una sola legge. Omologare“.

oppure:

“L’omologazione imposta dalla società consumistica – e purtroppo sempre più volgarmente maschilista”

Insomma, gli elementi li ha tutti ma non sa porli nella giusta equazione.  Tamaro accusa il femminismo di quelle colpe imputabili esclusivamente alla società dei consumi in cui viviamo, che con i suoi modelli femminili rende le donne ancora e sempre schiave, in maniera diversa rispetto agli anni ’70, ma sempre schiave. Non più schiave di mariti o padri, ma schiave del loro aspetto, schiave di una perfezione irraggiungibile.

Come si direbbe a scuola, la Tamaro è intelligente ma non si applica, ha tutti i dati ma non risolve il problema… purtroppo per lei, femminismo e consumismo non godono della proprietà commutativa.

Come riconosce nel suo articolo di risposta Maria Laura Rodotà, la colpa per questa sorta di nuova schiavitù, va imputata alla mancanza di femminismo. O, come afferma Bia Saresini:

“Che la tirannia del corpo e della bellezza sia propaganda, una potente campagna di immagine imposta alle donne, un’arma per bloccare, anzi meglio azzerare i risultati di quella liberazione è un pensiero che non sfiora la scrittrice”.

E ancora un’interessante riflessione della giornalista:

“è la libertà femminile l’oggetto della contesa, non altro, non si può lasciare che scivoli via in una capriola di parole, oplà, e la libertà non c’è più. soprattutto non sui media, che di questa propaganda quotidiana dell’esibizione del corpo femminile sono artefici in prima linea.  Per questo è interessante il mirabolante cortocircuito del titolo del Corriere della Sera. Rivela la rimozione completa del femminismo dal racconto corrente della società e della politica italiana. Nel più classico ritorno del rimosso, ciò che si tiene accuratamente fuori dalla scena, il femminismo, viene accusato di non avere liberato le donne.”

Siamo in un periodo in cui il revisionismo va molto di moda ma, per quanto riguarda il femminismo, il revisionismo è iniziato molto presto, mettendo in dubbio non solo in suoi contenuti, ma anche le conquiste ottenute. Come movimento scomodo, andava annientato prima possibile anche nell’immaginario collettivo. Femminismo oggi è donne cattive, spesso brutte e zitelle, a cui piace abortire come se fosse prendere un’aspirina, e che odiano gli uomini.

Che l’articolo della Tamaro faccia giocoforza proprio a questa “teoria”, sembra quanto mai tristemente evidente.

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12 commenti leave one →
  1. antigonexxx permalink*
    22 aprile 2010 12:39

    Complimenti per il post e per la vignetta…fantastica!
    per quanto riguarda l’articolo della Tamaro concordo con te sulla sua astuzia. Si serve di una critica sugli esiti del femminismo da un lato per promuovere la sua idea antiabortista e dall’altro per inibire le giovani generazioni a muoversi nella stessa direzione, ovvero quella della lotta per l’emancipazione! Questi punti centrali della sua argomentazione vengono magistralmente mascherati e nascosti da una serie di affermazioni senza senso sul significato storico e politico di quello che il femminismo ha rappresentato.

  2. Monica permalink
    22 aprile 2010 16:07

    Su questo tema abbiamo anche aperto un gruppo su Facebook dal titolo vogliamo essere ringraziate da Susanna Tamaro. Mi sembra sia giunta l’ora di mobilitarsi.

  3. Monica permalink
    22 aprile 2010 16:08

    Scusate ho dimenticato il link del gruppo
    http://www.facebook.com/group.php?gid=114953635200309

  4. antigonexxx permalink*
    22 aprile 2010 16:28

    Ci siamo iscritte. Grazie della segnalazione!

  5. varvarapetrovna permalink*
    22 aprile 2010 16:42

    @Monica: grazie per la segnalazione. Un consiglio: perchè nelle info del gruppo non mettete il link dell’articolo della Tamaro apparso sul Corriere? é vero che è postato in bacheca, ma se comparisse anche nelle info sarebbe più immediato informare anche chi non sa nulla della polemica. Solo un idea. 🙂

