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Bestie

3 settembre 2012

Andrea Camilleri sulla violenza maschile

 

Riportiamo di seguito la rubrica Posacenere curata da Andrea Camilleri nella Domenica del Sole 24 ore, in cui ieri lo scrittore si confrontava sulle ragioni della violenza maschile contro le donne. 

Aumenta in modo impressionante il numero delle donne che vengono uccise in Italia da mariti, conviventi, fidanzati, amanti. In gran parte dei casi queste donne, prima d’essere assassinate, subiscono violenza dal loro carnefice. E questo è, a mio avviso, un segno rivelatore. Ti uccido perchè tu non vuoi continuare a essere solo ed esclusivamente l’oggetto del mio piacere. È la reazione brutale e insensata del maschio latino di fronte al progressivo ampliarsi del ruolo della donna in ogni campo della nostra società. È il timore che il maschio, più o meno consapevolmente, nutre del rischio sempre più forte della perdita della secolare preminenza. E quindi, fa come le bestie che reagiscono alla paura uccidendo.

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6 commenti leave one →
  1. 3 settembre 2012 11:21

    Reblogged this on Womenoclock.

  2. 3 settembre 2012 18:35

    Come non condividere?

  3. emanuele2311 permalink
    6 settembre 2012 20:01

    Davvero originale la spiegazione dell’aumento(il che non è vero) delle donne uccise,non l’avevo mai sentita!.
    Pare che nei paesi continentali e nordici ,le donne uccise siano maggiori(in proporzione)che in Italia(vedi il link:il femminicidio filandese).

    “È la reazione brutale”,che non ci dovrebbe essere,e invece a volte c’è,rispetto: ai tradimenti femminili,ai ricatti femminili,e alle umiliazioni subite,alla perdita dei figli,dei soldi e del futuro.
    Gli omicidi delle donne(di uomini o bambini)invece, vengono subito giustificati:depressione post-partum,violenze subite dagli uomini.

    “il timore che il maschio, più o meno consapevolmente, nutre del rischio sempre più forte della perdita della secolare preminenza”,nelle epoche “d’oro” del maschilismo evidentemente il fenomeno dei “femminicidi” non vi era,dato che le donne erano schiave.

    Secondo voi(da filosofe),l’affermazione:”del rischio sempre più forte della perdita della secolare preminenza”,non pecca di ESSENZIALISMO?Di caratteristiche che vanno al di là del tempo e dello spazio?

    • 7 settembre 2012 09:13

      Direi che non è essenzialismo! L’affermazione che citi tu riguarda una dinamica sociale o culturale, non la conseguenza inevitabile di caratteristiche innate (che sarebbe dunque la loro “essenza”) e sottratte alla scelta degli individui che le possiedono, o al contesto socio-culturale e storico. Si può non concordare, come fai tu, con la lettura della dinamica sociale o culturale in questione, ma non si tratta di essenzialismo perché non si parla di un’essenza naturale e immutata/immutabile di qualcuno. Personalmente – ma direi che questo vale per tutti coloro che scrivono su questo blog – ritengo che l’essenzialismo sia una posizione teorica non solo sbagliata, ma anche pericolosa.

      • emanuele2311 permalink
        7 settembre 2012 22:08

        Sull’essenzialismo ho sbagliato,volevo dire altro.Chiedo venia!.

        l’affermazione:”della perdita della secolare preminenza”, lascia intendere(e la tua affermazione:”una dinamica sociale o culturale”),che la preminenza maschile* abbia avuto un origine,e che prima di questa origine vi era l’assoluta uguaglianza tra i sessi(eden perduto),traviata dalla nascita del patriarcato.
        Insomma una parodia secolare del paradiso terrestre cristiano,un paradiso perduto dalla scelta di qualcuno.
        Ma una domanda sorge spontanea:come avrebbero fatto gli uomini a creare una società a loro uso e consumo,se non alla luce di una diversità che precedette la nascita della società maschilista?.
        La diversità,cacciata dalla porta,rientra(giocoforza) clandestinamente dalla finestra!

        Inoltre,è vero che le bestie uccidono in caso di paura,paura di perdere tutto,cioè il proprio futuro.Come molti di quelli uomini,che reagiscono,in maniera criminale,quando rischiano di perdere tutto,cioè il loro futuro.

        *viste le statistiche da “negri” che hanno e hanno avuto gli uomini,è un po’ beffardo parlare di “preminenza maschile”.

  4. 8 settembre 2012 15:09

    Personalmente non credo sia mai esistito un eden in cui i sessi erano uguali. Non credo nemmeno che lo siano o lo debbano essere: ma altrettanto, proprio perché credo che l’essenzialismo sia sbagliato, non credo in nessuna giustificazione di dinamiche sociali basata su una presunta “natura” degli appartenenti ai due sessi. Tuttavia, è evidente che l’organizzazione della società basata sulla subordinazione delle donne, com’è stato dimostrato, è prevalente nonostante qualche sporadica eccezione – ad esempio in società nelle quali si riteneva che gli uomini non avessero alcun ruolo nella riproduzione.
    Se c’è una ragione di fondo per la quale gli uomini hanno generalmente costruito società nelle quali le donne erano subordinate, a me sembra che si tratti della necessità di tenere sotto controllo coloro che, biologicamente, possono dare la vita (inutile sottolineare che il contributo dell’uomo sia indispensabile: però, rispetto al ruolo che tocca alla donna, l'”impegno” è indubbiamente maggiore).
    Ad ogni modo, al di là della ricerca delle cause prime, che è senz’altro di grande interesse intellettuale, quello che a me interessa è che sia garantito un pari accesso alle diverse opportunità offerte alla società, e che ad entrambi i sessi – più semplicemente, a tutte le persone – siano garantiti lo stesso rispetto e la stessa considerazione. E affinché questo sia possibile, è necessario che uomini e donne si confrontino: è evidente che siamo in un momento di grossi cambiamenti, che devono essere affrontati insieme. Non esiste questione femminile senza questione maschile.

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