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Il marchio della vergogna

15 maggio 2012

E’ notizia di oggi l’arresto di 11 persone, le quali avevano dato vita ad un’organizzazione criminale che faceva arrivare ragazze dalla Romania, costringendole a prostituirsi sulel strade della capitale. La dinamica è tristemente nota, tanto che ormai non fa più notizia: grazie ad una persona che vanta contatti lavorativi in Italia, le ragazze vengono attirate in una trappola. Esse sono trasportate clandestinamente in Italia, i loro documenti vengono sequestrati dai componenti dell’organizzazione che, con l’uso della violenza sia fisica che psicologica, le vende a coloro i quali le obbligano poi a battere le strade. Questa caso specifico, tuttavia, presenta alcuni lati particolarmente spiacevoli, che hanno attirato la mia attenzione.

Il primo è che questa organizzazione comprendeva anche 3 donne adulte, che sembra avessero un ruolo fondamentale nell’attirare le loro vittime, giovani ragazze appena divenute maggiorenni. A mio avviso, questo è uno dei tanti esempi che rende evidente come sia sbagliato affrontare la questione dell’emencipazione femminile da un punto di vista esclusivamente biologico. Ipostatizzare un’antitesi Maschi contro Femmine, tanto posticcia quanto retrorgada, non permette di cogliere le complicate sfumature che un fenomeno come quello della prostituzione presenta. Ci sono delle condizioni materiali (età, posizione sociale, potere, giusto per citare qualche esempio) che mettono alcune donne in una situazione di supremazia rispetto alle altre, le quali vengono lasciate in balia di pericolose organizzazioni criminali senza che, apparentemente, il loro destino interessi minimamente chi le ha ingannate sotto la promessa di un lavoro dignitoso.

Inoltre, questo caso particolare è emblematico anche sotto un altro punto di vista: pratiche come quelle descritte in precedenza (mal)trattano le donne come oggetti, non come individui. Lo stesso atto di introdurre una persona in un paese straniero e poi venderla ad un altro proprietario ha, in questo senso, un predecessore tutt’altro che illustre, ovvero la tratta degli schiavi tipica del colonialismo. In quel caso non serviva nemmeno la falsa promessa di un lavoro dignitoso ben retribuito, fondamento dell’illusione capitalistica che i paesi del Primo Mondo siano luoghi di abbondanza, dove chiunque può vivere senza problemi al di sopra della soglia di povertà. L’emblema di questa brutalizzazione che è stata operata nei confronti dei corpi, quindi delle anime, di queste ragazze, è il fatto che una di queste fosse stata addirittura marchiata a fuoco dal suo nuovo “padrone”. Sembra che altre ragazze fossero state tatuate, sempre con l’iniziale del loro proprietario. Una ferocia inaudita, che suscita rabbia in chi legge una simile notizia.

Rabbia perchè, se si volesse, si potrebbe porre fine a questo traffico disumano che ogni giorno, ed ogni notte, attraversa il nostro paese. Rendere la prostituzione legale permetterebbe alle libere professioniste del sesso di usufruire di leggi volte a tutelare i loro diritti, consentirebbe loro di esercitare la propria professione in ambienti controllati e sicuri: questi sono diritti che andrebbero garantiti a qualsiasi lavoratore. Ma questo argomento non è mai entrato nel dibattito politico italiano, e sicuramente ne rimarrà al di fuori ancora per molto tempo. E’ una questione delicata, è una tematica scomoda. Molto più facile fare i benpensanti, molto più sicuro parlare con la faccia dispiaciuta delle “povere sfortunate che sono vittima del racket” ogni volta che viene diffusa una notizia come quella di oggi. Si dice che è una vergogna, si auspicano pene più severe per i colpevoli, e si dormono sonni tranquilli. Ma la vera vergogna è che non si faccia nulla per evitare che altre ragazze siano vittima di un traffico senza scrupoli, che si copra l’attualità politica di un tema con un comodo velo di moralismo da parrocchia. In questo modo, in fin dei conti si è complici di chi ha posto quel marchio.