  6. Berta permalink
    26 aprile 2010 17:20

    d’accordissimo con quanto detto nell’articolo. Susanna Tamaro ha giocato palesemente sull’ormai vecchio clichè del femminismo, cancro di tutta la società.
    Vorrei però sollevare un argomento che mi sta molto a cuore, che in parte rientra nel discorso aperto dalla scrittrice.
    Io ho 18 anni e sia mia madre che mia zia hanno fatto attivamente parte del movimento femminista degli anni 70. Sono sempre stata molto orgogliosa di questo, ma purtroppo con l’andare del tempo mi sono resa conto di quanto poco loro ricordino di quegl’anni.
    Sono entrambe finite a pensarla come la loro madre, che tanto criticavano, hanno permesso al solito uomo di turno di comandarle, e se chiedi loro cosa si ricordano del movimento delle donne si riempiono la bocca di belle parole, ma ammettono di non essere riuscite ad applicarle alla loro vita. Facendo poi un bilancio delle loro amiche, mi sono resa conto di come la situazione sia anche peggiore. Quindi mi viene da pensare, se tutte le femministe del tempo avessero trasmesso seriamente i loro valori alle figlie, forse la tivù non sarebbe riuscita a sconvolgere così tanto la loro concezione della donna…Ciò che hanno ottenuto, tutto ciò di cui hanno preso consapevolezza lo dovevano testimoniare alla generazione futura, ma non sempre è avvenuto. La libertà sessuale, la consapevolezza del proprio corpo, la grande conquista dell’aborto come libera scelta delle donne sono tutte conquiste da non dimenticare…ma molte madri hanno dimenticato di spiegare alle loro figlie come vanno usate, quale è la giusta misura ed hanno permesso che fossero spiegate in maniera assolutamente distorta dai mass media.

    • Giuseppe permalink
      29 aprile 2010 10:39

      Ho sempre pensato che le madri siano portatrici sane di maschilismo.

      • Maura permalink
        8 maggio 2010 08:56

        Si anche io l’ho sempre pensato!…Soprattutto se hanno figli maschi…Perdono il punto di vista femminile per “difendere” i loro “bambini” dalle insidie femminili, dimenticano che prima di essere madri sono donne e se i loro figli sviluppano sentimenti di natura maschilista verso le donne nel migliore dei casi lo ignorano perchè non si sentono chiamate in causa, sono “madri” loro, non sono “puttanelle”(come “queste ragazze moderne”…), nel peggiore dei casi sostengono pure i figli nelle loro invettive contro le donne!…Il rispetto per la donna può essere inculcato ad un uomo solo a partire dalla madre, se questa se ne infischia pensando che tutto sia scontato o non accorgendosi di certi campanelli di allarme, non possiamo aspettarci granchè…
        Non è per colpevolizzare, ancora una volta, le donne, ma parlo per esperienza personale.
        Se il femminismo non ha prodotto i risultati sperati non è colpa dei suoi principi ma di chi non ha aderito pragmaticamente ad essi e la questione non è poi così semplice, concorrono troppi fattori alla mancata emancipazione globale della donna…Spero solo che noi che stiamo qui a parlarne riusciamo a realizzare qualche cambiamento concretamente!

  7. varvarapetrovna permalink*
    26 aprile 2010 19:39

    @Berta: grazie mille del tuo bel commento. Credo che quello che rilevi tu nella tua esperienza diretta sia molto utile e sia essenziale tenerlo in grande considerazione. Ovviamente non so spiegare perchè le donne che hanno partecipato attivamente al movimento femminista degli anni ’70 non sappiano o abbiano saputo comunicare il vero senso delle conquiste ottenute. Credo che sia difficile comunicare a pieno tali conquiste nel momento in cui esse vengono sempre e subito messe in discussione (un po’ quello che dicevo nell’articolo, e cioè che il revisionismo intorno al femminismo è stato precoce e spietato). Però mi consolo, leggendo quello che hai scritto, se una ragazza di 18 anni parla con la tua consapevolezza e lucidità, non posso non dire che qualcosa di quelle femministe è arrivato anche a noi. 😉

  8. 26 aprile 2010 20:08

    Un ottimo articolo!

  9. varvarapetrovna permalink*
    27 aprile 2010 10:14

    Grazie!!! 😀

  10. paola permalink
    11 maggio 2010 20:01

    Intervengo un po’ in ritardo sulla data del post, molto efficace, perché ho apprezzato la risposta di Berta, che forse ci sorprende piacevolmente quanto alla consapevolezza di una parte, sia pure esigua, delle nuove donne. Suggerirei a Berta un libretto che sto finendo di leggere e che è uscito a mazo di quest’anno: “Care ragazze. Un promemoria”, di Vittoria Franco, Donzelli ed. Una messa a punto storica, dopo gli sproloqui della Tamaro, mi sembra più che necessaria.

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