Riccardo Motti

http://riccardomotti.wordpress.com/

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26 commenti leave one →
  1. Ilaria Durigon permalink*
    15 maggio 2012 15:46

    Ma siamo sicuri che la prostituzione non abbia in sè, connaturata alla sua stessa essenza, la possibilità di quel marchio? Può esserci davvero una prostituzione come ‘pratica libera’?Io non credo. Io penso che la prostituzione sia discriminazione. La legalizzazione della discriminazione e sottomissione delle donne…criticarla non è questione di moralismo, ma di messa in questione dei principi che governano la prostituzione come pratica inscritta all’interno di un modo specifico di intendere le relazioni di potere…
    mi cito: https://femminileplurale.wordpress.com/2012/04/19/se-tutte-le-parti-del-corpo-fossero-uguali/#comment-3052

  2. Riccardo Motti permalink*
    15 maggio 2012 15:56

    La possibilità del marchio si, la sua certezza no, a mio parere. Sinceramente non sono convinto che la prostituzione in quanto tale sia una discriminazione, e credo che la sua legalizzazione permetterebbe a tantissime donne di uscire da uno stato di sottomissione nel quale sono costrette, spesso con torture fisiche e psicologiche simili a quelle di cui parlo nel post. L’accusa di moralismo, ovvimente, non è rivolta a chi è favorevole alla legalizzazione e, come fai tu, porta argomenti motivati per difendere il suo punta di vista. Io mi riferisco a quei personaggi pubblici, soprattutto politici, che sotto la maschera di una falsa moralità, che li porta a fare dichiarazioni “col cuore in mano”, nascondono un disinteresse totale verso una questione che, al contrario, dovrebbe essere dibattuta con precise argomentazioni, trattandosi di una vera e propria piaga dei nostri tempi.

  3. 15 maggio 2012 17:41

    Riccardo scusa, ma hai letto la discussione fatta nel post “Se tutte le parti del corpo fossero uguali”?
    Io non dico che non si possa essere a favore della legalizzazione (Di cosa poi?? Dello sfruttamento?Cosa si propone? Modifica, abolizione della legge Merlin?Ricordo che la prostituzione in Italia non è un reato in sé).
    Però, scusami, ma una tale semplificazione. cioè un proclama che dica che la legalizzazione risolverebbe la tratta mi pare molto superficiale. Bisogna documentare ciò di cui si parla.
    Io ho letto ciò che dicono ex vittime di tratta e loro non sono affatto d’accordo su questo. Ho letto Lydia Cacho che ha studiato la tratta da anni e lei neanche è d’accordo e Somaly Mam sopravvissuta alla tratta in Cambogia ha affermato che parlare di lavoro sessuale è una trappola. Recentemente Chiara mi ha fatto anche conoscere tanti siti di donne che hanno lavorato nell’industria del sesso e che considerano la legalizzazione un regalo fatto ai papponi e gravemente lesivo per loro.
    Ci sono le prostitute olandesi che si sono lamentate perché prima esercitavano liberamente e con la legalizzazione hanno dovuto abbandonare il mestiere per non finire a essere sfruttate dalle multinazionali che hanno riciclato il denaro sporco e controllano il quartiere a luci rosse. Persino alla conferenza sulla legalizzazione della prostituzione del 21 aprile – che ho sentito integralmente – sono emerse non poche ombre e problematicità.

    • Riccardo Motti permalink*
      15 maggio 2012 18:05

      Io parlo di regolamentare una professione che viene svolta tutti i giorni e tutte le notti, senza alcun tipo di controllo. Probabilmente questo non risolve la tratta, ma sicuramente permette alle ragazze di essere tutelate maggiormente rispetto a quanto non lo siano in questo momento. Gli esempi che mi citi sono contraddittori o fuorvianti, e dimostrano la confusione che vige su questo argomento: per alcuni la prostituzione in quanto tale non è una professione, per altri le modalità in cui avviene sono sbagliate, per altri ancora le modalità con le quali è stata legalizzata (vedi Olanda) sono una cura maggiore del male. E questi sono solo esempi. Io rispetto queste opinioni, lungi da me la presunzione di aver trovato la cura perfetta o la risoluzione definitiva. Tuttavia, resto convinto della necessità di una regolamentazione, discorso che viene puntualmente evitato da tutti i politici italiani a causa della sua scomodità.

      • 16 maggio 2012 00:19

        “Regolamentare una professione che viene svolta tutti i giorni”: prima della legge Merlin lo era anche in Italia, guarda. E, come dice Lina Merlin in una famosa intervista fattale da Oriana Fallaci “2500 donne dentro le case e 50.000 fuori”. Sottoposte peraltro a continue retate repressive come “abusive”. Ma tu pensi davvero che regolamentare significhi eliminare il sommerso?? Visto che parli di Romania, leggi “Minorenni in vendita” di Iana Matei che conosce tante ragazzine vendute anche in Gemania e Olanda, paesi che hanno regolamentato la prostituzione.
        Gli esempi che ho fatto sopra ti sembrano contraddittori perché li ho appena accennati. Ho parlato lungamente anche su questo blog in varie occasioni esplicitando meglio ciò che penso. Quello che contesto sono semplicemente le affermazioni di principio fatte senza apportare documenti e argomentazioni, su un tema così complesso, non il fatto che tu non concordi con me. Anche perché , guarda, io non do molta importanza alle leggi perché so che non vengono mai rispettate, in Italia poi, figurati, dove la mafia infiltra persino i consigli regionali, lo stato e l’impenditoria e dove la commistione tra legale e illegale è costituzionale. Poi sulla tratta se si volesse davvero far qualcosa sul piano legislativo si dovrebbe più che altro rivedere la legge sull’immigrazione in senso non repressivo, chiudere i CIE ed estendere l’applicazione dell’art. 18 e i percorsi di reinserimento per chi vorrebbe uscire dalla schiavitù e non può farlo.
        Ti informo comunque che non è affatto vero che i politici italiani evitino il discorso sulla regolamentazione. Qui due articoli su Lega e Grande Sud: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/riaprire-i-bordelli-la-lunga-battaglia-del-carroccio-contro-la-legge-merlin/167804/ http://www.forzadelsud.it/grande-sud-e-la-proposta-di-modifica-delle-legge-merlin-lapprofondimento-delladnkronos/ Mi pare che siano invece proprio i moralisti a essere molto accaniti in proposte di regolamentazione molto pericolose, tutte spinte a salvaguardare l’ipocrita “decoro urbano” e la tutela della salute del cliente e della sua doppia morale, non certo i diritti delle sex workers e delle vittime di tratta. Alle istituzioni poi interessa certamente più che altro battere cassa con le tasse che già adesso si prendono abusivamente in palese violazione della legge Merlin. L’inchiesta recente sul Punto ntc che ho già citato nell’altra discussione conferma che ci sarebbe addirittura una manovra europea fatta dietro pressioni di potenti lobby transnazionali per riaprire le case chiuse e criminalizzare la prostituzione di strada.
        Mi chiedo comunque una cosa: tu sei un uomo e se sei qui mi immagino tu sia sensibile alle questioni di genere. Seriamente, pensi che una legge di regolamentazione sia una panacea? Non è forse l’ennesimo alibi per molto uomini per continuare ad alimentare il mercato della prostituzione, mentre le violenze sulle più deboli continuano? Ti sei mai chiesto come mai si devono addirittura ingannare, plagiare, prendere per fame tante ragazze e sottoporle a violenza per farle prostituire? Chi alimenta quella domanda? Può esistere un mercato del sesso “pulito” in cui i diritti umani siano rispettati specie di fronte a una domanda sempre crescente di sesso commerciale e rivolta a bambine sempre più piccole?
        Se vi va e se capite l’inglese, vi lascio questa intervista a Lydia Cacho alla televisione olandese: http://www.youtube.com/watch?v=3-Wq1q2A4TE
        Ti invito, Riccardo a dare anche uno sguardo a ciò che dicono su Maschile plurale. Gli uomini possono fare molto più per le vittime di tratta attraverso una riflessione sull’identità maschile che non contrabbandando scorciatoie molto nebulose come soluzioni di una violenza secolare che subiscono tante ragazze nostre sorelle.

  4. Astaroth permalink
    15 maggio 2012 19:24

    Secondo me infatti dipende molto da come avverrebbe questa legalizzazione. Le multinazionali devono restarne fuori e i quartieri rossi sono assolutamente da evitare.
    Comunque potremmo fare un esperimento: legalizziamo solo la prostituzione maschile (dove i casi di sfruttamento sono residuali) e vediamo che cosa succede: http://www.gigolo.it/

    Per quanto riguarda il caso descritto dall’articolo, mi auguro che si inizino a comminare pene ex art. 600 c.p., con le aggravanti del caso.

  5. 16 maggio 2012 09:33

    Dal blog di una ragazza che è stata call girl a Dublino (non vittima di tratta) e che soffre di sindrome da stress post-traumatico:

    “So let’s work together to make sex work safer”
    A contradiction in itself.
    It’s like saying let’s make rape more fun.
    It’s like saying let’s make murder less dangerous.

    Traduco:

    “Così lavoriamo insieme per rendere il lavoro sessuale più sicuro”
    Una contraddizione in sè.
    E’ come dire rendiamo lo stupro più divertente.
    E’ come dire rendiamo l’assassinio meno pericoloso.

    Ancora: “Prostitution (and punters and pimps and madams) preys on the young, the weak, the vulnerable. It preys on exactly those people that don’t have the support, back up and education to make an informed choice”

    Traduzione: La prostituzione (e i clienti, i papponi e madam) trova le sue prede tra le giovani, deboli, vulnerabili. Esattamente tra quelle persone che non hanno sostegno, retroterra ed educazione per fare una scelta consapevole.

    Il post si può leggere qui: http://secretdiaryofadublincallgirl.wordpress.com/2012/02/06/the-sneakiness-of-the-pro-sex-work-lobby/

    Qui invece una testimonianza di una ragazza sopravvissuta allo sfruttamento sessuale schiavistico grazie all’organizzazione messa su da una famosa sopravvissuta, Somaly Mam. Nell’articolo si legge che “il turismo sessuale e la prostituzione minorile sono la principale e molto spesso unica fonte di reddito per i paesi asiatici coinvolti”: http://www.kreathink.it/il-blog-di-kreathink-new/2012/01/turismo-sessuale-e-prostituzione-minorile-lo-scandalo-asiatico/
    Da ricordare i tanti nostri uomini che si recano in Thailandia e Cambogia a consumare sesso senza farsi troppe domande. Del resto non se le fanno qui, con le rumene e le nigeriane e non sembra che sapere che sono vittime di tratta sia un deterrente.

    Qui un’articolo che riferisce sull’indagine condotta da Isoke Aikpitanyi sulla tratta delle nigeriane, poi confluita nel suo secondo libro “500 storie vere” e in cui alla fine riporta delle proposte pratiche per combattere la tratta (detto, appunto, da una ex vittima e quindi ben consapevole della situazione). http://www.kila.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1519&Itemid=2

  6. Paolo permalink
    16 maggio 2012 14:02

    allora credo che sulla condanna della prostituzione coatta e della tratta, dei magnaccia, del traffico di minori ecc.. qua siamo tutti d’accordo.
    sulla prostituzione in generale credo che il disequilibrio sia questo: il cliente pagante può scegliere la prostituta che vuole, ma la prostituta no: il sesso a pagamento vede la possibilità di scegliere con chi avere del sesso solo da una parte,e questo è ingiusto proprio perchè tutte le parti del corpo non sono uguali. Se anche la prostituta (parlo di una prostituta “indipendente” cioè senza magnaccia e che gestisce la sua attività in autonomia fissando da sè le tariffe, gli orari ecc) potesse scegliersi il cliente respingendo coloro di cui non si fida o che non le interessano (magari conoscendoli un po’ prima della “prestazione”), sarebbe diverso, forse neanche il termine “prostituzione” sarebbe più adeguato, sarebbe libertinaggio con pagamento, moralmente discutibile ma per quanto mi riguarda molto più accettabile della situazione attuale. Dite che sto sognando? Forse ma non lo ritengo impossibile

  7. 16 maggio 2012 16:03

    @Paolo Essere tutti d’accordo a parole non significa poi lavorare per far qualcosa di decisivo contro queste violenze, che, sottolineo, non sono occasionali ma riguardano percentuali altissime di popolazione femminile in alcuni casi (come per le ragazze nigeriane dell’Edo State) e un sistema organizzato che ha complicità transnazionali e si nutre anche molto di questa banalizzazione della prostituzione e sottovalutazione dei danni psicofisici che ne conseguono oltre che dell’acquiescenza totale delle istituzioni che formalmente fanno finta di lottare “contro la vergogna della tratta” magari con grande rumore mediatico, mentre in realtà spesso e volentieri sono i primi a intascare mazzette o approfittare della situazione in quanto clienti.
    Sulla prostituta “indipendente” e la scelta del cliente: leggevo qualche giorno fa un articolo sulla Svizzera in cui si diceva che lì si pagano le tasse a forfait. In pratica si presume che una prostituta guadagni una certa cifra all’anno (mi pare 50mila franchi) e la si tassa di conseguenza. Sai quanto è facile in questa situazione rifiutare i clienti, sapendo che ne va del tuo mantenimento e quando sei costretta a pagare comunque un certo quantitativo di tasse? Purtroppo quello che ci si ostina a non riconoscere è che il binomio sesso/mantenimento economico è di per sé pericoloso per la propria personale autonomia personale e autonoma libertà sessuale (e parlo ovviamente anche di matrimoni in situazione di grave disparità economica e di potere). Fare poi della prostituzione un lavoro a tutti gli effetti istituzionalizzato nell’economia di uno stato significa addirittura introdurre per legge legittimi interessi di terzi (ad esempio all’alto rendimento per un datore di lavoro e comunque spillare tasse sistematicamente da parte di uno stato). Non a caso la Merlin penso a quella legge, per liberare queste donne dall’oppressione dello stato pappone innanzitutto. Non credo che uno stato che basi una certa significativa percentuale del pil su questa industria si faccia tanti scrupoli riguardo al rispetto della salute e dei diritti umani. Non lo fa in altri campi, perché qui dovrebbero diventare tutti santarellini?
    In verità non se lo fa quasi nessuno stato, qualunque sia la legge approvata, formalmente contro lo sfruttamento della prostituzione o regolamentarista. Per tutti diventa un problema solo quando è visibile per strada e va ad intaccare il “decoro urbano”. Poi non capisco il tuo “moralmente discutibile”. Per me la “morale” non esiste: esistono solo i diritti umani delle persone e la salvaguardia della loro integrità psicofisica e la loro libertà – reale e non formale. Specie quella dei deboli tra i deboli.

    • Paolo permalink
      16 maggio 2012 17:25

      non ho parlato di istituzionalizzazione, infatti la “prostituzione” di cui parlavo nel post è libera da magnaccia come da vincoli statali o fiscali (proprio perchè non lo ritengo un “lavoro” come un altro, non dovrebbe avere vincoli di nessun tipo tranne appunto maggiore età e obbligo per i clienti di mettersi il profilattico). Ma evidentemente un conto è avere l’obiettivo politico e sociale di combattere il traffico e lo sfruttamento di donne e ragazzine portate in Italia con l’inganno, picchiate e ridotte in schiavitù un altro è la “missione” di sradicare la prostituzione in ogni sua forma, ecco riconosco la nobiltà di questa missione, ma io dei missionari (religiosi o laici che siano) diffido anche se la causa è “buona”. Ti faccio notare che ciò che tu chiami equilibrio psicofisico è un concetto non sempre facile da stabilire e che comunque non può essere imposto a un individuo adulto il quale può bere, fumare, giocare d’azzardo, mangiare cibo-spazzatura (e se fosse per me potrebbe pure farsi le canne liberamente) può pure suicidarsi..tutt’al più lo si può informare sui rischi, lo si può ammonire (da qui le campagne anti-fumo, contro la droga, a non mettersi al volante se si è ubriachi, ecc..) e nel caso estremo del suicidio è addirittura un dovere dissuadere, ma la decisione su cosa fare della propria vita e del proprio equilibrio psicofisico spetta a lui/lei e a nessun’altro

      • 17 maggio 2012 11:05

        Paolo scusami, ma non capisco di cosa parli. Io sono assolutamente contraria alla criminalizzazione della vendita di prestazioni sessuali, ma non è questo il tema del post. Anzi ho scritto tanto contro le multe abusive comminate alle prostitute, contro i fermi e i cie: ttrovo tutto questo una vergogna e in Italia si sta facendo violando la legge attuale. Infatti prostituirsi non è reato per la legge Merlin,che stabilisce proprio il modello che tu dici., appunto considerandola faccenda privata e non “lavoro”. Nessuna missione da parte mia di sradicare la vendita di prestazioni sessuali come comportamento individuale, non capisco da cosa deduci una cosa del genere. Il problema è che di fatto in tutto il mondo non è un comportamento individuale, ma c’è una industria del commercio sessuale con tanto di società d’affari transnazionali. E non parlo solo di tratta, ma anche dell’industria del sesso legale.

        • Paolo permalink
          17 maggio 2012 12:31

          Ok, ti chiedo scusa

  8. Paolo permalink
    16 maggio 2012 20:57

    comunque se la tua missione è eliminare la prostituzione, l’unico metodo che pare abbia dato dei risultati in tempi brevi è quello svedese (cioè colpire il cliente)

    • 17 maggio 2012 12:19

      Tranquillo Paolo, non ho nessuna missione, tra l’altro sono una ragazza comunissima, che semplicemente si è aperta i libri da due anni per cercare di capire un po’ di più una faccenda che è così poco conosciuta (e che ha avuto la fortuna di conoscere alcune splendide ragazze che sono riuscite a uscire dalla tratta e qualche valida persona che lavora in questo campo). La prostituzione è di fatto in mano a lobby potentissime, che sia legale o illegale. La missione, caro Paolo, ce l’hanno loro. Quella di aumentare sempre più i loro profitti approfittando di vulnerabilità e povertà e promuovendo sempre più una cultura che educa i maschi a essere consumatori di sesso a pagamento.

  9. paolam permalink
    16 maggio 2012 22:54

    Scusate, ma questa volta l’autore del post già parte male, dicendo “rendere la prostituzione legale”: in Italia la prostituzione non è illegale, bensì è illegale lo sfruttamento della prostituzione, ed è illegale l’induzione alla prostituzione. Chiunque desideri prostituirsi può farlo in piena libertà, non può invece sfruttare la prostituzione altrui, oppure indurre altre persone a prostituirsi. Per il resto, ringrazio Ilaria e Valentina, alle cui parole mi sembra superfluo aggiungere altro.

  10. Riccardo Motti permalink*
    17 maggio 2012 13:41

    Vi ringrazio per i contributi, ma mi sembra che si sia andati un pò oltre quelle che erano le intenzioni del mio post. Traendo spunto da un fatto di cronaca, ho fatto notare come di questo problema in Italia non si parli, perchè è un argomento scomodo che viene spesso ricoperto da una patina di finto moralismo per disinnescare quella che è la sua tragicità.

    Detto questo, ho proposto una regolamentazione del fenomeno. Per tutti quelli che mi fanno giustamente notare come la prostituzione sia tecnicamente legale: avete ragione scusatemi, avrei dovuto dire “regolamentare” invece che legalizzare, ma la sostanza non cambia. Il fatto è che nel nostro paese c’è questo fenomeno che è completamente fuori controllo, perchè evidentemene le leggi in vigore non permettono di tutelare i lavoratori del sesso. Come ho già detto, lungi da me proporre una cura perfetta al problema, che possa d’incanto eliminare la tratta. Tuttavia, permettetemi una precisazione. Mi sono stati portati testimonianze ed esempi provenienti da tutto il mondo: Thailandia, Nigeria, Cambogia ecc ecc. Come se ci fosse una sola tratta. Se vogliamo precisare, occorre mettere in chiaro le peculiarità che le distinguno tra loro. Ovviamente la tratta in Nigeria non funziona con gli stessi sistemi e con le stesse modalità di quella che c’è, ad edsmpio, tra i paesi dell’Est e l’Italia, che è quella di cui parlavo nel post. A questo proposito, che vi piaccia o no, io rimango convinto della necessità drammatica di una regolamentazione del fenomeno. Controlli medici regolari, luoghi di lavoro sicuri e tutela del lavoratore sono condizioni fondamentali perchè episodi come quello di cui parlo possano evitare di ripetersi.

    • 17 maggio 2012 14:34

      La tratta delle rumene non funziona poi così diversamente da quella delle nigeriane. A volte si svolge attraverso il reclutamento da parte di un finto fidanzato, altre volte tramite un’agenzia che promette lavoro in Italia o altri paesi europei. Ho conosciuto molto bene una ragazza rumena a cui era stato promesso un lavoro in un supermercato da un’organizzazione che si è occupata di tutto (lei ha il padre che guadagna 180 euro al mese, questa la situzione rumena per fare un esempio). Si è trovata invece in un appartamento della mia città, Napoli, costretta ad essere abusata da uomini di ogni età, quasi tutti sposati, con un debito enorme da dover pagare. Lei è riuscita a fuggire ed è stata molto fortunata perché la polizia l’ha indirizzata a una valida comunità di accoglienza. Continuo a non capire come sarebbe cambiata la situazione di questa ragazza se in Italia la prostituzione fosse regolamentata invece che illegale. Sarebbe stata probabilmente portata in quello stesso appartamento, perché come ho detto sopra, il sommerso anche in quei paesi regolamentaristi resta molto esteso. Forse in più si sarebbe beccata una multa per esercizio abusivo della prostituzione. Se invece fosse stata in un bordello legale perché l’organizzazione le avesse procurato anche la residenza in Italia, non capisco il cambiamento sostanziale ad avere controlli medici (forse per il cliente?). Tutela del lavoro?? Per la ragazza non era un lavoro, ma in sé un abuso terribile che ha dovuto subire. Sicurezza?? C’è una testimonianza di una donna che ha lavorato nel quartiere a luci rosse di Amsterdam e dice che è come giocare alla roulette russa.
      Le ex vittime di tratta dicono che vogliono essere aiutate a uscire dalla prostituzione e dalla schiavitù, non a rimanervi. A farle rimanere ci pensano già i loro sfruttatori.

  11. 17 maggio 2012 13:57

    Ecco una storia che ipocritamente qualcuno potrebbe definire “libera professione”. Talmente felice e soddisfacente che la ragazza ha pure tentato il suicidio.. http://www.studenti.it/lavoro/primipassi/mi-chiamo-silvia-e-mi-prostituisco-perche-non-trovo-uno-straccio-di-lavoro.php
    Sono nauseata da questa società che espelle i giovani (e soprattutto le giovani) dal mercato del lavoro per poi renderle oggetto dell’uso da parte di persone più potenti, ricche e senza scrupoli (clienti e/o papponi) per poi normalizzare tutto questo, occultando le sofferenze e il danno psicofisico, e per finire stigmatizzando queste ragazze come “furbette che cercano una scorciatoia”. Tra non molto tratta, turismo sessuale, prostituzione di massa per povertà riguarderanno anche il nostro paese e i soliti noti ne approfitteranno per fare affari sempre maggiori..

    • Paolo permalink
      17 maggio 2012 17:33

      qualunque cosa si finisca a fare per disperazione non può essere nè felice nè soddisfacente

    • Paolo1984 permalink
      18 maggio 2012 19:11

      qualsiasi cosa si faccia unicamente per disperazione non sarà mai “felice e soddisfacente

    • Paolo permalink
      19 maggio 2012 15:27

      qualsiasi cosa si faccia per disperazione non sarà mai libera e soddisfacente

    • Paolo1984 permalink
      19 maggio 2012 17:39

      qualsiasi cosa si faccia per disperazione non ci renderà mai felici e soddisfatti

  12. donatella permalink
    17 maggio 2012 14:11

    Regolamentare significa offrire uno statuto ad una qualche pratica. Se è vero che le condizioni di lavoro, nel caso della prostituzione sono particolarmente inumane, esse vanno contestualizzate a mio avviso entro due ambiti ben precisi: quello dello sfruttamento delle persone exrtacomunitarie, i cui diritti vengono calpestati, quando e se previsti, non soltanto nell’ambito del lavoro; e quello della considerazione che si ha delle donne, la cui dignità è sempre sottoposta al vaglio di un sistema che le cancella, le ammazza, le violenta, le sfrutta per funzionare e che, all’interno di questa logica, le vorrebbe irrigimentare con ulteriori regole che avrebbero l’effetto di liberare gli sfuttatori, come già ben detto sopra: E come già altrettanto ben detto, il lavoro vero da fare è quello di smettere di associare la prestazione sessuale al lavoro, combattere ogni forma di prostituzione prima che nell’ordine dei diritti, in quello della considerazione e il rispetto che si devono avere per i soggetti. Il primo lavoro da fare, quindi, è su noi stessi, subito, anche cogliendo l’occasione di questo bel dibattito del quale ringrazio particolarmente Valentina S. e Paolam.

  13. 17 maggio 2012 19:56

    Grazie Donatella delle tue lucidissime osservazioni che condivido pienamente.
    Io penso anche che, se si volesse far qualcosa intanto per i diritti di tutti quelli che si prostituiscono questo si potrebbe fare ad esempio iniziando ad aprire sportelli in ogni quartiere e paese apposta per queste persone, aperti e senza registrazione dove possano trovare supporto, assistenza sanitaria e psicologica, lezioni di italiano per straniere, orientamento al lavoro,supporto logistico per chi vuole denunciare sfruttatori, corsi di formazione e quant’altro, sportelli per clienti che vogliano smettere di esserlo e di ascolto per mogli e compagne dei clienti,.Che si debbano studiare e promuovere campagne di informazione con operatori pari, per le varie nazionalità e predisporre numeri speciali per le emergenze, campagne nelle scuole per sensibilizzare sulle problematiche della tratta e dello sfruttamento sessuale, educazione sessuale e alla parità di genere nelle scuole, ecc… Come mai invece sono state persino chiuse le postazioni locali del numero verde antitratta per cui pure l’Italia ha firmato una convenzione che lo definisce crimine contro l’umanità e si tagliano fondi sistematicamente a centri antiviolenza e consultori? Come mai le ragazze vittime di tratta vengono abbandonate a se stesse o rimpatriate persino dopo aver trovato il coraggio da leoni di denunciare gli aguzzini? Come mai i funzionari di polizia continuano a trattare in modo sessista e razzista chiunque si prostituisce, non hanno alcuna preparazione in materia e spesso e volentieri commettono anch’essi abuso di potere? Come mai non esistono percorsi di reinserimento per chi desidera uscire dallo sfruttamento sessuale o trovare alternative alla prostituzione? Eppure le raccomandazioni della CEDAW prevedono misure di questo tipo. Come mai si propongono invece da più parti eros center, quartieri chiusi, o addirittura case chiuse, e criminalizzazioni della prostituzione di strada, quando invece tutti sanno che la strada è meno pericolosa dell’indoor?
    E’ evidente che c’è la volontà da parte dei poteri dominanti di continuare a far cadere lo stigma su chi si prostituisce e sulle vittime di tratta, di non occuparsi dei loro diritti e incolumità e invece di coprire e/o legittimare chi usufruisce dei loro corpi, che non viene mai nominato infatti, il cui status di consumatore è dato per scontato, alla cui tutela sono volti in realtà molti progetti di legge e orientamenti politici. Come è evidente la volontà di nascondere i nomi e il funzionamento dell’enorme giro d’affari e delle varie mafie della tratta. L’unica cosa che importa ai politici è ricavare tasse e vantaggi economici dalla situazione e contemporaneamente salvaguardare il fantomatico “decoro urbano” come ho detto prima. Nessuno che abbia mai compiuto prima di proporre uno dei numerosi disegni di legge degli ultimi anni, alcuna indagine sul funzionamento delle mafie della tratta in Italia, ad esempio. Come si fa seriamente ad affermare che l’intenzione è combattere la tratta se non ci si sforza neanche di conoscerla e se non si applicano davvero le pur limitate leggi vigenti, ma anzi le si vanificano con pacchetti sicurezza e xenofobia?
    La cosa più grave è che ad oggi la legge Merlin è stata totalmente esautorata e violata nel silenzio generale, perché le prostitute vengono multate per evasione fiscale (!), appigliandosi a una sentenza della corte europea che stabilì una comparabilità della prostituzione con qualunque attività economica. A Bologna ad esempio hanno multato a tappeto le ragazze in strada, al 95% rumene. Persino lo sfruttamento della prostituzione è stato stabilito essere tassabile, ancorché derivato da attività illecita penalmente! Ora sembra si voglia fare l’ultimo passo e istituzionalizzare l’intero sistema abrogando la legge Merlin.
    Forse la cosa che meno capisco del post di Riccardo è proprio il sottolineare che i politici non ne parlano, quando a me sembra se ne parli eccome: ecco un articolo di due giorni fa in cui Lega nord e radicali si sono trovati d’accordo in questo senso: http://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/cronaca/2012/05/15/712920-tasse-prostitute-proposta-lega-zaffini-marche.shtml
    A me invece sarebbe piaciuto che invece di tassare prostitute e vittime di tratta, si fosse istituita una tassa almeno per i grandi patrimoni e per i politici sulla prostituzione e la tratta per realizzare i servizi sociali di cui ho parlato sopra, visto che siamo in tempo di crisi e le casse dello stato sono vuote. Visto che c’è complicità, corruzione e uso e abuso dei corpi delle prostitute e delle vittime di tratta e visto che non si fa nulla da anni in loro favore che almeno chi ha più soldi e potere cominciasse a farsi carico di questa situazione pagando di tasca sua.

    • donatella permalink
      17 maggio 2012 21:45

      Grazie a te Valentina per la generosità con la quale metti a disposizione le tue conoscenze del problema e l’intelligenza politica con la quale lo affronti. Sì, sono d’accordo con te, su tutto a partire dal principio secondo cui si dovrebbero aprire sportelli per clienti intenzionati a non esserlo più. E’ esattamente così che bisogna pensare. Un po’ come quando si pensava che il destino del volontariato fosse quello di essere superato dal fatto che i servizi resi spettavano alla collettività nella forma del suo welfare. Non è andata così. Oggi anche l’orientamento ha perso la sua connotazione migliore – parlo da ex operatrice di orientamento formativo – che è quella di sostenere i soggetti nel formulare un progetto di lavoro che è da intendersi come progetto di vita. Ma le diverse e squalificate riforme del mercato del lavoro hanno svuotato in radice gli approcci scartando metodologie e sprecando l’immenso lavoro, soprattutto di donne, con il quale si erano messi a punto modelli interessanti ed efficaci di intervento. E’ tutto da ricostruire ma come dice una mia amica, è difficile farlo sulle macerie, forse bisogna aspettare quell’alba che ancora non si vede. Nel frattempo continuiamo a parlarci, così come fai tu. Grazie ancora.

  14. paolam permalink
    18 maggio 2012 08:53

    Scelgo di essere sintetica, per non tornare su ciò che avete spiegato così bene: perché regolamentare? Che cosa regolamentare? Per la prima domanda: anche astenendoci da una prospettiva di interpretazione femminista del fatto prostituzione, mi sembra evidente che le donne che scelgono liberamente e autonomamente di prostituirsi non hanno alcun bisogno di essere né regolamentate né tutelate, poiché, essendo in libertà ed autonomia, si tutelano già da sole e si regolamentano già da sole (e per favre non diteci che vogliono pagare le tasse e iscriversi all’INPS). Di conseguenza, passiamo alla seconda domanda: l’unico fenomeno che si richiede di regolamentare sarebbe, dunque, lo sfruttamento della prostituzione.

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